
Ai cancelli del cielo ai rami di metallo
lune fasciate dai residui chimici
non più cose normali
i voli sono salti di canguro
tra svolazzi di fumo sulla terra
tergiversa la mente
ruzzola a capo
segni d’interpunzione tra le scie
sulla tastiera all’apice dell’unghia
prego tacere
quando si accade all’uscio del sentire
senza rintocco
si stizziscono i cieli e fanno lampi
e noi guardandoci le mani
all’improvviso le vediamo estranee
escrescenze che sembrano cappelli
o attaccapanni
o
ci si sgranchisce quelle cose che
chiamiamo gambe
siamo centri di smistamento e sindromi
alzheimer o tourette
reimpostati da un dio capriccioso estemporaneo
creatore di virus e malintenzionate cellule
che non conosce più la propria forma.
Vorrei essermi punto di partenza
.
























