Vengo distribuita in molti versi
intendo direzioni
e mi divento inafferrabile
da qualche parte ride un io di fiori piccoli
forse un violino che sparpaglia note
in fondo al letto, là dove non trovo i piedi
e chi sarò da ricavarmi umana?
Ho ancora gli occhi, oppure no, sono soltanto tracce
cosiddette essenziali
ora divelte dalle storie _le voci anche_
un senza oggetto
alcun soggetto
il noi mi fa sparire e riapparire
in punti imprecisati della stanza
ah, la follia! dice la particella sporta
dal centro della fronte
il braccio s’è disteso a dismisura
l’ho perso _ anzi l’abbiamo perso_ noi
esonerati dall’essere compatti
fossimo pane in briciole
per fantasmi di gheppi (ritornano?)
farò, faremo, chi?
Che malditesta! Ecco, sto ritornando.
Signori abitatori di codeste stanze, vi sollevo
dal compito
la vigilanza impone un veloce ripristino
purtroppo
si comincia coll’essere incastrati
un corpo-bara (siamo tutti morti)
la pazza me s’infrange nelle ossa
e sono sola
quando ritorno a perdere la vita
ma le infinite particelle
le cristalline polveri cantanti
di me _sono e non sono_
siamo












bah! il solito super ultra eccezionale di Cristina Bove. Niente di nuovo sotto il sole!
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Che dire? Sono stata in silenzio, attonita, ad osservare tutta la scena, come fossi a teatro. Ma che scena!!!!! Tu rarefatta e ritornata essenza in molti punti della stanza, e “ti diventi inafferrabile”. Tu mi fai impazzire!
Mi trasmetti gioia pura e bellezza pura. Sarà certamente perché sei tu “luce”
Se avessi più tempo queste tue ultime poesie sarebbero da analizzare in profondità, ne uscirebbe un poema nel poema.
bbb.car
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vorrei esserlo davvero rarefatta e sparsa…
sto vivendo giorni dfficili, ma so che malgrado ciò, la mia anima ha sempre mille rifugi dentro e oltre la stanza, siamo luce tutti, questo è vero.
grazie, car, di tutta la tua stima.
bbb
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la bellezza dei tuoi versi, Cristina, e l’incanto, sempre, nei commenti che suscitano: davvero qui ciascuno di noi potrebbe dire “io… siamo”. Grazie!
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oggi siamo persi, io-noi, in questa sinfonia che scandisce le sue note alle mie-nostre spalle… un perdersi nel cuore dell’universo…
grazie!
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Un cuore nudo e disarmato che si frantuma in perline di dolorosa intimità.
Veleggiano i versi sospinti da arpe eoliche, ombre di nuvole sull’acqua gonfie di “siamo”…
Stupenda!
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sì, Nina, “siamo”… ed è per questo che risorgiamo: c’è sempre qualcuno di noi che non si dà per vinto!
e la musica… questo idioma che ci accomuna oltre l’ascolto, che ci parla nella lingua più misteriosa da noi conosciuta.
e ci fa ricordare la nostra provenienza.
grazie!
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Spostati un attimo tieni accanto la mia sovrabbondanza
insieme torneremo a far cinquettare gli uccellini e ci faremo
beffe di quel tremore che implacabile ci rode le ossa
e affratellando il respiro abbracceremo ciò che resta.
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cara fattorina, l’abbondanza è sempre da serbare, magari per i tempi di magra…
ma ne sappiamo abbastanza di pesi, di ossa, di respiri interrotti, così come sappiamo che un abbraccio, per quanto virtuale, conforta e affratella.
grazie
ciao
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come potremo non essendo essere?
siamo e restiamo folli foglie nel vento
strepitosa
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non essere foglie, ma piante semoventi, tra dimensioni alternanti.
grazie, ventis.
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non posso lasciare un frettoloso I like, ma che cosa posso aggiungere al silenzio partecipe che meritano questi versi?
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grazie e benvenuto, bortogal!
il silenzio a volte dice più delle parole… (luogo comune ma vero)
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