Tesi antitesi sintesi

È stato un attimo
ma in quell’attimo ho sospettato
di non esistere
_____________siamo sicuri?
dice
che per essere
basta sentirsi vivi?
Quella che dice ha occhi
anche mani
e altro
dico
ma sono sicura
che esista?
_____________Mon dieu
ton dieu
son dieu
leur dieu
eccetera
_____________ sub/li//mi/na/li
ah!
Eh sì!
Volta la faccia amore
vedi la stonatura
degli epitaffi? Erano lini e fasce.
E a dirla tutta
_____________ tra le righe
si potrebbe in itinere morire
e non esistere
repeat repeat repeat
ab aeterno
ad aeternum
(l’altra mica sa di latino)
______________ e questo scherzo
siamo sicuri che
sia veramente scritto?

 

( giugno 2011 )

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calligrammi

   

    Notte di davanzali e rose (9/10/2011)

mescolando  case 2- by criBo

                                        

       

Nei giardini si parla un’altra lingua
in alfabeto verde e fonemi di fiamma
mi fu insegnata una lontana notte sul finire d’agosto
la pronuncia dei petali, la grammatica d’ogni sfumatura
le spirali di sangue sillabate nella caduta libera
regole di sintassi riscrissero la vita.
Amarle tanto, d’ogni ragione amarle
se nell’asincronia sbocciano gemme
me le disegna ancora vive intorno
il dio delle misure

tra
un

un
no
un
so
un
se
un
do
un
oh!

____________________________________________
                      
                  
Spezie (30/10/2011)

                             
          
        
se
s’infiorassero di zucche
forse avrebbero sèguito, i poeti, che
anche nel frittomisto trovano le metafore.
al cuoco le barucche prese nel verso gusto
danno il colore giusto ad un risotto.
la poesia è uno sballo da contorno
ci vuole sale e un pizzico di pena
una manciata di memoria e
l’umano ricettario

                                 

                                       

 

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L’inizio presuppone l’infinito

copernicana - by criBo

 

perché la fine è un cambio di stagione
ci sono armadi in terra
e armadi in cielo
al termine dell’aria
_la vita ripiegata in un cassetto_

E ti ricordi
quando innanzi tempo
tentarono la fuga
i mille pezzi della donna argento?

un grappolo di luna
riluceva di vita in mare aperto:
i figli tutti
scrivevano sull’acqua il proprio nome

                        

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da M.A.M.

Invito all’incompiuto di Cristina Bove

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Role-playing game

Le prime stilettate con
precisione chirurgica
le dame della carità di S. Vincenzo
venivano a trovarmi sussiegose
– cara ragazza ma
come mai non ha chiesto il nostro
aiuto?-
a distanza di secoli ancora non lo so

un sospetto ce l’ho che di pugnali
si muore tutti un po’
ogni giorno

basta allora con queste due di due
speranze e rose e tutte
dicotomie da sviscerare____  anzi
da eviscerare

si va al macello con la gioia
degli angeli imbecilli
felicità minuscole negli occhi
chiusi sui santi miserabili
sui veri cristincroce

noi
che la vita ci scolora minandoci le vertebre
alla fine del gioco al massacro
di scarlatta vernice
sulle lame
abbiamo sangue vero.

 

(novembre 2011)
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ALZHEIMER

colomba - by criBo

 

La colomba ascoltava in silenzio
aveva smesso da tempo di tubare
e l ‘ala nera del corvo proiettava
l’ ombra dipinta a notte
– Mai più
colomba
avrai la giovanile e forte remigata
mai più –
Taceva la colomba
e la voce del corvo pugnalava
il silenzio e l’ amore
– Mai più
tu volerai sui campanili
e nelle torri solo i pipistrelli
fanno nidi di sabbia –
Gracchiante il corvo
la colomba tace
nei ricordi di piombo un lungo viaggio
la perdita di piume
e soli tramontati a sua insaputa
– Mai più –
ripete il corvo
prima di inabissarsi nello smog…
Volteggia solitaria una colomba
cercando di spiccare ancora un volo
dal silenzioso grigio
verso banchine cariche di nuvole

(giugno 2009)

 

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da Mauro Antonio Miglieruolo (mam)

“Concedersi la sera” di Cristina Bove

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Cadenze selvatiche

inverno - by criBo

Le volpi hanno la tana
in luoghi d’ombre folte al nero seppia
costringeva la notte e andava scritto
indorando la pillola
a trangugiarla in fretta tra una spina di rovo
e un’assonanza aspra
sempre la stessa: ne ho confezioni piene
da terapia di giovinezza cronica

le volpi, si diceva, hanno la tana
a mezzanotte, è quella l’ora
basta un attimo dopo e il sottobosco
sparisce con un tuffo nella neve
____________ quelle argentate
han vita breve, finiscono in disparte
come piccole lune tra ramaglie

 

dagli inediti per Neobar  (novembre 2011)
_________________________________

 

 

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Una per mille

  lettura di Loredana Falcone

 

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Sospinti, vincitori e vinti

la macchia rossa - by criBo

ci combattiamo serialmente in
voli poliedrici
_pindarici è un po’ troppo_
definizioni che ci fanno fuori
sia dai bei tempi andati, che
dalle avanguardie gnoseologiche
in formato ridotto

in fondo un gioco
dirne di sé  di noi  di voi  di loro
e solo punti distanziati tanto
da non potersi leggere a parole
ridefinirsi a pixel d’incombenze
giorni veloci da consumarsi in piedi
dimenticando che il respiro è tutto

ci credevamo esenti dal dimostrarci vivi
: era l‘amore che
forniva l’assistenza e il passaporto
prometteva vittoria
e ponti d’oro
ai nemici che fuggono

e ci vediamo correre di spalle
allontanarci da noi stessi
arresi

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Qui non si è più diversi

spicchi di sole - by criBo

 

giorni allineati ai sassi
vinti al tirassegno della vita
noi lo sappiamo, il cuore segna tacche
nella prigione il muro afflitto piange
segni riversi              nudi per chi passa
soli
noi che ci siamo battuti con onore
però recalcitranti
al battere di nero sulle porte

uomini dalle braccia forti
forti da scuotere le querce
donne dai seni offerti (senza misure che
l’amore)
fummo prodieri di catamarani
pescatrici di perle
genitori di santi e malfattori
portatori di lumi e di catene
scalatori di cielo

non ci guardiamo più con gli occhi aperti
siamo sogni corsari
sorpresi dal ritorno del mattino

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da Mauro Antonio Miglieruolo (mam)

Settima dimenticanza, di Cristina Bove

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Un racconto

di qualche anno fa

 la donna pesce - by criBo

 

L’isola

Di fronte al molo, sotto il lungomare, spiccava una piccola sporgenza piatta, biancastra, che alla luce del sole risaltava come se fosse estranea alla scogliera. Una figura vi stava distesa, sembrava addormentata.
Alcuni gabbiani sorvolavano la spiaggia lanciandosi in picchiata con grida stridule.
Da questa parte del porticciolo, affacciati al muraglione, si poteva osservare il profilo del colle e l’agglomerato di case sul  litorale.
Eravamo lì da più di mezz’ora, e la sagoma sulla roccia non aveva cambiato posizione.

Intanto una barca di pescatori era approdata, e noi ragazzi scendemmo sulla riva per assistere allo scarico delle cassette di pesce.
Poi ci avviammo verso il bar prospiciente la darsena.
C’era poca gente, alcuni vecchi dalle mani callose e annerite di nicotina giocavano a carte fumando e imprecando seduti ai tavolini di metallo, tra cordami arrotolati e sedie impilate; nell’interno un ragazzo sciacquava tazzine.
Tra un gelato e una partita a flipper, parlavamo della casa della nonna, messa in vendita dopo la sua morte, e che, finalmente, aveva trovato un compratore.
Così i nostri genitori non dovevano più sentirsi obbligati a tornare ogni estate sull’isola, e noi potevamo sperare in altri luoghi di vacanze.

Percorrendo il camminamento del molo per tornare alle rispettive case, notammo ancora che la sagoma era rimasta immobile sulla roccia, nella stessa posizione di ore prima.
Il sole stava calando e la luce radente mutava le forme degli scogli, così ci affrettammo ad attraversare la spiaggia per risalire dal lato opposto.

Oltre le colonnine di cemento dell’argine, sotto di noi, reclinata sul fianco, giaceva immota una forma vagamente somigliante a una donna, le gambe congiunte a formare una sorta di pinna caudale.
Ci calammo dalla balaustra puntellandoci con le gambe e con le braccia fino a raggiungere la strana creatura. Due occhi enormi ci fissarono, imploranti. La reaziione fu unanime, la sollevammo tutti insieme e con fatica riuscimmo a sospingerla in mare.
Vedemmo la sua coda guizzare mentre si allontanava negli ultimi riflessi del crepuscolo.

Alcune persone intanto si erano affacciate e si scalmanavano urlando:
“Guagliu’! Guagliu’, che jate facenno? Saglite, ca se fa’ notte!…
Afferrati alle braccia protese  riscavalcammo il parapetto. Ci fu raccomandato di tornare subito a casa.
Non riferimmo l’accaduto ai nostri genitori, non saprei il perché, ma qualcosa ci impedì di farlo. Non ne parlammo mai, nemmeno tra noi

Dopo tanti anni la nostalgia mi ha ricondotto all’isola, e me ne sto qui, in attesa dell’aliscafo che mi riporti in terraferma, seduto nella piazzetta del bar, assorto a guardare la scogliera di fronte.
Un vecchio pescatore si avvicina e, indicando la roccia sporgente, mi racconta: ”Tantu tiempo fa, ce steva ‘na statua ‘e sirena; ma ‘na matina, ‘ncopp a chilli scuogli, truvarono sulamente na scarpa .”

L’avevo persa io.

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Nasciamo ogni minuto

senza paradiso - by crBo

Ci siamo avvolti nelle piume
fingendo peso
_non bastavano funi a trattenere_
figli di cielo ignoto
proviamo a zavorrare i cirrocumuli
o nelle squame tra squillare d’acqua
a piedi uniti in corpi di sirene
essere mare in mare

e poi ci arriva adunca
l’età che ci nasconde da noi stessi
e ci fa fragili
benché si tenti di restare immobili
sui posatoi delle certezze

a voi non so
a me succede che mi sento sparsa
respiri intermittenti
talvolta un fulmine
talvolta un bradipo nel centro
d’una asfissia d’immagini

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sPunti cardinali

lampione - by criBo

 

Sono giorni in dislivello perenne
le direttrici sfumano
poggiati alla barriera
preciterebbero di sotto appena si
volgessero le spalle
i dodici pensieri -come gli apostoli-
custodi dei sentieri apocrifi
che poi falsi di spazio e non
di vero scrivere sui muri striature di sangue
passaggi in galleria
le medesime cose starnutite dis_tratte

sono giorni di luttuosità permanente
tanto che
ci si convive ma
le conseguenze hanno lacci spaiati
fiammiferi defosforati nei cassetti
e stanze appollaiate alle finestre
a nord dell’innocenza
a sud della disfatta
a est della miseria mai risolta
a ovest nell’attesa del capitolare il sole
come se mai di un’alba avesse il senso.

Portaci a giorni innocui
nascemmo per esilio di sorprese
__a noi stessi lo fummo__
appena c’incontrammo così nudi e raminghi
da non avere un nome da coprirci
durevolmente il capo
siamo fumo di quelli che le nuvole
inseguono con scarsa simpatia
e non abbiamo ancora concepito
un progetto di noi che ci sottragga ai tuoi.

 

22/ott/2012 (dagli inediti per Luigia Sorrentino)

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da Mauro Antonio Miglieruolo (mam)

Crociere dove finisce il mare, di Cristina Bove

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Che fosse esplicativa a me

 tenda sulla città  2 - by criBo

                               

Andare via
per non andare via
un disguido di lettere
una buca nel cielo delle poste
una sosta sull’albero di fronte
e me ne vesto di malinconia
ci morrò dentro

I consigli degli uomini
sono come granaglie per i passeri
hanno tutti ragione d’imbeccare
il solito se vuoi
l’una di luna al mare
l’ora di notte al davanzale
e tutto il male e tutto il bene
a voi il proscenio

Se sapessi perché tra le parole
cerco e non trovo scampo
avrei l’ardire di non dire
il senso del
silenzio

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Eutanasia del pensiero

chi se ne andrà
lascerà indietro il non vissuto
il punto di penombra
il film girato tutto in un istante
si stordirà di giochi
avrà amnesie
per sbarrare le porte alla vecchiaia

chi resta
ha voce fioca
anche se penserà d’aver gridato e se
avrà creduto di mostrare al mondo
un indice puntato sulla luna
senza nemmeno l’indice
_malaluna di sangue ed il suo vuoto_

chi ha coraggio
fotografa la guerra e le macerie
corpi di fango e polvere
(sembrano resti di Pompei)
erano vivi  _forse derelitti_
ma sono diventati  troppo in fretta
soggetti morti da documentare

e c’è chi vuole non saperne più
di proiezioni
di manifesti e resoconti
di promesse e utopie liberatorie
pure sapendo che
nessuno guarda se non c’è chi mostra
nessuno legge se non c’è chi scrive

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Sull’entropia d’un trittico

Hieronymus-Bosch-Triptych-of-Garden-of-Earthly-Delights-2-

Sopra i carri da morto _era finito il fieno_
trafitti di delizie
sbilenchi penzoloni dalle pance
mostri e ratti
(non vi pare che stanno qui tra noi quei malfattori?)
A imbavagliare commensali
cuochi d’alta fucina ingozzano i malvagi.
Sono proni
i lacché delle banche, i servitori
che adesso come allora fanno festa
al re che nudo gozzoviglia a oltranza.
Si barattano infamie
si vendono indulgenze agli assassini
i pesci muti vengono affettati
i topi si nascondono nei muri
e cosa mai ci resta da pensare
da musicare da comporre in frasi?

Possiamo solo mendicare il sogno
dei folli e dei poeti

abbiamo perso già da molti secoli
la facoltà di opporci alla malora
ciechi più delle talpe
nel ventre dei salotti ci ottundiamo
bevendo tè e veleno.
Ma forse partiremo da Hamelin
al suono del gran piffero
_quando l’assedio ci costringerà_
ad affogare il mondo in un pantano

intanto che ci vomita il sovrano
con un rosario in mano e un cero in

il resto è cosa nostra
Hieronymus sapeva e dipingeva
_sembravano colori, erano grida_
che mai si cheteranno sulla tela
e a buon ascoltatore
bucano mente e cuore. Tuttavia
se non saremo lesti a decrittare
non ci sarà madonna o santincielo
che possano venirci a traghettare

.

 

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da M.A.M.

 una-folla-seduta-sul-divano-di-cristina-bove

 

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