Pausa d’irriflessione

alla finestra - by criBo

Pensavo di starmene con le mani in mano
a rimediare poche cose
uno sguardo alle tende in trasparenza
fuori camelie in boccio
il gallo ancora canta
ed è stagione che non lascia scampo
lui finirà nel forno, io forse andrò all’inferno
se credessi all’inferno.

Intanto resto qui con le mie cose inutili
carabattole e pochi soprammobili
– li ho sempre riciclati –
quelli rimasti fanno da ricordi.

Come disse quel saggio
aiutati che il cielo non t’aiuta
o forse era il contrario
Ma giunti a questo punto
che si riveli un angelo o un demonio
non fa gran differenza
all’annunciare di giornate ovvie
anche una rana alata può bastare.

E questa che mi prende e non vuole finire
paranoia
da versi mentecatti

dovrò scegliere il punto
da tranciare

 

aprile 2013
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Strettamente personale

             A inargentarmi ho fatto presto, capelli bianchi già a trentacinque anni. Da dopo la rivincita sul cancro. Erano però belli folti, spessi, ondulati. Adesso sono fini come piume. Vivere …

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Assemblare Inutilmente Un Testo Oscuro

A chi si ferma
In veste amica a chi
Un’improvvisa voglia di conforto
Tradisce il cuore dalla bocca al petto
Offro il mio vero volto

È dunque
Urtare con le ciglia l’aria
Niente però succede
Altro s’…

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La superficie è limite

 

verso una nuova era - by criBo

Per la legge dei solidi
la carezza s’arresta nella mano
ed è confine dell’amore il tatto
_inaccessibili si sta_
con la memoria che riporta all’acqua
il fondersi dei corpi all’orizzonte
l’approssimarsi della terra al cielo

vorrei sentirmi mare anziché zolla
per morire d’estate
_evaporando al sole_

così che fosse solo un’espressione
il tentativo di comunicare
quell’immenso che sento
con quel poco che so

                                        

 

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ci beviamo tutto

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Toh, che a rovistare ci s’inceppa

non solo cassapanche tremule
si scontrano le dita con lo sfondo
amai le cose anche le disamai
quando affollavano cassetti
e quando inconoscibile dis-canto
si presentava con le credenziali
io sono c…

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Fiat da ripensamento

senza paradiso - by crBo

 

batteva alla finestra
una pioggia insistente
il cicaleccio intorno
finiva nella trappola dei mimi:
_attimi per riempirla
secoli per svuotarla_

s’affievoliva un verso ripetuto
di strigide morente: ci fu svelato
dalla dea sapiente
che per levarsi in volo si doveva
vorticare veloce
sempre più veloce
finché si aprissero le spalle
e un sole dirompesse
dal buio del carapace

e un dio
pietosamente immemore
ci pronunciasse ancora
nell’esperanto celestiale
e dall’informe umano
ci ri_creasse tutti a sua misura

 

 

 

 

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Parrhesia

Per sentieri diversi
il compiersi di eventi
complici l’aria e il tempo
-affacciato ai terrazzi un vecchio spento
dimenticava il mare-
nel quieto vivacchiare delle erbacce
sui bordi delle str…

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Oh mio Me!

Oh mio Me!
Gridò scombussolato Dio
qual è quel testo che mi fa tiranno e
mi fa rabbioso con me stesso in quanto
io sono tutto e tutti e mi suicido così per farmi pasqua
di bomba in bomba
di tomba in tomba. Oh my man! Tu pure figlio
che ti ho fatto da me multicolore e non monocolo
e pianti chiodi a croci e corpi _li feci come gli alberi_
nascevano dalle mie radici
alcuni sono me che mi uccido

il cervello ch’è il massimo _oh mio Me!_
di un delitto perfetto
connaturato nella miavostra sostanza pretestuosa
in circonvoluzioni geroflifiche
l’oscura stravaganza d’essere parte e tutto
l‘infinito e il confine
il questuante dei miei stessi diritti _obblighi sacrosanti_
e le mancanze di separazione
i miei dinieghi all’essere dopo averlo permesso

invoco me, nell’insostanza
sapendomi mortale in tutti voi perché
non posso stare solo in questa moltitudine immortale
caini e abeli in un perpetuo scontro.
Provo a morire in ogni scannamento _perciò vi lascio fare_
perciò mi lascio fare
ma sappiate sappiamo
che se uccidete un uomo state uccidendo Me.
Se non risorgo non l’abbiate a male:
stiamo morendo tutti
di un amore terribile e fatale.

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Il fiume e la metropoli

burrasca-by-cribo

una strada d’asfalto torrenziale
che per tenerla a bada
bisogna incatenarsi alle ringhiere
_un respiro di troppo ed è burrasca_
dolgono i polsi
celati nelle maniche di nebbia
e la corrente spiana
rilievi e insenature al mappamondo

Se mi lasciassi andare alle correnti
approderei sugli argini
d’una città nel mare dei sorpassi
_io vivo distanziata da ogni luogo_
sono lo squarcio aperto nella sera
affacciatevi pure: oltre c’è il mondo
di qua soltanto una cernieratempo
inceppata sui margini
                                           
                                           

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Anagrafe disgiunta

Vieni, ti mostro la metà del tuo nome disse e prima di sedersi liberò la nuvola bassa dalle raggiere d’oro poi bisbigliò da non poterlo udire un suono eterno                     lo stesso che garri…

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Palindromica

Questa è una cosa scritta al volo così per non sentirmi a destra della strada ora tutta in discesa mentre le case mi sorpassano furono squilli anagrammati a capoverso e per tettoia un antipodo ec…

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Coazione a recedere

dentro e fuori - by criBo

una faccenda da verificare
in luoghi idonei. Dicono
che si evince da elementi
non propriamente probatori
testimonianze ammesse agli atti
avallate da prove
_amicizie da cavoli a merenda_
così che non si sappia
il pianto omesso
pertanto alle giurie
piccoli movimenti sussultori
quasi colpi di tosse
palesano le colpe
_iterazioni inconsce_
nell’accadersi fuori tempo

automatismi da archiviare
se non bastasse la scomparsa
e l’autoesilio dalla grotta
del suo genius loci

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Con un grazie

a Mauro Antonio Miglieruolo

Che festa

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Una gita tutta per sé

il faro - by criBo

 

sulle proprie orme
quando follie di pregiudizi vietavano l’ardire
_oh! dimora d’insonnia questo letto_
e nel sapersi andare
rimanere sé stessi perdendosi ogni volta
in zone sconfessate dai presagi

s’era negli occhi di chiunque _clandestini
su strisce pedonali liquefatte_ povericristi
camminando sui piedi senza sprofondare

l’aria che tira in questi giorni d’acqua
ha l’odore dei porti
_e si è distanti da pontili e fari_
uomini in processione, in amnesia di terra
percorrono rotonde in circolo vizioso
usmando il cielo come dei randagi

l’indovino da banco
inganna il branco con le tre monete
_ scarpecoperchi a ricoprire il niente_

Comprammo salvagenti a mo’ d’icone
ma li lasciammo sulla terraferma
: prima scrivemmo il nome sulla carta
poi costruimmo barche di velina
per salpare da vivi
sapendo ineluttabili i naufragi
                        
                           

 

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I fiori

 

ce li metto io perché sono i miei
ché mai li comprerei oggi
e sono quelli che amo offrire ogni giorno perché ogni giorno è l’8 marzo       .

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Accogliere l’inspiegabile*

 

Una non-casa di quelle poco appariscenti _nessuno a reclamarne usucapione_ e quando venne a viverci era inverno il fiato raggelava sembrò che una finestra poco incline ad essere finestra facesse sf…

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Di corollari e postulati

  Per dare i numeri bisogna usare lettere saper dedurre calcolare tempi e relativi stacchi sulla lavagna a vetri scriverne i risultati Bisogna saper chiudere le porte sopra numeri interi sottr…

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Tra parasoli, lapidi e fisica quantistica

s-Natale - by criBo

con una certa nonchalance _un cenno
rimediato da giorni in dotazione
Kronos ci fu magnanimo e solerte
aggettivando si potrebbe dire
cosa sicuramente più appropriata
: ardeva il fuoco
i corpi
in avanzato stato di contraffazione
oltre la cenere
ci vennero ridati

originariamente
nella scomposizione obbligatoria
anche un attimo di sopravvivenza
è un infinito aperto nelle brane
noi sparpagliati dentro buchi neri
ci scandagliamo effimeri
_ché soltanto la morte può rendere immortali_

 

 

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Ed è subito mattina

spicchi di sole - by criBo

 

Risvegliarsi nei gesti sempre uguali
pronunciare silenzi appartenenti ai sogni
per viversi di niente
respirando germogli di pensiero
non assuefatti ancora alla giornata

starsene come muschio nel fossato
_prima o poi sarà l’acqua _
e soltanto per poco riaffiorare
pesci ritratti a china nell’organza

o scoprire che un prato in bianco e nero
è poco più di un mare di capelli
e che si perde filo dopo filo
sul tavolo da pranzo

pettinare le bambole _così si dice in giro_
aspettando una fata smemorina
con la sua zucca vuota
che le conduca mute e senza boccoli
vestite d’arte e di malinconia
a un dio impassibile   _che prima le fa belle
e poi le incanutisce o rende calve_

 

 

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