sarà la giornata più lunga
sembrerà che ogni vigilia rimossa
ogni fatto incompiuto
abbia la stessa proprietà dell’accaduto
gli accidenti di sempre
meno che impronte sopra il borotalco
e i gesti
quel ravviare i capelli con le dita
l’abbraccio forte che non lascia andare
il disporre le rose dentro un vaso
e l’ascoltare denso, il senso che ogni cosa
ogni volo d’ephemera ogni suono
che fosse pure un pigolio
ogni mela tagliata in quattro parti
fosse la stessa geometria dell’architetto
o un castello di polvere di riso
parole che si stinsero
pronunciate col margine di dubbio
ai propri morti ai vivi ai sordi ai venti
dopo
sarà come necessità conclusa
essere stati muti.
aprile 2012












Bellissima poesia di una profondità che buca.
“meno che impronte sopra il borotalco”
Sì!
“dopo
sarà come necessità conclusa
essere stati muti.”
Ogni tuo verso, letto, sentito, poi, con queste note di Bach, mi commuove.
Cri cara cara cara <3
gb
grazie, cara gb!
scrivere, per me, è necessario perché l’adesso allontani il dopo… <3
Arrivarci, a quel dopo…
quel dopo arriverà a noi…
Cristina Bove mette in scena il “teatro” dell’Altro , del Mondo , del soggetto che fa esperienza della vita e la descrive . La sua “verità” proscrive – meritoriamente- l’ego e dispone alla condivisione oggettiva e consapevole.
leopoldo attolico –
caro Leopoldo, gradisco molto questo tuo commento: mi riconosci l’impegno a disconoscermi (Pessoa docet).
e la “verità” che appartiene a tutti, e perciò…
grazie!
Mi hai fatto venire un nodo alla gola.
Questo mi fa questa tua bellissima poesia.
BB.car
ci accomuna il sentire, profondamente
bbb cri
Momento impegnativo
già
senti: bella e di una profondità che…..
Ciao cara!
ciao, Ernestina
grazie, buona giornata.
Bellissima e come sempre molto profonda! Un abbraccio
grazie, Annita.
un abbraccio e buon we