Mi si è seduto accanto
il maestrale
ripido come tutte le tempeste
e s’è acquietato
immoto
non ha più nome ora ch’è ammutolito
e non può dirlo a me _roccia mancata_
precipitata dentro un cuore
donna da parte a parte
e vidi tutti gli occhi degli umani
aprirsi come fiori di torrente
scorrrere nella valle della vita
imbacuccati d’aria per volare
di me vidi la tana dei pensieri
incanutirsi al lume dei ricordi
le mani prigioniere del granito
le pietre non carezzano le pietre
_è compito del sole farle vive_












la bellezza inarrivabile di questi versi…
noi tutti rocce pulsanti…
grazie!.
la tua poesia mi porta l’immagine di una delle tue sculture che mi è piaciuta fin dal primo momento che l’ho vista: la donna di pietra sa scolpire se stessa.
grazie, Fausto, ti riferisci a questa?
Indimenticabile e bellissima. Sento in questi versi tutti i venti del Mediterraneo, ma stavolta, quietandosi, parlano piano ed invitano a meditare, a guardare (perché non lo facciamo abbastanza) il nostro essere umani.
esseri umani, eroici nel vento e nella bonaccia
rocce pulsanti
a riprendersi il cuore e l’infinito…
benvenuto e grazie, Antonio!
E’ una poesia molto bella, Cristina.
grazie, Narda!
L’ha ribloggato su Annitapoz's Weblog.
grazie, Annita!
un abbraccio
con quel soffio di vento chetato
sfida la mente e fa sosta pensosa
tra i prediletti di veglia e coscienza
quel vento finalmente s’è placato
ma tu lo ascolti ancora, tu preziosa
amica di gran cuore e intelligenza
Le pietre non carezzano le pietre / _è compito del sole farle vive_
Proprio così!
Ma questa estrapolazione è indebita, ogni verso andrebbe ripreso e ri-vissuto dentro!
Semplicemente bellissima!
bbb.car
grazie, Car_issima!
me ne sto qui imbacuccata nei miei panni, aspettando il sole…
bbb cri
Bella!!!!
grazie!