
Nuvole sparse in una stanza, e non è il freddo. È un attraversamento lento da parete a parete.
È ferma al centro, abbandonata nell’enorme poltrona che sembra ingoiarla.
Alcuni fogli volteggiano tentando di farsi leggere, le si alternano davanti agli occhi, ma lei non sembra interessata. Conosce tutto quanto c’è scritto, nemmeno ha bisogno di contarli, sa esattamente quanti sono.
Alcuni sembrano sgualciti, altri pudicamente arrotolati.
-È così – pensa – che ci si abitua ai sogni, che ci si sparpaglia in giro per la vita.
Adesso è il mare a sommergere la stanza: volano pesci nell’azzurro.
I fogli nuotano con grazia nell’acqua per adagiarsi sul tappeto che dovrebbe essere zuppo e invece fluttua lieve come un’onda.
Dove sei, ragazzo dell’estate di tanti secoli fa? Non riesco più a vederti, dubito che tu sia mai esistito.
Ondeggia anche il suo cuore mentre è sospesa sopra la poltrona e si fa sempre più d’argento, fino a trasparire, acqua nell’acqua.
Non potrò più amare – dice alla scia del pesceluna che spia dalle persiane – non potrò più sostare lungo me stessa e dirmi corpo. Cosa accade alle cose della terra quando diventano mare?
-Vorrei saperlo anch’io –
Ha una cadenza nota questa voce, evoca sguardi divertiti, movimenti flessuosi, espressioni ridenti con cui il ragazzo tesse, a sua insaputa, una rappresentazione millenaria.
Gli correrebbe incontro, se potesse; ma non può, non ha più gambe, né braccia, nemmeno un volto. Fosse almeno uno stelo controvento!
E così se ne andrà, la lascerà invisibile e sola, e non saprà che il tremolio che lo accarezza e avvolge, è lei.
Se ne andrà forse deluso da tutto quel silenzio, andrà dove si parla con accenti forti, dove si gioca a dadi e a carte per sbarrare le porte alla vecchiaia.
– Resta! – dice il pensiero. Chi mai potrebbe udirlo? È così fioco! Ma a lei sembra d’aver emesso un grido.
Le nuvole si stanno dissolvendo in pioggia, sgocciolano intorno alle finestre: vorrebbe avere un passo, un volo, un fremito.
Si sposta circondata da un nugolo di lettere, avanzi di tastiera, disposte a sagomarla di parole.
Eccola qui, scritta da mano ignota, crittografata in un papiro: lei non c’è più, rimane solamente un soffio d’aria che senza fretta va verso l’uscita.