Incompiuta

verso una nuova era - by criBo

i contorni
prima d’essere limiti sono cavità madri
poi diventano moire e ci espellono
nel frattempo ci siamo fatti un io palliativo
____________ quiddità variabile
estroflesso inizio di virgola
protratto per questioni di tempo
menti adeguate agli orologi
erano meridiane all’inizio e gli gnomoni
facevano la loro significante ombra
___________in assenza di sole si moriva
a sollevare il mondo basterebbe una leva
a seppellirlo una puleggia rotta
_____________ ecco lo temo
il logorio di cinghia, il flettersi di brane
in questo spazio di rimandi e chiose
assistiti soltanto dal pensiero
a volte no

ottobre 2011

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La notte ha il fiato corto

luogo -by criBo

 

dice:
qualcuno si è seduto sul mio letto
un tocco gelido
dalle sue mani alle mie mani
respirava il mio sonno
aggiunge: sarà questione temporale

_il repentino pianto mi sconfigge_
lui non ha più le forze
per contrastare il freddo
anche l’amore gli è di troppo
se ne sta nel suo bozzolo ovattato
tornato un po’ bambino

avrei da dirgli tante cose ancora
ma ormai ci sente poco
e non posso gridare ad alta voce
ciò che andrebbe soltanto sussurrato.
A gesti gli domando se ha paura
no, mi assicura, ed io
_che non ho il suo coraggio_   mi rifiuto
alla cattiva sorte
non voglio rimboccare le coperte
all’ospite in attesa sulla porta

ma non c’è via di fuga
e mi distraggo
facendo finta che va tutto bene
come nei film americani

 

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I pesci combattenti

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Buttarli via con l’acqua della boccia
con poetico garbo
giusto per terminare il ciclo delle
guerre nella casa di vetro
a colpi di pinnate contrapposte
con buoni pasti e posti per la claque

abboccano alle mezze verità
_l’intera è degli eroi del lunedì_
e le livree policrome sbiadiscono
alle maree dei capoversi
nella moria di verbi inabissati

ma ritornano a galla
resuscitati dalle proprie spoglie
annunciano profeti di battaglie
portati a riva da barche di carta

 

 

 

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ES_presso SÉ

punto e parabola -  by criBo

microscopico
al centro della pietra
un seme di matrioska
l’io che non sa _ma sa_ che tutto intorno
esiste per finire

l‘io generato al buio dell’innocenza
che concepisce il bene e il male
e s’arrovella sulla cose instabili
per inventarsi luoghi d’oltreluce
mentre gli dei spietati
dai cieli delle ipotesi
partoriscono guizzi di fotoni
ignari della luce
terribili e grandiosi
vivi nella fulminea apparizione
e subito eclissati

 

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Suggestione

Sorgente: Suggestione

yves-klein-salto-nel-vuto

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Terapia estensiva

balaustra sull'irreale - by criBo

Dalle serate ricadenti come
cortine damascate
il dialogare umano messo in scena
mimetizzato da una parte
dall’altra evidenziato
il gesto ricorrente antico e nuovo.
Nemmeno mi facevo seria tanto
da ipotizzare ciò ch’era disgiunto
_le carezze di vetro lungo i fianchi_
tuttavia
al centro zampillava una sorgente
piccola quanto una moneta d’acqua
bastante a naufragare in una goccia

e mi cercava
attratto dal mio bene e dal mio male
mentre speravo quelle due parole
_forse non le pensava_
o forse sì
ma non poteva corteggiare il tempo

Io respiravo lentamente
per non morire pronunciata invano

                                                

                                               

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Dal soffitto

Sorgente: Dal soffitto

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Maternale

maternità giardino dorato

Certo che il giorno delle ninnenanne
appartiene alle madri ed anche al mare
si cullano le anime dei tanti
resinose le zattere

racconta nella sera che fu ieri
la favola dei porti mai raggiunti
né le braccia accoglienti e il seno e il latte
potevano tradirsi e farsi vele

c’è un viavai di pietrisco
non ancora del tutto massicciata
andare di fuggitive assenze
calzando i propri piedi

le nenie dei notturni incantamenti
quando non hanno sottofondi
quando
la stonatura in gola arresta il pianto
madremia madremia
chi si sofferma a pronunciarmi ancora?
avere un nome
che non sia in disuso
un nomignolo forse
me lo diedi da sola.
Ma cos’è questa voglia di sentirmi
piccola?
mi strania, mi sovverte
è un affronto alla vita che ho vissuto
e che mi ha fatto
questa.

gennaio 2011

 

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Prima che notte ci separi

lume  -by criBo

L’alba è un tranello in cielo
si fa giorno sui fuochi d’artificio
sulle questioni mai risolte
tra la vita e la morte

segnalazioni equivoche
portano i corpi a dichiararsi arresi
:noi che ci amammo quando dell’amore
non sapevamo niente _appena i nomi_
abbiamo retto il gioco delle parti
senza mai dirci niente

e siamo qui sospesi
a chiederci perché ci sembra strano
che non ci sembri strano
esistere per poco
vivendo con le spade sulla testa
ed agognando svelamenti e stelle

_non la virtute, mai la conoscenza_
siamo forse dei sogni
d’un dio che ad ogni suo risveglio
li ha già dimenticati

 

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buon 2016 - by criBo

 

chiuderà i giorni del passato recente
nel lampo d’una veglia
forse l’ultima in fondo allo schedario

— un profumo di neve nella stanza —

immagino un destino che assomiglia
a frutti di lunaria
pagati alla dogana della mente
là dove si assottigliano i pensieri
in repentini varchi
una nottata
per sconfinare i piedi nel futuro

brindiamo al sovrapporsi delle sfere
sul bordo dell’annata____ e in un minuto
saremo già nel prossimo venturo.

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Interlinee

blueWoman - by criBo

senza cornici
esposte negli spazi delle trame
le scritture invisibili
non prevedono salmi per violini
o versi mammole
tendono le imboscate alle parole
sconfinano dai quadri belle époque
dimostrano sui muri e sulle strade
equazioni cruente: in segni ripidi
nascosti nel cloruro di cobalto
_si leggono al calore delle lampade_
sono per chi non teme il tramontare
né i battiti del cuore sulla porta
in procinto di uscire

scritture senza voli
mimetiche malate terminali
traverseranno l’acheronte
e pagheranno il transito
con l’obolo del tempo già vissuto
alla bellezza che lusinga il foglio
e poi lo uccide

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Puntatori

dicembre 2011

Sorgente: Puntatori

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feste natale 2015

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Stati

doppio profilo - by criBo

Principalmente faccio finta
d’interessarmi a tutto quanto, ma
al posto mio c’è un ologramma:
se dovessi piacervi
ditelo pure al sostituto
_io latito_

Benché non sia di pubblico dominio
adotto sempre una controfigura
vestita come si confà vecchiasignora
proprio perché s’ignora
a volte solo un tocco di rossetto
e un po’ di fard
_non si sa mai che bussino alla porta_

io vesto invece la malinconia
di secoli vissuti ad aspettare
sensi che non capivo e se capivo
li cancellava prontamente il tempo:
e resto
come non fossi nata né vissuta
_in una sorta di standby_
lucina accesa

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Equilibrismi

colomba - by criBo

ad aggrapparsi
quando le mani di bambina non
stringono a sufficienza il vuoto
e la sua vita è già racconto
la donna stringe un fondo di giornata
con lo stupore di chi sta cadendo
dal basso verso l’alto
e scorre il grigio d’una cantilena
appena sussurrata

oscilla un’altalena senza corde
un’ombra intermittente sul balcone
e l’andamento
s’arresta all’improvviso        ore di notte
che ci si cala via dalle lenzuola
e ci si lascia andare oltre le mura
lontano dalle strade e dalle corti
in assetto di volo

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Docenti e discenti

 

spicchi di sole - by criBo

Avete bisogno di voi stessi
non di me _disse il maestro_
e della libertà da ogni catena
attenti sempre alle mistificazioni
la critica vi assista
e v’impedisca di cadere in trappola
_a cominciare dagli assolutismi_
siate la vostra religione umana
sapendovi divini
esiste solo una sacralità: l’essere vivi

guardate il mondo e chi vi siede accanto
come sono realmente
rifiutate romantiche illusioni
prigioni fideistiche
e tutto ciò che ha reso
le masse rassegnate e ammaestrabili
svilite dal lavoro e da ozi insani
ignave e ignare d’essere pastura
ai poteri insaziabili

rifuggite da facili astrazioni
siate chi nasce e chi vi partorisce
amatevi davvero
non ci siete che voi a essere voi
e serve solo crescere sinceri
non pappagalli ammaestrati ad arte
fruitori di centri commerciali
passivi spettatori

frequentate la scuola che abbia un cuore
e che v’insegni a detestare
la parola di chi vi vuole proni
che vi conduca nuovamente a voi
nella bellezza e nel silenzio audace
l’univoca visione
che travalichi il corpo e che vi mostri
di cosa siete fatti veramente: quanti
particelle coese
santuari di luce

 

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Essere esseri

la chiave del caos - by criBo

Si nasce innocenti
si diventa colpevoli vivendo
prigionieri tutti della terra
dai primordi alle giungle di cemento
esposti alle catastrofi
costretti a ripararsi da ogni male
prede dei propri impulsi
vessati dal potere dei più forti

non si nasce malvagi
è poi la sorte a condannare gli uomini
terrorizzati dagli inferni postumi
costretti ad inventarsi paradisi
immemori che sotto ogni parvenza
si è tutti fatti d’ossa
e fingitori che non esista il tempo
né la condanna a morte.

Sulla comune vacuità l‘immenso zero
presente tra deserti e grattacieli
l‘implosione del sacro e del profano
compresi panorami ed invenzioni
discettazioni di filosofia, l’arte impostura
sotto gli occhi di tutti
si è circondati dalla fine esplicita
ma nella cecità saramaghiana
assecondando le necessità coatte
ci s’improvvisa a vivere
sconoscendo la fine

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Dagli abbaini al sottosuolo

 

27-12-2012 (2)

 

Dire luna come verità dimezzata
nel silenzio di prova declinante
fasi e frasi
luna come viola del pensiero
minuscolo chiarore tra le pagine
d’un libro abbandonato
lo troveranno nel solaio
della casa tra i tetti
:la città rinasceva intorno al mare
il dopoguerra s’affacciava ai muri
da finestre divelte, da palazzi a metà
ma la sirena d’allarme aveva smesso
di concitare i morti e preservare i vivi
_la bambina custodiva presepi_
Nella piazza s’aprivano voragini
i decumani venivano scoperti
Partenope narrava la sua storia.
Alle pendici del vulcano
sorgevano le case l’odore dei vigneti
si mescolava all’acre dello zolfo
ci si faceva l’abitudine.
Tornata con la luna d’un settembre avanzato
nella stagione adatta ai testamenti
rivela il manoscritto
apocrifo _può essere di tutti_
di sé non vuole che rimanga il segno
d’essere stata un corpo
ma solo il suo pensiero

 

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Messe in scena

teatro - by criBo

Mi distanzio da sotto il mio balcone
mi faccio uno sberleffo
e giù il cappello m’inchino all’ovvietà
_la piuma cade ai piedi di Cyrano_
ai sensi della legge la risposta
è ancora una domanda

d’altronde non ho più necessità
d’essere al centro
recitando la parte di Rossana
_potrei precipitare in un bicchiere_
quasi una mosca
sull’angolo più angusto del proscenio

attori e capocomico
imparano a girare finte scene
come pupazzi di cartone
hanno cartelli con su scritto io
e sono tutti sopra il palcoscenico
nella platea c’è un solo spettatore
che assiste alla sua vita contraffatta
e sa che morirà sulla poltrona
quando si spegneranno i riflettori
e calerà il sipario dal loggione.

 

 

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Se perfino il telefono…

È uno scompenso tra mattina e sera
questa voce che vive nei miei panni
e che non vuole smettere
dice che sono storia tramandata
benché mi rida addosso
dipinta sulla bocca
una tristezza scritta col rossetto
un’eco dai soppalchi alle cantine

la voce è un’evasione dalla righe
trasforma ogni parola in bolle d’acqua
diventeranno nebbia _dice_
e non t’accorgerai d’essere muta
nella livrea sbiadita,
a rimediare segni d’orizzonte
orme su spiagge amiche
mentre t’inventi bella
e lentamente affondi nei detriti

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