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vedessero i tuoi occhi le incrinature
i raggi
di quel sasso graffito
toccassero le mani il finto marmo
del mio altare privato
avresti voglia di fuggire o
fare miracoli
ti perdono la prima
fuggirei io stessa da me stessa se
sapessi come.
Oscillo …………………gioia d’esistere
…………………………..o desistere
sono ridotta a fare il verso
cocorita di stanza
scabrosità da calcinacci e duro
rispondere con l’anima traversa
la grancassa
strepita perché tanto…………..nel paese dei sordi
può terminare il mondo…………in un boato
sconfessando memorie
d’ Eliot
in un lago tranquillo
le sirene












Tutto è stato detto, non manca nulla e tutto ciò che esistito si presenta e torna ad esistere con forme appena mutate.
Grazie, Cri.
Narda
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grazie a te, Narda!
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Ho letto nuovamente questo tuo bellissimo testo, ritrovo la stessa malinconia ma anche la bellezza dei tuoi pensieri e la bravura nel disporli in versi, versi che coinvolgono in profondità.
Bellissima anche la Nota di Mimma, davvero straordinaria, sembra che ti conosca quasi come tu stessa puoi conoscerti, e non è affatto semplice conoscere un altro così bene.
Buona domenica.
Piera
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Bellissima.
Continuo a scrivere parole che poi cancello.
Troppa emozione.
“Oscillo …………………gioia d’esistere
…………………………..o desistere”
❤
Sono questi versi che mi prendono così forte. Li sento moltissimo in me.
E quelle sirene sono opera tua e danzano… (hanno la sinuosità dei tuoi versi)
"…………..nel paese dei sordi" non si ode il canto delle sirene o il boato, no
Oh, Cri…
Ti abbraccio forte
gb
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cara gb, quell’altalena di pensieri è quasi una sarabanda, ci si ritrova estenuati se ci si sofferma… e allora si procede, con la leggerezza dello spirito che, per fortuna, ci sorregge nei momenti bui.
grazie
un abbraccione
cri
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Vedessero i tuoi occhi […] nel paese dei sordi un boato è solo l’altra metà del silenzio.
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è dura vivere tra sordi e ciechi…
facciamoci coraggio!
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❤
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Ora che arrivo, ultima nel commento, ma dopo varie letture di questa splendida poesia, che posso dirti che tu già non sappia? Come emulare la magnifica prof Mimma?E come non banalizzare scegliendo un verso, poichè parola per parola è una lenta colatura a filinagrana il tuo sentire.
Un bacio
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bacio ricambiato… con immenso ritardo.
ma tu comprendi, sempre comprendi.
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MI arrendo all’immagine rimarchevole ( è una tua tela d olio?), ma di più all’andamento sinuoso e simile ad una sirena del costrutto ..
Plaudo a
“toccassero le tue mani il finto
marmo del mio altare privato”
ed a
“la grancassa
strepita perché tanto…………..nel paese dei sordi
può terminare il mondo…………in un boato
sconfessando memorie
d’ Eliot”
Eccellente
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grazie, Marzia.
l’immagine è una mia scultura ambientata in una foto scattata da me.
mi fa piacere che tu abbia annotato gli ultimi versi. perché se anche il mondo finisse con un boato, e non con un lamento, come scriveva Eliot, prima della deflagrazione avremo sicuramente pianto.
ciao.
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se gli occhi vedessero … ma i paesaggi che descrivi solo il cuore può sentirli.
Pura emozione.
Baci
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il cuore è quanto…
baci
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Un’altra delle tue meraviglie!!!
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grazie, Annita.
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Dimenticavo:
Quelle due sirene sono molto originali, immagino siano sculture tue.
E Il canto delle sirene e il video, molto affascinanti..
Grazie
Car
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Car, sai bene che è così la fuga, che basta la parola per un viaggio oltre le cose e un volo breve dell’anima… poi il rientro.
ma ancora altra vogli adi volo…
le sirene sì, sono il bozzetto di una mia scultura.. tutto quello che sto mettendo a immagine sono mie opere su fondi ricavati sempre da miei dipinti o mie foto.
ciao 🙂
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Purché prevalga sempre la gioia d’esistere…
La fuga da se stessi va bene in poesia, immaginata, scritta, sognata, e una volta “usciti” un attimo da se stessi per incontrare queste idee poetiche, rientrare… please!
Molto bella, evidentemente…
Bbb.car.
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Questi versi sono di una bellezza abbagliante, ma non è solo questo il motivo per cui mi sono innamorata pazzamente di questa poesia. E’ che mi ci ritrovo talmente che mi pare di guardare la mia immagine riflessa in uno specchio. E quest’oscillare non dura da poco. Neanche la voglia di fuggire da me stessa. Un bacio, meravigliosa Cristina
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Carissima Ross, capisco, sai. e so anche quanto ti possa coinvolgere questo argomento.
l’oscillazione, però, forse ci salva dal precipitare.
un bacio
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“…fuggirei io stessa da me stessa se
sapessi come.
Oscillo …………………gioia d’esistere
…………………………..o desistere”
Di una bellezza dolorosamente malinconica, Cristina, questo tuo testo, in particolare questi versi che fanno male anche a chi legge.
Ma le donne forti non “desistono” mai…
Ciao.
Piera
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le donne forti, appunto. cara Piera, dicono che io lo sia. ho i miei dubbi.
grazie della tua presenza.
ciao
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Semplicemente perfetta. Grande.
Stefano
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semplicemente Grazie!
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Escapismo, la chiamano in Spagna questa voglia di fuggire, di essere altrove o non essere, quest’arte della fuga, di sparire o farsi pietra… Ma tu, qui, fai miracoli…
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mi piace escapismo, sa di esonero, o di escursione in altre dimensioni.
pietra si vorrebbe essere, per non sentire più il rumore delle vene.
grazie 🙂
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Secondo me qui c’è un buon punto di arrivo della tua poetica e del pessimismo di vita maturato per un eccesso di amore alla vita. In questo è poesia, o altrimenti sarebbe una scrittura epigrafica. Per me NON è tanto poesia perché risponde a tutti i canoni odierni, ma perché è spremuta dall’anima in abito adeguato. Nelle ultime poesie che ho letto di te si accenna sempre alla pietra, fino al sasso grigio della penultima, dentro il quale nell’immagine hai posto un tuo barlume. Mi sembra che tu, qui, stia parlando con me, la lettrice. O con l’altra te stessa, una delle mille o milioni di sfaccettature scintille gocce e tragici morsi di aspide che tu sei, anche una delle dolcezze materne che fai. Insomma parli con una o uno che ti vuole bene, ma non può aiutarti. È proprio così: talora fuggiremmo da noi stessi, i modi ci sarebbero, ma sono rovinosi, allora la poesia, ma con quella bisogna prima entrare nel più interno di noi stessi e rimbalzare misteriosamente senza smarrirsi in giri e rigiri del labirinto che tutti portiamo, specialmente quando non lo vediamo. In fondo il poeta è un gatto che vede nel buio qualcosa che agli altri occhi sfugge. In postazione centrale alla poesia c’è quell’espressione pregnante e sintetica come il colpo di una stilettata: “oscillo gioia d’esistere o desistere”. Comunque gioia: ecco perché la tua è poesia, il gatto ha trovato la luce nel labirinto buio. È una gioia con grave riserva del suo contrario (desistere dalla lotta di tutte le mattine e le sere, abbandonarsi al suicidio interiore, che forse porterebbe pace, cancellare il blog, bruciare tutto, spargere le ceneri delle mie poesie e anche dei quadri, avevo pure scelto il posto, una volta). Come ti capisco. O forse sto fantasticando sulla tua poesia, tu me lo dirai. Per adesso mi viene così e non intendo fermarmi finché dura, comunque mi fa bene, una specie di corrispondenza e appagamento a questo male di scrivere e di cogliere le farfalle con un retino larghissimo insufficiente. Lasciamo volare il più delle parole, qualcuna si fermerà un attimo sul dito, non la voglio rubare, ma forse si lascerà amare e dire. Così i grandi poeti che ci hanno preceduto come Eliot, morti eppure vivi diversamente.
Trovo molto efficace, ma del tutto falso, quel tuo paragonarti ad una “Cocorita di stanza”, però capisco come sia il dolore di Cristina a sentirsi così, una meccanica ripetitrice del proprio dolore e del dolore universale umano.
Un mondo che sconfessa Eliot e la poesia autentica ha già fatto il suo boato ed è precipitato, MA…
ma “In un lago tranquillo le sirene”.
Dice : MA le sirene non esistono.
Allora chiamiamola vita, bellezza, speranza, maternità, canti irresistibili dei poeti. Ecco il lago tranquillo, finalmente.
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Credo che tu, Mimma, sia riuscita a entrare talmente in questi versi che li hai rovistati e rovesciati, fino a di-mostrarne la matrice.
Non a caso parli di pluralità e sfaccettature, le conosci, anzi le riconosci, così come sai le dinamiche oscillanti tra il desiderio di abbandono e il piacere di esistere.
Il labirinto in cui ci dibattiamo rimane un percorso che si aggroviglia sempre di più e solo quello sguardo nictalopo del gatto ci permette di scorgere qualche barlume.
Farla finita con le nostre elucubrazioni, tutte le volte che ci viene in mente sopravviene poi una spinta che rivoluziona il progetto di fuga.
E allora l’unica via possibile è il volo, perché se, come scrive Eliot, “non con un boato finisce il mondo, ma con un lamento” non serve nemmeno il grido, e prima dell’ultimo respiro aver tentato il sogno.
grazie di tanta attenzione!
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