Appare
nella foresta dei tendaggi e osserva
il corteo delle frasi
farsi linea di vetro
su cui stendersi umani e ritrovarsi
corpi innocenti
percorre
liquefatto nel senso transitorio
il chiosco dei colori, dal polso al petto
anche se ignora il succo
e gli anni della donna mela
sottratta alla cassetta
compone
nell’apparenza minima l’assolo
sulla scena
assoluzione dalle stonature
quasi predestinata
liberaMente intesa
scompare
prossima la pianura che l’accoglie
e seducente gli concede il sonno.
Mai complice il mattino
nell’altra casa
che il caffè da sola
.












ogni cosa è unica e tuttavia parte dell’uno… sai dire col cuore ciò che chiunque altro direbbe con la mente
baci
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è un bel complimento questo, grazie!
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Mi piace il susseguirsi di metafore che riempiono e tolgono seguendo un ritmo armonioso, “il caffè da sola”, m’inebria il profumo di quella solitudine ogni tanto…
Tiziana
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forse di malinconia e di solitudine si vive, sentendosi morire….
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il corteo delle frasi, una processione, un’esondazione di onde emotive
mai paga, mai stanca
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e allora scrverò e mi riverserò ancora, caro Massimo, fin quando potrò…
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un post di una splendida armonia!
Ciao, Claudio
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benvenuto, Claudio, e grazie.
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Cristina, la bellezza dei tuoi versi mi commuove profondamente, e mi stupisce ogni volta la lucidità della tua visione
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e mi commuove il tuo commento
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È come se quei quadrati di luce dell’immagine fossero porte verso ulteriori dimensioni mentali. La donna mela è sottratta alla cassetta dove quasi tutti restano e rotola liberamente a zig zag nelle proprie poesie che iniziano da quella così apparentemente qualunque tazzina di caffè per continuare a oltranza malgrado “la foresta dei tendaggi”, che non può fare velo.
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Mimma, bella la tua definizione dell’immagine, un doppio lume, una sovrapposizione dello stesso in case e tempi diversi.
La mela si sorprende d’essere scelta tra le tante, ma sa che non sarà che per un morso, o anche niente.
ogni mattina quel caffè
quando non c’è bisogno più di veli…
grazie
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“…dal polso al petto…” ripercorrere a ritroso l’onda sfigmica e percepire ancora l’eco dell’essere mentre il “corteo di frasi” apre uno spazio che prima non esisteva… il mattino col sole illumina un’ombra vuota, sul bordo caldo di una tazzina solitaria le labbra alitano parole ancora notturne indecise tra l’ieri e l’oggi, pensieri accumulati che ci illudiamo di saper archiviare nello spazio e nel tempo e che invece lasciamo confusi lì, nella tazzina della solitudine, dove li ritroveremo intatti il giorno dopo…
Magnifica solitudine e malinconia!
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Nina, quell’onda è a doppia percorrenza, quasi che il gesto fosse determinato dalle pulsazioni cardiache e viceversa…
quanto di una donna rimane su quel filo di vetro, come una bella addormentata nel cristallo e brusco il suo risveglio davanti a quella “tazzina della solitudine”.
Dici bene, non sappiamo archiviare, anzi archiviarci, allo scadere dei tempi.
grazie!
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Sempre più stupefacenti i tuoi testi poetici.
Che originalità, Cristina! in ogni minimo dettaglio.
E ogni poesia raggiunge un suo apice che ogni volta sembra insuperabile.
Boh!!!
car
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quasi imbarazzata, Car, perché a me sembra invece di non sapere ancora come esprimere al meglio questa continua esondazione cui non posso e non voglio oppormi.
quando, e se, ci riuscirò, credo che sarò pronta anche per il grande viaggio…
grazie.
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