da MAM

Dirottamenti di Cristina Bove

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E di siffatte favole dormire

scintillanza 2 -by criBo

 

*
una lancetta sola
segnava il mal di nuvola
nel videoclip mimose temerarie
resistevano al vento di scirocco
lei se ne stava rannicchiata
rotondeggiante e fissa

*
s’aprì nella carlinga del comò
l’uovo dell’uomo
ne fuoriuscì la bella del reame
vestita bianca dalla testa ai piedi
lui ne vegliò la nascita di donna
fermandosi nel centro e nell’intorno
e seppe accontentarsi
d’azzurre velature _e rose due_

*
venne dal lago d’una lastra ciano
_ne affiora il senso ancora_
le ripeteva: mia creatura vera
rinata dal mio dire e il tuo sentire
vorrei poterti fare un giramento
tre volte intorno alla malinconia
tre volte intorno

*lei si schermiva dietro le parole
facendosi spuntare ali farfalle
nel mentre attraversava l’amnesia
d’anima antica _capovolto il cuore_
il lato oscuro, che non seppe mai
se fosse tanto

*vissero come grilli nella gabbia
al tocco del finire
lei nell’attesa d’essere scagliata
freccia incoccata all’arco
lui trattenerla al limite del filo
come se  fosse un aquilone

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Poi la nave bianca…

        onda e vele - by criBo

L’inizio dalla curva
sul fianco della sala. Viro
rischiosamente all’angolo del vento
piccola tramontana d’apprensione
e di ritorno sul tappeto il mare

è sempre mare quello che calpesto
un mare a cera
un porto di piastrelle _sedie a remi_
il faro d’alabastro appeso al muro

nel doppiare la costa del divano
è lì:  lo scopro
accovacciato dietro la sua fronte
sessanta primavere sulla faccia
_ la mappa del suo dire_
e l’improvviso volgermi le spalle

l’isola mia si stende sul balcone
alghe di rose sulla riva intrisa
e nello sciabordio poche parole
scritte di pioggia dall’innaffiatoio
nel terminale inquinamento da
amore impoverito _e d’altre scorie non
biodegradabili_

.

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le riflessioni

di Annamaria Tanzella
sul mio romanzo “Una per mille”

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su Carte sensibili

la recensione di  Fernanda Ferraresso

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da MAM

Come un ombrello di Cristina Bove.

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C’era una volta e…

tra le onde - by criBo

C’è questa laguna a metà stanza

dai mobili sommersi
un boccheggiare di cassetti aperti

dentro ci vive una sbiancata d’anni
talvolta un pescatore di minuti

e c’è un pallore d’asma che scolora
il sangue e le correnti
una colonia di fantasmi in ombra
quasi viranti al nero

era corallo e fiamma la mia casa
e la speranza aveva un pugno teso

sogno di me vermiglio s’allontana
sparisce lento al flusso di maree
mi salpa nave
e mi trascina al largo

 

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anche su

La poesia e lo spirito

la recensione  di Gianluca Garrapa al mio romanzo

___________-

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Ipotesi di confine

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Se mai lo perderò questo vizio di scrivere
_e prima o poi lo perderò_
avrò parole scompagnate in testa
caratteri scomposti, e tra le ciglia
un soffio d’aria a non volersi pianto

Magari guarderò cadere il cielo
su queste poche case disadorne
in cui resto seduta a farmi esistere
case di terra e fiori
case in cui stringo tra le braccia il sole
e non lo lascio andare

Mi pervade una musica costante
sono malata d’anima
ne porto i segni sulla fronte
di quel male incurabile
di cui sono già morta e sembro viva

non l’avrei progettato
esserci a questo modo _o forse sì,
ma poi dimenticato_

scriverò della sosta e del percorso
[non l’avessi già fatto]
: sarà l’ultima lettera inviata
in solipsismi ed espressioni algebriche
e  son convinta che
se non saprò più scrivere d’eterno
sarà l’eterno a scrivere di me.

                                         

                                          

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Siatemi adesso

scala e faville - by criBo

                                 

Voi che leggete
fate finta _vi prego_ di vedermi quando
saltavo sulle gradinate
trecce al vento
o poco più che già m’innamoravo
sotto quella bellezza che scoppiava
ed era solamente giovinezza

dunque per un momento siate buoni
fermatevi a quel suono di parole
che dissi mentre il sole capovolto
ondulava di raggi nei capelli
e mi faceva fragola

che sono viva ancora _e mi nascondo_
senza troppi riguardi, lo confesso
è mimesi da salto
pur sempre un tentativo di volare

vi metto occhiali d’oro
guardate e illuminate tutto intorno
e me
fatemi diventare  una favilla
un puntocuore senza età
così che ancora mi si possa amare

———————

.

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da M.A.M.

Immaginarmi altrove di Cristina Bove

                                                                                                                                                             

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Che non può ritornare il mare al fiume

senza paradiso - by crBo

le cose destinate al macero
hanno le forme senza alcun fermaglio
inclinazioni da passarci sopra
per ultima tenuta il vinavil
           vedo parole ricadermi intorno
            in lettere disposte in altri mo(n)di
           estranee già alla nascita
           in questa quiete ch’è rassegnazione
           perdono il senso e l’anima

si vive d’ogni istante e non si vive
un delirio da poco straniamento
febbre leggera bianca
a infarinare sogni e discrepanze
e mi divento che non m’assomiglia
il ricordare. E quasi mi sgomenta
l’attaccamento al prossimo respiro

……………………………

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Rigattieri

Orologi di sfere in dicerie di ruggine
numeri color feltro
in calce voci di chicchere spaiate
giare cucite a fil di ferro
di verghiana memoria

ci si sposta nel tanfo delle cose
la spilla in filigrana del pavone
ha perso gli occhi
la teiera cinese chiccoriso
sul fornellino a spirito riposa

mi sento antica in versi, sarà mica
che il tempo ha patinato la mia voce?
È vero è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
però mi dico, accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.

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Minimi e fulminei

corteccia (particolare) by criBo
scultura in radica – cribo

                            

Non hanno consistenza due
fluttuanti visi e altro altro altro
chiedere ai muri
quando mai si farebbero di lato
per
case di trasparenze
:si è vivi solamente in quello spazio:
suppletivo proscenio fai-da-te
(l’amore ha un suono che non corrisponde)
vedi che la paura è onnipresente
((((((((((((( avvolge i fiati )))))))))))))
e quanto si è più soli
al ricadere
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
di teloni da clic!

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da MAM

Stanza come un teatro greco

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Alta gastronomia

Il grande chef se ne stava seduto sulle rive del laghetto quando scorse una gru bella dritta sulla zampa. Immaginò una nuova ricetta, al posto del solito pollame e, detto fatto, le si avvicinò con aria amichevole promettendole una nuova vita su pattini a rotelle.
“Che roba è?” chiese la gru.
“Hai presente una scarpa? Beh, con quattro rotelline diventa uno schettino e ci puoi scorrazzare per la strada”
“E secondo te pattinare sarebbe meglio di volare?”
“Meglio di volare, no, però potresti provare altre emozioni, per esempio il calore benefico di un tegame, ”.
La gru mise il becco di traverso, prillò più volte sulla zampa e si accasciò di botto.
Lo chef pensò che fosse l’occasione buona per tirarle il collo.

L’uccello si svegliò di soprassalto sul tavolo dell’immensa cucina, ebbe un attimo di esitazione, quindi sfoderò l’altra zampa dal piumaggio e si apprestò alla fuga.
Il cuoco fu più lesto ad afferrarla e la poverina si afflosciò lanciando un help di chiara ascendenza anglofona.
“Mi vuoi fare lessa?” ciangottò alla vista del pentolone in cui bolliva l’acqua.
“Ma no, solo farti un bel bagnetto caldo”
“Mi vuoi fare anche fessa! “ sfiatò la poverina, nittitando con occhi lacrimosi.
“Festa, voglio farti la festa.”
“Je vous assure que ce n’est pas mon anniversaire!” pronunciò il volatile in perfetto francese mentre era tenuta sospesa per le zampe sullo sbuffo di vapore.
“Potresti tradurre?”
“ Il mio compleanno è passato da un pezzo! Ma adesso, visto l’argomento scottante, potrei consigliarti il modo migliore per cucinarmi.”
Così dicendo ebbe un altro colpo di sonno.
Lui, con le mani sui fianchi, pontificò:
“Sono un grande chef, non accetto consigli da nessuno, figuriamoci da una che si addormenta di punto in bianco.
La gru, tornata in sé, tentò una spiegazione: “Ahimé, soffro di narcolessia! E tu, invece di infierire su una povera malata, non potresti lasciarmi andare?”
“Perché dovrei?”
“Perché sono un essere speciale, parlo sette lingue, traduco dal latino, scrivo romanzi e saggi musicali, e sono anche ipervedente.”
“Ipervedente?”
“Certo, vedo cose che altri non vedono.”
Il cuoco restò un attimo perplesso. Tanto bastò alla gru per darsi una scrollata e balzare fulminea sull’alto finestrone. Dal davanzale, prima di spiccare il volo, con la voce di chi ha appena scansato una mortale sauna, dichiarò in tutte le lingue che sapeva:
“Più che altro mi sembri alquanto sciocco e per uno chef è grave non aver sale in zucca” 

 

(L’ho scritto e non me ne vogliate. E non vi preoccupate, sto bene, almeno credo)

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frattalMENTE

frattale -by criBo

So che la voce che mi parla quando
il divino mi trafigge d’ali
ha timbro e suono udibili soltanto
al mio spirito nudo
So che allora
più che parole vivono le danze
di cellule vestite d’infinito

Mi riavvolgo nei quanti, in frattali di luce
indi mi svolgo
mentre mi sfuggo microcosmo-Alice
indosso oltre il confine le galassie
dall’altro punto estremo mi concentro
nel rovescio concentrico del sogno
frammento di frammento di frammento…

settembre 2008
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I giardini della memoria

flashback- by criBo

hanno camminamenti di sassi e croci
rifioriscono in coro
o muoiono in silenzio
assisto
da panchine deserte
all’inversione non concessa
solo postfazioni di minuti
al quieto vivere

e guardo
tracce d’arancio e oro
mi pettino di mille capogiri
a braccia alzate
trattini in successione
ridisegno una voce sulle labbra

hanno palpebre fisse le finestre
cortili ciechi
eppure
un soffio di malinconia da flauto
mi accarezza la fronte

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Ho imparato da sola le gocce

edera - by criBo

               

Lascio le giare semipiene
o semivuote
dipenderà da chi le guarda
da quanta voglia avrà
di ridere o di piangere

qualcuno già si affaccia per scrutare
piccoli mari, movimenti ondosi
nel recinto dei cocci

ho rivelato quel segreto vivo
il puntino di bianco nel contorno
per renderne il risalto

continuerò a dipingerne a migliaia
risplenderanno su terraglie
e foglie
non si potrà incavarle con un dito
né basterà
per la cancellazione
distogliere lo sguardo.

febbraio 2011
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Nota critica

Andrea Poletti
su

Una per mille

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