le persiane con bocche listate semichiuse
incorniciate d’ansia
il vaso lesionato di traverso
poggiai la mano su un miraggio
ch’era il mio petto
e lo sentii fermarsi a mezzanotte
si sarebbe spostato verso l’una
un battito con suono di xilofono
le costole hanno un tono accusatorio
di fronte alle domande
e ai vuoti a prendere
mentre mi perdo tra le quattro mura
__ci nacqui dentro, in fede mia__
signora notte
ti servo un’esistenza malandata
ma ti faccio lo sconto: paghi solo metà
l’altra è in offerta
silenzio e risolini
segnaletica a bordo di cuscini il maremosso
dell’incostante scriversi attraverso.












Pingback: Anche le cose ridono di Cristina Bove | miglieruolo
Pensieri che nascono nel silenzio della notte, quando anche i fruscii pare abbiano voce, la penombra e la luce che filtra attraverso le persiane rendono l’atmosfera più conciliante. E tu bravissima a esternare pensieri poetici di classe e di una bellezza luminosa.
Un abbraccio
annamaria
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L’equilibrio fra l’ironia e il dolore….
Ti abbraccio
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Forse mi esprimo meglio se dico che nella tua poesia (tutta quella che ho letto, ed è tanta !) sai rendere concreto il pensiero spirituale: non è poco. E le metafore scivolano fondendosi con la realtà. Ciao.
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Intanto, ma che bello questo template di maggio, io ti auguro sempre che le tue rose siano senza spine per gli anni a venire, sarebbe ora!
La tua poesia è carnale, ma anche spirituale: una straordinaria mescolanza. E suona, come lo xilofono in questo continuo “scriversi attraverso”: non arrivo a comprenderti, ma quel mare mosso mi corrisponde all’anima mossa e quel ridere è un po’ amaro, un po’ dolce, un po’ sornione, assolutamente femminile e giovane. Il tuo petto ti sembra un miraggio, ma non lo è, è il petto poetico di Cristina, la tua culla, talora il tuo dramma.
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invece, Mimma, hai compreso che più di spirito si tratta, che di fisicità.
certo, un cuore che batte e cose che ridono, sono più rappresentativi di un’evanescenza pensante
e il suono riporta allo scandire del tempo, funzionale alla materia, altrimenti non esisterebbero corpi.
“…che le tue rose siano senza spine.per gli anni a venire, sarebbe ora!” sarebbe ora anche per te! E te lo auguro anch’io.
grazie del tuo bel commento.
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Se non ridono…parlano.
Chissà forse riusciremmo anche noi a ridere .domani
buona domenica
.marta
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e se parlano dovremmo imparare il loro alfabeto… e forse capiremmo “cose”…
buon lunedì
e grazie
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Al centro della stanza, circondata da cose e pareti, proprio in quel punto e in quel momento diventa chiaro che a prendersi troppo sul serio si rischia di far ridere perfino le persiane… ma scrivendo di traverso ci si sposta in un altro centro, quello che coordina la rete di contatti, dove la notte è uguale al giorno e il cosmo ed il poeta ridono all’unisono…
baci
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infatti, Maria, è proprio come mi sono vista, al centro di una stanza dove le cose assistono al mio viverci.
ho visto all’improvviso mlle feritoie ridere della mia serietà, e ho capito che si può ridere di sé soltanto se ci si lascia attraversare dalle cose.
e allora sì, avviene quello spostamento che consente altre visioni e altri contatti…
grazie e baci
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Le ho sentite ridere e ho accompagnato il loro (e tuo) riso!!
Sei fortissima!
Buona domenica
bbb.car
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grazie, Car.
buona settimana
bbb
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le cose ridono se noi le ridiamo
passami la licenza
🙂
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ridiamole pure!… 🙂
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certo che ridono e sono più animate di noi animali: basta ascoltare e spiarle
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ascpltarle e spiarle… sì, è sorprendente!
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un commento con un inchino ma prima assorbo il dono dei tuoi sensi
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grazie, anonimo. qui però si tratta dello spirito più che dei sensi
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