Metamorfosi e tentazioni

Guardarsi con occhi verdi
una mattina
tra quattro fogli di stagione
una freccia di sole sulla fronte
riferimenti a glo(a)sse
una paradisea stesa sul letto
e Kafka ispirato dalle piume
trasformazioni zoosemantiche
l’opera da tre sordi
e una canzone tinta di dejà-vu.
Nelle vetrine di poeteria
fanno venire l’acquolina in brocca
versi rimaneggiabili di gla(o)sse
sotto mentine spoglie.

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Nell’universo. Punto

Non potrei mai sentirmi prediletta
nell’offrire a un’immagine di Dio
cose già sue
i suoi stessi colori
o me
che infinitesima
sono sua emanazione

non potrei mai ritenermi speciale
nel rendergli di me quella che sono
visto che tutto quanto
è sua infinita essenza
e mi contiene

e non potrei pretendere
di studiarne o conoscerne l’immenso
riducendolo in tomi
in morali da ridere
comandamenti e numeri
crearlo
a immagine degli uomini.

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Donne

ho letto cose
scritte da me e dagli altri
in tempi andati
rami recisi di mimose
e mi trafigge ancora il nubifragio
del mio pensiero arreso

qui sulla terra è in fiore
il maggiociondolo
piccoli soli accesi nelle siepi
attendono il passaggio
delle signore della vita e il cielo
sussurra la bellezza
chiamandole per nome

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Al di là della boa

Era una strada d’acqua
quando annaspavo nelle increspature
di sillabe smeraldo
sotto i fortini delle sopracciglia

marcava la battigia
un cianofiore

ancora la tempesta
colpisce e affonda l’anima già prona.
Resto aggrappata
a meno di un minuto.

Affamate di gloria anche le favole
aguzzano le sillabe
per provocare falle ed affondare
quello che resta d’una barca stanca.

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A garanzia

Nessuno potrà portarceli via
i nostri sogni
nemmeno chi li accese
perché la storia si dipana oltre
l’aria, le minime cose
gli stipiti aggiunti
oltre ogni forma fiore braccio lingua
oltre noi stessi
e ancora

saremo punti luce
anagrammi di sole
musiche forse
o qualunque bellezza che ci viva

ed apporremo
in calce
il nostro fiato

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Catch Cradle

Profile picture for Cateruna

Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita e il sorbo
rischiarava di rosso il muro a secco
frasi murate
percorsi trattenuti da petali di ferro
per non appassionarmi alle rovine
ai rovi che parevano rosari
museruole al mio sole di colomba
nata per giorni duri

prendi il rocchetto, lo possiamo svolgere
tra le braccia dei vivi
sequenze stabilite nello spago
sembrano disegnare il lato stanco
la culla del silenzio a contenere
impossibili forme tra le dita

dall’alto del forame circolare
l’alba cade sui ruderi di un sogno
sovverte la parabola del tempio

e qui tessiamo notti di fortuna
con il filo di luce d’un sorriso.

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DIALOGHI COSMICI

terra in fase terminale - by criBo

– Ah, sì! –
– Già, così…
Più niente da fare:
abbiamo provato ogni cura
ma il morbo persiste
nessun risultato.
Tra mille galassie
abbiamo chiamato
gli esperti più esperti
di tutto il creato
ma niente è servito:
il terzo pianeta risulta spacciato:
un serio malanno
vi si è sviluppato
persiste e resiste a qualunque rimedio
per quanto si scrolli
rimane infestato
una specie di eczema, di grave entità.

– Son acari? –
– No, non somigliano a insetti –
– Microbi, virus?-
– Nemmeno, son tanti
una terribile calamità.-

– e cosa aspettiamo
per farla finita con questa  specie…
com’è che si chiama? –
– Ah, sì: Umanità –

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Sarebbe supplica se credessi

cropped-lisola-senza-approdo-wp-by-cribo.jpg

Siamo qui voci di tempi diversi
antica una
altra confusa terra in ombra
chiedere a chi si potrà mai
la scelta?
                 Ero pronta ad andare
da così tanto tempo!
Pronta a lasciare libere le strade
le piazze le salite le discese tutte
e i voli
                      ogni cosa di maggio
perfino il mare     perfino il mare

provai la pietra in bocca
mancava il suono
la parola mai

un susseguirsi d’eliche graffite
cellule muri eretti follie d’erba
attraversamenti verticali orizzontali a ics
           la mia croce ha un assetto speciale
                        e una variante di preghiera
                                                           iconica

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Precisione settoriale*

corsia_ospedale

La strategia conservatrice
d’una memoria ballerina
non mi consente rievocare in ordine
testimonianze del mio tempo
i sedimenti
arrivano inattesi.
Annoto
me ne accorgo vedendone una frase
libri che non sembravano importanti
benché li avessi letti
annidati nel fondo
rei sospetti d’essere forma mentis
trappole documenti all’io indistinto
incasellate riflessioni e immagini.
Di alcuni
vorrei buttare via la chiave
ma
la ruggine corrode serrature
li salva dai cassetti
della dimenticanza
e d’improvviso cedimento il cuore
allinea chiose
in assetto variabile.

*(titolo suggerito da Maria D’Ambra)

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Κρήτη

Vorrei conoscere il modo
di portarmi fuori dai templi e dai tempi
remoti
vorrei cancellare ogni traccia di foglia
o voce
se mi vedeste
ho inciampato in un filo di ferro
a guglie tese o aria…
incandescenti ad ogni svolta
del dedalo di carta.

come riccio che ha smesso di difendersi
espongo il punto giusto per l’affondo:
se non si accenna a un varco
che si trafigga il mio pensiero
o si zittisca il mondo.

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Sala d’aspetto (2)

Muore un ragazzo
senza lasciare testamento
ché mai avrebbe creduto di partire
prima degli altri
aveva sogni forse
docili da plasmarci il futuro
nella notte
il giorno apparteneva al letto

si chiederanno agli anni già vissuti
spiegazioni e rimandi
se le colpe dei figli
ricadono sui padri e le madri hanno solo
cuori di vetro

frantumati da tempo
messi come le valvole di sfogo
ne tremavano al battito pareti
per le domande ripetute
e ancora
ora
che non ci sei che finalmente sei
dovremo dirci tante di quelle cose
tante
segnalare gli affetti personali
da riporre in valigia
per il viaggio cui siamo destinati
tutti
noi sotto la tettoia della stazione
muniti di biglietto
di solo ritorno.

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Ciascuno è un frammento di cielo

Ci siamo innamorati delle anime
avevano dei volti
ma sapevamo che in ogni sembianza
c’era una traccia che guidava il cuore
affinché il giorno
della nostra presenza sulla scena
non fosse scorso invano

c’innamoriamo sempre della luce
che traspare dagli occhi
dalle mani
dalle voci vestite di penombra
e d’innocenza, manifesta
sostanza di cui son fatti i sogni
la tempesta
è l’inverso conoscere il sereno

in fondo lo sappiamo
d’aver solo dimenticato
che siamo stati sempre
e ancora siamo
a contatto degli angeli

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Di pietra o d’altro esistere – fa lo stesso –

frattale -by criBo

Verrà un momento
che non si potrà più fingere
__bisognerà convincersi__
d’essere portatori
d’allucinazione sensoriale cronica
infusori
di memorie  apparenti.

Partire ogni minuto nel respiro
vivere senza accorgersene.

Guardo le mani battere sui tasti
estranee a me
sono un’anomalia di conoscenza
oppure un sogno
ma come può il sognante essere il sogno?

Chiedi alle ombre  -dice la mia ombra-
avrai risposte ma non capirai
la lingua di confine
che ti separa dalle tue molecole

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Vatemecum

C’è chi dice di sé: sono l’artista
perché son vivo e ne ho l’aspirazione
ed è conseguenziale il sillogismo
-bramo, quindi son vivo e son poeta –
È facile dedurre
come l’ispirazione
si possa propagare
in una virulenta poendemia
che attacca senza tregua e non vi sono
terapie d’urto.
Ma forse
basterebbe l’urto.

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Interpunzione facoltativa

Posso scrivere di niente
basta non dire .
o……………………………….
tanti
ma per la verità cosa sarebbe
un vuoto permanente
risultante
concavità che lo contiene
e poi
per quanto dentro
il vuoto di una bolla
_____________superficie incostante
quindi sarebbe………

ho mal di testa
pensateci un po’ voi

no
non mi dite niente
avreste infranto il metodo e l’assunto
perciò
perdonerete
se adesso metto il .

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Dopotutto

Dopotutto

Mi sono voltata e in quella siepe
ricadente ho visto
ciondolare un sospetto d’amar(t)anto
il colore lusinga un’agorà
di festa azzurra

la vite arrampicata agli occhi
più vicina alle cose che ai pensieri
abbraccia l’olmo.

Se mi sentissi un albero d’appoggio
racconterei del salto
quantico
della pazienza d’essere vissuta
per tornare agli spazi siderali.

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Anche i colori saltano, dentro

Tento
non ne sono convinta
di tradurre in parole uno zigzag
di suono
parrebbe ridicolo appoggiare
l’orecchio all’aria muta
se l’emitorace sinistro svalvola
sospesa
adocchio un fuori nebuloso
sta nelle corde il termine
apparente
del pomolo che spranga la finestra.

Sono in trasferta
qualcuno deve avermelo già detto
ma l’ho dimenticato
si avevano ricordi al tavolino
quando però c’era di che pensare

ora ne posso fare a meno
si scuote il mio sabot
tutte le carte infilano l’uscita
e chi domanda a chi
non è molto importante.
Ancora qualche mano, certo
ma senza alcun impegno
e un sorriso finché si può giocare.

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Formaggi ignoranti e batteri propionici

Una scansione temporale
sui buchi di stagione
ecolalia sopravvissuta al tuono
e poi vogliamo mettere
restarsene seduti a scribacchiare
annulla ogni pretesa dell’azione
insomma
cosa vado dicendo
se una misera forma
riguarda un metro e mezzo di persona
e il resto è ciancia

a definire il fulmine
scarica piezoelettrica
tra il dorso d’un pianeta e l’universo
rischio l’imprecisione o un buco nero
ma una scintilla nel contatto
a mia insaputa scocca
e mi proietta
nella fermentazione
dell’Immensa Caciotta

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Passaggio

nel silenzio di bocche spalancate
il grido è un pomeriggio di scorie
e rimasugli d’aria
___________________ salta la rana salta
sono cose così che vengono alla mente
senza nessun determinato intento
un sosia da cinque passi indietro
me
che stendo sul tavolo la luna
e rigoverno piatti
_________________________l’altra sera
che era
o non era ancora
primavera

però seguivano la banda
quelli del paese
nemmeno fosse il mio paese
un po’ più a nord c’è l’infiorata
io me ne infischio
sinceramente avrei detto me ne…
ma sono
o meglio dicono che sono
una signora
e allora
sinceramente me ne invischio

e turbino
____________________ con i miei pochi scintillii
:::::::::non riverberi:::::::no
lo so
non s’han da dire

incipriata nei trapassati semplici
congiuntivi imperfetti e transiti vietati
ai non addetti ai favori.

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Piccoli suffragi in forma di sedili

e se invece di scrivere
le mani delle madri
guarissero corpi e anime deluse
dimenticando che dai lucernai
strapiomba luce su divani e letti
in tourbillon di immagini e paure
_le guerre scatenate nel passato
le guerre del futuro_

l’uomo non ha bisogno di difesa
né di testimonianze a suo favore
allora taccio
non posso ritenermi salvatrice
di chissà quale genere d’umano
_la croce rossa affanna_

sappiamo tutti che non è
la veste d’ombra
a renderci preghiera e guaritori
i figli vanno dove va la vita
le madri non la possono fermare
né barattarla con la propria fine

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