https://ancorapoesia.wordpress.com/2011/04/01/da-vaghezza-a-contezza/

Hai visto mai?
Che se la presbiopia tende a velare
i dintorni dell’anima e degli occhi
e fa calare nebbie sui contorni
dei gelsomini in fiore e controvento
nell’anosmia d’un sole rarefatto
ne disperde il profuma inutilmente
sarà che scende rapida la sera
e taglia in tondo scena ed orizzonte
fra le trine increspate dei ricordi
e tu allontani il libro della vita
lo sposti sotto il lume ed al riparo
siedi col gatto in grembo a riposare
hai visto mai?
Che poi se da lontano
ti chiamassero i nomi dell’amore
ancora solo un filo del sentire
degli anni azzurri e nitidi al tuo sguardo
quando la primavera era negli occhi
ti accenderebbe per un giorno ancora
di rinverdito desiderio
e allora
senza nemmeno mettere gli occhiali
vedresti all’improvviso chiaro il mondo
da vicino e lontano
ti danzeresti dentro un paso doble
come una ballerina di flamenco.
pag 13 “Il respiro della luna” (Edizioni Il Foglio – 2008)
Troveremo un forziere in fondo al sangue
quando germineremo dalle ossa
estranei quasi
dei fantasmi a noi stessi
monete fuori corso
erano le stagioni planetarie
quando coniammo verderame e sigle
per le cose inservibili
quando pagammo la speranza e i ceri
fino all’ultimo istante.
Saranno i figli della nostra carne
a riportarci in vita
che siano attesi o andati già per primi
loro sono lo scambio con l’eterno
sono i progenitori – sembra strano –
dei nostri pagamenti
alla Dogana.
31/03/2011
Per interposta ragnatela
imperlinata (d’istinto scriverebbe: di rugiada
di voli sotto i tetti a primavera e d’altre uccellerie
marine o montanare)
ma non si trova il modo
di dare un altro nome a ciò che accade
sul fare del mattino, intrappolati ai muri e ai versi
_“t’amo pio bove” e prati e voli neri_
ch’è già d’ inclinazione strutturale
la ribellione al giogo.
C’è chi conquista l’Annapurna
e chi
gradini d’ammezzato
per un attaccapanni nudo sulla porta
: tanto sarà per poco.
Nel frattempo
vivere di miracoli a ritroso
esserci quanto basta
____________________________
E sono tutte qui
_memorizzazioni necessarie_
come allacciarsi scarpe
sbucciare un melograno
spifferare colori su un foglietto
certificare il marmo con le fotografie dei fu
quando non si capiva bene ogni passaggio
: le case ebbero il tempo di ciascuno
_il meglio e il peggio_
e solo per quel poco che non bastava ai mobili
abituarsi alle pareti
il tavolo da pranzo sempre pronto
i figli sul terrazzo o nel giardino
si piangeva e rideva
a tinte sfolgoranti, a volte oscure
_s’imparava la resa ed il coraggio_
il vuoto delle assenze
e tuttavia
lei progettava giorni di bellezza
per quattro volte quattro
fin quando le parole
avessero potuto contrastare
il non poter comprendere abbastanza
quanto potesse addolorare la
dimenticanza
adesso vive
in una casa disegnata a china
basta soltanto cancellare un tratto
nella lineaparete
per entrare
o uscire
in una sonnolenza anomala
aprii le strade
in cambio di amnesie
era venuto il tempo di tacere
e dalle serrature
togliere chiavi e fiori
ad occhi prosciugati
senza nemmeno un cigolio di lacrima
06/11/2011
Quando si perse sorvolando
dalle cime dei tetti
una platea di giardinetti incolti
i mimi s’intrattennero sbirciando
ore di campanile e stonature bronzee
scandire le mezz’ore
il bubbolare monocorde dell’assiolo
__sua principale esternazione
inalberare cose d’intelletto__
che non sono per quelli come lei
dediti a far passare le giornate
in cambio di minuti.
C’è una dimenticanza a dimezzarla
e tra le due metà
l’occhio benigno che registra un film
__attori comprimari
se non fosse che lei vive di frodo__
nel fare appello all’emancipazione.
Ma la tradisce la sua riluttanza
__la verità l’inchioda senza scampo
a sentirsi ridicola__
vorrebbe essere morta eppure cede
ogni volta che un fiato la reclama
al proprio vano
intestardito vivere
Occhi affacciati
sui graniti
sui vetri
sugli scivoli del metrò
sulle banchine
sui tavoli dei bar
occhi di oscurità
occhi stanchi di pena
hanno liquidi sogni alla deriva
Alcuni
hanno costanze dure
selvagge
pesanti e inamovibili
come lapidi
Alcuni
mentre fuggono
raccontano di strade
in cui persero l’anima
Isole senza mare
Alcuni
hanno grida già morte
Altri
silenzi incolleriti
abbandonati
poveri
istrioni
occhi feriti
scoprono a intermittenza
insegne di follia
covi di amare brame
Battono sulle facce ombre e cancelli
discendono le scale s’attardano alle porte
rasentano aspri muri
s’acquattano scaltriti nella notte
Segnature di foglie ormai inservibili
offese macerate nei rigagnoli
Alcuni
occhi ridenti
chiamano ad un’intesa
che conforta
come una salda presa
una domanda accolta.
pag. 112 Fiori e fulmini (Edizioni Il Foglio 2007)
mimose temerarie
resistevano al vento di scirocco
la donna se ne stava rotondeggiante e fissa
quando s’aprì
nella carlinga del comò
l’uovo dell’uomo:
ne fuoriuscì la bella del reame
vestita bianca dalla testa ai piedi
lui ne vegliò la nascita e l’amò
vide il suo corpo arrendersi all’età
e seppe accontentarsi
d’azzurre velature _e rose due_
QUESTA forse ci sta meglio
http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna
versi in transfert
Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi
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[è necessario che la poesia divenga un sintomo della realtà]
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