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Una buca per ore piccole
scavata con le mani lei
ci seppellisce occhi di bambola
trucioli di falegnameria
mappe degli espropri di casa
_ a Napoli o a Salerno_ gli antenati
impassibili alle furfanterie
favorivano i ladri.
La madre disse che s’invecchia quando
sono gli altri a invecchiare
quando ti guardi nello specchio e attendi
che si svolgano i fatti
i patti essendo nulli
il Poeta sapeva che dal colle
smentiva d’infinito ogni esistenza
animula vagula blandula
le colonne resistono i graniti
fioriscono nei secoli sempre gli stessi acanti
gli archi danno la forma all’aria intorno
__imperatori o scalpellini__ i nomi
li polverizza il tempo
e la dimenticanza
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Ci sono poesie che restano dentro per sempre. Cris, hai superato te stessa. Chapeau e inchino
Un grazie a MAM
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Rossella, ti ringrazio e ti abbraccio
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bello!!
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benvenuta e grazie, Veronika 🙂
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Pingback: Smemorandum « miglieruolo
Cara Cristina, come dire in poche righe una sovrabbondanza di di contenuti e di musiche che arpeggiano anche quando sono più aspre le vedute. Leggere tutta questa raccolta mi ha quasi commossa, ho sentito le mie indignazioni pesi gravi contro la leggerezza della tua denuncia delle disfatte.
L’intero mondo partecipa chiamato a consesso, a chiosare una vita e delle vicende a consuntivo, che poi consuntivo non sono e , quietamente porgono il loro surplus di senso, e tutto si tiene, si fa cerchio o forse spirale quasi a guardare l’interno dall’esterno e far precipitare l’esterno nell’interno.
Il respiro risente appena della stanchezza, la vita pulsa, niente è dimenticato.
“sul dente di leone ha vinto il vento
su di me sarà fulmine e saetta
a scavare in un giorno apocalittico
la ragione del mondo”
La ragione del mondo la declini in questo rosario di poesie magistrali per armonia e senso.
Narda
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Cara Narda,
sono io che mi commuovo di queste tue riflessioni sui miei testi.
A me sta succedendo la stessa cosa a leggere le tue raccolte.
Sarà che l’esperanto dell’anima, un linguaggio poetico comune agli spiriti che si fanno “DOMANDE” […] ” E quei fiori sbocciati sui binari / fu impeto suicida o voce chiara?”
da “La canzone dell’amore”
[…] ci guadagno un sorriso verso il giorno
un saluto due chiacchiere sul cancello
ci guadagno eppure non mi basta
questo amore di contatti e incanti
e ogni giorno rigiro la clessidra perché
rifiorisca un destino senza malagrazia
e butto il giornale nel cestino
non ci sono belle notizie
non dice d’amore.”
Mi sento di condividere affinità di pensiero e di poesia e ti ringrazio della tua generosa e amichevole attenzione.
un abbraccio
cri
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Esistono comunanze che chiedono solo verità e disponibilità alla condivisione.
Le tue e le mie poesie hanno il pregio di essere oneste, vere, prive di orpelli.
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sì. 🙂
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La tua scrittura è naturale, e credo -sommessamente- che questo possa trarre in inganno qualche lettore, e non solo tra quelli meno ”avveduti”.
Può sembrare non facile, semplice, naturale, parlare di salep e richiamarlo con orchidea, qualche rigo più in basso, coronando il tuo intento, non trovi? Invece per te lo è: dire cose difficili, fuori della norma, e farne poesia, a rischio di sembrare ”lambiccata”.
Mi ci vorrebbe una tastiera più efficiente, per dirti il resto, ammesso che tu voglia saperlo…E tanto poi mi arrabbio per certi commenti ”olofrastici” e certe ”chiose” per cui risulterei fastidioso, quindi rientro nei ranghi che è meglio.
c.a.
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c.a.
scrivo come se respirassi solo un po’ più attentamente.
ascolto l’affiorare di frasi, di immagini, di cognizioni remote, sorpresa io stessa, come un prestidigitatore al quale, oltre ai conigli, sbucassero leoni dal cappello…
anche a me ci vorrebbe una tastiera più efficiente per riuscire a scrivere tutto ciò che, attimo per attimo, mi scatena la vita.
i commenti sono graditi sempre, qualunque sia la direzione che prendono.
grazie di esserti affacciato in questo blog.
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il porfido resta. Anche i fiori: nella nostra memoria e nel rifiorire
sarà così?
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Eli, e chi lo sa….
io spero solo che in una dimensione altra ci sia concesso di ricordare tutta la bellezza che siamo riusciti ad amare qui
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Profondità però sì, tanta.
La poetessa vola, non per sorvolarle, per raggiungere rapida le cose. Per penetrare in esse e portarci noi, che poco vi sappiamo entrare.
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Mauro, ti ringrazio per tanta stima e ancora per la generosa ospitalità nel tuo blog.
Ho provato tempo fa a volare… ma più che altro ho imparato ad atterrare.. 🙂
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Anche io non ho mai avuto sentore della presenza di solennità nei versi di Cristina Bove.
La conosco troppo poco però e da troppo poco tempo per sollevare dubbi. Meglio attendere, dunque. Mettersi alla ricerca e riflettere….
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mostruosa
elia
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gol_em
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la citazione rimanda a opere solenni, importanti; tu con la stessa solennità fai poesia sul senso di vivere
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giuro di non aver mai sospettato una qualche solennità nei miei versi…
ma il complimento sta rendendo allegra la mia parte vanesia… grazie!
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Eppure credo ancora a una Marguerite
che racconta Adriano che racconta
a Marco; e leggo di Anna Seghers quella
storia di una piccola targa oscura.
Talvolta è oltre la pietra la memoria.
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la Yourcenar ha dato voce alla Voce
Netty, agli anonimi dalle piccole croci…
sì, carissima, talvolta la memoria è oltre, quando il gravame della pietra non è sufficiente a spegnerle, le voci…
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Cara animula vagula blandula, quale struggente accoramento in questo seppellire le minime cose care o dolorose della propria vita. Mi pare anche che tu abbia tolto all’infinito del Leopardi quell’abbandono finale così raro nella poetica del grande pessimista trasformandolo in una perdita: tu non ti abbandoni nemmeno per un momento ed aspetti a testa alta che anche il tuo nome divenga polvere, mi vuoi dire come faranno i posteri a dimenticare queste belle poesie? Sai bene che non si può.
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vorrei essere ottimista tanto da sperarlo anch’io…
ma si dimentica ogni cosa e solo qualche nome resta.
sento però che ci deve essere una zona galattica in cui forse si perpetua la creatività dell’anima.
grazie della stima e della vicinanza
cri
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Chi non è stato schiavo del destino, non ha paura della morte,giacchè ha coscoienza che il BENE lasciato parlerà per lui,senza che se ne proclami il nome e, di questo ne sarà grato al Dio per averglielo concesso,mutando in gioia sempiterna saecula,ogni amarezza d’ogni umana ingratitudine. E partendo dal corpo… tutta la serenità uscita da un sospiro.Mirka.
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è sempre un mistero ciò che si coglie oltre l’intento di chi scrive…
ed è sorpresa leggere, come nel tuo caso, cara Mirka, altre significanze.
grazie, e serenità non ci abbandoni.
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Non resteranno i nomi, ma lo spirito sì, almeno nelle cose scritte.
E le tue sono di una dolcezza infinita!
Questa strofa, per esempio:
La madre disse che s’invecchia quando
sono gli altri a invecchiare
quando ti guardi nello specchio e attendi
che si svolgano i fatti
i patti essendo nulli
il Poeta sapeva che dal colle
smentiva d’infinito ogni esistenza
Questa sono io, non Adriano, che mi ha “rubato” il primo commento… ma lo perdòno, perché si era sentito parte in causa… 🙂
ciao
car
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carissima
scovi le cose sollevando con delicatezza veli di parole, oppure le rischiari ancor di più quando riferiscono d’altre luci e voci.
ti ringrazio infinitamente e
perdòno Adriano
e abbraccio te.
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Animula vagula blandula…
piccola anima smarrita e soave
compagna e ospite del corpo
ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,
ardui e spogli
ove non avrai più gli svaghi consueti .
un istante ancora
guardiamo insieme le rive familiari
le cose che certamente non vedremo mai più…
cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…
Adriano
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