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da M.A.M.
Pubblicato in CriBo, mam, riproposte, un blog fantastico
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La verità nuda
la verità nuda e cruda
più nuda che cruda
apre le porte della carne viva
separa sponde di mari verticali
e senza intermediari
invita il cielo a penetrare
l’ orizzonte del mondo
e dio si coagula in
1200 gr. Calcio
680 gr. Fosforo
150 gr. Potassio
21 gr. Magnesio
5 gr. Ferro
2 gr. Zinco
150 mg. Rame
16 % Proteine
13 % Lipidi
5 % Sali minerali
1 % Glucidi
65 % Acqua
Vitamine (tracce)
e poi vagisce…
(da “Fiori e fulmini” edizione Il foglio letterario – 2007)
Pubblicato in CriBo, Fiori e fulmini, poesie
Contrassegnato acqua, calcio, dio, ferro, fosforo, glucidi, lipidi, magnesio, mari verticali, mondo, potassio, proteine, rame, sali minerali, verità nuda e cruda, zinco
12 commenti
Consapevolezze provvisorie
procedere tra quanto si è perduto
o soltanto scansato _immaginarsi d’oltrecielo_
in partiture d’aria
in gesti disegnati
nel proclamarsi vivi _ammesso che si sappia_
e presi alla sprovvista sciorinare
i propri panni al filo d’un balcone
essere pietre e ricadere pietre
che se si fosse foglie
si potrebbe
galleggiare nel sole dei rigagnoli
scriversi invece, sotto dettatura _noi romanzi_
che la maestra vita ripropone
in capitoli sparsi
in sillabe irrisolte
e poi firmarsi con la scolorina
a pie’ di pagina
Le cose taciute colpiscono alle spalle
si possono sentire tra i capelli o
nello spazio di un’asola metallica
ingaggiare sensori di titanio
insufficienti a eludere il silenzio
e se la rete delle convenzioni
esige contraffare gli andamenti
rammaricarsi delle circostanze
_il dito sulla luna_
ciò che nessuno vede per davvero
è la prigione dove stagna il cuore
allora è bene
allontanarsi dalle lontananze
annodando lenzuola __evadere dai letti
trovare pace in zone misteriose
dove si fa preghiera l’intelletto
e senza più parole
dire di sé quanto rimane acceso
lumino nella notte
Pubblicato in CriBo, poesie, poesie della confusione
Contrassegnato asola, bene, capelli, circostanze, convenzioni, cuore, dito, letti, lumino, luna, misterioso, notte, pace, prigione, silenzio, titanio
20 commenti
Distacco
il dolore
di non provare dolore
il sentirsi estranei agli eventi
è come stare a galla
in un mare di solitudine
Pubblicato in la Verità, riflessioni
11 commenti
Finisce tutto, compreso il disamore
Si bussava alle porte
nate prima dai fiori e poi dai legni
_le targhe senza nome_
una sorella in fuga dalla vita
un’altra dalla morte. Fuori sincrono.
Cose da niente
nel sapersi estinguere già prima d’apparire
voce da perdonare _quella muta_
che pronunciava oscurità di mali
e devastava
è andata via
vestita solamente di se stessa
abbandonando tutto ciò che aveva
ciò che era
lascia una triste eredità d’assenza.
Pubblicato in CriBo, poesie, poesie da non saper che farsene, poesie della confusione
Contrassegnato apparire, assenza, eredità, mali, morte, perdonare, porte, sorelle
19 commenti
Sconfinamenti dietetici
Cominciare col se
nelle retrovie di un sapere incongruo
nella periferia del ricordo
affioramento a bolle le letture
ingredienti d’un paté de lois gras
___________ un pasticcio di regole
sfidate, evase di quel tanto da
le inchieste spaziano su territori anomali
carestia di nozioni
assorbimenti casuali e si diventa
grassi o poeti
___________ io sovrappeso.
(inediti per Rebstein – 2011)
Carichi e traguardi
Calcoli di calcestruzzo
per innalzare muri
scritti nel libro mastro
di finestre o di varchi
fare gioco di lumi
nasciamo prigionieri
delle case
facendoci bastare
l’inconsistente vivere di pane
però nella via lattea
possiamo sconfinare e dire tanto
se di stelle quel dio
volesse intercettare
un io da monosillabo irrisolto
vegliamo sui cancelli
condannati nel braccio della notte
alla sprovvista giunti
quando non eravamo mai partiti.
marzo 2011
Pubblicato in CriBo, poesie, riproposte
Contrassegnato calcestruzzo, case, dio, finestre, io, libro mastro, lumi, muri, notte, pane, prigionieri, stelle, via lattea
8 commenti
Forse viviamo in un pagliaio nell’ago
In accelerazione permanente
fiumi di positroni
che invece di esondare
fluiscono nel punto dell’invaso
dove
ogni cosa esiste e non esiste
dove le colocasie e le sequoie
lo spolvero a sanguigna d’un affresco
l’azzurrite pestata nel mortaio
l’Aria di Bach
piramidi e coriandoli
pupazzi e megaliti
aziende ospedaliere
bacini artificiali
banche
trivelle fino al cuore della terra
spedizioni su marte
sottoterra
ventiquattro chilometri d’anello
e solo un quark
per scontrarsi con dio senza maiuscola
noi che nasciamo morituri e che
viviamo scissi
bosoni attraversati dalla cruna
pagliuzze d’universo rovesciato
sulla capocchia d’uno spillo
Navigando nel web
Si cerca una notizia, una parola, e ci si ritrova ben sette anni addietro, a rievocare i primi passi in rete, le prime amicizie, i primi approcci a quelli che in futuro saranno interessi costanti e svolte di vita.
Il blog in cui sono capitata è quello di “evento unico” (Pasquale Esposito).
Stava per uscire il primo dei miei libri “Fiori e fulmini” e non era nemmeno nelle ipotesi future “Mi hanno detto di Ofelia” (edito nel 2012). Per cui, trovare questo mio commento in risposta alla domanda posta da Pasquale:
“quale personaggio letterario vorresti essere?”
non solo mi ha sorpresa, ma anche mi ha dato modo di rintracciare le origini di un titolo e dei versi che lo hanno ispirato.
Riporto il commento così come lo scrissi in quel 28 novembre 2007:
Premesso che non ricordo alcun personaggio in modo particolare perché la memoria mi difetta parecchio, un’immagine mi si presenta con infinite suggestioni alla mente, quella di Ofelia di Shakespeare.
Mi sono chiesta il perché e la risposta che mi sono data è che mi appare come un personaggio vincente. So che la cosa può sembrare strana, ma il fatto che sia rimasta integra nella sua innocenza attraversando con la sua salvifica follia eventi e sentimenti discordanti degli altri esseri umani che l’affiancano, è come una vittoria sulla crudeltà della vita. Nel suo vagare distribuendo fiori trovo una similitudine con il poeta che va spargendo parole. La sua chiusura alla tragicità di quanto sta vivendo, la preserva, in effetti, dall’esserne travolta. Mi faccio subito un’obiezione: ma non è già stata travolta dagli stessi eventi? Sì e no. Sì perché ne è stata vittima, no perché si è sottratta agli stessi non permettendo ulteriori attacchi.
Ecco, il vero “essere o non essere” l’ho sempre inteso nel senso di Ofelia, non di Amleto.
E come tutto il misterioso paradosso in cui siamo immersi fra il Tutto ed il Nulla, vorrei essere Ofelia che legge la vita di Cristina.
Lathe biosas
[…]La felicità conseguita nell’isolamento dal mondo e goduta entro i confini della propria esistenza privata non può mai essere altro che la famosa ‘assenza di dolore’, una definizione sulla quale devono convenire tutte le variazioni di un coerente sensitismo. L’edonismo, la dottrina che solo le sensazioni corporee sono reali, non è che la forma più radicale di un modo di vita non-politico, totalmente privato, il vero compimento del lathe biosas kai me politeusthai (‘vivi nascosto e non curarti degli affari del mondo’). Normalmente, l’assenza di dolore non è altro che la condizione corporea per esperire il mondo; solo se il corpo non è irritato e, per l’irritazione, ripiegato su se stesso, i nostri sensi possono funzionare normalmente, ricevere ciò che si dà loro.
[…]
Lo sforzo mentale richiesto dalle filosofie che per varie ragioni desiderano ‘liberare’ l’uomo dal mondo è sempre un atto d’immaginazione in cui la mera assenza di dolore è vissuta e realizzata nell’impressione di esserne liberati”.
Hannah Arendt, “Vita activa: la condizione umana” (Bompiani)
Pubblicato in Hannah Arendt
7 commenti
Diario in forma di poesia
Avevo scritto questi versi il giorno dopo, ne avevo fatto un post, ma per una sorta di pudore lo eliminai.
Pensai che sarebbe dispiaciuto ai miei figli sapermi così provata.
Allora perché li pubblico adesso? Perché non sono forte come mi si crede e voglio mostrare anche le mie debolezze.
Scusatemi se ho sospeso i commenti, poter condividere è già tanto.
Grazie
9 ottobre 2014
Stanotte
mentre leggevo nel mio letto
ho sentito il rumore di un’assenza
sono accorsa, c’era il suo pugno a scatti
che batteva nel piatto, sugo e pasta
schizzavano d’intorno. Non riusciva a fermarsi.
Ero pietrificata _non sapevo raccoglierlo_
pareva un bimbo con le convulsioni
e ho fatto quello che si fa da madri:
gli ho asciugato la mano dai resti della cena
aprendogli le dita ad uno ad uno
lasciava fare eppure non voleva
mi ha detto con lo sguardo “scusa”
e quello che vedevo era un avvio
verso qualcosa che ci spaventava
no, lui non aveva timore
ero soltanto io ad essere impaurita
poi s’è affacciato un attimo dagli occhi
il ragazzo di tanto tempo addietro
stupefatto che il male gli tremasse
nel petto e nelle braccia
quando s’è addormentato
la testa bianca sul cuscino
gli ho messo un bacio lieve sulla fronte
adesso sto seduta sulla soglia
_a veglia di respiro_ e se speravo
che a finire per prima fosse il mio
so che devo restare
per essergli vicina finché il suo…
Pubblicato in poesie, poesie della confusione
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chez M.A.M.
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Nuances
Sbircia dalle finestre
l’azzurro cinerino del plumbago.
Il trenta agosto di tanti anni fa
_sembra passato solo da un minuto_
sul parapetto della balconata
ancora accade.
Si svolgono processi iterativi
come la vita d’ogni santo giorno
l’avvicendarsi del respiro in petto.
L’uomo che dorme avvolto
dal copriletto di ciniglia blu
lei che s’arresta muta sulla soglia
dentro la stanza s’ingrigisce il tempo
s’acquattano ricordi
fuori l’ottobre è vivido di giallo
Una che resta quando il resto va
Un altro luogo, un’altra casa, poco distante dalla strada eppure silenziosa, un’aria di tranquillità quasi irreale.
Ci abita una piccola donna dai capelli bianchi, il viso appena segnato dall’età, giornalmente stupita nel sapersi viva, sorpresa di quanto amore abbia intorno.
I suoi figli vivono ciascuno la propria vita, con i loro affetti, le loro responsabilità, i loro interessi.
Amiche ed amici si avvicendano nei suoi pensieri: di ciascuno conosce o avverte la fatica di esistere
Le piacerebbe offrire serenità, lenire dolori, attenuare paure.
Ma sa che non si può, e che ogni essere umano sta percorrendo il proprio, misterioso cammino.
Talvolta la sfiora il desiderio di ritornare giovane, ma poi dice a se stessa che è proprio così che deve accadere.
Capisce che l’amore si manifesta per attimi d’intensità in un gesto, uno sguardo, un sorriso, un frammento di sé raccolto in un abbraccio.
Resta sveglia quando per altri è tempo di dormire.
Si affianca alla vita di chi ama senza invadere spazi, senza soffocare, restandosene ai margini, e tuttavia prendendosi cura di chi ha bussato alla sua porta.
Ama ciò che si presenta per quello che è, senza finzioni, e le piccole cose che rendono piacevole la vita.
Bastano poche parole perché intuisca bontà o malvagità in chi le sta di fronte.
Ciò che più la rattrista è l’offesa gratuita, quella che nasce dalla viltà.
E l’indifferenza.
Sa che non è l’aspetto esteriore a fare di un essere umano un dono di attimi piacevoli, ma vivere in sintonia con il respiro delle cose.
Qualcuno non sa spiegarsi perché l’abbia incontrata. Magari crede che sia soltanto per la condivisione di brevi momenti di allegria; ma lei è convinta che qualcosa in fondo gli resti, e che, per quanto incomprensibile, non esiste vicenda che non abbia importanza.
Che i pensieri di una mente amorevole possono trovare parole e versi per esprimersi.
E che la poesia ha qualcosa di magnetico che avvicina le anime.
Pubblicato in CriBo, riflessioni
Contrassegnato amore, capelli bianchi, casa. luogo, donna, gesto, indifferenza, mente, pensieri, sguardo, sorriso, vicenda, viltà, vita
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Il mio Maestro disse
: guardati da chi non entra in casa
quando la porta è aperta
e quando
offri regali che nessuno vuole
non l’abbiamo imparato
e ci sorprende vivere d’intorno
ad insipienze lucidate ad arte
tra briciole epuloniche elargite
finché si sta in disparte
ecco _richiudo l’anima_ mi assento
ripiego per deserte lontananze
torno alle mie contrade taciturne
e se avrò voglia di comunicare
affiderò minuscoli papiri
a pensiericolombi viaggiatori
Pubblicato in CriBo, poesie, poesie da non saper che farsene, TAO, Zen
Contrassegnato anima, arte, briciole, casa, colombi viaggiatori, contrade, epulone, lontananze, mercati, papiri, porta, regali, torre d'avorio
21 commenti
da mam
Pubblicato in mam, riproposte, un blog fantastico
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Per non perdere il senso (oppure sì)
D’innumerevoli esistenze
il pianto e il riso
vite da sbarco o vite da blasoni
occuparsi dei fatti
dis_occuparsi di balconi e salti
esiliarsi non basta
per ingannare il tempo e la ragione
sono finite storie e cantastorie
nella piazza
basamenti di sabbia
non possono sorreggere lampioni
sapersi corpi ancora
gravare ad ogni passo
su chi vorremmo solamente amare
un giardiniere che capisce poco
che non conosce veramente gli alberi
invece di reciderli per tempo
li colloca a ridosso di germogli
permette che di stupide parole
vestano fogli e foglie
bisognerebbe eliminare intralci
non solamente tralci
quando si smette di produrre fiori
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene
Contrassegnato alberi, amare, cantastorie, corpi, fiori, foglie, giardiniere, intralci, lampioni, parole, passo, piazza, sabbia
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Alla fonda
Si scivola così dall’aria al mondo
dalle zone del sogno al pavimento
dietro finestre senza infissi
come l’avesse scardinati il tempo
e come si può vivere di rose
quando si è dentro spine d’uragano
quando la stessa voce che t’amava
ammutolisce arresa? _accadde un giorno
ch’era già notte dal mattino e non
s’udirono campane a dirci vivi
il corpo rimaneva in qualche punto
annesso alla finzione dell’esistere
la mente trova spazi
per rifugiare il cuore in quarantena
“fino a completa guarigione”
Pubblicato in CriBo, poesie
Contrassegnato aria, cuore, finestra, giorno, guarigione, infissi, mondo, notte, pavimento, punto, quarantena, rose, spazi, tempo, uragano. spine. voce
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