
Allo scoccare delle annate
spariscono le porte
e chi faceva ombra non la fa
e non appare nel Cheshire: la bocca
è una cerniera senza più cursore
a denti nudi
una risata in sospensione _il resto assente_
si sfoltiscono gli ospiti
basta distrarsi un attimo e la sedia
rimane muta e vuota
un trapasso di forbici su seta
o uno stridore su carta vetrata:
l’inverso dell’anagrafe si svela
impalcature d’insostanza
eufemismi per sciogliere la gola
_il lascito d’un grido impronunciato_
la domenica incombe e le altre feste
di trasgressione dalla trasgressione
dimenano giornate fino a sera
quando _nascosti a noi_
ci addormentiamo











crì <3
<3
L’inverso dell’anagrafe si svela quasi inaspettatamente e lascia una solitudine dolente. Vengono a mancare quelli di sempre e si rimane scoperti come la dentatura di una cerniera.
è appunto il dramma di chi resta, sapendo che si approssima il traguardo.
“a denti nudi
una risata in sospensione _il resto assente_”
Sono senza parole tanto intensamente i tuoi versi mi hanno toccato.
E il titolo…
Grande poesia.
Ritorno perché voglio/devo rileggerla.
Un abbraccio, Cri.
gb
Bravissima.
poesia drammatica, so che non ha niente di leggero, sono versi che nascono dall’inquietudine esistenziale.
abbraccio ricambiato
sì, Cri.
vedi che ho sottolineato proprio quei due versi sopra.
perfetta per la tua poesia e molto bella la musica da “Il deserto dei tartari” del nostro grande Morricone.
buone ore, cara
🙂
gb
un bacio.
ricambiato
E’ delicata.
Molto bella, mia signora
grazie