da MAM

Atomi e frattaglie – di Cristina Bove

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Garanzie e scadenze

fantasime 2 - by cribo copia

Il tempo in comodato d’uso
nel titanio: matricola _numeri tot_
un vero galantuomo (non ammetto
che se ne dica male) il tempo
respira con sorsate piccole
a volte baci a volte strappi disarmanti
questo conta per quelli come me
individui non completamente stanziali

ci accomuna la deframmentazione
il passare dei giorni che s’invecchia

la linea maginot _l’esilio è stato_
di fatto e paradosso
ma non sarà il nemico ad arretrare

nei fiori ci nascondono cannoni
nei versi bella ciao ciao ciao
uniformati ai geni ai memi _agli usi fisici_
vidimazioni ottemperate
forse qualcuno già
quale ultima inspiegabile fortuna
ci sta traendo fuori dal catalogo

 

 

 

 

 

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Ad occhi chiusi

per timore di
trattenere immagini reali
o la parola scritta
il tratto
il corpo nello spazio
acciottolata Kore prigioniera
della sua mente peregrina che
se ne sta immota
nell’inventario della trascendenza
tutto
perché la vita non è sempre danza
e fa paura
con la sua immanenza

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Giovedì speciale

da MAM

 

                                                                         

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Firme

indecifrabile - by criBo

                                      

tra un arabesco e uno svolazzo
dopo sequele di parole _alcune
rimediate nel solito cappello
a prima vista un fischio al posto di
mussitazioni al viso
il sottinteso

intorno scorre la follia d’ognuno
non ci guardiamo mai
veramente negli occhi
in fondo _lo sospettiamo tutti_
che ci potremmo scorgere da morti
e fare finta

stiamo correndo il rischio
d’essere nomi scritti in lingua ignota
e non saperci leggere

                         
                       

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C’era e non c’era

 mandala - by criBo

                           

sull’istmo che appariva e scompariva
mont saint michel dell’anima _pareva_
la donna intermittente

ci fu chi si confuse
credendola un miraggio
e le girò cinquanta volte intorno
poi la bassa marea
stese ricordi e li affidò alla rena
l’attimo prima che scoppiasse il mare

rimase solamente un pescatore
intento a pettinare onde di sabbia
come un giardino zen _lei non sapeva_
quando sarebbe risoffiato il vento
e quanto ancora
durasse il suo mandala

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Criptica (della quale non do spiegazione)

 spicchi di sole - by criBo

S’inceppano dentro
ehm… colpi di tosse e un sorso
a mandar giù rospi di maggio
ma solo perché è maggio
se fosse stato agosto
rospi d’agosto.

Ti prende alla sprovvista
al nord dei desideri
iperborea presenza
– sapresti mai di me se non sentissi
il vuoto dell’assenza?-
esisto in quanto sono una mancanza.

si arresta al filo dell’ascolto
chi non conosce la parola giusta
e crede che una capra
campi di più sopra la panca
o che le fisarmoniche soffrano di raucedine
e la natrice senza sibilare
rimanga nella nebbia.

 Maggio 2010

 

 

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da MAM

È sempre nella luce la mia notte –  Cristina Bove

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Così, per non sentirsi solo terra

casa rossa- by criBo

un angelo tatuato sulla schiena
dice di minuziose allegorie
tropi da farne figurine, e non
immagini a colori sottopelle _spera_
che da un piumaggio simulato ad arte
germini il nuovo aprile
e un fiorire di volo dalle spalle

giorni dimenticati sulle scale
tornare acuti tra le vecchie carte
leggersi di sanzioni e di marane
di contenziosi a cielo aperto _c’era_
chi pescava ricordi dalle fogne
e chi stentava a rivedersi
chi ragionava a sprazzi

l’angelo prigioniero tra le scapole
dice di mezze verità sepolte
di come si manipola ogni cosa
e della nostalgia d’altri paesi _a sera_
sbiadiscono le case, i fiori amati
resta soltanto un frullo
timido accenno d’ali

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“soltanto i fatti “

scultura in peperino romano h 120

“… soltanto i fatti contano, soltanto i fatti debbono contare. Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sè, può giocarseli come vuole … E’ l’anima che mente, non il corpo.”
(Leonardo Sciascia)

                    

 

                            

                                        

Attraverso Candido, Sciascia esprime il suo convincimento: malgrado le sfortune non è il male in sé che porta alla delusione, ma l’intenzione, che prima lo denuncia e poi lo promuove.
Penso che sia innegabile la distonia.
La si avverte soprattutto con l‘avanzare dell’età, quando il corpo oscilla tra levigatezza di pelle e primi cedimenti e trova difficoltà all’adattarsi ai nuovi aspetti.
Meglio sarebbe una metamorfosi totale: svegliarsi insettaccio chitinoso, nero, e starsene in attesa d’un colpo di ramazza.
Senza alcuna sorella a prendere difese.
E invece bisogna conformarsi alle sequenze sempre più pressanti di un tempo che più che procedere tallona.
E ci scopriamo complessi strutturali e contraddittori, misteriosi, esposti a ogni evenienza, dalle beatitudini alle catastrofi.
Rendersene conto, immobilizza e sgomenta.
Può subentrare la rassegnazione, a volte la disperazione. Non solo per sé stessi, anche per i propri figli; ci si può sentire colpevole di averli immessi in questa realtà inspiegabile, spaventosa nel peggiore dei casi, portatrice di morte comunque.
Scriverne è forse catartico, ma mi domando quanta aspettativa ci sia dietro le parole, e se ciascuno di noi non preferirebbe, a una poesia, un abbraccio.

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Ogni vetta è un Kailash

kailash - by criBo

Riflesso
intermittente
l’aria ristagna ma
tutto si muove intorno
anche se in apparenza sembra fermo
bandierine policrome, preghiere, suono di
campanelle tibetane. Fiori sbocciati dal cristallo
sprigioneremo luce dalla roccia, attraversando atmosfere
percorreremo le galassie e i mondi.  Faremo il giro della terra
e poi ritorneremo dal silenzio, figli d’ogni vita vissuta e d’ogni dove
a generarci ancora ancora e ancora, nella Vita che non conosce arresti

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È altra cosa

sul filo -  by criBo

 

racconta
la donna delle assenze
di cortili che sembrano giardini
di sabbia in cerchi dove
l’ombra scrive destini con le dita
e il bello è bello per dolore

occhi sospesi sopra un’altalena
galline a semicerchio
e galli pronti ad afferrare
lillipuziani pensamenti _versi_
nella misura d’aia
ch’è un secchiello di latta

il vuoto è un azzardo di palpebre
il blu sbiadisce in pagine svogliate
l’inserto un passatempo di chi tace

dichiara
la donna delle varie identità
d’aver omesso a bella posta _versi_
dettagli orientativi
precise indicazioni
ché non s’abbia a morire nell’inverno

meglio qualunque altra stagione

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Giovedì da M.A.M.

Messaggio a forme sfuggenti di Cristina Bove

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Minimalismi cerebrali

venature - by criBo

Il buio
il vuoto in cui perdere il senno
e quelle voci scese dal soffitto
sotto
un solitario corpo di bambina
eppure così adulto
vanno
tagliando l’aria a gesti intorno
_apri quegli occhi_
dicono
forse non sanno che le ombre
tengono prigioniero il cuore
batte
come un avviso d’intervallo
un ponte di silenzio
muove
le braccia di misure scarse
nella sua disperata adolescenza
vuole
che sia concessa una risposta
all’inquisire della mente
dorme
sognandosi morire in un giardino
vegliata dalle rose
quiete

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Parrhesia

 

                         miraggi -  by criBo                            

Per sentieri diversi
il compiersi di eventi
complici l’aria e il tempo
-affacciato ai terrazzi un vecchio spento
dimenticava il mare-
nel quieto vivacchiare delle erbacce
sui bordi delle strade
un’afasia da eludere
pena l’arroventarsi della mente
quando la voce non ha più radici
e per uscirne vivi
bisogna allontanarsi
dalla polvere.

All’incrocio dei venti
donna di prima vera e di colori
sciorina al sole
una boccata di parole chiare

                          

marzo 2011

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ACHERONTIA

acheronthia - by criBo

Allora ti avvicini con la bocca
alle cose sentite dire altrove
che non sono le tue
raccogli cenci
spolveri le travi – i ragni li farai infelici –
e se pronunci ancora altre parole
otterrai sei monete e due lustrini
di fandonie sgargianti

tu non conosci decerebrazione
l’essere solo corpo – il pesce anfiosso –
il suono delle cellule che cade
transitorio
giù per accenti tonici

emerge da cunicoli
deflagrando crisalidi – l’atropa sfinge –
separata ristagna e si nasconde
sotto lemmi e cifrari
l’anima mia
per un destino d’ali

marzo 2010

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Ida Verrei

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Giovedì da M.A.M.

Accogliere l’inspiegabile di Cristina Bove

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SHAKER

uccelli - by criBo (2)

Di giorni ricadenti
su territori mai calcati
aspettava la sera con le mani appoggiate
ai pensieri d’inverno _e avvenne che
si dissetasse a grolle
arguta/mente offerte
di vino blu:_

A trattenerla
frasi da imbonitore: se ti scopro
donna delle disabitate meraviglie
d’inattesa domanda ti sorprendo
perfino le comari del giovedì gnocchi
armadi sulle scarpe da ginnastica
complici assecondare
presunzioni di noia camicia beat.

Nella notte listata a nerofumo
il precipizio
è il centro d’una voce.

                          

                             

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Gesti

nu écrite - by criBo

inequivocabilmente umani
nell’affidarsi ai segni
_le cose inaspettate_
sembra facile
percorrersi in segnali taciturni
di tenerezza accattivante
in circo_stanze da penombra
ed appassire in fretta
quando la luce ridiventa forte

il fumo d’una sigaretta
accesa oltre la mezzanotte
traccia nell’aria di perplessità
spire irrisolte
tratteggi di parole
scritte grigio su grigio nella cenere
_sul retroscena in atto_
mentre si spengono finestre
lasciarsi scomparire
e quasi un po’ morire

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