ché non si può legare il mare a nodi
né si può fare un’inversione
capovolgendo il faro dentro l’acqua
ed aspettare che diventi strada
un’onda lunga
è lì che aspetta il sorgere del mondo
il dio dei fallimenti programmati
in palinsesti onirici
così che non s’accorga il capitano
di comandare una fantasmanave
senza bussola e gomene d’attracco
e che non sappia
che non esiste porto
né un orizzonte per colare a picco












“non si può legare il mare a nodi”
ma nei tuoi “palinsesti onirici”
questo copione appare
ed è più che reale
Tu hai legato il mare a nodi, hai fatto diventare strada un’onda, hai messo il faro dentro l’acqua, hai guidato una nave fantasma senza bussola e gomene d’attracco e sei approdata seguendo la linea dell’orizzonte poetico senza colare a picco, nel porto chiamato POESIA!!!
Si può aggiungere solo un abbraccio, come quando si accoglie qualcuno che arriva da lontano, con una nave, per esempio!
bb.car
Car_issima!
come capitani siamo tutti eroicamente al comando, con la prua che fende a volte acque tempestose, ma con la speranza segreta di un approdo…
aggiungo anch’io un abbraccio, distanze o non distanze, perché ci guida, affiancate, la poesia.
grazie!
bb cri
Mi sono sempre piaciuti i tuoi -capovolgimenti- della visione delle cose, le inversioni a gomito o a U che sempre offrono una via d’uscita sorprendente, qui ritrovo anche il tuo mare e sì, le tue tempeste… sempre brava e ispirata.
un abbraccio
D.
da un rovescio a un capovolgimento, cara Doris, per non annegare nella quotidianità e per sentirsi vivi, sempre.
grazie
ti abbraccio
La metafora marina si innesta benissimo sulla metrica classicheggiante. I tuoi endecasillabi così mossi e ritmati, intervallati dalle solenni spezzature dei settenari danno un’aria di disperata solennità alla poesia, quasi liberandola dal presente. Complimenti!
amo l’endecasillabo forse proprio per la “tonalità” che riesce a imprimere ai versi.
e mi fa molto piacere il tuo apprezzamento.
la “disperata solennità”… grazie, Giovanni!
ma noi lo sappiamo, e il viaggio è “continuum”
ciao mia splendida e cara amica
dico altrettanto a te, carissima compagna di viaggio
L’ha ribloggato su lementelettriche.
grazie
<3 a volte penso che mi racconti: non dico altro!
perché si naviga nello stesso mare… <3
🙂 bella!
grazie <3
L’approdo è in un gran silenzio che non ha meta e forma, è solo una destinazione.
Ci permette di essere tristi e delusi e anche di lottare fra le onde senza lasciarsi andare come una conchiglia.
L’approdo è in un gran silenzio…
nell’insondabilità del mistero in cui esistiamo
e ci lasciamo trasportare…
Forse, nell’universo di sestine
il cosmo capovolto trova approdo.
(grazie!)
in fondo è questo il desiderio ultimo
che ci si capovolga sul confine
(grazie) 🙂