Metti caso che

porta sul cielo - by cristina bove
non ci separasse
il bon ton
e dalle teche craniche affiorasse
il pensiero a forma di
nuvola pipa scaldamuscoli il
cucchiaio che nella chiara a neve
deve restare ritto
il paletot cugino del cappotto
e le parole come donne in fila
vestite solamente di sé stesse
far salotto

il “se” che nasce microbo
dilaga
ingloba case strade alberi notti
e ci sorprende avviticchiati
abitatori di sconchiglie
nudi paguri senza casa e
visto che siamo dei disegni in aria
ed ogni chiave un calco all’incontrario
_un vuoto nel suo vuoto_
non c’è nulla da chiudere o da aprire

e se
col documento e la fotografia di sé
fossimo nomi
registrati all’anagrafe del cielo?

                        

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Guido Mura

su

Una per mille

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un piccolo anticipo

dal mio romanzo:

Cap. 45 – pag 162

                    

Tre donne sedute a un tavolo tondo, […] l

[…]È ancora convalescente, l’intervento che ha subito l’ha come spezzata.
Se prima propendeva per la ricerca filosofica, adesso è attratta dall’esoterismo magico.
Ha raccontato alle due amiche di essersi trovata, nel dormiveglia, seduta con le spalle alla testiera del letto, e di aver sentito una voce gridare: anche lei nel suo letto di dolore! Anche lei, come me! E continuava, la voce dal timbro indefinibile, ossessiva: anche lei, anche lei…
Terrorizzata, vorrebbe chiamare il marito ma non riesce a emettere suono.
Sta per essere ghermita da una forza sovrumana, quando avverte alle spalle un movimento, qualcuno l’abbraccia e la trattiene. Una serie di lampi azzurrini illumina, facendola arretrare fino a farla sparire, una pesantezza d’ombra.
Si sente al sicuro. Le luci si spengono, la stanza è nel suo assetto abituale.
Lei seduta nella stessa posizione.

In quel periodo si dedicava alla lettura dell’I Ching e di altri libri che trattavano argomenti più o meno simili sul paranormale, guarigioni miracolose, pratiche divinatorie. Imperversavano sette di ogni genere, santoni indiani che materializzavano polvere ed anelli, guru stramiliardari collezionisti di Rolls Royce, saggisti di teorie improbabili, sedicenti maestri di discipline tantriche.
Molti scrittori facevano fortuna con alchimisti e profezie, visioni e viaggi fuori dal corpo.
Pur essendo votata alla logica, il dubbio e la curiosità bilanciavano sempre con un: e se?…
Perciò quando fu travolta dal senso di provvisorietà dell’esistenza, non disdegnò sperimentare tutto quanto possibile.

Erica credeva a tutto, cabala, carte, spiriti e magia, insomma a ogni manifestazione che fosse ritenuta extrasensoriale.
Angela invece era l’agnostica per eccellenza, la scienza innanzitutto. E solo per il grande affetto che le legava si era lasciata convincere a partecipare alla seduta.
Alla domanda: di chi era la voce che gridava “anche lei come me “?il bicchierino sfiorando i foglietti, forma un nome, è quello della compagna di camera, morta mentre lei era sotto i ferri.
Si sentono solo i loro respiri. All’improvviso una folata gelida.
L’amica scettica è percorsa da un tremito, stacca il dito dal bicchierino, gli occhi liquidi, più cerulei del solito. Con voce alterata intima a una presenza invisibile: vai via, lasciala in pace. Si alza, sembra una sonnambula. A braccia tese allontana e spinge qualcosa d’invisibile davanti a sé. Con forza, la fa arretrare verso la finestra. La apre, il gesto è quello di una spinta decisiva, quindi richiude rapida gli infissi.

Torna a sedersi, lo sguardo riacquista lentamente la vividezza solita.
Le si rivolge, consapevole di quanto è appena accaduto.
Voleva portarti via con sé, è furibonda perché tu sei ancora viva e lei no. Ho percepito i suoi pensieri malevoli.
La descrive in tutto e per tutto, come se l’avesse conosciuta, cosa impossibile perché quando è stata a farle visita in ospedale, la tizia era già morta.

Si fanno ipotesi.
Puoi averla immaginata da qualche mia descrizione.
Non me ne hai mai parlato.
Forse telepatia.
Aveva un neo sullo zigomo destro, molto vistoso.
Sì, proprio sotto l’occhio- conferma – incredula.
E una vestaglia marrone a fiorellini piccoli bianchi.
Sdang! Un colpo basso, mai parlato a nessuno di nei e di vestaglie.
Camminava a fatica – continua l’altra – stringeva in mano un portacipria dorato.
Ammutolita, scossa, lo ricorda perfettamente sul comodino dell’ammalata.

Con Angela, che stentava a ritrovare il sano agnosticismo anteriore alla vicenda, si parlò per giorni e giorni della seduta, rinnovando ogni volta ipotesi sulla sconcertante visione. Finché altre vicende ebbero la priorità nella vita di ognuna.
[…]

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da Mam

http://miglieruolo.wordpress.com/2013/12/12/senza-soluzione-tipo-hodge/

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Renzo Montagnoli

recensisce “Una per mille”

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La poesia, a volte

città  di mare - by criBo

 

ri_versarsi nel corpo
nel suo modo innocente
possibile e totale ogni metafora
[stomaco triste: helicobacter pilori]
e prossimale al cuore l’indigesto
_non sempre si capisce mentre accade_
e solo il tempo scritto sulle carte
ancora ne rivela

ci s’incammina allora sulle strade
cartelli indicatori
a distanziare l’anima dai segni

s’incontrano poeti silenziosi
che non scrivono, ma
_semplicemente_  vivono

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Di_stanze

 

Siedi, con le mani strette alle parole
tastiera di stelle e refusi
Dov’eri? mi chiedi
in tutti questi anni che ho battuto strade
tra barboni e puttane
e il desiderio di un angelo spaesato mi prendeva
davanti al mare, scompigli, tragitti a bassa quota
di gabbiani-spazzini nel sartiame
odore del catrame, e la risacca a dondolare barche.

Siedo, e scorro veloce con le dita
detriti di pensieri scivolati sui fianchi
ha fermagli d’acciaio lo sbadiglio
che fotocopia pause.
Accompagna il mio ritmo in alghe e diatomee
bollicine di luce l’abat-jour
disegna l’onda prossima al lenzuolo.

L’antro dell’elfo ha stalattiti argento
scialli di verdeazzurro alle pareti
e musica riversa sui cuscini
vieni, siediti accanto al mio respiro.

 

pubblicata nel blog di Francesco Marotta”La dimora del tempo sospeso”

 

 

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All’ombra di Poussin

tendaggio blu - by criBo


_et in Arcadia ego _
si fermano i viventi
appoggiati ai pensieri d’inverno
per conoscerne il nesso
comprese le questioni escatologiche
(chi cominciò a guardare nel mistero)
e la figura
nascosta dietro i salici
donna dalle dismesse meraviglie
_non la notò il pittore_
ebbra di vita
affaticata d’innocenza

sulle ciocche innevate
d’inattesa domanda la sorprende
l’uomo che scruta il viso
in un piovasco di minuti e
ad onta della fisica
anima di respiro anche la pietra

e lei s’attarda ancora
a sorseggiare un vino blu   _la vita
ritocca il suo ritratto sottovetro
incorniciato di pareti e sera

                           

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da Mauro Antonio Miglieruolo (mam)

Globularia di Cristina Bove

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un racconto

tratto dal mio romanzo:

                          

                        

Afferrò l’arnese, un colpo secco, e sparì quella vecchia odiosa che la guardava con la piega della bocca all’ingiù.
Il cattivo odore si diffuse uscendo dalle crepe, esalando sbuffi di fenolo.
Ecco, l’ho uccisa, pensò.
Le parve di scorgere qualcosa di rosso che si stava spandendo in un liquame.
Con un paio di vecchi asciugamani tentò di tamponare la fuoriuscita.

Adesso bisognava costituirsi.
Prima, però, rendersi presentabile.
S’immerse nella vasca stracolma d’acqua caldissima, sali profumati, bagnoschiuma. Un’ora buona a strofinare gambe, braccia, spalle, con la manopola di corda, poi con la spugna dalla parte ruvida.
La pelle si arrossava ma non riusciva a smettere.
Quando ebbe finito si asciugò lentamente, massaggiò tutti i punti raggiungibili con l’unguento all’aloe.
Deodorante al muschio per le ascelle. Una goccia dell’essenza preferita nell’incavo dei gomiti e dietro l’orecchio.
Non tornerà mai più, disse a se stessa, sorridendo con aria soddisfatta.
Mi metteranno in una cella, è vero, ma sarà sempre meglio di quell’orribile convivenza.
Al poliziotto che la interrogava rispose con precisione a ogni domanda, l’agente riportava sul modulo ogni cosa.

Nome e cognome: Caterina Bersani.
Età: 67 anni.
Professione: scrittrice.

L’agente la osservava, se ne stava quieta, quasi immobile; mentre faceva un giro di telefonate, si chiedeva quale poteva essere stato il movente.
“La continua lagna, lo starsene per giorni sdraiata sul divano senza fare nulla e lei che doveva occuparsi di ogni cosa, dalla biancheria al minestrone, dal prendere gli appuntamenti col medico alla somministrazione dei farmaci; a provvedere a ogni necessità di entrambe, e quella sempre scontenta, mai un sorriso, mai una parola di ringraziamento.”
“Era obbligata a curarsene?”
“Certo, aveva solo me, e nell’ospizio non ci voleva andare, lo ripeteva non so quante volte al giorno.”
“Non mi sembra un motivo sufficiente per uccidere una persona.”
“Provi a viverci lei, signor poliziotto, con una vecchia piagnucolosa che non fa altro che denigrare ogni suo operato. Io non ne potevo più, l’avevo anche avvertita più volte, niente. Addirittura, sapendo quanto sono sensibile agli odori, si trascurava al punto da emanare un puzzo insopportabile. Per non dire di quanto ostacolasse ogni mio tentativo di estraniarmi e dedicarmi alle mie letture preferite. E passi. Ma quando ha tentato di sabotare anche quello che scrivo, no, questo non gliel’ho permesso.”
“Ricapitolando: lei ha ucciso la sua coinquilina perché voleva renderle inservibile il pc, giusto?
“Sì, voleva distruggerlo. Sembrava una forsennata, allora le ho strappato il martello dalle mani e… il resto lo sa.

Il nome della vittima? Caterina Bersani
Età? 67 anni
Professione? Scrittrice

L’agente ebbe un attimo d’esitazione.
Un altro si avvicinò con le manette ma lui gli fece segno di riporle.
La tizia aveva stampigliato sulla faccia un sorriso indecifrabile.
Entrarono alcuni della squadra di ricognizione:
“Capo, abbiamo perquisito tutta la casa. Niente di niente.
Solo uno specchio in frantumi, presumibilmente preso a martellate.”

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Il colore dell’aria

mostra a Tunisi - by criBo

*

un aggettivo già sarebbe troppo
per essere un refuso
di qualche libro fatto di asterischi
_lessico a piè di pagina_ d’un testo
scritto da chi sa chi

potrei sparire come un’interlinea
lasciare spazio al termine _appropriato
direttamente e senza correzioni
il bianco in bianco

l’inspirazione è un vuoto pneumatico
scoloritura di respiri
impersistente traccia
dalla matrice ignota all’ora ics

*

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Pollicina

da mam 

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Assunto

maremonti- by criBo

inerpicarsi su sé stessi
(la ripidezza uno sconcerto) stare
come le capre ai sassi
o il naufragare _file di bandiere_
vele di garza agli alberi maestri
sussulti di preghiere al maestrale

tra sommità ed abissi
scendere scale al braccio d’una mosca
scrivere uccelli neri e temporali
e tutto il resto che non è restante
ma tutto il contenente _in senso lato_
e dato il poco che possiamo amare

una corsa di poveri nei sacchi
un arrembaggio di relitti
scalare un palo di cuccagna _o
lasciarsi sprofondare

                

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Contro la violenza di genere

http://www.scioperodelledonne.it/

manifesto

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Esagramma 59

 esagramma 59 - by criBo

                               

Mi proverò a guardare le cose acerbe
e quelle rotte
avrò il coraggio d’osservare anche
le cose marce
non col mirino di Witkin però
né della Arbus
i freaks tento di eluderli
fuggo l’anomalia: mi basta quella
degli incubi di notte e la follia
d’essere viva in questa zona morta
d’un pianeta scordato dagli dei

fiori decapitati nella mano
oso gli steli a chiedere all’I Ching
l’oracolo risponde
“propizio è attraversare la grande acqua”
e senza veli le duecento ossa
circa sessanta chili di vestito
un cuore ubriaco
ricondurre al Tao

                           

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Una per mille

DSC01579  il libro si può ordinare  qui

  recensione di M.Carmen Lama  

  nota critica di Narda Fattori

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il giovedì

da Mauro Antonio Miglieruolo

con questa poesia

e con tanto tanto altro

 

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Evviva!

è arrivato!

è sotto i miei occhi, lo sfoglio, ne scorro la copertina…

è incredibile quanto sono emozionata!

DSC01579

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Cetacei in via d’apparizione

la mente che spiaggiava le balene
tuttavia le salvava
da sconcertanti arresti
quando i confini d’una scrivania
separavano il cuore dalla testa

accanto ad un oblò
di scivolata
_e sempre più distante il mare aperto_
assolversi dal pianto
lasciarsi andare e ridere
morendo

.

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Non proprio una dimenticanza

pioggia e nebbia- by Cristina Bove

C’era un posto di blocco alla veranda
una scia di formiche irrisolte
e piangevano resina gli abeti
la vasca dei tageti soleggiava
come una tomba viva _l’acqua morta
nel finire dell’ombra un prato stanco

ci furono pitture nel loggiato
prima che s’imbrunisse nel giardino
novembre e la sua pioggia a cancellare
nel comprensorio ville abbandonate
morivano di mele non raccolte
di sipari e viluppi arrugginiti

sembra d’udire i cani ed i richiami
i figli che giocavano agl’indiani
ignari dei dolori _quelli veri_
erano sbucciature alle ginocchia
non pugnalate al cuore.

Ci guardano i recinti ed i cancelli
quasi fossimo ladri di ricordi
la casa è ancora lì, ma la vernice
che rinverdisce le persiane, che
squilla nel prato inglese il verde folto,
è come una passata di pennello
che va stingendo nella galaverna

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