Una poesia cui tengo

in modo particolare

oggi da  Mam

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Non di sole parole

Forse dovrei smettere
scrivere è quasi impudicizia
sulla terra che scuote di povericristi
case e cose

sopravvissuta a intemperanze
geofisiche letali
redigo gli atti
di permanenza usucapione
in questo corpo che mi sopravvive

come se cibo e acqua e il bene perso
risiedessero in questo mio sentire

Se fosse importante!
È invece una distanza senza metrica
distrazione da verso fatuo
l’essermi posta al margine del mondo
in una sacca d’ordine apparente.

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Allocazioni

Prima tracciavo _________linee
adesso —————————spazi
sono una strada anomala
tratti di guard rail messi di
sgh
em
 —–bo
…………………………..puntini tanti
mi sposto nell’esilio calligrafico
intercetto – d’illogiche apparenti –
un poco d’avanguardia
bando alle penne d’oca
giuliva lei
per altri versi anch’io
traslittero     la     casa

.

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Da non perdere

le segnalzioni e altro, di Renzo Montagnoli.

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Un po’ folle, niente di cui meravigliarsi

determinabile o meno
lo spessore d’inchiostro
tracciare virgole opportune
pause minime arrestare la sabbia
viva e tirare il fiato.
Vede la chiostra incamerare l’aria
_ la chiamano vento_ invece è sbuffo
sulle corde vocali.
Logopedisti in fila
pronuncia la bambina elleelleelle
no no no erreerreerre
ahilei! S’impigliano nei denti consonanti
che a dire di sibilo e di flemma
un vezzo da bambina francese
oppure da matta da rinchiudere.
Così va detto e
la voce è cestinata negli spazi
l’utilizzo per mantra o litanie
re_ligio unificato
villaggio globale catto-politico
e ai dissidenti
scorze di partigiano dop

.

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Un commento…

a una poesia, può essere fonte di commozione e gioia condivisa

un giovedì a casa di Mam

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Da qui a

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Sfiorando con le dita il vetro
come se fosse un viso.
Dall’altra parte il mondo impallidiva
e diventava sempre più irreale.

Ai figli ho da rispondere del tempo
che si protrae
a voi di queste pagine stilate

spero mi si perdoni il poco stare
il troppo dire.

Disancoro dal giorno la mia sera
mi basterà una lucciola per faro

e se riapprodo
che sia mentre l’estate

.

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Ludioni e doppi coni

  

Immersa in un barattolo
dalla chiusura ermetica
diavolo cartesiano
in sospensione
nella viscosità di miele
smodatamente dolce
alla pressione annego

o
duplicata
discendere in salita
in apparente paradosso e sfida
alla vita. E pure
voi

.

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Come il pensiero può portare dal cane di casa alle maquilas

ci dissero meticcio media taglia
– diventato più grande di un alano –
in due non si riusciva a riacciuffarlo
chiudi il cancello, presto! Il tempo di
girare una mandata ed ero a terra
un malore appuntito tra le costole
Fosse stato un chihuahua!

Alzati e vai, alzati e scrivi
dici                       di che?
Questa ch’è l’ora ottusa dei sombreri
sotto le tese il grido.

Le ragazze
mai ritornate a casa dalle fabbriche
le donne in quel d’America latina
vengono violentate   seviziate
sfondate a martellate          uccise

io col fiatone per un cane
il pomeriggio d’una strana siesta
penso alle donne di Ciudad Juàrez*
e a tutte quelle vittime degli uomini
ad ogni latitudine.

Essere inermi e povere
servire da ricambi per la tratta degli organi
i mostri filmano torture a morte
i mostri acquistano quel sangue
di donne massacrate  di bambini squartati
__le parole vi sembrano violente?__
per una strofa in versi forse sì
ma questa è una spoesia

ch’è nata per ecchimosi associate
per sopraggiunte informazioni e per
terremotare le coscienze        il fai da te
della fomentazione
il dire
ché  il silenzio
ne uccide più degli assassini.

.

* http://corriereimmigrazione.blogspot.it/2012/05/femminicidi-ciudad-juarez-intervista.html

* http://temi.repubblica.it/limes/la-citta-che-uccide-le-donne/13587

* http://iskra.over-blog.net//L_INFERNO_DI_CIUDAD_JUAREZ_visitate_il_sito_wwwmujeresdejuarezorg-1390766.html (qui vi consiglio di guardare il trailer del film Bordertown)

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La sua veste color settembre

.

è del colore giusto il mese
pieghe sul petto
cucite a nido d’ape
nasce di felce e di vitigno antica
ha le manine affusolate
dice la zia ce le giochiamo al lotto
undici tre cinquanta sulla ruota
di Napoli

raccontavano che
vinsero al terno secco
vestirono di rosa la bambina un fiocco
e bomboniere di confetti a mandorla

le dita in questo mese da tastiera
scrivono vita e nell’astratto rugginoso
e oro
dispongono frammenti di mosaici
per l’attimo seguente
che invece sarà un attimo a ritroso

.

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il giovedì

da  mam

.

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Onironauta

Un mordersi continuo
come a sfamarsi degli umori
fermare il flusso  d’un tempo caldo
che ancora avverte d’esser vivi
a toccarsi le gambe pare strano
testimoniare tutti i giorni
sedute o deambulanti
e le braccia una loro geografia
di vene e squame

sognare alligatori sotto il letto
i figli sparsi da salvare
urlavo
nessuno mi ascoltava
ridevano di quelle care bestioline                   e
non aver paura, sciocca, vedi che sono innocui?
Non era vero
li mangiarono tutti                     grandi e piccoli
qui ci vorrebbe un gesucristo armato – pensavo –
che se aspetto miracoli…

ho poi guardato                   ho visto tra le fauci
d’una stanza affamata di me
scricchiolarmi di ossa
espropriarmi di sangue e d’ogni fluido
in questo sogno che rimane fisso
e so
d’essere sveglia.

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Ignea

In un giardino di pietre focaie
senza aver calcolato la scintilla
un possibile attrito
s’accostava come l’acciarino all’esca
ai fogli bianchi.
Ah le foreste!            Le foreste
degli alberi parlanti      se li tagli
piangono
perché ci scriverai sulle cortecce
i crimini degli uomini       quando le poesie
non sapevano stare al loro posto
quando
la musica era soltanto nella mente e
nessun rigo

guizzò la fiamma e arse
senza mostrare preferenze
prendendo da ogni lato      anche le poesie
col disvalore aggiunto delle idee

quando si muore sempre
di morte lenta o dilaniati
uomini solo per metà           l’altra è paura
aspetteremo il deflagrare
l’esca sui grattacieli sparafulmine
sterpaglia di pianeta carnivoro
e sul falò si guardi bene Dio
dal mandare la pioggia.

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alle mura di Babilonia

castle -by criBo

sono due                                                 le porte
una è per gli ignudi                              l’altra
per i raccomandati in vesti d’oro   e santi
dell’ultima stagione                   sedicenti
figli di dio              patente e passaporto
han dato in cambio un orto triangolare
appena un poco arato         seminuovo
un bruco battezzato                 prediletto
i cefalocordati senza bocca          né carie
un pensiero intestino cloacale            sfatto
lo mettono adagiato sul cestino              tulle
viole e marzapane a pecorelle
nelle pagine intonse scrivono madrigali
a forma di rondoni

la porta per gli ignudi è trasparente
non c’è parola scritta nel cristallo
s’entra spogli di tutto
s’entra così svestiti d’ogni chissà e perché
pagando punti bianchi
al dio delle dogane

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Pennuti, verdure e punti di domanda

sirena 2 - by criBo

Hai presente i viticci del convolvolo?
le scanalature della verza sezionata
mare di verdechiaro ondoso
sullo sfondo forme composite
giochi d’incastri svolgersi di scaglie
e seni di sirene

hai presente l’arruffo del gomitolo?
la voce inestricabile del rame
da comprarne rocchetti per la sarta
santa che cuce i giorni con le notti
ignaro nido ai corvi
e alle pettegole

spazio di mente tra coralli e prore
il nero che ti punge dietro gli occhi
e il sole che ogni tanto l’attraversa
incespicando voci alle barriere
ma i dugonghi
gridano?

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un altro giovedì

Qui da MAM

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su La dimora del tempo sospeso

alcuni miei inediti da Francesco Marotta che ringrazio infinitamente

.


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Cinque di mistero

Bussò con le noie di una sera
da labirinti kafkiani
reso immune alla morte
tentava di staccarsi dalle muffe
che le scarpe distratte imbarcavano ai piedi
e il senso del suo corpo ancora vivo
per quanto come frange
immaginarie mani
declinassero verbi più che gesti
intorno al suo mestiere d’essere presente
l’uomo
trovò una culla per i sassi
segnavano il confine
tra l’anima e i suoi sensi
l’assist d’una presenza intangibile
intorno al dire clonico
di sé di un mondo inadeguato di
barche uscite dalle tempie al faro mai
raggiunto_________   e se nel mio
cedevole riparo dell’ascolto
trova una pace innocua anche la resa
lo circonda di ciò che non pronuncio.
Mi guarda e vedo il viso nella scia
farsi calma risacca
mentre esisto.

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Un nuovo mondo

.
Un nuovo mondo
pronunciato a respiri
malgrado la diagnosi del poco
spiccioli d’anni
è l’inatteso luogo della mente
dalle cadenze compensate, assorte.
Reca la vita
protratta nel segreto delle voci
anni di terapia inattesa
una bellezza coltivata in seno
nella gabbia
che se ne stava silenzioso
il cuore
vive di un’altra sera.

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Da un commento a cilindro, oltre ai conigli

 

scrivo come se respirassi
soltanto un po’ più attentamente.
e sto in ascolto quando
note di cognizioni antiche
sorprendono me stessa
come un prestigiatore al quale
sbucassero leoni dal cappello

una tastiera amplificata
potrebbe raccontare oltre che il mondo
anche distanze
a chi sapesse leggere presenze
seppure ben nascoste
e se più che parole
mi spuntassero fiori dalle dita

 

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