
nell’imbuto
del foglio accartocciato
affamata di lemmi al saccarosio
sguiscia d’argento
lascia
la scia dei numeri confessi
liscia
brossure di stampati
imprimatur a sillogi dismesse
per sopraggiunte cause
d’oziosità raggiunte
solipsismo
d’asma da carta pesta
m’assimilo d’incenso











cara Margherita
è talmente un piacere essere capita così, che scriverei anche solo per te.
sì, mi piace giocare con le parole, lo sai, e anche depistare chi legge, mi piace anche parafrasare, ma in modo che sia tutt’altro.
ti auguro buone vacanze, carissima.
a presto
cri
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leggo di un trip (spero di non sbagliare vocabolo), cioè di un viaggio simil mistico o atto ad incensarsi (“m’assimilo di incenso” molto bello, tanto più e proprio perché richiama il “m’illumino d’immenso”) accartocciati dentro la carta (suddetta carta serve a farsi la pippa)
una poesia che cattura per l’uso del lessico, preciso, ma capace, proprio per come è apposto, a sembrare un lapsus o a fare cambiare il significato (per es. “numeri confessi” ha significato, ma come non pensare ad una variazione per numeri complessi,,,)
insomma qui si trova la natura di ricerca, il non stare ferma come artista, il darsi pieno di Cristina.
ciao (e scusa la latitanza, ma da poco in ferie e ho deciso di seguire il blog che tu sai del quale sono redattore), però leggerti mi fa sempre bene, oltre che piacere
buona estate e vacanza Cristina!
margherita
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