vedessero i tuoi occhi

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vedessero i tuoi occhi le incrinature
i raggi
di quel sasso graffito
toccassero le  mani il finto marmo
del mio altare privato
avresti voglia di fuggire o
fare miracoli

ti perdono la prima
fuggirei io stessa da me stessa se
sapessi come.

Oscillo …………………gioia d’esistere
…………………………..o desistere

sono ridotta a fare il verso
cocorita di stanza
scabrosità da calcinacci e duro
rispondere con l’anima traversa
la grancassa
strepita perché tanto…………..nel paese dei sordi
può terminare il mondo…………in un boato
sconfessando memorie
d’ Eliot

in un lago tranquillo
le sirene

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Da non perdere!

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/li/culiai19-007512.htm

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Ancora un giovedì

da MAM 

che ringrazio di cuore

perché, seppure lontano dal pc., continua la pubblicazione dei miei testi.

 

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Tungsteno*

ho smesso la capriola e il ciangottare
io sasso
non ho da offrire miele né riparo
a nessun uomo e a nessun dio
io sola
cuore subossidato
che non ho messo mai radici mai

sul dente di leone ha vinto il vento
su di me sarà fulmine e saetta
a scavare in un giorno apocalittico
la ragione del mondo

ora mi fa solletico il passaggio
della bufera piccola da tasca
io impavida
sfido me stessa ed ogni mio pensiero
e quanto
di mia bellezza fosse malachite
anche il pudore
di non offrirmi grumo infinitesimo
a chi mi ha regalato l’universo

* tungsteno (durissimo) perché suona meglio di “subossido di boro” secondo per durezza solo al diamante.

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Artifici_ali

in cima non avremo altre catene
o frullo tra le spalle
che ci tradisca il cielo
con la misericordia di chi vola

ecco lo stagno mendicare il sole
barattare il suo fondo di bitume
per una piuma

scrivere la catena d’amnesia
l’aria d’aprile il raggio
ch’è tutto il suo bagaglio alberinfiore
sia drappeggio di flauto

di questi giorni mendicanti
più branchie che polmoni a superare
le barriere oceaniche
l’orizzonte rovente del pianeta
e per portarsi in alto
aprirsi un varco nel vestito.

 

 

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Sono altrove

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/04/05/antipasqua/

http://miglieruolo.wordpress.com/2012/04/05/masquerade

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A che servono i prati

Città di videoclip senza data
ne paghiamo il rotolare di note
ai piedi delle scale
si può fare, dicevano gli omuncoli
le bocche piene di tiramisù
i denti spolverati a velo

la differenza di stazione
tra scimpanzé e quadrupedi
è nell’ombra
quest’ultima sdraiata, l’altra eretta
svicolammo di coda __ noi__
ma non di testa.

Gettare sassi
il fromboliere ignoto
carambola di corpi sul velluto
l’erba ci muore sotto
e noi perdiamo l’anima ogni volta
senza sapere un filo.

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Invito


   

   venite a casa mia
   c’è una panchina un dondolo e un’amaca
   erba rasata in cui affondare i piedi
   una trapunta stesa sul terrazzo
   per chi volesse stendersi a dormire

   venite tutti qui 
   per dire al tempo di farsi da parte
   e ci regali ancora un altro aprile
 
   cancelli aperti
   un prato senza vizi da estirpare
   senza virtù da celebrare
   siamo tutti colpevoli e innocenti
   a volte danno a volte dono, ma
   portiamo sulla fronte  tutti quanti
   un sospetto di luce e d’allegria.

   Verrete allora? Sono qui che aspetto

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E su

L’armonia delle parole

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ho dimenticato

il giovedì da Mam

spero di essere ancora in tempo per il link

http://miglieruolo.wordpress.com/2012/03/29/capo-nord-di-cristina-bove/#comment-488

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Sono ancora convinta

scultura e foto personali, elaborate daCristina Bove in sovrapposizione grafica

Sarò poeta

quando avrò scritto

il mio silenzio migliore

 

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Versi

Bramire Trillare Bubbolare
Starnazzare Bombire Gridare
Ragliare Belare Gorgheggiare
Abbaiare Stridere Zillare
Nitrire Frinire Bofonchiare
Coccoveggiare Ridere Tubare
Zigare Soffiare Chioccolare
Garrire Chiocciare Potpottare
Schioccare Landire Grugnire
Fischiare Zirlare Ronzare
Pispigliare Paupulare Gannire
Tubare Spittinare Squittire
Gracidare Muggire Zinzilulare
Farfugliare Cantare Gloglottare
Miagolare Gracchiare Uggiolare

 

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La primavera di Fakhra

perFakhraYounas

 far

questo marzo che infiora un’altra volta
e non ti ridisegna i lineamenti
occhi di mare
una belva sbranò la tua bellezza
non si salvò neppure un ciglio
osasti rifiutargli la tua vita
lui se la prese fino all’osso

danzavi che fiorivano le primule
inarcavi le dita e il cielo stesso
si pronunciava musica

hai spalancato la finestra hai preso il volo
sei diventata nuvola
e nessun uomo più cancellerà il tuo viso
oltre la pioggia

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Stregonerie

quella fiamma
affannava la voce a raccontare
che si trovava morta sissignore
di beni in comunione spesi tutti
la parola stempiata
occhi larghi di vuoto

nessuno rispondeva oltre la fronte
biancori intrappolavano la mente
e non era fuliggine quel nero

a chi parlava dunque il conduttore
con la mano sul freno?

In sottotono voci di metallo
dicono che in aprile si germoglia
mettendosi davanti a un calendario

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Giovedì

fiorisce qualcosa QUI

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Fiat

ritrovamento fossile dell’anima
annunciazione
portata in superficie per la resa
e invece di sorprendersi per molto camminare
è nel restare fermi che s’incide
la propria impronta

spiegare al cieco nato le misure prospettiche
al sordo l’armonia
al corpo l’insostanza
e scrivere la vita con gli steli
di fiori secchi

se non fosse l’inciampo nell’oscuro
della spietata luce
non avremmo contezza
non ci sarebbe fossa a pretenderci vivi
in odore di santità distorta

gli assassini del corpo hanno le aureole
porgono cieli tondi in cui specchiare il niente

ci vuol coraggio a immergersi nel buio
del proprio esistere

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Ma de che?

Voglio scrivere d’imbecillità
e non risponderò
a chi mi chieda le motivazioni
roba forte
più della zuppa rossa a Napoli
ho lacrime di ceralacca
sono sfrontata              non
ho nulla da perdere
nulla da farci una passione stabile

sono la lama del coltello, il manico
è lassù
mimetizzato da satellite
quaggiù batracomiomachia da rane
e arvicole

gli stupidi hanno occhiali senza lenti
la domanda che faccio
sapendo che non ci sarà risposta
è del tutto risibile         sono imbecille anch’io
a generare codici per timbri fatti ad acqua

esonero dal prendere visione
di siffatti esercizi pneumagogici
la vita
non è dell’aria che si nutre      ma
ha dalla sua l’infamia del tragitto
dall’anima ai polmoni

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Flemma

 

ho visto insaponare scale come
alberi di cuccagna
niente di liscio eppure scivoloso
per non precipitare
uncinarsi le dita nella bocca
il pane
s’abbia di sabbia e quanto
altro dell’apparire

nel deragliare delle parallele
pure sepolto sei nell’addomesticata
analgesia da sgombero
vivi di luci fioche
tratteggi il fiato

trarrò da sola
estreme confusioni
una per tutte e tutte per nessuno
in ascensione lenta
approssimarsi nuvola

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un altro giovedì

da Mauro Antonio Miglieruolo

perché non sono solo quattro le stagioni….

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Pratiche decennali

si fa quello ch’è giusto
il piede avanza il corpo resta indietro
apre scompartimenti nel torace
una prigione d’ossa e un cardellino
nel suo piumaggio rosso
un bonus da concedere ce l’hanno
alla dogana dello sterno
                  non trasmetta i suoi battiti
                  signora
                  li conservi al sicuro
e quando il sole pagherà il suo conto
alla sera imminente
un faro acceso un trillo inaspettato
risvegli dal torpore
l’addetto alla custodia delle carte
ne sveli la fatica a districarsi
dalla comune rete
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