Anna Maria Curci sul Giardino dei poeti
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L’appuntamento è là
sull’astro blu di pertinenza
spettri d’una variabile infinita
ti aspetterò con la pazienza degli umani
appresa sul pianeta del dolore
nell’aula magna dell’impermanenza
e mentre qui ti ascolto e tutto in me
s’allinea al tuo richiamo
il tempo stringe
e non posso abbracciarti in queste strade
dove solo una voce ti appartiene
prendi l’appunto
e brilla
brilla quanto più puoi
quando sarà il momento
ti riconoscerò di quella luminanza
che dire t’amo è nulla
quando mi accosterò binaria bianca
alla tua luce azzurra.
.
ospite di Fabrizio Centofanti
per il giovedì chez soi …
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Dentro di noi c’è una
cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo (“Cecità”)
È nel rovescio
obbligato______itinerante verso
finalità scompositiva
nell’ annunciare d’essere poeti
io no
che me ne brucio cassapanche
d’abiti smessi e rime in litanie
senza costrutto
un viaggio da pagare al conducente
chi tiene i fili
una
che sonagliere roche pretendono l’assolo
un cinico bon ton
e un calcio ben diretto all’indifferenziato
illecita bontà
s’impara presto
invenzione di franchi adulatori
nella fallace convinzione che
non se ne accorga chi
le mille me
s’assiepano sul pozzo del conflitto
le farà fuori tutte
una
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Al posto della neve
fiordiciliegio gemme
tradite dal rossore
aria che gira intorno
età di precipizi e di solstizi
essere al dunque
portami al petto un battito
che insinui la certezza del momento
io viva
nel surrogato di una primavera
apposta quale patto di alleanza
come un post-it
sul vetro della fuga
e scritta sulle mani
azzurrità d’amore, nelle vene
la vita trattenuta dall’inverno
.
Da Renzo Montagnoli Libri e Autori
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Da Mauro Antonio Miglieruolo Il giovedì di Cristina e tanti altri articoli imperdibili.
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Sembra il catalogo d’un vecchio
classificatore a mantice
voci di dare e avere le macerie
d’un soporificio aziendale
tacciono le sirene i fumi vanno
a figurare oltre le ciminiere
pareidolie cangianti
intanto che dimentico le porte
i passaggi nei muri
le feritoie di maggio
il maglio batte sulla soglia
tartassa il travertino
in ginocchio il restante di vocali
taciute sottobanco
ai compratori di parole
è una vittoria d’apatia variabile
sulle risorse ormai agli sgoccioli
e chi volesse fingere
dovrebbe avere almeno uno schedario
stabile.
prende nel centro delle costole
sferra l’attacco un’alleanza con
piume d’oca selvatica il volo
è salto di squilibri tattici
gocciolare di sole e la colomba grigia
picchiettare la neve
una che pensa d’essere una
che intanto guarda una
che si distoglie una
che madre una
che gesto una
che nero
presidiate da qualche forma astratta
proiettate nei pixel
mutuate da files
vasistas a ghigliottina
lingue saette
ora che si è strappata
una di me che si diluvia dentro
altre che non la sanno confortare.
La penna blu sberleffa in aula magna
sdoppio di velamento
in lampade votive il suo sconforto
sotto un riso di braci
la duplice costanza d’incensiere
lingue di flemma antica e antico il corso
di sentimenti arresi
mentre soffiava il mantice s’udiva
scorrimento di lingua sulla curva
salata, il mare in seno
la trasformava in pelle di batrace
in contrapposizione al bianco liscio
da raggrinzire sotto il tacco
amara l’acqua amara l’acqua
una cesta di mele avvelenate
e una moria di pesci arcobaleno
strizzati a mano sulla terra d’ombra.
.
negli occhi la paura
dei pensieri in disordine
viso che ci si legge il giovane li vedo
i suoi sorrisi bianchi
sulla spiaggia di giorni promettenti
i figli in braccio adesso
che non riesce a mettersi i calzini
quel ragazzo esiliato da se stesso
in questa zona dove manca il noi
dal portico alle stanze
le conclamate incoerenze
distanziano le onde
sonore. In territorio ignoto
e non posso raggiungerlo
sono la sua testimonianza viva
dei suoi tempi inesperti
fotografie incastrate per momenti fissi
che fosse mare o
vetta non c’è silenzio sufficiente
a simulare il prossimo silenzio
che ci dividerà. Che non sarà possibile
evitare. Saremo come un paio d’occhiali
rotti nel mezzo
.
.
.
cari amici, lettori, visitatori, passanti,
confortata dai consensi andrò a continuare quello che spudoratamente chiamerò “romanzo” da offrire senza mediatori, oggi che molta parte della divulgazione letteraria avviene attraverso la rete internettiana.
Mi avvalgo della modalità a puntate, magari ogni giorno uno stralcio, ma l’intento è quello di avere un impegno che mi distolga dalla quotidianità non sempre facile, e nello stesso tempo farvi partecipi di un vissuto, non strettamente autobiografico, ma con uno sguardo al circostante…
Vi confesserò una cosa: mentre rileggevo alcuni capitoli mi sono detta, cavolo, Cristina, ma ti rendi conto che si tratta di un’epoca?
Beh, sono sbigottita, esterrefatta, basita… mi sento bicentenaria, e senza ausilio robotico… o forse sì.
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qui la seconda parte
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la poesia
Steatite
I corpi essendo opachi
rei confessi
d’essersi condannati alle misure
tratteggiati di spalle
-divisi da divise-
nelle trincee d’imbastiture
imbracciano parole
.
è un tentativo che non so dove porterà e, se, porterà.
QUI troverete un incipit, se vi andasse di leggerlo, vi chiederei di scrivere se vi incuriosisce o… la vostra opinione, comunque.
In seguito potrei esporvi un progetto che da qualche tempo mi frulla per la testa.
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La poesia del giorno è QUI
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fessure d’occhi
lacrime di pierrot biacca di luna
coriandoli di grandine
sotto i ponti si passa a miglior vita
nulla si sa di musica da camera
o di saloni d’ambra degli zar
troppe le cose
che non sapranno mai
tra panchine e cartoni
godot giunse di notte
non lo aspettava più nessuno
un carnevale gelido
tra campanili e fori
alla periferia di corpi arresi
incandida la piazza
c’è una fiumana d’angeli ubriaconi
in tenuta da sballo
che tentano d’uccidere la noia
del monotono impiego
ma giustamente consigliati a
cambiare lavoro
organizzano gite intorno al palo
per festeggiare il tempo libero
Inciamparsi nei
piedi
fare un
micro verso
un
termine di quelli
che
tinti di rosa pallido
dovrebbero
tirarti per il bordo
farti un giro
d’intorno
finché
non ti decidi
ad aprire
un
battente solo
per
sporgerti
nel bianco
versi in transfert
Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi
letteratura, filosofia, arte e critica globale
A Reader's Blog
sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.
[è necessario che la poesia divenga un sintomo della realtà]
La poesia non ha rimandi . La consapevolezza d'essere poeta è la stessa spontanea parola che Erode. Stermino io stesso il verso.
mariga de sos pensamentus
Impara l'arte e NON metterla da parte.