Normalità

Normalità
del sé che dialoga
con l’altro sé che tace ma acconsente
e nello sdoppiamento si palesa
a tu per tu con l’io semplificato
accede a densità complesse, ma
contro rarefazioni metafisiche
affronta il caso e la necessità
l’ombra e l’attesa

ed è scontata in noi l’ora del mai
la non domanda a tutte le risposte
e smemorarsi tra la notte e il giorno
sperando d’arrivare alla chiarezza
lontani da illusioni ed allusioni
_io qui ti sposo, me stesso in questa vita
nella cattiva e nella buona sorte_

 

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Spifferi

dalle persiane d’un balcone a sud
_versi per liste_
prima che nelle fosse approdino
e che bandierefazzoletti accusino
chi se ne lascia contagiare _ma
ruba l’idea_
che poi li vedi disegnati e scritti
copincollati in fabbriche di carta
           per cure alternative
          medici senza scrupoli pre_scrivono
          controfirmando le ricett(e)azioni
          da medicine doc a farmaci generici
mentre malata d’utopia
combatto virus di parole e
assumo cucchiaiate di scirocco

Settembre 2016

 

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La falla nel pulviscolo

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L’arte è un sublime mezzo di trasporto

  un’anta a specchio
poggiata alla parete
riflette una figura, me la spaccia
per una spia venuta dal passato
pertanto se recrimina il remoto
della rinunciataria acquisizione
_se avesse mani
mi punterebbe il dito accusatore_
io me la svigno
mi perdo nella rete
mi lascio andare al vizio di conoscere
musica eventi immagini
mari montagne spazi ultragalattici

e quando sopraffatta
dall’ immensa bellezza d’ogni vita
dalle visioni audaci dei poeti
da sinfonie immortali
avverto un capogiro
una felicità da mancamento
un senso d’ultraumano

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Per adesso

Per adesso
mi sento come un cespo d’insalata
resisterà nel frigo qualche giorno
_inesorabilmente si appassisce_
lattuga e vecchi si diventa crespi
predestinati al rito del riciclo
refrigerati nel rifugio adatto
per adesso
preferisco una maschera fiorita
da Pierrot
che al posto della lacrima
ha un gelsomino sulla guancia
un quadricuore acceso nella stanza

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Memorie d’infinito

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Obsolescenza della lungimiranza

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Suggerimenti d’acqua e sospensioni

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Quatre-vingts

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Cominciato per dire, finito in Géricault

Avatar di cristina bovecristina bove

Voglio scrivere anch’io lunghi paragrafi
con citazioni di latino e greco, frasi dotte
– tanti autori hanno dato forfait nella mia testa –
io per studiare ho avuto giorni avari
e per avere almeno un’infarinatura
in sere e notti, quando i figli dormivano, leggevo
pensa un po’che follia, la storia tutta
i tomi ponderosi grigioazzurri
della letteratura di garzanti
poi quella del pensiero filosofico e scientifico

se vi dicessi d’aver capito tutto
sarei ridicol_mente menzognera
vabbe’, volevo tracannare il mondo
incamerarne pagine su pagine
facevo indigestione di nozioni
che mi colonizzavano scomposte.

Qui metterei degli asterischi
*
se me ne ricordassi
ma tutto s’ingarbuglia, una matassa di cognomi
inglesi, americani, il primo novecento
grandi poeti letti in pochi versi
senza approfondimento, quello manca.
Spaziare tra le discipline fu caotico
memorizzare ancora più difficile
ma si sedimentarono vivendo, in regioni mentali
d’un pensiero ribelle.

**
Scrivevo di emozioni, nel frattempo
senza…

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Disaccumulatrice seriale

Ho visto un reportage
c’era una casa zeppa d’ogni cosa
sembrava una discarica
di scatole indumenti sacchi e pacchi
dal pavimento al colmo del soffitto
vasca lavelli tavoli scaffali
mucchi perfino sulle porte
la giornalista procedeva a stento
dietro la donna che spostava i mucchi
quel tanto da passare
e le mostrava il covo del suo letto
_ dormiva tra cataste di giornali e panni sporchi
come una mosca in trappola_

guardavo e mi sentivo soffocare
a immaginarmi persa in quell’ammasso
io che da sempre vivo nell’opposto
mi libero del vecchio, mi diserto
di volta in volta ho abbandonato case
arredi e suppellettili
conservo solo libri, qualche oggetto
che mi ricorda il mare, i figli piccoli
castelli sulla rena
una conchiglia, una radice insugherita
_ne trassi una minuscola scultura_
poche fotografie, lettere di…

tendo a ridurre al minimo i bisogni
se fossi una cipolla
sarei soltanto il centro delle sfoglie
ma sono invece un’isola
in mezzo a un mare-amore
inestimabile

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Ladra

 

fin dal primo vagito
afferro il mondo con i sensi
_principalmente gli occhi_
quale rapace animula vagante
che abbranca, una rapina dopo l’altra
immagini, respiri, amori, morte
la bellezza crudele
la bruttezza salvifica

ho preso agli altri
vicissitudini e pensieri
ho fatto mio quanto di più ineffabile
mi giungesse da loro

se pure ho dato
è nulla confrontato a ciò che ho preso
il mio destino intanto si fa chiaro:
merito molto più del paradiso
_castigo di melassa insostenibile_
perciò sarei propensa a un riciclaggio
o una coatta imposizione a rendere
quanto sottratto e ricettato a vita
scomponendomi in sillabe di luce

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In sospensione

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Autognosia

a definire ciò che si riflette
_specchio delle mie trame_
il bianco si fa labile
quasi che il dissuasivo delle forme
potesse contrastare il mondo solido
portarmi oltre l’immagine:
mi tocco il viso
imparo l’imperfetto e l’illusorio
lo scarmigliato esistere di nuvola
i lineamenti fluttuano
sotto le dita di bambagia
e sono
tra una folata e l’altra
l’incongruenza d’un pensiero saturo
tra dissolvenza e imperativi organici

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Ornitoverso

un merlo
entrato a tarda sera nella stanza
_anzi una merla:
piumaggio marroncino e becco pallido_
che si dibatte tra pareti e porte
un po’ stordita
volteggia e non imbrocca la finestra
mi somiglia:
c’imbattiamo in ostacoli siffatti
che basterebbe un giro corto
tra parallele arrese
_il paradosso delle convergenze_
per diventare un punto o un’onda
nel collassare d’una nana bianca

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Sfilacciamenti

vanno a smorzarsi curve ed angoli
simulando di noi forme sommesse
approssimate per difetto ai giorni
noi che in assetto di evasione
_lenzuoli dalla trama diradata
nodi su nodi appesi alle finestre_
ci sporgeremo esausti
frange di gesti
erosi dalla polvere
                  
tempi di consuntivi
imprecisioni sensoriali
assenze tattili
in uno sfoltimento di pensieri
in una dispersione di molecole
eppure un luccicare insospettato
traccia di noi l’essenza delle stelle
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Zone d’ombra

sequenza di parole
interpunzioni tralasciate
_a definire basta il nesso
la congiunzione il termine appropriato_
se mai sopraggiungesse
la sospensione a tempi più propizi
ci si potrebbe incavolare per
l’occasione mancata
tuttavia
mi mando a quel paese
in piena autonomia

se non fosse impossibile
mi aspetterei di spalle
per darmi un calcio in c.lo
_se fossi un po’ più libera
diciamo bukowskiana
tolto il punto
avrei dovuto osare la vocale
per risparmiarvi un quiproquo di cielo

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Planitude

riflessi il mondo e il cielo
in acqua tinta al blu di metilene
varchi in attesa della ripartenza
          placidità dell’onda
          connessioni di luci
          viversi al meglio delle circostanze
          rimandare gli addii
          si salperà quando le vele al vento
          saranno ali mimetiche
e sulla scia dipinta nella sera
si volerà nella tranquillità dell’ora
verso un azzurro mai dipinto prima

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Nei giorni

Sono stagioni tristi
dal ticchettio metallico
_datazioni di ruderi e massacri_
sepolte nelle tasche
didascalie per non viventi

non tacciono i tamburi della guerra
anche se alziamo gli occhi nell’azzurro
_l’impotenza disarma il calendario_
la distanza che tacita e distoglie:
cose dell’altro mondo
assunte ogni mattina col tg
mandate giù di fretta col caffè
scarsamente efficaci a dar la sveglia
_un suono d’agonia ci toglie il sonno_
il vaniloquio smorza il rimbombare
cade
ed anche noi moriamo con chi muore

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Di proroghe ed epiloghi

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