Rue Eve Noelle

al di qua della luna - by criBo

Quando la luna
ingloba intensi grigi
girata al largo una scena di me:
stringe la mano un lume
tra corridoi di siepi
intermittenze e luci

…” au bord de la lune, mon ami Pierrot…”
Com’è rimasta dentro quella nenia?
canticchiava alla culla di mio figlio
Sherifa, disegnate mani hennè,
l’ho come persa nelle giornate smesse,
(non avvisa il ricordo
s’appiglia a squinternate tracce in un palazzo
secondo piano, rue Eve Noelle, Tunis).

La stessa luna sopra Monastir
pochissime le case, il minareto immerso
nella sera al finire dell’estate
a dorso di cammello percorrere la spiaggia
per chilometri senza
anima viva.

Un album della mente, clic
un battere di palpebre.
Abbraccio il mio vissuto
oltre la luna.

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Canone di Pachelbel

Se gli occhi
svoltano l’insonnia
e un’orchestra sdraiata tra i capelli
suona di clavicembali e violini
finisce la parola

incomincia la resa
dei desideri mai rappresentati
perché troppo vicini al paradiso.

 

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È così anche se…

Non mi dà tregua il mondo::::::::::::::::::::::::::avviene
con la pressione di uno stelo
che scriva sulla pelle mari e voci
ma non sappia prescindere dai versi
ne fummo appesantiti
a volte______________________impronte rosse
le baciava convinto che il calore
desse forma all’assenza

andare ancora a dirsi __________come se le parole
fossero vita assolta______________e non amnesie
volute

in fondo mi è caduto
più che accaduto::::::::::::::::::::::::::di sapermi in due
dove la mente errata corrige sognava
e poi si ridestava sola

qualcuno ancora pensa che i cavalli
abbiano a stare chiusi nei solai
in cassapanche morte
come ippogrifi incartapecoriti

___________________________sarà stupito a notte
quando le gambe svelte andranno a meta
sulla trapunta d’oca
e i fianchi della luna scaleranno
tutti gli inverni in retromarcia::::::::::::::::::::::::gli anni
fatti di zucchero filato
e rimembranze secolari attinte
dove credeva farsi l’infinito

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Sponda

Un luccicare liquido di ciglia
a cadersi dall’alto
e non ricompattarsi mai
vedi la macchia?
La buca nel cemento a forma di ragazza
in alto la persiana semiaperta
Vedi
è una storia arrotolata
una vittoria da dimenticare
a monito di passi
quando volare è già un peccato grave

al tribunale dei feriti lievi
non si fa distinzione
sia un treno che deraglia
o un confettino nella bomboniera
gli uditori
decidono del peso delle cose.
Chi ha smesso i suoi vestiti
ha denudato sassi
a far carambola
sul greto d’un biliardo.

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Logica non-contestuale

Le vittorie del tempo sui destini
hanno rigore matematico
chi strappa il sonno alle chimere
àltera il risultato
viene da domandarsi e non è facile
dove ponemmo limiti al pensiero
                      forse chiedemmo simmetria
                     nel dire pane e assaporare sangue
                     nello squilibrio delle discrepanze
e ancora rispettiamo conseguenze
fibrinogeno alacre a rimediare
sbucciature di gomiti e ginocchi
                    i miei figli da piccoli
                   giocavano con cifre in addizioni
                   costruivano mondi con i lego
                   e paradisi sparsi.
Adesso hanno lo scorrere dei fiumi
il seme delle istanze
nel generare desideri e corpi.
                   E noi che l’accogliemmo
                   nel nostro ventre
                   il vivere e il morire
                   non abbiamo che braccia
                   a cingere d’amore l’incertezza
                   e mai bastanti alla disperazione.

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Mix

Presuppone parentesi quadra
periodico <segue numero>
accostamento arduo
imperativo categorico ypsilon
reverso
rivettatrice di chiodi
misto stagnola baci  perugina
cartina al tornasole.
Il programma prevede cauterio
chiudere a filo bocca.

Enumerare
piedi fior di loto, grumi cinesi
accertamenti mediatici
quadrifonia
suppurazione
sulfur
miglio olivastro, incetta

la borsa delle azioni
down
matrimoni speciali
clic su my heart
splash.

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Impalcature

Non so se è tutto un gioco
se non avrà importanza la morale
delle piccole cose
né se darà fiato a trombe
e clangore a trafiggere
impalcature insonni

Quello che adesso è persuasione
coraggio o naturale smarrimento
se non saprò riunificare
il caldo e il freddo
chi sarò mai? Un pensiero
una vibrissa al minimo fermento?..

con movenze di gatto ammaestrato
ora vorrei dimenticare il mondo
essere un punto adatto al gusto e al tatto
un tatuaggio di labbra
un brivido guizzante sotto pelle
e spogliata di me
lambire il suolo.

Invece smisurata
la mia sete di nuvole mi porta
sempre più vuota e sempre più distante
ai confini di me
che sto perdendo.

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Oz

Radici
parevano le vene della terra
segnavano il confine
tra le mie mani e il mondo
oltre s’alzava il cielo
con le sue forme di cobalto
io ne vedevo segni in sospensione
punti di nonritorno

annotavo pensieri a bassa quota
marginali
scontornati dal gesto

lontano
su piani di smeriglio un volto d’ansia
e nell’arcobaleno
voce dipinta ad acqua
un mago prigioniero dello specchio

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Rhynchophorus ferrugineus

La settima del giro sondo
perlustro il suono sotto la corteccia
dove s’annida il punteruolo rosso
nel cuore della palma
e prossima caduta
l’ottava scende in ciangottio
quasi vescicolare
murmure mi sol fa
apre la porta sulla segatura
entrava così dolce…
fiatava appena
una questione fastidiosa
fatta la breccia
osa
rosa
corrosa
sopra le o l’accento circonflesso
per capirci tra noi
ci basta ora saperlo
e rimediare
morta una palma se ne attacca un’altra
su tutti i lungomare
dal Pacifico australe al mar Mediterraneo
e adesso infesta il mondo.

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Sulla luna vivono i progetti abbandonati

È sulla faccia tonda
che le civette tacite dai rami
aguzzano lo sguardo tra le piume
oh mio cuore! mio cuore!
dove si andrà se nella selva è buio?
Racconteranno i mari
verde cangiante in violamelograno
di mongolfiere ed alberi d’argento
che portavano rotoli di sogno
li piantavano mani di bambini
diventeranno raggi nel futuro
per gli esseri innocenti
oh mia gente! mia gente!
cosa fanno gli adulti smemorati?
Cementano il pianeta
e progettano case sulla luna
mentre gli artisti i musici i poeti
pagano il pizzo della solitudine

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Esagramma 59

Mi proverò a guardare le cose acerbe
e quelle rotte
avrò il coraggio d’osservare anche
le cose marce
non col mirino di Witkin però
né della Arbus
i freaks tento di eluderli
fuggo l’anomalia: mi basta quella
degli incubi di notte e la follia
d’essere viva in questa zona morta
d’un pianeta scordato dagli dei

fiori decapitati nella mano
oso gli steli a chiedere all’I Ching
l’oracolo risponde
“propizio è attraversare la grande acqua”
e senza veli le duecento ossa
circa sessanta chili di vestito
un cuore ubriaco
ricondurre al Tao

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Gli astri non danno nomi agli uomini, gli astri.

Dal
concavo sovrastano
tra il nascere e il morire
ispiratori
di misteri insondabili
algoritmi d’un software universale
pixel
sullo schermo infinito d’un pc
di cui noi siamo
solamente
il mouse

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o dei poeti

Incomincia a suonare e si dilegua
con dita di xilofoni l’assolo
sulla celesta vertebrale

o soffi di ricordi in canne d’ossi
nidificati in testa
una platea di gente onesta che
decide quando è ora di mangiare
alle tavole bianche di fiandra
poi si pulisce il cuore al tovagliolo

i sonatori hanno le mani sporche
legate da fascicoli d’annata
– nel sessanta ero nata quasi in volo
con dieci corde tese alle clavicole
un filo a piombo
dalle vette d’un attico al plateau-

smettila di frignare dice il cieco
smettila d’agitarti dice il sordo
e la gente normale
quella che spoglia il fico per pudore
dice basta
snudare fiori e numeri da clown

-solo così, mi dicono, è poesia
se non ti sfili i denti dalla bocca
se non espianti visceri
se non sputi e non vomiti parole
tu non sei che uno zufolo stonato-
il poeta è un anatomopatologo
che disseziona strisci da vetrino.

Io mi abbandono agli occhi dei passanti
nuda
punteggiatura senza frase
,

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Parole senza filtro

Logomachia da dipendenza
effondersi nei versi
espirazione libera
mi stempero di cielo

trattenere l’effimero è mortale
voluta mente tra le nuvole
quindi riprendo fiato
e mi allontano.

Sul mio balcone un killer di gerani
depone il suo veleno
ha un aspetto leggiadro
e uccide fiori

il suo ronzio
niente di cui parlare

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Di svuotamenti e rimozioni

Che il tempo richiedesse
memorie d’impostura
desinenze
contate sulle dita
da sminuzzare come carta straccia
quando una donna vera in carne e ossa
la si vorrebbe taciturna
amnesica
che cancellasse le sue stesse tracce.
E forse lo farà
per non vedere comparsate in nero
svilirne le parole
annichilirne il cuore.

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Increspature

Diceva dell’inverno
concesso a graffi
spifferi di mani
andirivieni d’onde
a definire il mare
le sentiva percorrere nei palmi
storie di carne e ossa
il faro a perlustrare
donne dal cuore di polena
trapassati remoti in linee d’acqua
un fiume scalmanato
disperdersi nei greti
andare a foce
d’amori inflitti
modulazioni sdrucciole
la voce in dissonanza
una campana roca

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Nessuna importanza

A dirne in fondo
che siamo transitori e quindi
esserci oppure no
non cambia nulla
saremo scoloriti nella storia
come cosa qualunque

e il raccontarci inutilmente assorto
un giro sulla giostra da bambini
il tempo è una puntina di grammofono
nel solco che va sempre più a rilento

invece il mondo girerà in eterno
senza traccia di me
che sono nata
soltanto per conoscere una forma.

Se bastasse l’amore
o quel che si pensava fosse amore
avuto e ricambiato
dovrebbe esserci un titolo nel cielo
per ogni essere umano ch’è vissuto.

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Considerarsi appena

Arriva e arpiona al centro
stravolge ogni progetto
ha misure di ghiaccio
fiamme nel petto e l’abbandono a dio
per questa notte

ero me stessa
il dio da supplicare per sottrarmi
ai respiri di pietra
ai corvi neri

ma poi ritorno qui
incapace di chiudere per sempre
e mi consegno alla viltà
di sopravvivere.

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Si nasce indigesti

Ci sono ragazzi cresciuti con le pietre in tasca
seduti sulle soglie
accompagnati dalle mani dure
dei padri
ci sono figli abituati a vivere di lato
a credere che il fiore della bocca
sia un imbuto di polvere.

Ci sono figlie di figlie addormentate
nel proprio petto di bambine
e madri che hanno pozzi di tempesta
senza ciglia né riccioli né luna

come si possa diventare adulti
andarsene da sé
sottrarsi alle sirene degli allarmi
e all’occhio zafferano del serpente
tentare di sfuggire
il non ritorno.

Un ragazzo si sporge dai tralicci
degli uomini dal braccio di stadera
pesa parole e pianto
a volte muore d’ansia, a volte uccide
prima se stesso e poi sputa lontano
il nòcciolo d’un sogno.

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ALLORA T’AMERÓ

chicchere

Allora t’amerò come qualsiasi cosa
una tazza o una tenda, la cassapanca
vecchia, il tarlo che la rode.
Non ti dirò mai più che sei speciale
No, ti dirò che faccio pure a meno
di vederti o di stringerti al mio petto
tanto la stessa stretta faccio al laccio
della mia scarpa, e allora t’amo
come la rosa sfatta, l’amica dei vent’anni
e il bottegaio,
t’amo come la nube della pioggia
come l’uomo del gas
il cuoco che ammannisce leccornie
l’ostetrica, il ministro, il dittatore.
Cosa vuoi che m’importi il tuo sorriso
le parole che dici quando m’ami
tanto le stesse le dirai alle altre
tanto le stesse le dirò a chiunque
questo l’amore, questo è universale…

Io sono solo un neo sul braccio destro
di una persona triste
non so amare che il viso di chi amo
non so dare a chiunque questo amore
sono attratta soltanto dal suo dire
che mi pare il migliore.
Chiedo perdono al mondo
mi nascondo
io che sicuramente non so amare.

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