Un acufene segnatempo

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Lucciole mimetiche

Se tenessimo il mondo nella mente
pure sarebbe solo un punto
nell’infinito stratosferico
la misteriosa ubiquità dell’ente
_essere il dentro e il fuori del cervello_
il cranio un puntaspilli di capelli
conduttore d’elettrici pensieri
e fuori il santo prato di faville
la ronda delle idee tradotte in pixel

se ci scoppiasse l’anima di luce
forse saremmo sparpagliate
minuscole comete
a fare un cielo altrove

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Sine die

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Tracciamento

Settembre 2012

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La sentinella

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La rimozione della logica

Il palco esige
allittera strombazza assorda inganna
e tutti i carillons la stessa musica
_udiamo cacofonici assemblaggi_
clamori al primo premio d’arrembaggio
si fa così da secoli, e la voce
dei folli violinisti di Chagall
è una voce lontana da gabbiani
da primavere azzurre e viole mammole
                 scende dal cielo, cade sulla terra
                 dice la mezza verità
                 l’intera verità sarebbe letta
                 ma subito rimossa
                 stanziale come un amen in sacrestia.

La scena è fumo agli occhi
una kermesse di pietre in un carnaio
_la campana non suona anche per noi_
memento mori
è invito a ringraziare della vita
ma anche a fronteggiare chi la morte
dispensa a piene mani

siamo tutti partecipi del rito
qualunque sia la fede e la grammatica
da una parte le stelle e gli artifici
dall’altra il sangue degli inermi
                 io sono in prima fila a frastornarmi
                 di stolti déjà-vu
                 seriale anch’io nel ruolo inconsistente
                 di pecora dormiente

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Absents à la Bastille

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Annotazioni a margine del mondo

Scrivere nella nebbia
appunti da riprendere al chiarore
di lampade votive
_storie di vita e morte
nel gocciolare della galaverna_
sopra un altare per icone stinte
dove s’annidano i dolori
le traversie dei vivi e dei morenti

voci invasive, suoni importunanti
uomini dallo sguardo tenebroso
scrutano il male tra le chiome
nei volti delle loro stesse figlie
ebbri di profezie danno la morte
a chi non condivide il loro dio

ci giungono notizie
di uccisioni efferate
e noi dovremmo uscire dalle case
urlare da spostare le montagne
da rovesciare numi e dittatori
urlare disperati
fino a restare senza voce
sperando che ci ascolti un dio di pace

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Dialogo sui minimi sistemi

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Eonica

 

 

Io non sono un’artista, piuttosto un’artistoide, parola che associo ad asteroide: nel suo sfiorare la terra senza raggiungerla, somiglia al mio rasentare l’arte senza appartenerle.
Ho dato vita a cose che non c’erano (unica e ineguagliabile realizzazione i figli), ho dipinto stranezze, espresso pensieri che ovviamente sono confluenza di pensieri già pensati, perdonate il bisticcio di parole, da tutte le menti che mi hanno preceduta su questo pianeta.
Quasi mi sento un fossile, un’impronta appena accennata, una testimonianza minima, che va scomparendo.
Miliardi di esseri umani sono esistiti e scomparsi senza lasciare traccia, eppure sono stati tutti portatori del mistero in cui tutto si realizza.
Come ogni essere e cosa esistente nell’universo, anche io sono la particella di un infinito advenire e divenire.
E dunque senza ciascuno di noi il Tutto non sarebbe tale, essendo mancante di quella frazione infinitesimale che ogni elemento, dal subatomico al macroscopico, apporta al suo consistere.
Ho fatto una capriola immaginaria, mentre scrivevo fin qui, un capovolgimento che mi ha catapultato fuori dalla stanza: ero un quanto rocambolesco, autoirriverente, nello spazio interstellare.
Come fare a prendermi sul serio?
Io non lo so. Ma gioco.

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Scintigrafica

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Quasi ci siamo

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il Noi inclusivo

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MetaMatica

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Stallo

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Il poeta di strada

è un menestrello
che narra della vita e della morte
inflazionando le botteghe
tingendo case e muri
di nerofumo e ceralacca
uno che scopre il brutto e il bello
dove il divino tace
e condivide appieno l’esondare
dalla sorgente assidua e misteriosa
che gli alita nel cuore
un bel mistero

è un dicitore di leggende apprese
in cui non crede più
mostra le crepe
della licitazione del pensiero
edulcorando le sue stesse pecche
amare e contingenti
affabula di sogni e concretezze
e a chi gli dice: è troppo
risponde affabilmente:
si lesina soltanto se si ha poco

un’anima affollata che trabocca
scrive gli assortimenti di una vita
senza fini di lucro o di successo
e lascerà muraglie di parole
ritagli colorati in un pc

 

settembre 2014

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Eredità d’anticagliato

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Attraversando il mondo

Siamo i pazienti viaggiatori
adusi ai mutamenti
nello spazio la forma ha nicchie d’ombra
il sonno e il sogno sono le stazioni
_l’anima si riposa e poi riparte_

oggi ho una testa-nuvola
non so
di questi cieli bassi sulla terra
né della storia che racconta pietre
dove s’inconchigliarono le impronte

la gloria è un fuoco fatuo
di leggendari eroi, vittorie pirriche
devastazioni ordite dai regnanti
_mummie bendate d’oro
l’oro caro ad Anubi ed altri numi
fossilizzati a morte nei sarcofaghi_

città ricostruite dai perdenti
ipnotizzati a bordo di panchine
in sosta nei musei
lieti e gabbati
beneficiari di pozioni d’arte

obbligatorio l’abito da viaggio
fino a destinazione
ma giungeremo nudi alla dogana
forse sperando in qualche souvenir
di spiegazione

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Lo svolgersi dell’uno

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Tumbleweeds

 

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