Atomi e frattaglie

 

«guarda com’entri e di cui tu ti fide; 
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!»

A guardare con occhi a scansione
sincrotronica
saremmo tutti ammassi bioenergetici
in diffrazione atomica.
Nell’incontrarci ci saluteremmo:

” piacere
frequenza di risonanza X ”

” piacere mio
campo vettoriale Y ”

Nemmeno la Gioconda avrebbe il viso
il sorriso una formula quantistica.

Ha sbagliato il cervello
nell’affidarsi al gusto
all’odorato
al tatto
forse solo l’udito
ci può dire chi siamo senza inganno
e la musica e il canto
vibrare in ogni cellula di noi
e noi sfinirci e poi ricominciarci
nell’armonia segreta delle stelle.

31/08/2010 (blog splinder)

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Mai dire ali *

isola 1 - by criBo

                       
quanto peso, le piume e i catrami
e gli scogli affiorati improvvisi
non c’era ieri
non
uno squillo d’acqua

e nemmeno tamburi a dire festa
parevano le funi
trecce di donne consumate

mai dire cuore
è parola oggi invisa (anche invisa lo è)
dunque
diciamo di quei morsi
al silicone dei coperchi
alle maniglie incistate nelle porte
e dunque ancora
ai versi riversi insovversivi
anzi
posatoi per uccellini carini
di trilli e trine ini ini

e chi vuol fare poesia tosta
e crede basti andare a virgola
o dire propedeutico
oh!

Mia decisa incorrotta condotta
falangette in fila
adunche sulle rime rubate
a leggere e ghermirti anche il respiro
oh!

Vado con dio
come si dice a… non ricordo
ovunque
mi suggerisce il bradipo che vive
sotto il cassetto dei colori
cifrando nomi
in alfabeti ignoti

*(Agosto 2010 – blog splinder)

.

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da Mam

parzialmente… giovedì

“Se fossi interamente qui”

 

 

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Di proroghe

mano, pc e rose - by criBo

Dalla diagnosi infausta a quel primo intervento chirurgico trascorsero solo i giorni necessari per le analisi cliniche.
Ho ancora vivido il ricordo del risveglio: un senso di gelo con un tremito violento che mi attraversava il corpo .
Sono ancora viva, pensai, ma anche il pensare era fatica.
Un po’ di calore cominciò ad affluire, goccia a goccia, col sangue della trasfusione.
Intorno c’era una compattezza ovattata, vi ero come sospesa.
E il dolore lancinante della ferita che irradiava fitte nel ventre e nella schiena.
Nell’ampolla della flebo venivano immesse sostanze antidolorifiche, ma negli intervalli mi svegliavo tra gli spasimi.
Avevo trentacinque anni, mi sembravano già tanti. Solo dopo decenni capii quanto di me fosse rimasto in quella sala operatoria. E quanto irrecuperabile.
La morte, però, mi era stata ancora risparmiata. Proprio come quando, appena diciottenne, scavalcai il parapetto di un balcone al quarto piano e caddi sul selciato senza sfracellarmi del tutto, solo un poco.
Da allora considero ogni giorno un dono sorprendente.

Sei anni fa aprii un blog, conobbi persone meravigliose che mai avrei potuto conoscere altrimenti.
Ero sospinta da una forza interiore che mi suggeriva di far presto, visto che dall’ultimo intervento subito per l’inserimento di un pace-maker, mi fu diagnosticata breve sopravvivenza.
E invece sono ancora qui, felice di aver potuto continuare a scrivere, di aver potuto usufruire di altri mezzi per dipingere, fotografare, rapportarmi agli altri, condividerne parole, sentimenti e pensiero.

Era l’estate del 2007. Avevamo traslocato da Roma a Lariano, un paesino dei Castelli romani. Intorno c’erano poche case e oltre la strada principale, boschi e prati.
Una tana per chi temeva il fibrillare foriero di corse al pronto soccorso, e tutto un insieme di malori che deponevano per il peggio.
Mi pareva tutto un miracolo, sorpresa io stessa di tanta insperata vitalità.
Anni di ritiro e di respiro. E qualche piccola- grande felicità.

È già trascorso un anno da quando siamo tornati a Roma, non parlo più di resa e fine e, pur avendo incamerata qualche delusione (è triste riscontrare meschinità e malafede laddove si supponevano gentilezza e comprensione), sono comunque grata alla vita di avermi concesso l’amicizia e l’affetto di persone dotate di intelligenza e di apertura mentale, capaci di accogliermi con le mie doti e i miei difetti, vere compagne di cammino e dialogo.
Stare in città rappresenta una maggiore sicurezza anche per la salute di mio marito. Controlli periodici, visite di amici e, soprattutto, la vicinanza dei nostri figli, la fortuna di averli amorevoli e presenti .

A loro, e a tutte le splendide persone incontrate in rete,  dedico questa elaborazione digitale ed il mio GRAZIE!

               

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Succedono cose

molto gratificanti, a volte, nella mia vita, a distanza ravvicinata. ed è bello poterle condividere.

Nelle pagine della splendida pubblicazione Filosofipercaso La Rivista ” c’è una nuova rubrica sulla poesia curata da Pasquale Esposito (Evento Unico) che mi ha fatto l’onore di inaugurarla con alcuni miei testi e qualche domanda.
troverete l’intervista alle pagine 30, 31 e 32 della rivista
rotte poetiche
filosofi per caso
                
                
             
Per abbonarsi alla rivista basta scrivere una mail a: filosofipercaso@gmail.com
La redazione provvederà ad indicare alle persone interessate le modalità di sottoscrizione dell’abbonamento (è possibile effettuare un bonifico o versare tramite bollettino c/c postale).
Il costo è un contributo libero annuo a partire da euro 20,00
Per IBAN e numero di conto corrente basta scriverci e forniremo tutti i dettagli.
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ascolto

 

 

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Di ieri sera

l’intervista di Gianluca Garrapa su

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da MAM

Anche le cose ridono – Cristina Bove

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Avvolta in un pronunciare lieve

libri e rose

Colgo nell’apparato dei solisti
l’aggrappamento ai solipsismi (malintegrata
prima restavo all’angolo, in attesa)
ora mi svolgo in altre latitanze
fuori da schemi preclassificati _ne conosco
le vie determinate e i paraocchi

malattie ricorrenti
stabiliscono le priorità, naturalmente
chi ne è affetto
non s’accorge dei propri attacchi virulenti
il cuore barattato per nozioni
quasi una partitura tributaria

e non mi dolgo
d’essere omessa: ho la sapienza delle cose piccole
la morte mi ha tracciato strada e vita
e quando scrivo avvolta da presenze
_non potrebbero crederci gli addetti _
io so che dietro ogni finestra chiusa
c’è un essere che teme la sconfitta.

Sfoggiano documenti i patentati
io che non guido e mai comprai una macchina
percorro a piedi il mondo in una stanza
immersa in un colloquio senza tempo
_sembro appoggiata alle parole _
invece
ascolto qualche nota e sopravvivo

                          

                    

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Sesta dimenticanza

concentrica 2-  by criBo

Quelli al di là dei cirrocumuli
dovranno ben decidersi a finire
questo congegno in doppia elicoidale
_vorranno mica scassinarmi con una morte ossidrica
quando sarò distratta dall’essere immortale?_

sei gradi di separazione tra gli umani
quindi non basta viversi nel centro
: si è sparsi alla periferia delle altre vite.

La previsione riassumeva il tempo
essere ancora viva un fatto marginale, una scommessa
vinta dalla parola e dalla storia
un dato inconfutabile a scadenza

intanto sto
riversa sulla linea che demarca
l’essere me dall’essere me ancora
tra quattro consonanze da tastiera
in un perfetto giro di no

               

        .

                 

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È sempre nella luce la mia notte

inverno - by criBo

ed è per questo che
da quel volo interrotto dal destino
prima di aprire una vetrata annego nella musica
mi assento dalle scorie e dalle storie
preferisco comporre i miei colori
fotografare la bellezza e il sogno
la vita che m’ insegna ad esser viva.

È sempre nella luce la mia veglia
tra le presenze misteriose e care
di mondi inaccessibili _per ora_
pure così vicine e protettive
che l’anima sa dirsi
e il corpo rarefarsi.

Dai miei figli amorevoli
e da tutti gli incontri benedetti
accolgo tenerezza, attingo forza
conforto ad ogni nuvola e ferita

                   

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da Mam

Iconoclastia di cristina bove

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“Chi ha cucinato l’ultima cena?


fildiferro by CriBo

Ho appena fnito di rileggere questo libro  e la mia prima considerazione è che  andrebbe letto da tutti, assunto come  testo presso tutte le scuole del mondo, per la consapevolezza delle donne e degli uomini di buona volontà.
Le donne sono state  per secoli proprietà indiscussa dell’uomo, in un mondo che le ha volute e le vorrebbe ancora al suo servizio.
Valeva pochissimo, anzi niente, la vita di una donna, dai tempi remoti in cui al culto della dea madre fu sostituito il culto del dio padre, origine di ogni futura discriminazione.
Successivamente con le colonizzazioni e le conquiste in nome delle grandi religioni monoteiste,  l’esistenza della donna è stata sempre funzionale all’uomo, in quanto fattrice dei suoi figli, curatrice dei suoi beni, della sua casa, delle sue cose, schiava e sottomessa ai piaceri sessuali del maschio, padrone assoluto della sua vita, dalla culla alla bara.
La storia della riconquista dei diritti più elementari delle donne, schiave tra gli schiavi, fino a epoche così vicine ai giorni nostri che a leggerne si viene colti da sgomento, è una storia di soprusi raccapriccianti, di vessazioni così disumane che a volte solo la morte poteva essere liberatoria.
Molti  uomini, famosi, scienziati e santi,  si sono macchiati di questi crimini, anche solo non riconoscendo loro pari dignità di essere umano, fisiologicamente e psicologicamente diverse ma non inferiori, inibendole e negando loro gli stessi diritti all’istruzione e alla personale realizzazione come essere libero.
Per fortuna ci furono e ci sono anche grandi uomini che ne hanno  appoggiato le rivendicazioni sociali e sono stati al loro fianco nelle  battaglie per il riconoscimento di pari diritti e dignità.
Noi donne occidentali ormai siamo emancipate, eppure ancora dobbiamo combattere la dilagante fallocrazia che impera in maniera subdola dai mass media alle istituzioni apparentemente neutre, e che trova il suo massimo fautore nelle religioni integraliste, complici i cosiddetti libri sacri, voluti e scritti dagli uomini in nome di un dio irascibile e vendicativo, razzista in primis, fatto a loro immagine e somiglianza.
Anche presso culture ispirate a religioni politeistiche le donne sono ferocemente controllate da sistemi castali sempre favorevoli al maschio.
Quanta parte di responsabilità abbiano le donne stesse in questo avvilimento, è evidente, sono ancora le madri a discriminare nelle famiglie  i ruoli dei maschi e delle femmine, vittime comunque anche loro, le madri, di un sistema sociale retrivo che le vuole brave mogli, quando anche lavoratrici e professioniste, purchè si occupino del lavoro domestico, dell’allevamento della prole, e di tutto quanto rientri nella sfera di competenza femminile, ratificata in forme più o meno coercitive presso tutti i popoli..
Questi sono minimi spunti di riflessione, ma io credo che chiunque voglia conoscere la verità storicamente comprovata non possa far altro che leggere questo libro in cui Rosalind Miles, studiosa e minuziosa comparatrice scientifica di tutta quanta la storia dell’umanità, dà il giusto risalto a quella, volutamente ignorata e oscurata, della donna attraverso i secoli.
Approfondimento maggiore meriterebbe la condizione femminile nei paesi dove ancora oggi viene praticata l’infibulazione, l’escissione clitoridea, lo schiacciamento dei seni, il sacrificio della vedova sul rogo del defunto marito, oppure la sua condanna alla miseria e all’emarginazione. Il diritto del maschio di sfregiarla e accecarla con l’acido o condannarla alla lapidazione se sospettata, dico  solo sospettata, di adulterio, o seppellirla viva, appena adolescente, per aver parlato con un  suo coetaneo.
Non aggiungo altro, perché dovrei riempire pagine e pagine di riflessioni, spunti e notizie che sono ampiamente offerte nel testo, con suggerimenti bibliografici e quanto altro.
Io vi dico soltanto che, se si vuole  conoscere la verità sul versante storico femminile, questo è un libro che bisogna necessariamente leggere.

cb

                               
“Chi ha cucinato l’ultima cena?
Rosalind Miles
edizioni Elliot

“La storia dell’umanità è iniziata con la donna. In principio, era lei la protettrice divina, depositaria del cromosoma originale, esperta nella coltivazione della terra, capace di leggere i cicli lunari e di costruire la casa per la propria famiglia. Per millenni ha gestito il potere, ucciso, nutrito esseri umani e animali, si è presa cura dei vivi e dei morti. Ma di questo difficilmente finora abbiamo sentito parlare perché generazioni di storici, archeologi, antropologi e biologi hanno sempre posto l’uomo come principale forza motrice dello sviluppo umano. Ora, grazie a questo libro, possiamo leggere una storia nuova del mondo, che rimette nella giusta prospettiva la presenza e il contributo della donna all’evoluzione della nostra specie. Senza ideologismi e polemiche, con linguaggio serrato e pieno di umorismo, questo documentatissimo saggio coinvolge il lettore in un viaggio nel tempo alla scoperta di fatti mai narrati, di episodi volutamente esagerati, di verità drammatiche e miti fasulli, per ritrovare il ruolo centrale della donna come artefice imprescindibile nel progresso della tecnologia, nella religione, nella guerra e nella pace”

 

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Domenicale

soggiorno riflesso nel giardino - 4 by Cristina Bove

Dell’idioma delle sfere
viene concessa solo qualche sillaba
senza la traduzione
_un libro scritto in volontaria armonica_
e una parola buona a consolare

i figli a casa e fiori sul balcone
siamo salvi
anche se ha grandinato questa sera

Qui nel giardino del vicino un oleandro
lontano la pineta per confine

spostando l’orizzonte oltre i cancelli
finisce ogni brusio
nella magnificenza d’una musica
ascoltare la vita in simultanea

                          

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giovedì

da MAM

 

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Di mutamenti e approssimazioni

l'orlo del cielo - by criBo

 

noi delle vesti annose
ci siamo già spogliati
e nudi andiamo come d’inverno i rami
_noi che non siamo foglie  ma il centro d’un enigma_
e sradicati vivi
ci adattiamo alle pietre
: il senso della roccia oltre la falda
l’abbiamo visto nelle vette
nel volo silenzioso del grifone.

Epifite vaganti
la chioma nello spazio,  i piedi in terra
pulsazioni di luce ad ogni passo
abbaciniamo di pensieri il sole

questo di noi è reale
se ci lasciamo trasformare quieti
mentre passiamo indenni tra gli eventi

e il sortilegio che ci cambia forma
è come un dio che fa l’orlo alle nuvole.

               

                    

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Atterravano cieli sui terrazzi

balcone- by criBo

tra calendari e muri
quando
il tempo tintinnava
incatenato d’oro
loquacità di passi alle caviglie
.
Ad osservarlo controluce
sagoma d’anni e floridezze
(pelle di vetro: s’intravede il mare)
il corpo
diversamente amabile
avvolto nella musica
scompare

_____

 

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Messaggio a forme sfuggenti (sembrano sparse)

fluttuazioni - by criBo

Vengo distribuita in molti versi
intendo direzioni
e mi divento inafferrabile
da qualche parte ride un io di fiori piccoli
forse un violino che sparpaglia note
in fondo al letto, là dove non trovo i piedi
e chi sarò da ricavarmi umana?

Ho ancora gli occhi, oppure no, sono soltanto tracce
cosiddette essenziali
ora divelte dalle storie _le voci anche_
un senza oggetto
alcun soggetto
il noi mi fa sparire e riapparire
in punti imprecisati della stanza

ah, la follia! dice la particella sporta
dal centro della fronte
il braccio s’è disteso a dismisura
l’ho perso _ anzi l’abbiamo perso_ noi
esonerati dall’essere compatti
fossimo pane in briciole
per fantasmi di gheppi (ritornano?)

farò, faremo, chi?
Che malditesta! Ecco, sto ritornando.

Signori abitatori di codeste stanze, vi sollevo
dal compito
la vigilanza impone un veloce ripristino
purtroppo
si comincia coll’essere incastrati
un corpo-bara (siamo tutti morti)
la pazza me s’infrange nelle ossa
e sono sola
quando ritorno a perdere la vita

ma le infinite particelle
le cristalline polveri cantanti
di me  _sono e non sono_
siamo

                          

                        

                 

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Da Mam

Ed è quasi respiro di Cristina Bove.

 

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sono di Nina Esposito*

la poesia  e l’immagine

vertigo2
Incastro diadico
[Mala diade]

questa sera vorrei tanto non pensare
rimbombano in me disincarnati
timbri, sillabe scompagnate
fotocopie di finte assuefazioni
fonemi frantumati alla rinfusa
e non ho voglia di ricombinarli
Abdico da me stessa in doppia solitudine
sollievo d’un istante
lacci scomposti d’inspiri soffocanti s’allungano improvvisi
piovono da me in me
ingarbugliano assilli
intrecciano matasse d’ansia scarmigliata
incistano timori in una buia capsula che rapida m’ingloba
mi fan rientrare in me da me

Riappaiono pensieri controvoglia
rimugino – mi chiedo – mi rispondo
CHI sei tu che da tre lustri non mi dai tregua
stalker da imprigionare
alieno da stanare
pianta parassita da estirpare
mostro da trucidare
[ CHI SEI ]
conchiglie rosa, pensieri s’inchiocciolano in parole di madrepora
diventano sussurri ripetuti all’infinito
ghigno
“in te esisto… di te consisto”

insight improvviso che sconvolge aprendo prospettive altre
– il cancro sono io-                    a che combattere me stessa!? –
a sgomitate e sgambetti lo ricaccio nell’angolo più buio
non gli permetterò d’oltrepassarmi – [ sì ] “in me / con me ti porto” [ sì ]
un passo indietro e a lato
uniti in una sorte
camminerai con me fino alla morte

ma della morte il giorno
non lo sceglierai tu.

 

* Qui altre opere di Nina

                      

                             

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