
sulle proprie orme
quando follie di pregiudizi vietavano l’ardire
_oh! dimora d’insonnia questo letto_
e nel sapersi andare
rimanere sé stessi perdendosi ogni volta
in zone sconfessate dai presagi
s’era negli occhi di chiunque _clandestini
su strisce pedonali liquefatte_ povericristi
camminando sui piedi senza sprofondare
l’aria che tira in questi giorni d’acqua
ha l’odore dei porti
_e si è distanti da pontili e fari_
uomini in processione, in amnesia di terra
percorrono rotonde in circolo vizioso
usmando il cielo come dei randagi
l’indovino da banco
inganna il branco con le tre monete
_ scarpecoperchi a ricoprire il niente_
Comprammo salvagenti a mo’ d’icone
ma li lasciammo sulla terraferma
: prima scrivemmo il nome sulla carta
poi costruimmo barche di velina
per salpare da vivi
sapendo ineluttabili i naufragi











Ecco come dire il tragico personale, sociale, globale
parole come scale
puntate verso il cielo
splendida.
sarebbe bello ascoltarla letta da te ( a volte lo facevi… )
grazie, Doris, magari quando sarò in vena lo farò
🙂
Cri, spero tu sia presto in vena di leggere i tuoi versi.
Ricordo la suggestione della tua voce.
Ti abbraccio.
gb
grazie, gb
a presto 🙂
Ti aspetto.
🙂
gb
Cara grande Cri
Oh, il tuo tutto <3
Ti abbraccio forte
gb
ti abbraccio anch’io <3
cuscini di pietra per notti senzafine
a volte non si sa dove posare il capo….
Delicato e intenso!
grazie!
Nessun commento: è tutto troppo perfetto !!!
grazie!!!
Bellissima pagina in blu, tra dipinto poesia e …musica!
Complimenti Cristina 🙂
ciao
.marta
grazie, cara Marta!
felice che ti sia piaciuto il tutto
cri