da M.A.M.

In parti uguali di Cristina Bove

e

Fisica quantistica – di Mauro Antonio Miglieruolo

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Underground

scala e faville - by criBo

                                   

Semiviventi
in quanto a credenziali
saccenterie tra stipiti e stuoini
tra le mani vetrini scoloriti
e sulla testa zucchero filato
o lucidezze d’alopecia a chiazze

a un tavolo _di sbieco_
seduti fanti e santi protettori
e nella poca luce
sedimentate a vita, ombre platoniche
di cui niente si sa, niente si evince
se non la finitezza d’ogni sorte

dagli ibridi parlanti     dalle parole obese
dalle follie discromiche
mi allontano _spossata_
vestita solamente del mio dire
ché preferisco tinte delicate
se proprio devo esprimere un pensiero

                   

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tante sorprese, tra un po’

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SOLUS IPSE

ego-ago - by criBo

 

Ogni movimento ch’io faccio
m’allontana
dal rigore binario
sposto l’aria e le cifre si dispongono
in forme visionarie

tolgo il cappello delle feste
avallo l’ego di sillabe e capelli
al seno il declamare del respiro
baci mimati alla consolle

sottinteso di corde
annuvolato snodo di laringe
inversamente amabile
un sibilo che punge

tu mi dici

07/10/2009

 

 

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E tutti giù per terra

27-12-2012 (2)

 

Con occhiali da luna a protezione:
un male mercuriale
ne reclamava gli occhi di bambina
_non c’era scampo dalla dea spettrale_

altrove grottesche pennellate
violentavano carte
la caduta dei gravi, i cedimenti
e corvi spettatori travisavano i fatti.

Per puro amore d’altre luci
supera volteggiando sulla rete
è troppo stanca ormai quella bambina
e le barriere tinte di vermiglio
trattengono la veste e il contenuto

è ferma al limitare della notte
aspetta il sole
per esserne abbagliata _senza occhiali_

                                               

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da M.A.M.

http://miglieruolo.wordpress.com/2014/10/02/continuum/

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Möbius

I sentieri molteplici ad anelli
pluridimensionali,
disegnava formiche rigirate
les poissons, les nuages et l’escalier
mon bon Escher…
Domani? sarà lo stesso nastro e il suo rovescio
a recargli l’amore di cerbiatta
o un gioco d’anche.
E niente di esclusivo.

Avanzo, allora
le dita accoccolate nelle tasche.
Punto e a capo.
Colori di capelli seni e fianchi
eludo ancora
e chiedo al cielo un soprannome
per non essere penna che mi scrive.
Un nome da tenere nel segreto
con la fame di rose,
e con la sete
d’uno spicchio di cielo
metabolizzo il solco degli addii.

Come un piccolo geco in cerca d’aria
in bilico sul filo, lei vuole solo guadagnare l’ombra
per non morire di quell’ampio amare

 

05/10/2008

 

 

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Stralcio

castle -by criBo

 

[…]
adesso qui
solo per dire che se siete soli
non siete soli ad esserlo

che la vexata quaestio ha intrappolato
cervelli in quantità (scatole vuote i crani di chi fu)
i nostri ancora pieni e labirintici __però__
“siamo sicuri d’esserci?”

Da “Cosa saranno mai le decisioni” ottobre 2012)

                                                             

                                                            

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Il poeta di strada

è un menestrello
che narra della vita e della morte
inflazionando le botteghe
tingendo case e muri
di nerofumo e ceralacca
uno che scopre il brutto e il bello
dove il divino tace
e condivide appieno l’esondare
dalla sorgente assidua e misteriosa
che gli alita nel cuore
un bel mistero

è un dicitore di leggende apprese
in cui non crede più
mostra le crepe
della licitazione del pensiero
edulcorando le sue stesse pecche
amare e contingenti
affabula di sogni e concretezze
e a chi gli dice: è troppo
risponde affabilmente:
si lesina soltanto se si ha poco

un’anima affollata che trabocca
scrive gli assortimenti di una vita
senza fini di lucro o di successo
e lascerà muraglie di parole
ritagli colorati in un pc

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Su “La poesia e lo spirito”

(2012)

questa

                           

 e qui altre cose

                                  

                      

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Filastrocca un po’ tocca

porta  -by criBo

                             

ritrovarsi senza fiato
dentro il bus sovraffollato
tra la gente che ti pressa
e ti schiaccia nella ressa
mentre pensi che alla fine
stanno meglio le sardine

si ritorna pensierose
verso case faticose
verso mille occupazioni
di routine e commissioni
spolverare nei cassetti
sbatacchiare scendiletti
sulla pentola che bolle
affettare le cipolle
ch’è una scusa con i fiocchi
quando lacrimano gli occhi
se per caso ci scottiamo
la patata ci mettiamo
e in attesa che ci passi
ci godiamo sui sargassi
qualche bel documentario
o riempiamo un questionario
per desumer dal punteggio
se stai male oppure peggio.

E così si giunge a sera
carezzando la chimera
che ministri e imbonitori
si portassero di fuori
come pesci senza voce
scivolare fino a foce
nella scia di logorrea
o piuttosto scialorrea
di zelanti sciolinanti
d’accattoni supplicanti

quanti ladri nel governo
che perfino il padreterno
non sa più che cosa fare
se sorreggere o lasciare.

Noi sfinite dal sospetto
ce ne andiamo allora a letto
con il libro da finire
prima di poter dormire

mentre c’è chi dorme già
stramazzato sul sofà
a sognare che la vita
è soltanto una dormita
con un sogno che ci spia
e la morte porta via.

 

scritta più di vent’anni fa
l’avevo intitolata “Rientro”

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riproposte

da M.A.M

la poesia del giovedì

http://miglieruolo.wordpress.com/2014/09/25/decostruzioni/

                           

__________________________

                                        

da Carla Bonollo

 la recensione a

“Una per mille” e “Mi hanno detto di Ofelia”

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Batracodisfagia

 

al di qua delle persiane  - by criBo

 

ruvidezza di versi negli stagni
fanghi annessi
tinte disordinate per enunciare il niente

il battito del sasso che non cade
il solcamento nella sabbia che
non lascia traccia in un giardino zen

piove la vita nei pantani e piove
la guazza dei colori da star male
_refugium peccatorum_ sconfessare
ogni disarmonia
disattivare l’audio a canti e cori
allontanarsi e chiudere finestre
altro non si può fare
e aprirne altrove, a mezzogiorno o quando
il cielo si rifugia nella stanza

 

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Originare mondi alternativi e crederci

luminosita 2 -by criBo

 

 
Universi-parole fatti esistere
vagabondando tra la terra e il cielo
residuati onirici
reminiscenze shakespeariane

il pragmatismo non fa per me

preferisco morire nel frastuono d’un sogno
anziché vivere nel costante silenzio della realtà
scrissi nei tempi in cui perfino l’aria
pareva mi gravasse

il sole è di per sé
l’ardente luogo della scintillanza
noi _col dovuto riguardo_
insieme di fotoni in movimento
di mille stelle suono e incandescenza

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Di rime balzane e interruzioni

il cuore a pezzi - by criBo

 

Stavo scrivendo una poesia d’amore
quasi mi stavo commuovendo, quasi
se la tastiera non avesse riso
anzi no, sghignazzato
e non m’avesse indotto a stropicciare
un foglio virtuale al perfido cestino
forse è più conveniente
scrivere di silenzi e di respiri (ché da morti
si è certamente più eleganti)
e di note barocche o di mazzocchi
il dentro e il fuori arrotolare ad arte.

Stavo scrivendo languide carezze, quando
un guizzo alla nuca _un lieve scappellotto
e mi si è acceso un testo ? tasto
da ripiegare a uncino, forse un amo mimetico
inizio mascherato (il resto m’ancia)
a questo punto è inutile il prosieguo
le parole che allappano, i tapini bacidanotte
(ma che ti viene in mente?) mentre fuori
siedono in parlamento i malfattori i vecchi
ammanicati gli assassini _ferma, non cancellare_
gli omuncoli da quattro soldi d’anima
arringatori d’alvei pusillanimi, fiumi di feci
__che parole, signora, lei che il lutto
nemmeno le si addice, elettr(onic)a__

Così persi qualunque ispirazione e dell’amore mio
smisi di scrivere, misi da parte lune inseparabili
stagnole di cioccolatini (quando mai!)
stelle inabilitate a trascrizioni di…
eh no, che non si può tradurre il cuore.

 

 

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da M.A.M.

Di tanti abbagli – Cristina Bove

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Il punto e la parabola

punto e parabola -  by criBo

Voci del primo sole
ti vestiranno a festa
avrai il profumo della malvarosa
imparerai da subito a salvarti
_sarà meglio tacere_

più tardi avrai gli avvisi
delle condanne in fase di condono
e vecchie cicatrici
iridescenti come le conchiglie
_saranno il tuo tesoro_

ti affideranno il compito di stare
dentro gli occhi dei vecchi
quando affiorano sguardi da bambino
per insegnarti a vivere d’assurdo
_una pantera o un merlo_
essere in tutto

ti sapranno le cose del mattino
e tu saprai l’andata e il nonritorno

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Noncompiersi degli anni

 

E sono ancora qui.

Non è che mi consideri immortale, ma in fondo potrei crederlo

Se in altre dimensioni mi stessero aspettando, suggerirei di abbattermi, ché sono diventata poco collaborativa in tal senso.

Forse perché, essendomi attestata su posizioni antinomiche del mio stesso pensiero, in  perenne lotta tra una me che vorrebbe accucciarsi nell’immobilità atarassica, e un’altra tendente al divenire, ho creato lo stallo…

Figli, amici, tutti voi che siete complici del mio persistere, giuro che testimonierò a vostro favore.

Intanto spartiamoci la torta.

 

 

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Una serie di O

La tastiera ha perso l’o
e quindi chiedo al tasto ballerino
che ti costa completarti da solo?
Mica è un precipitato insolubile
è soltanto un’ipotesi fluida ooooooooo
nove per l’esattezza
______poi insomma
fossero pure novemila
se una scimmia che batte sopra i tasti
all’infinito
finirebbe per scrivere l’opera omnia
di Shakespeare
______ figuriamoci io senza la o
                                             
sai che ti dico, o?
che se ti estranei troppo dai miei scritti
dvrei prtare a ripararti
per sstituirti
capisci bene, no?
che non posso nemmeno compensarti
con uno zero
quindi
cerca di compassarti, o
almeno tenta
d’arrotondarti un po’                
                        
(10/08/2011)

                                            

 

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Il mondo è noi

contrasto - by criBo

 

I nostri passi
tra le rive del sogno e le consegne
guadandoci nei corpi
per mantenerci a galla quando il fondo
non ci consente l’attraversamento

amori e amori inadeguati al salvataggio

imparammo a nuotare nell’informe
le percorrenze dalla testa ai piedi
dentro noi stessi e il magma

e siamo un dio che si sentiva solo
talmente solo da inventare noi
e tuttavia _spericolato alquanto_
per sfuggire alla propria solitudine
ci divenne infinito e inconoscibile

uno sberleffo a sé nel navigare
vene profonde e l’anima di rosso

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