
Di pietra o d’altro esistere – fa lo stesso –
Verrà un momento
che non si potrà più fingere
_____________bisognerà convincersi
d’essere portatori
d’allucinazione sensoriale cronica
infusori
di memorie __________ apparenti.
Io parto ogni minuto nel respiro
esisto senza accorgermene
guardo le mani battere sui tasti
estranee a me
sono un’anomalia di conoscenza
oppure un sogno
ma come può il sognante essere il sogno?
Chiedi alle ombre
dice la mia ombra
________________troverai la risposta
nell’universo
delle tue molecole
aprile 2011
Apoplessia della dialettica
Quando si sarà detto
tanto da non avere più cartucce
scaduto il regolare porto d’arti
il rigo assumerà quei segni fitti
come gli scarabocchi da ricette
l’assalto ai turbinati
ha odore di renette andate a male
di fieno greco e di galoppo
e la caduta da cavillo è un colpo
che prende all’improvviso alle sinapsi
oppure un fuoco
da sublimare il sangue nelle vene
_opera al bianco_ nell’atanor del cuore
che si trasmuti la parola-pietra
filosofale in oro di coppella
giovedì da M.A.M.
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Ormeggi insoliti, quasi trappole
ché non si può legare il mare a nodi
né si può fare un’inversione
capovolgendo il faro dentro l’acqua
ed aspettare che diventi strada
un’onda lunga
è lì che aspetta il sorgere del mondo
il dio dei fallimenti programmati
in palinsesti onirici
così che non s’accorga il capitano
di comandare una fantasmanave
senza bussola e gomene d’attracco
e che non sappia
che non esiste porto
né un orizzonte per colare a picco
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Considerando il dentro e il fuori
Sta quasi per accendersi la festa
si pronuncia l’antidotopoesia da bocca a bocca
respirazione e bacio _sopra il rigo_
si versa il contenuto nei lenti fotogrammi meglio di
frasi mandate a capo
le affascinanti sfumature: il corpo
è una follia di numi _una nientezza di vestito_
che brucia nell’ossigeno
introduciamo il mondo commestibile
per una serie di piacevolezze
chiudiamo gli occhi sulla verità _transiti scatologici_
di questa mascherata cromosomica
che ci consegna ad un perenne oblio.
Ci vuole essere tali che la chimica
convinca sensi e superfici a credere
che sia l’amore a mantenerci in vita
ma l’aria che si annida negli alveoli, ad ogni inspirazione
incendia le apparenze e ci consuma
malgrado innumerevoli varianti, siamo carboni ardenti
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quattro anni fa
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HAI VISTO MAI?
Hai visto mai?
Che se la presbiopia tende a velare
i dintorni dell’anima e degli occhi
e fa calare nebbie sui contorni
dei gelsomini in fiore e controvento
nell’anosmia d’un sole rarefatto
ne disperde il profuma inutilmente
sarà che scende rapida la sera
e taglia in tondo scena ed orizzonte
fra le trine increspate dei ricordi
e tu allontani il libro della vita
lo sposti sotto il lume ed al riparo
siedi col gatto in grembo a riposare
hai visto mai?
Che poi se da lontano
ti chiamassero i nomi dell’amore
ancora solo un filo del sentire
degli anni azzurri e nitidi al tuo sguardo
quando la primavera era negli occhi
ti accenderebbe per un giorno ancora
di rinverdito desiderio
e allora
senza nemmeno mettere gli occhiali
vedresti all’improvviso chiaro il mondo
da vicino e lontano
ti danzeresti dentro un paso doble
come una ballerina di flamenco.
pag 13 “Il respiro della luna” (Edizioni Il Foglio – 2008)
Dazio
Troveremo un forziere in fondo al sangue
quando germineremo dalle ossa
estranei quasi
dei fantasmi a noi stessi
monete fuori corso
erano le stagioni planetarie
quando coniammo verderame e sigle
per le cose inservibili
quando pagammo la speranza e i ceri
fino all’ultimo istante.
Saranno i figli della nostra carne
a riportarci in vita
che siano attesi o andati già per primi
loro sono lo scambio con l’eterno
sono i progenitori – sembra strano –
dei nostri pagamenti
alla Dogana.
31/03/2011
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da M.A.M.
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Inquilini e scalatori
Per interposta ragnatela
imperlinata (d’istinto scriverebbe: di rugiada
di voli sotto i tetti a primavera e d’altre uccellerie
marine o montanare)
ma non si trova il modo
di dare un altro nome a ciò che accade
sul fare del mattino, intrappolati ai muri e ai versi
_“t’amo pio bove” e prati e voli neri_
ch’è già d’ inclinazione strutturale
la ribellione al giogo.
C’è chi conquista l’Annapurna
e chi
gradini d’ammezzato
per un attaccapanni nudo sulla porta
: tanto sarà per poco.
Nel frattempo
vivere di miracoli a ritroso
esserci quanto basta
nei Carteggi letterari
qui
____________________________
da M.A.M.
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Affetti collaterali
E sono tutte qui
_memorizzazioni necessarie_
come allacciarsi scarpe
sbucciare un melograno
spifferare colori su un foglietto
certificare il marmo con le fotografie dei fu
quando non si capiva bene ogni passaggio
: le case ebbero il tempo di ciascuno
_il meglio e il peggio_
e solo per quel poco che non bastava ai mobili
abituarsi alle pareti
il tavolo da pranzo sempre pronto
i figli sul terrazzo o nel giardino
si piangeva e rideva
a tinte sfolgoranti, a volte oscure
_s’imparava la resa ed il coraggio_
il vuoto delle assenze
e tuttavia
lei progettava giorni di bellezza
per quattro volte quattro
fin quando le parole
avessero potuto contrastare
il non poter comprendere abbastanza
quanto potesse addolorare la
dimenticanza
adesso vive
in una casa disegnata a china
basta soltanto cancellare un tratto
nella lineaparete
per entrare
o uscire
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La porta e il silenzio
in una sonnolenza anomala
aprii le strade
in cambio di amnesie
era venuto il tempo di tacere
e dalle serrature
togliere chiavi e fiori
ad occhi prosciugati
senza nemmeno un cigolio di lacrima
06/11/2011
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