Allocazioni

galassia - by criBo

Prima tracciavo _________linee
adesso                           spazi
sono una strada anomala
tratti di guardrail messi di
sgh
      em
            bo
…………………………puntini tanti
mi sposto nell’esilio calligrafico
intercetto   -tra logiche apparenti-
un poco d’avanguardia
                  bando alle penne d’oca
                                        giuliva lei
per altri versi anch’io
traslittero la casa

luglio 2012

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anni fa

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Linea arancione lungo un ospedale

frammentazione  Klee - by cribo

_Si faccia una ragione_
dissero con sussiego i portatori
di sacrosante verità
a chi diversamente instabile chiedeva
un bonus d’aria
pagabile in contanti alla gran_cassa
niente che spetti di diritto
ma è concesso
bersi le proprie lacrime

_Si metta il cuore in pace_
dissero piano i franchi detentori
dell’imparzialità
a chi aspettava immobile il verdetto
e allo sportello aveva già pagato
il dato e il tolto
niente che già non fosse preavvisato
ma è permesso
leccarsi le ferite

_Si accomodi sull’argine_
dissero dalle barche i vogatori
di specchiata virtù
che si traghetta quando è calma piatta
quando la terra chiude gli occhi
spegne lanterne e fari
rabbrividisce al tocco
e fa lo stesso
essere vivi o quasi

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Riflessioni di una mente appollaiata su un ramo pericolante

nebbia - by criBo

Scrittori e poeti veicolano attraverso la parola gli aspetti dell’esistenza, registrano eventi e stati emozionali, elaborandoli in maniera personale, tuttavia universalmente riconoscibili.
La cognizione della realtà è la risultanza di schemi culturali che conformano le contestualità in una distorsione rappresentativa che si sovrappone alla percezione istintuale fino a farne perdere la naturale specificità, fino a trasformarla in un complesso di informazioni esteticamente plausibili e consolatorie.
Ed ecco che tutto ciò che riporterebbe la mente a stadi primari di percezione, viene reso evanescente, fissato in un lirismo poetico o in una esposizione narrativa che in qualche modo, anche quando è descrizione di bruttura, lo rivesta del fascino intellettuale socialmente e storicamente convenzionato.
Le nozioni accumulate dalla nascita alla morte, condizionano i rapporti, li cristallizzano in schemi dai quali è difficile liberarsi: la vecchiaia, ad esempio, viene temuta, derisa, esorcizzata, quasi apparentata con la malattia e la deformità fisica e mentale.
Gli aspetti culturali hanno la stessa matrice: assunti dai quali non ci si può sottrarre se non negando la propria identità e appartenenza.
Siamo specchio per gli altri che a loro volta ci fanno da specchio.
Ma chi siamo realmente in questo riflesso: strutture subatomiche a noi stessi invisibili e inspiegabili, o chi pensiamo di essere? L’uno e l’altro? Il percipiente e il percepito?

Resta il fatto che tutto quanto si frappone tra noi e l’alterità, ci fa apparire o sparire dal mondo secondo le immagini che ci rappresentano.
Si viene cancellati quando non si appartiene alla stessa etnia.
Si viene cancellati quando si è poveri e/o ammalati.
Si viene cancellati soprattutto quando si invecchia.
E si muore.
Ma il vero dramma è che l’idea della morte, invece di essere consapevolezza
finalizzata al rispetto della vita, sia compulsivamente occultata, in una sorta di infantile esorcizzazione che ben chiarisce (salvo le rare eccezioni) il livello mentale del genere umano.
In fondo temere la morte è temere la vita, perché il morire fa parte di essa.
Ciò che segue alla propria fine non è più competenza del corpo, del suo cervello e dei suoi elaborati mentali, è semplicemente Ignoto.

Niente di consolatorio, dunque.
La vita è fine a se stessa.

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i miei figli

DSC03606

 Di una realtà ignota e sconfinata in cui si manifesta l’universo, dalle stelle remote alla natura di questo nostro pianeta, trasmettere la vita ad altri esseri umani è l’evento che trasforma il corpo di una donna in atanor, artefice dell’alchimia misteriosa dalla quale ha origine ogni cosa. Ed è talmente naturale da essere straordinario!
Non mi è possibile descrivere le emozioni provate alla nascita di ciascuno dei miei figli, non trovo parole così significative da poter esprimere le sensazioni vissute nell’attesa, fino alla dolorosa, meravigliosa esperienza del parto. Ogni volta stupefacente, ciascuno è stato presente in maniera unica dentro di me e fuori di me.
Allevarli, accudirli, vederli crescere e diventare uomini: come racchiudere in poche frasi l’intensità di una vita trascorsa con loro?
Mi piacerebbe scrivere a ciascuno ciò che rappresenta per me, ma so che tutto quello che vorrei dire non potrebbe mai essere contenuto nelle parole.
Spero di essere riuscita comunque a comunicare loro il mio amore e la mia gratitudine per avermi reso importante come essere umano.
Sono le persone che più stimo al mondo, sono fiera di essere la loro madre.
Talvolta sono presa dallo sconforto al pensiero di averli esposti, facendoli nascere, a tutte le difficoltà e sofferenze che la vita comporta: malattie, abbandoni, vecchiaia, morte.
Tuttavia, dalle domande che non hanno risposta, ho imparato che è meglio affidarsi allo svolgersi naturale dell’esistenza, vivendo  e affrontando il più serenamente possibile le avversità, il declino e la fine.
Considero la grandiosità di queste vite che mi abbracciano, che vorrei proteggere dal dolore ma che, invece, sono spesso loro a proteggere me.
Spero che sappiano trovare meglio di me la serenità e la chiarezza, che sappiano sempre cogliere l’intensa bellezza che la vita riesce a donare malgrado la tragicità del contesto.
A volte vorrei spiegare che il pensiero di non esserci più quale punto di riferimento nella loro vita mi fa soffrire di più che esistere ancora.
Spero che abbiano accanto chi sappia amarli e che a loro volta sappiano amare.
Che siano confortati nei momenti difficili, e che a loro volta sappiano confortare.

 

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La mappa dei giorni sottratti

écrite - by criBo

Scrisse con la matita
tanto da farne un foglio stropicciato
le sue storie di bianca consistenza
monologhi talmente scoloriti
che non restava traccia.

Un po’di Mercatore
sul limite interrotto d’una pagina
per mille rotte ancora

La sua nave sicura vira al largo
dalle tempeste piccole da bar
dagli albatri caduti sui pontili
dagli occhi duri delle marionette
di penne contraffatte.

Le rotte vanno tutte all’ancoraggio
segnato già da tempo
vela maestra non si piega al vanto
né avanza per un’aria di libeccio
schiva marosi e squali
attenta ai morsi e a non finire in mare.

luglio 2012
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giovedì da M.A.M.

qui

___________

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In itinere

oltre la tenda - by criBo

era discesa per un mezzo giro
sul mondo degli oggetti
ma perse ogni contatto
_la sua gente s’allontanava sempre più_
mentre cadeva e sprofondava
dentro le molecole

eppure un volo le testimoniava
d’un alfabeto senza le parole
suoni-luci dicevano colori
che vagamente ancora ricordava
malgrado l’incombente amnesia

braccata dalla nostalgia
si percepiva sempre più straniera

_ne verrai fuori_
dissero dalla luce sopra il pozzo
in cui precipitò
(credette fosse umana fantasia)
ma le visioni
segnali d’aria sulla via del tempo
indicazioni per tornare a casa
quando sarà il momento

come in un fermo-immagine
vede con gli occhi chiusi
luminose nonforme ad aspettare
sull’orlo dello spazio sconfinato
a braccia tese
il prossimo ritorno

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Di memi ed inquietudini

lampada di aladino

Come una lampada votiva
sul poggiolo degli ultimi Dei
contaminati dai malanni
_numi di lontananze siderali
morti già da millenni_
vacilla fioca la sapienza umana
in fil di vita

un viso che galleggia sulla nebbia
pensiero ricorrente che attanaglia
ah! il gelo che risale! sale sale
sale dai piedi in cerca del suo cuore
_lei replicava storiche ragioni
per farne barricate_ e sugli spalti
tra le ghirlande e i passamani neri
un suono di ghironda
a fare antico il tempo e la dimora

e delle note fuori coro
che ci si amava nelle retrovie
discettando di genti e istituzioni
_la penombra pareva suggerire_
si ritornava mille volte insieme

ma nella teca della sua persona
era da sola a farsi compagnia

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questa magnificenza

questa tremenda cosa
che è una rosa
è una vigliaccheria consolatoria
nel dilagare della morte

questo tremendo essere vivi
meraviglioso respirare
tra la rosa e il dolore

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Grazie per la risposta. ✨

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Giovedì

da M.A.M.

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Avvolta in un pronunciare lieve

Avvolta in un pronunciare lieve.

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Messaggio a forme sfuggenti (rivisitazione)

il cuore a pezzi - by criBo

distribuita in molti versi
oltre che direzioni
e diventare inafferrabile
sferetta mercuriale     un io-violino
che si sparpaglia in note in fondo al letto
_là dove non trovo i piedi_
e chi sarò da ricavarmi umana?

ho gli occhi, oppure no, soltanto tracce
cosiddette essenziali
ora divelte dalle storie [un senza oggetto
alcun soggetto]
: il noi mi fa sparire e riapparire
in punti imprecisati della stanza
ah, la follia! dice la particella
dal centro della fronte
_il braccio s’è disteso a dismisura_
l’abbiamo perso nel dimenticarci
esonerati dalla compattezza

la vigilanza impone un veloce ripristino
e ci si trova ad essere incastrati
nel corpo-bara che ci cresce addosso
morti che non si adeguano
alla follia di percepirsi vivi
_di me di te di voi solo un pensiero_
enti fugaci
in un continuo perdersi di vi(s)ta

                                      

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Ci sono due modi

paradisea - by crBo

Ci sono due modi di riferirsi a sé: quello cerebrale (con tutte le specifiche di un apprendimento letterario, formativo del proprio bagaglio culturale) e quello che pone in una quiddità sconosciuta, solo intuita, dell’essere oltre le apparenze e oltre le percezioni sensoriali.
Chi si immedesimasse soltanto nella propria identità intellettuale, potrebbe attribuire la propria evoluzione al conseguimento del successo personale, essere gratificato dai consensi a tal fine; ma avrebbe difficoltà a relazionarsi con chi conosce di se stesso un’immagine assorta, tesa al disvelamento di ciò che percepisce di sé oltre le logiche del dato.
Tenderebbe a caricare di pulsioni antagonistiche gli aspetti più innocenti dell’altrui comunicare. Sarebbe difficile stabilire rapporti che travalicassero la conoscenza specifica e indirizzassero, invece,  la relazione in ambiti dove la mente non fosse la sola accentratrice di logica e attenzione, ma si lasciasse trasportare da quel feeling che misteriosamente accomuna le anime.

Quando le menti si “incontrano” nel comune respiro, quando si accostano per incoraggiarsi a vicenda e sorprendersi insieme di tutto ciò che misteriosamente coinvolge e commuove, si diventa poesia.

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da M.A.M.

cosmogonica di Cristina Bove.

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Sarabanda

punto e parabola -  by criBo

ora che non è tempo
delle ventate e delle vesti smosse
né di nastri vermigli tra i capelli
né delle giravolte sul granito
un battito del piede
e dalle intercapedini germoglia
l’abbozzo d’una rosa di calcite

andremo scalzi in cerca d’un addio
soffiato nella silice _un cristallo
dardeggiato dal sole del deserto_
e mi dirai di quella perfezione
così dura e implacabile
che si accanisce addosso
_cadenze ripetute mille volte_
malgrado le catene alle caviglie

nel trino turbinare delle cuspidi
svalvolo fuori passo e fuori verso
condotta nella danza conclusiva
dalle mie stesse braccia

                                   

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D’infinito che appare finito

donna - by criBo

Sai la stagione della melarancia
primavera selvatica
come un azzurro piccolo da tasca
spunta che pare un lembo d’allegria
la segnaletica
per non smarrire il senno.

Rifugio è questo
che nasconde e svela
la mia veste d’immenso
che solamente una memoria stabile
potrebbe riconoscere

                                                                                             

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Elusioni

scala-verso...-by-criBo

 
nei momenti in cui la reticenza
imbocca strade equivoche
forme di mescolanze mercuriali
ardono in petto __il corpo assolve
e l’anima s’adatta_ allo spostarsi
da una terra all’altra
s’annida un’eloquenza funzionale
minuzie a fior di labbra
ma quel che c’è da dire resta dentro
sospeso come un alito di ghiaccio

non si può fare un salto programmato
quando le scale scendono da sole
_ogni gradino un monito a restare_
e non c’è dimissione dall’esistere

si sta con le scadenze sulle altane
esuli da ogni vera conoscenza
smarriti nell’immane che sovrasta

 

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da M.A.M.

HAI VISTO MAI?

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Sprazzi

Sprazzi.

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