Si sbraccia il segno
nel monastero dell’inchiostro.
Ance di bocche nude
un clarino d’acuto così acuto
che rimescola il sangue.
Mi brucia il suo pulsare
-sapete quando il dito
è nero pesto e cadrà l’unghia-
e se cadesse il viso?
La maschera di connotati certi
e sotto
il niente
e corro allora
dove raccolsi un bacio
rosso d’arancia e sole
e della salvia splendens
il dolce dei suoi calici
ci colorava il tenero degli anni
se solo avessi un gioco di pennino
magari disegnarlo con la china
abracadabra
a trasformare il gesto
nell’uomo che ravviava i miei capelli
già candidi anche allora
ma persi ogni sua traccia
mi girai
una piccola sfera di respiro
fu tutto ciò che vidi
un amore rappreso dentro un fiato.
Dentro fioccava inverno.










