dalla terza età

 

Scampata da giovane a un volo dal quarto piano, da adulta a severe malattie, in una lunga vita di gioie indescrivibili di nascite,  ma anche di dolori  e lutti, come capita a tutti gli esseri umani, raggiunti i settanta anni, mi chiedevo come si sentissero i vecchi nella terza età, quali pensieri affollassero la loro mente, come vivessero sapendo di poter morire da un momento all’altro.

Avrei voluto chiederlo a chi fosse già in quelle circostanze, ma non osavo farlo.

E adesso, che ho ottanta anni e sto per compierne ottantuno, conosco le risposte e ve ne faccio partecipi, se vi va.

Si vive alla giornata, ci si distrae dal pensiero della morte affidandosi alle abitudini, continuando ad espletare gli impegni giornalieri, tenendo lucidamente presente quanto si sia fortunati ad aver vissuto a lungo e, malgrado avversità e malattie, esserci ancora.

Per quanto mi riguarda, so di esserlo infinitamente fortunata,  per avere l’amore e l’aiuto incondizionato dei miei figli, il sostegno spassionato di amicizie reali e virtuali.

Sì, sono certissimamente consapevole di essere fortunata ad averli accanto, i miei figli, di poter contare su di loro in tutto e per tutto.

Tuttavia non riesco ad allontanare il pensiero di pesare su di loro, economicamente,  materialmente, psicologicamente.

Mi capita spesso di riflettere su come sarebbero alleviati dalle spese e dall’impegno personale se non dovessero più occuparsi dei miei problemi di salute e di quanto altro concorra al mio benessere fisico e mentale .

So bene che mi ribadirebbero la loro amorevole partecipazione affinché io resti più a lungo possibile con loro. Che insisterebbero a rassicurarmi di come la mia presenza sia ancora di conforto (io penso spesso di essere solo di peso), lo farebbero con le stesse parole d’incoraggiamento delle rare volte che tento di intavolare questo argomento.  

Così continuo ad affrontare l’avvicendarsi dei miei stati d’animo: l’alternanza tra la voglia di liberarli e il desiderio di essere ancora per loro almeno un sostegno affettivo.

E quindi mi affido alla strategia di distogliermi da me stessa, dedicandomi alle letture che possono ampliare le mie conoscenze scientifiche e filosofiche, occupandomi di scrittura e poesia, calandomi nella creazione di immagini, nella musica e… nel sonno: apportatore di sogni colorati e sereni, di cui mi sorprendo perfino mentre sogno.

Rifuggo dall’immaginare il post mortem con i relativi percorsi funebri, mi mette tristezza pensare alla loro tristezza.

Eludo. E vivo.

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About cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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2 Responses to dalla terza età

  1. Avatar di maria allo maria allo ha detto:

    Grazie mille, carissima al mio ❤️
    Un abbraccio affettuoso
    Maria

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