Fughe paradosse

il cuore a pezzi - by criBo

Timbrare il suolo a misura di piedi
correre dai talloni alle meningi
impronte a perdifiato
Achille e tartaruga al tempo stesso
_ utopico il sorpasso_  (dove siamo?
e dove sarà quel punto esatto?)

È come andare stando fermi al centro
precipitare senza mai atterrare
e senza mai raggiungersi alle spalle
risorgere da voli _pindarici o terricoli_
diventare orizzonti
o scomparire

                            

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Cosa copriva

indecifrabile - by criBo
Cosa copriva

Nel togliersi il cappotto
si vide bene ogni particolare
segni d’irriconoscimento li potremmo dire
non servono bottoni mormorò la donna
prima sfilò le maniche
era in piedi e guardava davanti
un moto si risolse nello specchio:
ci si sforzava di distinguere
gigli in penombra
le passamanerie delle pareti

i movimenti cauti
si poteva cadere per un sibilo
o vorticare un attimo
dipendeva dal gesto volontario e dalle storie
che un ninnolo cinese riusciva a raccontare
forse un foulard turchese poteva ricoprire
non è detto
un altare per cerimonie mimiche

fu così che perdette il corpo
sotto non c’era niente, non domandate come
era rimasto solo un che d’argento, sembravano capelli
non fu mai confermato.

settembre 2011

 

 

 

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da M.A.M.

cartografie-d’amaritudine-di-cristina-bove

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Satellitare

la luna oltre la grata - by criBo

Un soffio verso l’alto
a proferire in lingua passeggera
un palloncino a rischio d’ago
precipitare
sopra camminamenti senza uscita

un muraglione che separa i vivi
dai morti _e non si sa chi viva o muoia_
in attesa che venga dalla luna
risposta alla domanda d’acqua e terra
dalla sua luce che imbelletta il mondo
e ci fa stare
affamati d’amore e di certezze
ebbri di storie e versi

consegnati a tempeste di teatro
maschere vuote sotto i nostri gesti
le locandine affisse alla memoria
per non ruotarci eternamente intorno
per non spegnerci dentro
Soli

                        

                               

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Sconnessioni apparenti

donna - by criBo

 

Finito il tempo delle arance
rimangono parole senza nido
uova di pietra che
nessun calore porterà alla schiusa
le chiocce tutte han smesso di covare
assiderate e arrese
all’ultima volata di stagione

in una nebbia che si va infittendo
le donne che portavano ghirlande
hanno deserti in cui fingersi sorde
_le spia chi sta di guardia ai temporali
ed ogni cosa annota sui taccuini_
tuttavia
nessuna sfida può arrestare i sogni
né metterli a tacere
:squillano di colori
nemmeno il buio più buio li fa sparire

sospesi come fogli indicatori
ai rami lagunari
fanno luce a chi ha smesso di cercare
e coltivando sassi
ha progettato la sua gita al faro

 

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da M.A.M.

Zona franca

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Storia senza finale

lampada riflessa 4 -by criBo

                                                

Gli raccontava tutte le sue morti
di lei sospesa tra l’asfalto e il cielo
e della notte di visioni e rose

quel giorno delle lettere ridenti
che le scriveva t’amo sola mente
batteva il cuore come risanato.

Chissà perché fu prorogato il termine
_erano già rintocchi di campane_
e ancora fu concesso un gioco d’ombre
tempi supplementari di partita.

Intanto gli anni passavano il confine
e la sua voce la riconquistava:
concediti emozioni, ancora che sei bella
e niente ci assicura del domani

talmente convincente
che lei firmò la sua condanna a vivere

                          

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N (7)

Qui, nel luogo dei vestiti stretti
guaine
delle nostre filastrocche esistenziali
vanno a coppie i pensieri
sul pianeta riciclo dell’azoto

appare azzurro il piano
che ci sottrae sapienza secolare
assoggettati ai sensi
in un continuo perdersi e trovarsi
ci accontentiamo di piaceri minimi
immemori dell’estasi
e trasmutiamo nei sistemi solidi
i corpi
il tempo
i numeri
effimere di tavole periodiche
pulviscoli di soli

ed ogni volta sembra di morire.

Siamo fatti di vuoto
da colmare

 

gennaio 2011 

 

                            

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Resterà senza titolo

foglie su terreno
                    
una mia fotoI giardini della memoria
hanno camminamenti di sassi e croci
rifioriscono in coro
o muoiono in silenzio
assisto
da panchine deserte
all’inversione non concessa
solo postfazioni di minuti
all’inquieto vivere
                             
e guardo tracce d’arancio e oro
mi pettino di mille capogiri
a braccia alzate
trattini in successione
ridisegno una voce sulle labbra
hanno palpebre fisse le finestre
cortili ciechi
eppure
un soffio di malinconia da flauto
mi accarezza la fronte.
                           
26/01/2011 

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da M.A.M.

https://miglieruolo.wordpress.com/2015/01/15/dinvolontaria-veglia/

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Sui cancelli del mondo

cancelli - by criBo

 

si aspettava
che con il grigio delle mezze voci
arrivasse l’avviso di sgombrare
nessuno aveva mai saputo quando

  si stava appesantiti dai ricordi
_la memoria è il rovello degli umani_

nelle amnesie pietose si sperava
ci si ammalava di pensieri morti
si piangevano i vivi già mancanti
d’altronde s’era giunti a fine giorno
finivano le strade
e tutte conducevano al confine

apparivamo stanchi
avevamo rifatto tante volte
il letto e ripulito le soffitte
sembrava d’esser vuoti, si sostava
su minuscoli punto di contatto
_ respiri in equilibrio sulle punte_

in un accordo tacito fingemmo
di non esserci accorti di morire
un tanto al giorno

                                  

                                    

 

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Luogo a recedere

 

oltre le macerie 2 - by criBo

 

terre disabitate  _sembrano_
trafitte dalle cose maledette

ogni paese ha mezzelune e croci profilate nei cieli
angusti varchi tra minareti e cupole: a quel dio
dal bellicoso cuore,  immagine degli uomini
che hanno perduto il senno

_e sono morti tutti gli ippogrifi_

Non abbiamo più scampo
in questi tempi di furore e sangue
narcotizzati come siamo, talpe
bulimiche all’ingrasso

cincischieremo ancora con le pagine
di network e affini
c’illuderemo d’essere importanti
accompagnando versi con le cetre _intanto che
le capitali degli imperi bruciano

perché siamo incapaci
di progettare mondi alternativi
al n(m)ostro vivere

 

 

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da M.A.M.

originare mondi alternativi e crederci

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Appelli elementali e megafiori

verso blu - by criBo

Affermano le cose con parole civili
che se d’aria si vive anche si muore
un colpo e via
madonnasanta in prestito sul letto
per un’avemaria di grani duri
credersi santi

_ d’acqua è la morte a barche in avaria _

le teste già cadute
d’uomini e ciclamini (come si può chiamarli ciclamini
questi elefanti rossi non si sa)
io che li amo minuscoli sotto ippocastani
e quel colore… quel… colore

basta un colpo di tosse per sfiorire
_a ciascuno il suo vaso o la sua zolla_
e andarsene è soltanto un’utopia
originali o ibridi
si perdono altri petali e si cade
però non si scompare
si scolorisce un poco     se la traccia
qualcuno avesse disegnata
con inchiostro indelebile

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Disposte in cieli bassi

Nella cantoria dei Turchini
le bambine affannavano sui mantici
le mani troppo piccole
per dare tempo al tempo
_corde vocali tra le stalattiti_
sfiatavano nel coro

                                
una pen(n)a tatuata sette volte
inverni di latino intorno ai polsi

Bach ansimava tra le canne d’organo
_spifferavano i tasti Aria ingiallita_
sotto le arcate fittili
madonne s’affacciavano ai soffitti
e santi dalla testa reclinata
assorti sopra un teschio e una candela
non vedevano i piccoli dolori
farsi preghiera
e le bambine spegnersi nei marmi
perse negli arabeschi dei mosaici

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da M.A.M.

È altra cosa

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 19.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 7 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Cambio di scena

 

ri-velazioni -by criBo

 

trascorsero stagioni
s’aprirono e si chiusero finestre
attori senza luci di ribalta
vivi di sola voce

si vegliava
chi da una parte trattenendo il fiato
chi declamando a vivavoce

terminate le repliche, il sipario
calava sul negozio di giocattoli
_la dama se ne stava da una parte_
il soldatino con la baionetta
puntava già una bambola di carta
per una nuova recita a soggetto

tra le quinte
la ballerina un po’ immalinconita
osserva il duettare
poi se ne va
portata via dal tempo che reclama
e sta scrivendo l’ultima battuta
prima che la commedia sia finita

 

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Penelope stanca di t’essere

balaustra sull'irreale - by criBo

 

Vorrebbe abbandonare trama e ordito
allontanarsi dall’intreccio
perdere il filo del discorso _subbio e liccio _
salvarsi dal ribattere del pettine
le scie di sottintesi
e diventare quasi evanescente

esserci o no

a volte come estranea
nell’ascoltarsi dire e dubitare
d’avere detto ciò che andava detto
_aumenta la distanza_
tra chi recita un mantra e chi non sente
chi la vorrebbe solo un io narrante

la si scontorna giorno dopo giorno
le si perdona d’essere presente
le si perdona d’essere mancante.

Invece lei
vorrebbe accantonare la matassa
e starsene accucciata ad aspettare
sotto la balconata dei ricordi _un filo d’oro
che termini la tela_

                                    

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giovedì da MAM

http://miglieruolo.wordpress.com/2014/12/25/un-figlio-a-sua-madre/

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