Nuvole color pistacchio

nuvole pistacchio - by criBo

Ai cancelli del cielo ai rami di metallo
lune fasciate dai residui chimici
non più cose normali
i voli sono salti di canguro
tra svolazzi di fumo sulla terra

tergiversa la mente
ruzzola a capo
segni d’interpunzione tra le scie
sulla tastiera all’apice dell’unghia

prego tacere
quando si accade all’uscio del sentire
senza rintocco
si stizziscono i cieli e fanno lampi
e noi guardandoci le mani
all’improvviso le vediamo estranee
escrescenze che sembrano cappelli
o attaccapanni
o
ci si sgranchisce quelle cose che
chiamiamo gambe
siamo centri di smistamento e sindromi
alzheimer o tourette
reimpostati da un dio capriccioso estemporaneo
creatore di virus e malintenzionate cellule
che non conosce più la propria forma.

Vorrei essermi punto di partenza

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Non si archivia la seta

chiffon - by criBo

La sciarpa di chiffon

vi si respira ancora il mal di gola

il fischio dal binario diciannove

e quel vento d’ottobre

che stampigliava foglie sulla faccia.

Ha nei fiorami stinti la sua storia

il tempo ha scarmigliato le sue frange

e tace appeso a un filo. Tace

la trama arresa alle giornate

raccolta tutta in una mano chiusa.

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PAROLE INFERTE

giant

Sotto la chioma bruna
che parla in strato sferico
riferimenti in sovran_numero
si calano le fronti corrugate
strade d’asfalto accelerando il passo
non il respiro, quello
rimane appeso al chiodo.

E sbeffeggiare chi la vita stringe
filo di ferro infisso tra le vertebre
a consentirle transiti di scarto
– ecco un bacino idrico –
la ninfa delle ellissi
di quello che non ha ferisce a morte
ché se appena si approssima d’un cielo
bavero di cristallo
termina l’alfabeto nella forra
e nel suo manto nero sfoga l’urlo.

Io sono qui, mi accosto con prudenza
perché ho paura d’essere ferita
la millesima volta.

(maggio 2009)

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un giovedì

di linee ospitate da Mam e una bellissima immagine

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IN S(ì) MINORE

canecheabbaiaallaluna

 

Questa non è una tana di carezze, è piuttosto una scatola cinese
e dentro -sil la ba ta- una fontana
ci sono voli sulle guglie e intrappolata
una bambina in processione per corridoi infiniti

la sua difesa è assecondare tutto

Dorme il fauno ebbro, ha sulla fronte il lascito di un sogno
l’edera sulla bocca
di terra i fori occlusi e muto il flauto

fuggi, bambina, è tempo di ferraglia
non di cocci smussati dalle onde, gemme
serbate nelle mani piccole
morivi di ogni età

disattesa la lingua e l’idiota enarmonico
canta quarti di luna. Sotto la scala immobile
il cane di Mirò

e tu
sì, dico a te
che il tuo passo di pioggia scivola sul mio vetro rassegnato
e non concede appigli

hai forse braccia
da contenere immenso?

(dicembre 2009)
                       
                      
 questa poesia è stata presentata da Gabriele La Porta
nella sua trasmissione “Rainotte – Inconscio e magia”

qui sotto c’è il video

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Detesto

 

i fogliettini scritti pissi pissi
nuvole e cuoricini by by
l’angioletto mylove a porporina
le giacche coi lustrini e le tivù
sguaiate d’ignoranza e di veline
labbra siliconate e birignao.

Questa, se la vogliamo dire poesia
è scritta con il fango sulle strade. I paracarri
segnalano le pietre dei chilometri
le pietre seppelliscono Kadisha
nelle piazze dei bruti. Umani a noi risultano
i libri traditori – hanno di sacro il sangue delle donne.
Le uccidono da noi da loro ai poli e all’equatore
le stesse madri___ i mostri
chi li crebbe costoro?
Donne che odiavano sé stesse e le altre donne.

Burka tatuati sulla pelle
le prigioni dei sensi in asfissia
saranno i ghigni dei lapidatori a denudare
e rivestire a sassi.

Qui si fanno regali di una festa balorda
un’orda scatenata in compravendita.
Per carità! la carità che rende schiavi i poveri
sempre di più
smettetela perdio, di concedere briciole
sarete dei cadaveri, sarete solo cenere
cosa ve ne farete degli imperi, quando le vostre bocche
saranno tana ai vermi.

Moriamo, donne, piuttosto che vedere
i figli che son tutti figli nostri
diventare assassini
ignari che nell’ultimo respiro d’ogni vittima
esalano anche il loro

 

 

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Per_correre

Ce ne stiamo così
con i piedi nei piedi
e non sappiamo camminare
per
nostra fortuna è
la strada che s’incarica di fare
tutta se stessa e
ci lascia indietro con le scarpe in mano

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Sordi e ciechi

sembrano scene del cinema muto
i manganelli arrossano le strade
ci massacrano i figli (non un grido)
e noi dietro una stolida finestra
a chiedere ai signori delle lettere
se possa funzionare uno stilema

più che lenzuola, bende ai nostri letti
il sonno ci ha ridotto come mummie
incartapecorite nel cervello
e fosse solo quello!
un popolo di mostri addormentati
per un dannato film di dario argento
nelle cucine a colazione e a cena
mangia guardando e non vedendo
i morti il sangue le macerie
i cimiteri allegri delle sagre

lo sentite il concerto dei bambini?
Suonano teste e riccioli da morti
le crepe s’aprono di poco: pesano quasi niente
peccato quella polvere alle gote
li rende poco fotogenici
poco significanti
che vuoi che sia morire di granate
o di miseria e gelo
ai governanti?
i loro figli non saranno mai choosy così
soltanto trote
tette rifatte a capo dei giornali
il culo al caldo
i padri sanno quello che va fatto, noi no
noi ci cresciamo figli schizzinosi
quando non sono in piazza a protestare
fanno le bizze per poter esistere

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da Mam

http://miglieruolo.wordpress.com/2012/11/22/nodi-e-nodi-di-cristina-bove/

 

 

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Case abissali

fantasime 2 - by cribo

Parole orfane
come lutto del dire
a fluttuare in uno schermo di
cristalli liquidi

nascoste nelle mani
al riaffiorare
d’alga di sale plancton
carezza d’ombra
scena depositata sui fondali

si tace
quando
si sta toccando l’anima
di spalle

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Pietre che suonano

e altre segnalazioni:

Sono sicura che incanterà anche voi come ha incantato me, Pinuccio Sciola, lo scultore che trasforma la pietra in forme sonore: la roccia viva  veramente vive e risuona grazie alla sua prodigiosa arte!

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Cose da leggere qui

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A non sapere che si sa


Veniamo a giorni d’acqua
da capelvenere dormienti
e muschi
in noi si compie il rito dei millenni
affiorano le primigenie ciglia
dei cefalocordati__ erano siamo

da trasparenze e intarsi di frattali
forme librate a mezzo
in questa personalità fittizia amiamo
ciò che nemmeno esiste
e solo appare

è questa la ragione che m’induce
al tuo fantasma altezzamedia__ al viso
portato con disinvoltura
che ne sapevo delle linee rette o delle arcate
di cento braccia o un occhio solo in fronte
un gigante pensato
__ti faccio bello come un figlio__
ti riconduco all’acqua

se questo è fare gli uomini
si burlano di noi tutte le stelle
nell’universo benpensante
e dio

ho perso il segnalibro alle mie pagine
non voglio più che mi si legga addosso
e se mi scrivo
soltanto chi conosce il non conoscere
saprà l’indecifrato.

__Qui sto__
ma chi lo dice?
forse si può vedere un cerchio d’aria
o un desiderio farsi una saetta?
Rivendichiamo gli echi dell’eterno
forse dimenticammo
come si spegne e si riaccende un sogno.

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Futuro primordiale

 

L’alga che si porgeva al flusso docile
lascia la rena e i ciottoli
chiama una voce dalla superficie

è la promessa a sostenerla a galla
le dissero in segreto che la via
per ritornare è ancora e sempre andare

viaggio di trame l’es
logo e ventaglio
il sé di una flabelia è un dio nascosto
tra laminarie e bocche di corallo

 

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Per antitesi

Di pietra
incatenato al verso
l’astio guerrafondaio__ la pace
ha gli occhi generosi
l’odio una lunga fascia giallozolfo
firma le spine purulente      assale
solamente l’inerme.

Ride e volge le spalle__ rediviva
ancora ha il giorno pieno
le mani fanno vivere gli oggetti
suonano un pianoforte
traggono dai colori altri colori
un siffatto miracolo l’abbraccia
gente che l’ama e sa d’ogni conquista
con altrettanta verità.

Monocromie da poco
ruggini perifrasiche
non bastano a velarne l’implacabile
fame di luce

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Giovedì

da Mam

 

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Fino a quell’ora buia che copre i mobili

a raccontarsi strategie
di lei briciola bianca
immobile perché non se ne scorga
un principio di resa e d’asfissia

non c’è rimedio al grigio
solo impreviste sfumature la
bellezza dei ruderi
apparenza che inarca sopracciglia
ha voglia di fuggire      e di restare

una dentellatura d’ingranaggio
un maremoto ansioso che l’affonda
vorrebbe dire ed ascoltare altro
da quel fondale in ombra

e la disinvoltura
mai del tutto assuefatta all’emozione
__gravano cose adulte__
nella cornice liquefatta il viso
firmato con due sillabe sbiadite

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Blatte

di tutto rispetto

ed altre segnalazioni qui
—-

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Se batte sconclusione

 

da quell’affare là nel petto
che ce l’abbiamo tutti
chi più chi meno
cinque solstizi da sottrarre a tarme
vi ho parlato
e voi siete fuggiti
ciascuno con le scatole da scarpe
il latte i fondi del caffè le toppe di giornale
ciascuno a sé
dimentico dei pali della luce
dei ladri e dei padroni delle chiese
e cinque ceri accesi
per la dimenticanza e il sangue dei miracoli
non trapelano stracci da panchina
montatori di macchine arrotanti
i crocifissi agli altiforni

le lampade lalique sulle pregiate scrivanie
e le signoremanichini
i drappeggi da farsene bendaggi
si dovrebbe a teatro sghignazzare
che noi non ci crediamo alle boutades
buttati come siamo alla malora
noi dai paranchi ci cadiamo ci
rompiamo la testa
siamo le quarte e quinte
ma non abbiamo lessico d’altura
e se rubiamo mele c’ingabbiano……. ma loro
i malviventi veri
hanno azzeccagarbugli da spalmare

per quelli che si scrivono tra loro
versi d’amore o come questi
concorsi e baggianate (ci voleva cazzate)
quando
partono vagonate dai binari         barche
senza un ormeggio
calano dosi nelle vene ai figli amari
ai padri le serrate delle fabbriche
fanno le corde e i cappi

e allora perché batti
perché ti ostini a startene nascosto
cuore dei miei stivali
non t’ho mai visto
neanche ti conosco.

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Corrispondenze monosillabiche

Ehm
Uhm
Ohm
da qui si va più giù si va
suggerisce da icnusa: la sunrisa
in lingua di castiglia fa
ma qui da noi si di_ce
ch’è solamente aurora
e ci si de_sta

annota il controfatto        disse
eh no
eh sì
non lo farò
sì lo farai

tu
non capisci che
l’ispirazione
pungola di strambotti
e lai
tu l’hai
non sai
che vibrano le corde
prima di strangolar mi
Ahi!

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Legno

può risuonare casa
o cassa
essere porta o nave
e chi s’appressa alla modanatura
mani percorritrici di paratie a tentoni
o fregi
un inquilino comunque
sopra il letto simontadaséikea.

Vivo o morto
dicono i dormienti che le strade oniriche
non fanno risvegliare
nemmeno a calci e pugni
figurarsi se ad alfabeti esperantici
o fioriture di glicine

barche condotte da guide di montagna
che ne sanno di vele e di sartiame?

Casotti verdi
da doposci sull’arenile contraddetti
dai moti ondosi alle caviglie
e ci piantiamo chiodi, all’acqua.

 

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