
in una folle corsa al muro cieco
il palio ha l’inquietudine dei vinti
la brutale acquiescenza delle orde
un metacarnevale di viltà:
mascherati da bravi cittadini
moriamo fianco a fianco
coriandoli di melma
in apparente singolarità
siamo inclusioni fossili
d’un cielo screditato che simula il diamante
anime prigioniere
in questa densità così asfissiante
che ci costringe a vivere da ombre
e a non poterci amare











succede: succede anche a me <3
<3
il mondo senza volontà, né rappresentazione, è vero, ma non per chi tutto questo lo vede e lo rappresenta. Una poesia bellissima!
a volte, cara Lu, mi sembra inutile anche vedere e rappresentare.
mi sento un’inclusione.
a volte ci sentiamo così, è vero, però, tu me lo insegni, scrivere è anche uscire da quell’inclusione.
il paradosso dell’osservatore che si osserva.
i nostri occhi non possono vedere sé stessi che in un specchio.
ma che ne sappiamo, veramente, degli specchi?…
poco ne sappiamo degli specchi, ma questa è la nostra condizione! anche noi siamo gli specchi di quello che osserviamo. non possiamo fare altro che fidarci… con riserva anche della nostra percezione
mi piace “con riserva”
sì