Messaggio a forme sfuggenti (rivisitazione)

il cuore a pezzi - by criBo

distribuita in molti versi
oltre che direzioni
e diventare inafferrabile
sferetta mercuriale     un io-violino
che si sparpaglia in note in fondo al letto
_là dove non trovo i piedi_
e chi sarò da ricavarmi umana?

ho gli occhi, oppure no, soltanto tracce
cosiddette essenziali
ora divelte dalle storie [un senza oggetto
alcun soggetto]
: il noi mi fa sparire e riapparire
in punti imprecisati della stanza
ah, la follia! dice la particella
dal centro della fronte
_il braccio s’è disteso a dismisura_
l’abbiamo perso nel dimenticarci
esonerati dalla compattezza

la vigilanza impone un veloce ripristino
e ci si trova ad essere incastrati
nel corpo-bara che ci cresce addosso
morti che non si adeguano
alla follia di percepirsi vivi
_di me di te di voi solo un pensiero_
enti fugaci
in un continuo perdersi di vi(s)ta

                                      

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Ci sono due modi

paradisea - by crBo

Ci sono due modi di riferirsi a sé: quello cerebrale (con tutte le specifiche di un apprendimento letterario, formativo del proprio bagaglio culturale) e quello che pone in una quiddità sconosciuta, solo intuita, dell’essere oltre le apparenze e oltre le percezioni sensoriali.
Chi si immedesimasse soltanto nella propria identità intellettuale, potrebbe attribuire la propria evoluzione al conseguimento del successo personale, essere gratificato dai consensi a tal fine; ma avrebbe difficoltà a relazionarsi con chi conosce di se stesso un’immagine assorta, tesa al disvelamento di ciò che percepisce di sé oltre le logiche del dato.
Tenderebbe a caricare di pulsioni antagonistiche gli aspetti più innocenti dell’altrui comunicare. Sarebbe difficile stabilire rapporti che travalicassero la conoscenza specifica e indirizzassero, invece,  la relazione in ambiti dove la mente non fosse la sola accentratrice di logica e attenzione, ma si lasciasse trasportare da quel feeling che misteriosamente accomuna le anime.

Quando le menti si “incontrano” nel comune respiro, quando si accostano per incoraggiarsi a vicenda e sorprendersi insieme di tutto ciò che misteriosamente coinvolge e commuove, si diventa poesia.

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da M.A.M.

cosmogonica di Cristina Bove.

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Sarabanda

punto e parabola -  by criBo

ora che non è tempo
delle ventate e delle vesti smosse
né di nastri vermigli tra i capelli
né delle giravolte sul granito
un battito del piede
e dalle intercapedini germoglia
l’abbozzo d’una rosa di calcite

andremo scalzi in cerca d’un addio
soffiato nella silice _un cristallo
dardeggiato dal sole del deserto_
e mi dirai di quella perfezione
così dura e implacabile
che si accanisce addosso
_cadenze ripetute mille volte_
malgrado le catene alle caviglie

nel trino turbinare delle cuspidi
svalvolo fuori passo e fuori verso
condotta nella danza conclusiva
dalle mie stesse braccia

                                   

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D’infinito che appare finito

donna - by criBo

Sai la stagione della melarancia
primavera selvatica
come un azzurro piccolo da tasca
spunta che pare un lembo d’allegria
la segnaletica
per non smarrire il senno.

Rifugio è questo
che nasconde e svela
la mia veste d’immenso
che solamente una memoria stabile
potrebbe riconoscere

                                                                                             

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Elusioni

scala-verso...-by-criBo

 
nei momenti in cui la reticenza
imbocca strade equivoche
forme di mescolanze mercuriali
ardono in petto __il corpo assolve
e l’anima s’adatta_ allo spostarsi
da una terra all’altra
s’annida un’eloquenza funzionale
minuzie a fior di labbra
ma quel che c’è da dire resta dentro
sospeso come un alito di ghiaccio

non si può fare un salto programmato
quando le scale scendono da sole
_ogni gradino un monito a restare_
e non c’è dimissione dall’esistere

si sta con le scadenze sulle altane
esuli da ogni vera conoscenza
smarriti nell’immane che sovrasta

 

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da M.A.M.

HAI VISTO MAI?

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Sprazzi

Sprazzi.

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Antiche suggestioni d’ombre e luci

lampada riflessa 4 -by criBo 

 

Sapeva anche ascoltare
senza dar segno del pensiero indocile
che suo malgrado tendeva ad affiorare.
in notti dichiarate senza luogo
sperando in un  miracolo _uno di quelli piccoli_
che al posto dei vestiti significasse un nome
l’indizio d’una qualche propensione
a trasformare un codice umorale
in un amore  _la speranza era l’ultima a morire_

se guarda indietro
ha l’impressione d’essere restata
diventando se stessa una parola
per non sentirsi  solo una metà
almeno con la mente, almeno un’ora

                                

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novembre 2011 in VDBD

siccome il blog Viadellebelledonne non è accessibile

la riporto qua

Ero nel mio silenzio abituale

dopo aver conquistato lustri
in libertà di sangue e cartellini
cifre da disavanzi
avanzi da
ricucinare in maniera proponibile
ho risparmiato inesorabilmente
il fiato di accensioni
ho dato fondo agli anni cherubini
altre che andavano in carrozza, io no,
sempre appiedata.

e all’improvviso scalpita una voce
reclama l’attenzione
– noi che vestiamo nuvole d’inverno
e raggiere di sole nei capelli
dice
noi delle fisarmoniche francesi
noi?…
__sì proprio noi__
mi guardo intorno e vedo
l’ala della finestra a nord tremare un attimo
il lembo di una vita trattenuta
tendaggio approssimato
e dimmi, dimmi allora

si tratta dei conteggi usucapione
se l’hai dimenticato
siamo giunti agli sgoccioli, devi recuperare
ogni strappo ogni lingua ogni registrazione
((((sonora))))
e
non ti sembri strano, anche gli slip-triangoli
in quiescenza. Ma c’era poca cera
non feci in tempo a dare forma al cuore
che già vennero a prendermi le foglie
in veste di guerrieri
un autunno di neve precoce

__non hai occhi di verde, tu non hai
che gli occhi__ Infatti, chi se ne accorse mai?
restituisco tutto
ecco
riprendetevi il fondaco, il giardino
le masserizie e i davanzali a rose
loro fresche da dio
io che avvizzisco nottetempo e il giorno
mi spia dalle finestre
assassinandomi alle spalle
lentamente lentamente lentamente

ma poi chi siete voi?
sempre nei boulevards di foglie morte
a cantare d’incensi e di coriandoli, bautte
scontornate di visi_________ solo quelle
a me lontane come le piramidi
passavate nei vicoli festanti, voi che di voci
adesso sorprendete il mio silenzio
e vi pare che basti una promessa ancora
a farmi fessa. E no, basta con permute e riscatti
ho cicatrici fuori e dentro il corpo
e se non vi bastasse
ho fabbricato in anni taciturni la bandiera
del mio nulla a pretendere
bianca.

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da M.A.M.

Di poesia che mi sostiene e cura.

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scritto fatto

ringhiera - by criBo

Ci si chiede, nel momento in cui si fa pressante la necessità di esporre il pensiero, quale sia il linguaggio che meglio lo esprima.
Scaturiscono, allora, come se nascessero da un travaglio interiore, le parole nude, che la mente riveste di significati propri.
Bisogna affidarsi completamente al sé creatore, lasciarlo libero di inventare ancora sogni, ancora forme, ancora tempi futuri da immettere nel presente.
Il lessico acquista in tal modo una vitalità misteriosa, unisce o disambigua, controlla o lascia defluire, assecondando l’apparente insania polisemica del poeta.

e così ci può stare anche una cosuccia come questa:

mandava il cuore a farsi benedire
con le dovute ingiurie
pur di farlo tacere
come se allontanarlo dalle costole
lasciasse un posto libero

ubriacatura illuminante
ultimo sorso d’aria nel bicchiere
un gesucristo da osteria sbottona il petto
tatuato sopra l’anima scarlatta

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Nodi e nodi

QUI

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Via delle amazzoni

senza paradiso - by crBo

il rettilineo s’incurvò
fino alla strada morta
pietra su pietra un suono di strapiombo
e le giornate caddero nel vuoto

scomparvero quadranti
da planisferi e corpi delle donne
lembi di sé cuciti col catgut
costellazioni incise nella carne

soltanto le madonne sono rimaste intatte
come nei tondi blu dei DellaRobbia

qui le “metà del cielo”
precipitando dalle anestesie
cadono a pezzi
nelle locande della tarda sera

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DIVAGAZIONI DI UNA MENTE ERRANTE

Errante in ogni senso, vagante e passibile di errore. Sono trascorsi più di sette anni, da quando aprii il mio primo blog su splinder. Chiusa quella piattaforma, mi trasferii qui su wordpress, ma non avevo idea di quanto fosse stato, ed è tuttora, importante per me la condivisione di pensiero. E continuano a sorprendermi le vaste opportunità offerte da questo strumento ineguagliabile: viaggiare in tutto il mondo, imparare ogni giorno qualcosa, stringere legami con menti affini.

Tutto grazie a questo stupefacente mondo interattivo che dà  modo di conoscere, avvicinare, abbracciare, seppure virtualmente, persone meravigliose, tante che mai potrei avvicinare nella vita reale, nemmeno se campassi duecento anni. Scambio di pensiero, di parola, di amicizia, che nessun mezzo di comunicazione avrebbe potuto consentire a tal punto.

Quando mi chiedo se non sia preferibile un blog di pura critica letteraria, non propenso a divagazioni personali, la risposta è che preferisco mediare, e stabilire rapporti umani oltre che artistici. Forse non sempre siamo in grado di orientarci nella valutazione di un’opera, che si tratti di poesia, di prosa, musica e quanto altro; tuttavia, ciò non avviene anche nella scelta di uno spettacolo teatrale, un film, un concerto,  una mostra di pittura? O nell’acquisto di un libro? Credo che sia una decisione altrettanto autonoma frequentare un blog anziché un altro.

Abbiamo preferenze, e in base a queste scegliamo. E dunque perché non apprezzare gli elogi e le esternazioni affettuose? Visto che comunque non manca la critica costruttiva, sempre bene accetta. Infine, essendo libero ciascuno di frequentare o no un sito, perché soffermarsi se il contesto non interessa o non è gradito?
Si ha la libertà di girare in queste stanze, se non piace si può uscire e andare altrove.
Errare: vagabondare, anche sbagliare. Cambiare direzione.
O far notare l’errore. Con garbo, però.

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giovedì da M.A.M.

Penelope stanca di t’essere

tendaggio blu - by criBo

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INFORMATIVA

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Ruggine che assottiglia l’inferriata

ringhiera - by criBo

                      

S’aggirano fantasmi al verderame
intorno alla giacenza di connotati fuori uso
discariche di vasi e d’inevasi
di tutto ciò che fosse stato troppo
compreso il sacrificio
_talvolta imperdonato, anzi indigesto_
e può sembrare l’oggi un sacrilegio
se non ricade subito il domani
a porre fine

scriverne non assolve l’esistenza
:si sta dove l’incerto che accompagna
è convivente malaccorto
ché se fosse più sveglio andrebbe a capo
tenendo bene a mente che un vocabolo
sarebbe meglio definirlo termine

restarsene seduti
è la beffa dei tempi discordanti
_l’essere stati a danno di sé stessi_
tanto da non saperlo definire
l’amore e le sue immagini distorte
e fermi nell’attesa che si compia
il ciclo delle proprie competenze
(dicasi morte se non fa paura)
ci si perdoni almeno d’esser vivi

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Sintropica

Spogliarsi a strati
ritrovarsi al centro
un mantello di lacrime piegato
sulla thonet che finge
nuda
d’essere un servomuto

le tuniche mieliniche
rallentano i contatti
svuotano del passato
le tempeste
o le lunghe dormite sui divani.

Arrivano
abitatori d’iperboree lande
forieri d’uragani e d’ombre lunghe
sotto cieli striati a disaurora

le procellarie e il loro grido

l’incostanza dei cieli.

 

lunedì, 6 giugno 2011
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Per inverse ragioni

Per inverse ragioni.

donna - by criBo

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