
come se a fare il punto
incrociare parole o chissà che
fosse plurale
e non il mondo a esprimersi nei molti
in un processo osmotico
che sembra unirci mentre ci separa
le asperità di un suolo o di una scala
intersecano le stesse ripidezze
d’ogni essere mortale
e l’esser vivi
-il cuore poco più di una castagna-
sia percorrenza obbligatoria
per noi facoltativi,
soggetti alle scadenze
abbiamo appreso ad essere respinti
– ed offrivamo-
ad essere ignorati
-e soffrivamo-
finché ci siamo visti oltre le spalle











Esistere
_ un cammino già tracciato _
non ci resta che percorrerlo
rapidi
come meteore
ripidi
perché è sempre in salita
non ha una data
e ci tiene col fiato corto
ché la castagna può pompare poco.
Vorrei una collisione di stelle
e il conseguente buco nero
per potermi nascondere
riprendendo un respiro
più regolare e più lieve.
Oppure
per perdermi completamente
_ almeno non mi troverei più _
mi resterebbe giusto l’abisso.
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aprés nous le déluge…
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Già, meteore…eppure ci siamo pensati stelle o star. Quel cuore “di castagna” dà l’effetto concreto dello stringimento in se stessi a causa della presa di coscienza incalzante. Noi diciamo: mi si stringe il cuore.
E lo diciamo quando proviamo pena.
Ma poi già si voltano le spalle al ciarpame e si intravede un po’ più in là, incominciando, magari, da qualche parola in poesia.
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perituri, altro che stelle!
cara Mimma, sgomenta la misura del rapporto tra l’essere infintesimo che siamo e il Tutto.
il cuore è come me lo sento a volte, piccolo, contratto, ingovernabile, eppure essenziale per la mia esistenza.
che forse guardare oltre noi stessi sia la chiave del comprendere?…
chissà…
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chissà, Cri cara!
forse…
con affetto sincero
gb
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Un compendio di vita vissuta:
osmosi che ci unisce e ci separa
le asperità di ogni essere mortale
l’esser vivi… percorrenza obbligatoria
per noi facoltativi, soggetti alle scadenze
offrire (amore.. comprensione.. bontà… aiuto..) ed essere respinti
essere ignorati e soffrirne
… finché ci vediamo oltre le spalle: ecco, vedere oltre, serve per proseguire il nostro cammino.
Le meteore… hanno sbagliato strada questa volta, non vorrei imparare niente da loro, ah, ah!
Ciao, Cristina!
Car
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Car, è così difficile per noi, che le vediamo soltanto, le stelle, perfino quelle ormai estinte da secoli, rapportarci all’insondabile…
ed ecco che una pioggia di meteoriti può farci sentire un po’ più appartenenti a quel cielo-universo che ci sembra distante e irraggiungibile.
che sia almeno il pensiero a collegarci!
un abbraccio
cri
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E in quella visione dall’alto non possiamo che intenerirci di fronte alle piccole creature che offrono e soffrono, prendono e si stendono sotto il giogo dell’insondabile…
mi è venuta in mente l’ultima frase scritta da Goliarda Sapienza prima di morire: “la vita mi costringe a viverla. Ho paura”. Lei non ha fatto in tempo a vedersi “oltre le spalle”…
un abbraccio
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le meteore ci insegnano le costellazioni che possiamo disegnare con le parole…
ciao mia cara Cristina, un abbraccio dal lago 🙂
c.
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ciao, Carla
bella immagine “costellazioni disegnate con le parole”!
oltre i segni lasciati sulla terra… 🙂
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