Stallo

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Il poeta di strada

è un menestrello
che narra della vita e della morte
inflazionando le botteghe
tingendo case e muri
di nerofumo e ceralacca
uno che scopre il brutto e il bello
dove il divino tace
e condivide appieno l’esondare
dalla sorgente assidua e misteriosa
che gli alita nel cuore
un bel mistero

è un dicitore di leggende apprese
in cui non crede più
mostra le crepe
della licitazione del pensiero
edulcorando le sue stesse pecche
amare e contingenti
affabula di sogni e concretezze
e a chi gli dice: è troppo
risponde affabilmente:
si lesina soltanto se si ha poco

un’anima affollata che trabocca
scrive gli assortimenti di una vita
senza fini di lucro o di successo
e lascerà muraglie di parole
ritagli colorati in un pc

 

settembre 2014

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Eredità d’anticagliato

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Attraversando il mondo

Siamo i pazienti viaggiatori
adusi ai mutamenti
nello spazio la forma ha nicchie d’ombra
il sonno e il sogno sono le stazioni
_l’anima si riposa e poi riparte_

oggi ho una testa-nuvola
non so
di questi cieli bassi sulla terra
né della storia che racconta pietre
dove s’inconchigliarono le impronte

la gloria è un fuoco fatuo
di leggendari eroi, vittorie pirriche
devastazioni ordite dai regnanti
_mummie bendate d’oro
l’oro caro ad Anubi ed altri numi
fossilizzati a morte nei sarcofaghi_

città ricostruite dai perdenti
ipnotizzati a bordo di panchine
in sosta nei musei
lieti e gabbati
beneficiari di pozioni d’arte

obbligatorio l’abito da viaggio
fino a destinazione
ma giungeremo nudi alla dogana
forse sperando in qualche souvenir
di spiegazione

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Lo svolgersi dell’uno

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Tumbleweeds

 

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I nomi

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Uno tutti e nessuno in stati di dissesto

luci a Morena -by criBo

Balzare all’ora ics
dal ponte delle sette vite alla via lattea
essere il punto luce dilatato
il senso di faville
nella stasi di mezzo
_in sospensione libera_ sapersi
senza necessità di spiegazioni

ero nel dormiveglia e mi chiamavo
con tutti i nomi dell’umanità
mi rispondevo in ogni lingua, udivo
l’anima della terra farsi voce

Ci s’incontra distanti
camuffati da sagome e profili
nelle condotte a dispersione
e per pudore dire l’essenziale

una fitta improvvisa di ritorno
accuso il colpo e mi divento niente
_se niente è l’io che tenta la sortita_
apro finestre sul rumore: irrompe
il traffico da strada
io m’incammino in un esilio d’ombre.
Attendo alla fermata

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Spezie

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Dissero

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Impalpabilità dell’io pensante

 

Un dito nel costato della nuvola
appura il non consistere
siamo l’immensità racchiusa in atomi
l’umano tratteggiato in lineamenti
                               
se  avessimo negli occhi
cristallini elettronici
vedremmo solamente spazi liberi
e non sapremmo darci forma
saremmo dei fantasmi subatomici
scompattati nel volo delle polveri

forse di noi la voce
sarebbe il nome di ciascuno
il timbro unico e proprio d’ogni origine
nell’apparenza e nella dispersione
_l’Aria che tira
articola e respira venti e versi_

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In battere e levare

ad animare i gigli e le sequoie
l’acqua delle tempeste e gli alisei
la musica del mondo
ci attraversa
               interseca il respiro di chi nasce
              bacia la fronte prossima agli addii
squilla colori
ai fiori che non sanno d’esser fiori
_che ne sappiamo? Magari ci sbagliamo_

Il suono accorda il nascere e il morire
dal macrocosmo al microcosmo
gli spazi siderali e il cuore umano
                   rimbomba nella guerra
                   trionfa nella pace
e noi chi siamo?
Forse le partiture delle stelle
pentagrammi di luce e oscurità
coloriture d’esistenza
notturni sarabande allegri adagi
le Incompiute
dell’infinita sinfonia del tempo

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Niente e nessuno è stabile

lasciare andare
mobili ed immobili
prima che sia la vita a dare sfratto
a sparpagliare i loro e i nostri atomi
siamo mutanti e provvisori
mai gli stessi
seppur convinti d’essere stanziali

fasce di noi in frammenti
saranno forse anelli di scintille
intorno a un mondo:
gli abitatori avranno cannocchiali
esploreranno il firmamento
esprimeranno forse desideri
come facciamo noi con le Perseidi
e noi saremo _chi lo può smentire?_
stelle cadenti in qualche ignoto cielo

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Al dunque ci si arriva

 
quando ogni dunque non ha più importanza
ma fino a quando un guscio sia una casa
fin quando una parola dia sollievo
una carezza dia valore al giorno
possiamo fare a meno d’indagare
tenendoci al riparo da risposte
 
pertanto
nel proseguire senza il come e il quando
comunque si concluda la vicenda
siamoci cari
amiamoci lo stesso
 
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un gradito revival

a cura di Doris Emilia Bragagnini su Neobar

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Sea-room

Nelle stanze si affonda e ci si salva
sulle rive dei mobili
a volte si riemerge tra le tende
parole vanno e vengono
tentano lo scandaglio dei pensieri
smarrite nei meandri della mente
finiscono spiaggiate sui cuscini

fin quando appare il faro
scarabocchiato da un bambino
e il capitano
accosta sottovento un foglio bianco
vi scrive un ancoraggio di silenzio

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I ranocchi non sanno il principese

Nel fango del fossato
parlano il pantanese
e bevono pastrocchi al piano-dar
_dare le solfe, rime, pergamene
redatte nel giurassico_
se sapessero quanto c’è di zucca
nei crani ripassati dall’età
_corone e scettri ai cromosomi che
fan corpi sfatti e facce cavalline_
saprebbero ch’è meglio un rospo a tavola
d’un bacio stregonesco
che li rendesse pargoli attempati
re travicelli di giustiana fama.

Quelli che invece sguazzano pimpanti
in acquitrini rogge e altri canali
scriverebbero versi per i posteri
versi da bofonchiare, tutti uguali
banalità con enfasi rampante
rampolle di pocaggine
come diceva la poeta amica
_un po’ ne invidio acume e dipartita_
anzi diceva di poraccitudine
confermo ogni insostanza

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E mi guardavo fare

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Le forme e le nonforme del reale

Prendiamo l’acqua:
solida e consistente se ghiacciata
inafferrabile quando liquefatta
e pure essendo sempre H₂O
quando c’è l’una non appare l’altra

prendiamo l’uomo:
il corpo sensoriale percepibile
il pensiero impalpabile
eppure fatti della stessa essenza
concreto l’uno, l’alto rarefatto
_ma varcheranno insieme quella porta
che forse li trasforma in altro esistere_

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Normalità

Normalità
del sé che dialoga
con l’altro sé che tace ma acconsente
e nello sdoppiamento si palesa
a tu per tu con l’io semplificato
accede a densità complesse, ma
contro rarefazioni metafisiche
affronta il caso e la necessità
l’ombra e l’attesa

ed è scontata in noi l’ora del mai
la non domanda a tutte le risposte
e smemorarsi tra la notte e il giorno
sperando d’arrivare alla chiarezza
lontani da illusioni ed allusioni
_io qui ti sposo, me stesso in questa vita
nella cattiva e nella buona sorte_

 

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