a casa di MAM
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tempo fa, su Letteratitudine, fummo invitati a scrivere un breve racconto
ispirato a questa foto di Yves Klein

io scrissi questo
Il volo
Era da un po’ che lo spiavo, ogni mattina, quando lo vedevo sorvolare i tetti delle case.
Cercavo di capire in che modo si sollevasse in volo ed ero determinato a carpirgliene il segreto.
A dire il vero non è che non ci avessi provato anch’io, anzi, erano anni che mi esercitavo, ma niente, nemmeno da un paio di metri ero riuscito a decollare.
Mi dicevo, se lo fa lui posso farlo anch’io e mi sono lanciato dal ballatoio del piano ammezzato: una gamba rotta, questo il risultato.
Ieri ho trascorso tutta la notte appostato sotto il muro di cinta. Ho bevuto tanto di quel caffè da tener sveglio un elefante.
Era appena sorta l’alba quando l’ho scorto già in volo, coi piedi che quasi sfioravano i comignoli. Quel suo volare sghembo mi ha ricordato l’ange bleu di Chagall.
Ho deciso, stanotte ci riproverò, mi organizzerò al meglio. Ormai conosco bene il punto da osservare. Dal mio sacco a pelo vedo la luna impallidire e le prime luci dell’aurora tingere il cielo al di sopra dei tetti.
Ed ecco, lo scorgo: la sua figura si staglia sulla sommità del palazzo, è in piedi sulla sporgenza della grondaia. Sta aprendo le braccia, il corpo proteso in avanti. Sta per staccarsi.
-Ehi!- grido, alzandomi di scatto e dirigendomi sotto di lui. – Ehi!-
Lui volge il capo verso di me, ha un attimo di esitazione, vedo le sue braccia annaspare, i suoi piedi staccarsi dall’appoggio e poi, come una marionetta disarticolata, precipitare al suolo.
E ora è qui, davanti ai miei piedi, esanime.
O mio dio! E adesso chi mi insegnerà a volare?
con una delle più belle voci della poesia contemporanea
Cristina Annino
potete leggere e commentare QUI
Se fossimo allusioni di serpente
nell’eden delle mele marce
avremmo già pagato il nostro debito
sradicando cicoria
l’albero aveva il tronco brulicante
di larve di sarcofaghe
e gli angeli
non erano nemmeno in calendario
insieme di corpuscoli
una fabbrica a ciclo ininterrotto
di cellule di feci e di pensieri
per contrapposizione ai numinosi
il tempo a vivisezionare
i nostri agglomerati metabolici
non eravamo che suggerimenti
e già ci trovavamo alle fattezze
pronte per smaltimento
noi cibo della terra
ingannati dall’essere felici
____soltanto pochi attimi____
e condannati
a innalzare castelli e cattedrali
disseminare umori, amori, pianti
farci passare per determinanti
benché a determinarsi è sempre lei.
Siamo velluto alla sua veste eterna
il suo alimento
e forse respiriamo per farla respirare.
di stalattiti incombenti
e precise
il fiato si condensa eppure qui fa caldo
nella camera ad est
basta però non sporgersi a guardare
i rigori d’un forestiero inverno
starsene avvinghiati a sé stessi
sorretti a malapena dalle scarpe
traballa perfino il lavandino
appoggio
antiscivolo
verso
un attraversamento verticale
sublima il vomito e
quel ricadere goccia dall’alto
spartiacque dei polmoni
carica a manovella il cuore
fuori
appare tutto uguale –il viso—
ceramica pallida
se qualche verdefiore sullo sfondo
fosse d’azzurro
a inscriverlo in un tondo della Robbia
e l’immortale
Quello della fantascienza era un mondo che mi affascinava da ragazza, e che ancora mi ispira. Si possono fare mille congetture e deduzioni relative alle moderne scoperte della scienza in generale, e della fisica quantistica in particolare.
Nella casa degli astri, ovvero nel blog di Mauro Antonio Miglieruolo, un ottimo scrittore di fantascienza, ma forse sarebbe più giusto dire metascienza, sono coinvolta in una sua iniziativa a sorpresa. Qui
L’ospite ha già suonato
e pronunciato un nome per esteso
da qui alla verità
sta sulla porta dislocato
tra memorie d’eterno
era l’amore condannato a perdersi
— le voci umane —
spazi di sillabe insidiose
che si fosse d’estate o di stagione
anomala intermedia
le perle viola della phitolacca
i primi freddi hanno smemorizzato
siepi di latifoglie e melograni
resistono imperterrite le rose
se mi guardo riflessa
nella stanza dei vetri semoventi
un labirinto-serra
mi vedo giù
mi so
dal tetto della casa
.
se tu le pronunciassi quelle stelle tra denti
o mezzelune
saresti ancora in tempo
soltanto due parole la distanza
tra la bocca e il soffitto
un dettaglio da non considerare
aspetto i tuoi monologhi
le cronistorie dalla buccia nera
la mela
una città da masticare
torsoli di finestre, appostamenti per le strade
e tuo malgrado
dall’apparente roccia a copertura
affiora
la persistente tenerezza
restituisti che sembrò normale
a chi viveva al posto mio per anni
la donna senza età
fu sorprendente
e ancora stento a crederlo ma adesso
rido con te
felice che sia vero
chiuderà i giorni del passato recente
nel lampo d’una veglia
forse l’ultima in fondo allo schedario
— un profumo di neve nella stanza —
immagino un destino che assomiglia
a frutti di lunaria
pagati alla dogana della mente
là dove si assottigliano i pensieri
in repentini varchi
una nottata
per sconfinare i piedi nel futuro
brindiamo al sovrapporsi delle sfere
sul bordo dell’annata____ e in un minuto
saremo già nel prossimo venturo.
.
Desinenze imperfette
congetture
delle cose intangibili e sornione
biforcazioni audaci di radici e di rami
ostentazioni di
per ricucire il cielo a questa sfera
di valori sommari
le toppe d’una festa edulcorata
zenzero e cinnamomo
sulla pece
era prevista l’ora oscura a tempo
caricata la sveglia
ma i secoli trascorrono e sui giorni
tornati sempre uguali
dormono gli imbecilli e i rassegnati
il trillo si fa attendere
oggi e domani
permetterò la distrazione
così che mi sorprendano le voci
e farò in modo di stare in piena festa
quando gli amori nati da me stessa
ritornano al mio abbraccio
oggi e domani
e dovrei dire all’infinito se
si esiste all’infinito nel presente
e se le sfere
di tutti gli orologi del pianeta
s’inceppassero all’oggi
forse ugualmente ci sarà un domani

sono le quattro, ancora è notte
e lui
cammina a squarciagola
bambino incanutito e incomprensibile
si rivolge ai camini e alle girandole
berretto scivolato sulla nuca
la camicia sgargiante
quando lo coglie il sole nella piazza
ha fatto il pieno della sua nottata
i cani lo conoscono
restano silenziosi al suo passaggio
il suo sbraitare
arriva da ogni punto del paese
a volte si rivolge alla sua ombra
le parla oltre la spalla
credo che l’accompagni un suo custode
a noi invisibile
l’ho visto parlottare sul sagrato
a pecore e pastori d’un presepio
e con un cencio immaginario in mano
tergere il cielo a specchio
ad un passante che osservava zitto
_vieni con me _ gli ha detto
che qui son tutti savi da legare.
ultimo tentativo dopo non so quante improvvise sconnessioni.
velocemente, solo un rimando:
https://ancorapoesia.wordpress.com/2010/12/29/io-strada-e-viandante/
e un grazie infinito a tutti
cri
di cuore a tutti.
Ieri mattina sono saltate linee telefoniche e adsl in seguito a un forte temporale.
Oggi mi sono connessa tramite una chiavetta ma non riesco a fare visita ai vostri blog, e mi mancate tanto.
Vorrei poter rispondere ai vostri commenti, ma non è possibile con i tempi concessi da questo tipo di collegamento che è di una lentezza esasperante.
Vi lascio una poesia, nuda, senza immagine né musica. Solo per restare in vostra compagnia.
A presto
cri
Dilazione
sono casa di giunco
risulta da losanghe degli infissi
ch’è tutta in diagonale questa stanza
tanto che mette l’ans(i)a
presuppone
in procedure curvilinee
una denuncia al fisco
come entrata indiretta
infatti
se mai giungesse a compimento
avrebbe
soltanto una versione
in_corpo_rata.
Leggo soltanto qualche rigo e chiudo
ma so che il tempo ha diradato il battere
l’orologio sul muro quasi tace
li amavo tutti
li amo ancora i rimandi all’intelletto
ragionevoli assunti
o le futilità segnate ai bordi
compresi i tratti di chi sviene
per un profumo giallo di giacinto
vorrei dirne di cose ma la mostra
dei mercatini non mi si confà, stanchezza avvia
per altri infioramenti
alcuni sanno di periferia distratta
anche di dislessia
ho fatto una fotografia di gruppo
almeno me li guardo e mi prometto
ma non lo giuro
farò tesoro dell’insonnia
lascerò acceso il lume in capo al letto.
Letto?….
versi in transfert
Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi
letteratura, filosofia, arte e critica globale
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sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.
[è necessario che la poesia divenga un sintomo della realtà]
La poesia non ha rimandi . La consapevolezza d'essere poeta è la stessa spontanea parola che Erode. Stermino io stesso il verso.
mariga de sos pensamentus
Impara l'arte e NON metterla da parte.