La rimozione della logica

Il palco esige
allittera strombazza assorda inganna
e tutti i carillons la stessa musica
_udiamo cacofonici assemblaggi_
clamori al primo premio d’arrembaggio
si fa così da secoli, e la voce
dei folli violinisti di Chagall
è una voce lontana da gabbiani
da primavere azzurre e viole mammole
                 scende dal cielo, cade sulla terra
                 dice la mezza verità
                 l’intera verità sarebbe letta
                 ma subito rimossa
                 stanziale come un amen in sacrestia.

La scena è fumo agli occhi
una kermesse di pietre in un carnaio
_la campana non suona anche per noi_
memento mori
è invito a ringraziare della vita
ma anche a fronteggiare chi la morte
dispensa a piene mani

siamo tutti partecipi del rito
qualunque sia la fede e la grammatica
da una parte le stelle e gli artifici
dall’altra il sangue degli inermi
                 io sono in prima fila a frastornarmi
                 di stolti déjà-vu
                 seriale anch’io nel ruolo inconsistente
                 di pecora dormiente

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Absents à la Bastille

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Annotazioni a margine del mondo

Scrivere nella nebbia
appunti da riprendere al chiarore
di lampade votive
_storie di vita e morte
nel gocciolare della galaverna_
sopra un altare per icone stinte
dove s’annidano i dolori
le traversie dei vivi e dei morenti

voci invasive, suoni importunanti
uomini dallo sguardo tenebroso
scrutano il male tra le chiome
nei volti delle loro stesse figlie
ebbri di profezie danno la morte
a chi non condivide il loro dio

ci giungono notizie
di uccisioni efferate
e noi dovremmo uscire dalle case
urlare da spostare le montagne
da rovesciare numi e dittatori
urlare disperati
fino a restare senza voce
sperando che ci ascolti un dio di pace

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Dialogo sui minimi sistemi

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Eonica

 

 

Io non sono un’artista, piuttosto un’artistoide, parola che associo ad asteroide: nel suo sfiorare la terra senza raggiungerla, somiglia al mio rasentare l’arte senza appartenerle.
Ho dato vita a cose che non c’erano (unica e ineguagliabile realizzazione i figli), ho dipinto stranezze, espresso pensieri che ovviamente sono confluenza di pensieri già pensati, perdonate il bisticcio di parole, da tutte le menti che mi hanno preceduta su questo pianeta.
Quasi mi sento un fossile, un’impronta appena accennata, una testimonianza minima, che va scomparendo.
Miliardi di esseri umani sono esistiti e scomparsi senza lasciare traccia, eppure sono stati tutti portatori del mistero in cui tutto si realizza.
Come ogni essere e cosa esistente nell’universo, anche io sono la particella di un infinito advenire e divenire.
E dunque senza ciascuno di noi il Tutto non sarebbe tale, essendo mancante di quella frazione infinitesimale che ogni elemento, dal subatomico al macroscopico, apporta al suo consistere.
Ho fatto una capriola immaginaria, mentre scrivevo fin qui, un capovolgimento che mi ha catapultato fuori dalla stanza: ero un quanto rocambolesco, autoirriverente, nello spazio interstellare.
Come fare a prendermi sul serio?
Io non lo so. Ma gioco.

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Scintigrafica

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Quasi ci siamo

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il Noi inclusivo

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MetaMatica

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Stallo

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Il poeta di strada

è un menestrello
che narra della vita e della morte
inflazionando le botteghe
tingendo case e muri
di nerofumo e ceralacca
uno che scopre il brutto e il bello
dove il divino tace
e condivide appieno l’esondare
dalla sorgente assidua e misteriosa
che gli alita nel cuore
un bel mistero

è un dicitore di leggende apprese
in cui non crede più
mostra le crepe
della licitazione del pensiero
edulcorando le sue stesse pecche
amare e contingenti
affabula di sogni e concretezze
e a chi gli dice: è troppo
risponde affabilmente:
si lesina soltanto se si ha poco

un’anima affollata che trabocca
scrive gli assortimenti di una vita
senza fini di lucro o di successo
e lascerà muraglie di parole
ritagli colorati in un pc

 

settembre 2014

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Eredità d’anticagliato

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Attraversando il mondo

Siamo i pazienti viaggiatori
adusi ai mutamenti
nello spazio la forma ha nicchie d’ombra
il sonno e il sogno sono le stazioni
_l’anima si riposa e poi riparte_

oggi ho una testa-nuvola
non so
di questi cieli bassi sulla terra
né della storia che racconta pietre
dove s’inconchigliarono le impronte

la gloria è un fuoco fatuo
di leggendari eroi, vittorie pirriche
devastazioni ordite dai regnanti
_mummie bendate d’oro
l’oro caro ad Anubi ed altri numi
fossilizzati a morte nei sarcofaghi_

città ricostruite dai perdenti
ipnotizzati a bordo di panchine
in sosta nei musei
lieti e gabbati
beneficiari di pozioni d’arte

obbligatorio l’abito da viaggio
fino a destinazione
ma giungeremo nudi alla dogana
forse sperando in qualche souvenir
di spiegazione

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Lo svolgersi dell’uno

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Tumbleweeds

 

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I nomi

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Uno tutti e nessuno in stati di dissesto

luci a Morena -by criBo

Balzare all’ora ics
dal ponte delle sette vite alla via lattea
essere il punto luce dilatato
il senso di faville
nella stasi di mezzo
_in sospensione libera_ sapersi
senza necessità di spiegazioni

ero nel dormiveglia e mi chiamavo
con tutti i nomi dell’umanità
mi rispondevo in ogni lingua, udivo
l’anima della terra farsi voce

Ci s’incontra distanti
camuffati da sagome e profili
nelle condotte a dispersione
e per pudore dire l’essenziale

una fitta improvvisa di ritorno
accuso il colpo e mi divento niente
_se niente è l’io che tenta la sortita_
apro finestre sul rumore: irrompe
il traffico da strada
io m’incammino in un esilio d’ombre.
Attendo alla fermata

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Spezie

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Dissero

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Impalpabilità dell’io pensante

 

Un dito nel costato della nuvola
appura il non consistere
siamo l’immensità racchiusa in atomi
l’umano tratteggiato in lineamenti
                               
se  avessimo negli occhi
cristallini elettronici
vedremmo solamente spazi liberi
e non sapremmo darci forma
saremmo dei fantasmi subatomici
scompattati nel volo delle polveri

forse di noi la voce
sarebbe il nome di ciascuno
il timbro unico e proprio d’ogni origine
nell’apparenza e nella dispersione
_l’Aria che tira
articola e respira venti e versi_

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