Varuel dice
mentre si gratta il mento
dice che se ti siedi a tavolino
un piccolo calore sulla fronte
e ti racconti in emicicli a nord della memoria
appare in diafanoscopia l’arco del mondo
dice facendo spazi con le mani
Varuel delle tempeste
che se appoggi l’orecchio a uno dei tanti
_____________qui non rivela cosa e chi
puoi sentire il rumore che fa il tempo
passando tra le ossa
Varuel insiste
ché non ammette d’essere inventato
______sposta dal viso un ricciolo spiovente
guarda fisso in un punto
ti sfinirai nei vaniloqui – dice –
abbarbicata a un foglio.












ua bella! e altrettanto bella la lettura di Francesca e la “parte maschile” evidenziata da Mimma
un folletto questo Varuel, a partire dal nome, folletto di poesia nel bosco della scrittura (di Cristina)-
ciao
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eppure esiste…
da qualche parte deve essere arrivato, il nome per primo.
poi si è seduto a farmi compagnia mentre scrivevo.
forse un folletto, come dici tu, chissà…
ciao *
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Ehi, Cristina, ma non è che è nato un altro Amico Immaginario… il tuo primo A.I., a quanto ne so io…
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aitan
si è presentato all’improvviso, era seduto davanti a me ed era convintissimo di esistere! 🙂
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frantzisca
non so come riesci a entrare nelle mie proiezioni mentali, o meglio, lo so, hanno matrice comune in zone orbitanti oltre i confini di questo nostro vivere apparente.
sai che sono stata molto esitante a pubblicare questo varuel nato quasi a mia insaputa?
e tu l’hai visto!!! lo hai perfino toccato! è stato come essere altrove, e tu lo sai.
grande, grande compagna di percorso!
grazie.
mimma
bellissima questa tua interpretazione, la mia parte maschile che si evidenzia, che vuole esserci a tutti i costi, ché poi, cos’è infine se non l’aspetto forte, quello che risiede in zone insospettate del nostro esistere?
anche forza che sorregge, quando occorre, magari anche con un’apparizione.
grazie
elis
magari! borges e i suoi personaggi immaginari, forse più reali del sé narrante…eheheh… così reali da fare petizioni e cronache giornalistiche!
gracias.
marzia
la tua eslamazione mi ha fatto sorridere, contenta di essere riuscita a evocare questa scena, che si sia presentata in versi.
grazie
anna maria
la partita a scacchi…
brivido, ascolto, tento di sospendere il dialogo…
non avevo pensato a “quello”
che testa, amica mia!
e quale mistero a volte è lampante e noi non lo vediamo!…
grazie.
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Paziente interloquisce,
presta ascolto Varuel,
prepara e aspetta mosse
nella partita a scacchi
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Ma è una scena teatrale, Cristina..non è solo vis poetica la tua…
Gessùùùù
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Frantzisca ha detto tutto e bene!
Ficciones le avrebbe chiamate Borges queste tue esplorazioni nell’immaginario che può anche diventare possibile!
:-))
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Questa varietà maschile di Cristina appare d’impatto e parla con Cristina e con noi, è il tuo pensiero poetico (se mi sbaglio dimmelo) ed è la poesia così sottile da captare il rumore che fra il tempo fra le ossa più che una conchiglia il risuonare marino. L’hai chiamato Varuel perché è una variazione di te stessa. Bella poesia, secondo me l’hai più sentita che capita mentre la scrivevi.
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Che fantasia Cris, non ha limiti la tua fervida immaginazione…così ci porgi il tuo Varuel in versi, così ben descritto, che mi è parso di vederlo materializzarsi accanto a te, così ha ragione lui non è inventato ma estremamente reale.
Mi sono soffermata su di lui, solo per constatare, ancora una volta,come partendo dall’immaginario tu “fabbrichi” la scusa per parlare d’altro e descrivere stati d’animo profondamente condivisibili.
Incantata da tanta maestria.
frantzisca
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