Un figlio a sua madre

Si canta di un seme di luce
caduto dal cielo

qualcuno ha assistito
accecato dallo splendore non ha visto
che nella carne rimaneva prigioniero

si canta che il seme è cresciuto nella carne
ed è diventato raggio

qualcuno è stato investito
dal raggio di luce
e non ha visto la carne che abitava.

Si canta che il raggio poi
  tornato al Sole
  e’ diventato puro amore

qualcuno è rimasto triste
della  sua scomparsa
non ha visto che la carne che abitava
era una tuta spaziale

si canta di un seme di luce
caduto dal Sole
in ognuno di noi

Madre… tu sei Luce
io un tuo riflesso
un lampo di genio
un tuono d’arte
una folgore d’amore
che dalla terra
tendi al Sole

(luglio 2008 – Giona Piretti )
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una margherita

per Margherita

Margherita piccola  - by criBo  a

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e il mio testo del giovedì da MAM

 

.

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In parti uguali

luminosita 1 -by criBo

 

Esiste forse la metà del tempo?
o la metà del buio?
entrambi sono interi
e si può stare in luoghi oscuri
scritti nero su nero
o nel chiarore di quadranti
cifre di luce in luce.

Nei transiti ipogei di notti tristi
nel sottosuolo di menzogne dove
si scambiano per stelle i bulbi delle calle
la verità si arrende

Andremo allora
affamati di sole
a sospettarci ancora vivi
per altre mille eternità

 

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Poi esco

tempo (tecnica mista) - by criBo

Dovrò alzarmi e subire le abitudini
inforcare gli occhiali
nascere di spigoli di metri e cubature
dovrò esibire un volto di clessidra
essere un parafiamma
regolare gli scarti tra le tempie.

La Fabbrica di Nono
la dipingevo a Tunisi
usando anche coperchi di barattoli
il nero mi mancava
ma riparai con lucido da scarpe.
Di quarant’anni il mare s’è invecchiato
e Sidi Bou Said
è soltanto il tappeto circolare
della casa del tè
les croissants facevano più france che a paris
intanto che la luna sulle dune
era germoglio d’altra latitudine.

Mi chiamano le fette biscottate
devo smorzare il gas sotto la pentola
le magliette infeltrite da salvare
dati da pressappoco esistere
dovrò rifarmi i riccioli altrimenti
sembro maga magò.
Non conosco l’inglese né il latino
traduco gesti dal quotidiano
in effimere elastiche eclettiche ellittiche
del resto…forse ne scriverò.

Vado a farmi un caffè
berrò di fretta
andrò a sedermi in mezzo al temporale
ascolterò le panche dei giardini

(gennaio 2011)

                                                           

                                                          

 

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Tanto ci vuole a esistere

marecielo in una stanza - by criBo

nell’iconografia delle pareti, stanze
dipinte d’impazienza
_e sempre riprendiamo quel discorso_

lo spolvero a sanguigna dell’affresco
in cui diciamo che le vie di fatto
presumono assonanze e linee d’ombra
ed io non so condurmi oltre i colori
a volte
ritraggo voci e gesti di conforto
in quella stessa luce rarefatta

riprendo lontananze e sensazioni
dissimulando smarrimento d’arte
_e sempre discorriamo d’altre cose_

nel tempo limitato degli sguardi
nello spazio di cose sottaciute
l’angelo che ci assiste se ne va
toccato e arreso
ci lascia sopraffatti dalla vita
spenti alla luna, accesi in altri mondi
ciascuno nella propria solitudine

in parallelo (o in perpendicolare?)
sagome scansionate dal destino
_sempre discorreremo d’altre cose_

                             

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La versione in inglese

di “Desistenze”
opera
di una cara amica, Rita Loprete
docente  e traduttrice in diverse lingue

                                 

ABOUT LIVES
                          
He has the body, but he hasn’t yet
when he extends in endless things
and says: I am to you
to love your thought
as I can’t hold the river
as I don’t want to oppose its rapids
and still I ignore its reasons
but I wish to heal
your ancient wounds

He has no body, but he has yet
when he fits all the ended things
and says: You are to me
a weaver of breath
as you can’t think of me lifeless
as you don’t want the time me condemn
and still I ignore its reasons
but I wish you healed
my ancient wounds

I am to you, for the autumn’s days
when you were born, near and far
and as I know I’ll go away alone
_despite this river which merges us_
and you can’t stand

You are to me, for the winter’s days
when you were born, near and far
and as I know I’ll go away alone
_despite this river which merges us_
and I couldn’t stay

When you won’t be here
perhaps I’ll know the time is the winner
over short distances
and that there are no bodies to join

When I won’t be here
perhaps you’ll know the time is convention
the distance is dream
and not the bodies to fall in love

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da verso nasce verso

come la poesia unisce

http://cartesensibili.wordpress.com/2014/01/02/deesistenze-terra-appena-dopo-lombra-cristina-bove-e-fernanda-ferraresso/

 

 

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Comincia bene

questo nuovo anno!

*da Mam, per una poesia che riguarda i miei figli.

 

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Buon Capodanno

a tutti voi, carissimi amici che avete arricchito la mia vita in questi anni
trascorsi all’insegna della poesia, della condivisione del pensiero e dell’arte.
Vi  ringrazio e vi abbraccio con questa musica che amo

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Occasione speciale

nodo -by criBo
                      
A vestirlo d’amore
ho detto amore
non distorcete il caso
è una parola inutile si sa
non blasfemia
a ben pensarci si può tralasciare
dire che il gioco vale la candela
oppure
convincersi che il buio sia meno nero
e repetita iuvant
amore, dicevamo
di quelli senza marchi di fabbrica
non baci perugina – per intenderci –
di quelli nati come nelle guerre
per non sentire fame e freddo
amore ricavato da millesimi
di vita
incartato di blu
qualche sillaba muta
E mai far trasparire l’elemento
portante
mai nominare l’attimo struggente
nel sottoscala di una vita
Amore da tenere nell’armadio
appeso tra i vestiti
da poter indossare, chissà
per una sera
(gennaio 2009)
                    
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Desistenze

uccelli - by criBo

Ha il corpo, ma è come non l’avesse
quando si porge d’infinite cose
dice: Ti sono
per amarti il pensiero
perché non posso trattenere il fiume
perché non voglio oppormi alle sue rapide
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe risanare
le tue antiche ferite

Non ha il corpo, ma è come se l’avesse
quando s’adatta alle finite cose
dice: Mi sei
tessitore di fiato
perché non puoi sapermi senza vita
perché non vuoi che mi condanni il tempo
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe che sanassi
le mie antiche ferite

Ti sono, per i giorni d’autunno
in cui nascesti prossima e lontana
e perché so che te ne andrai da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrai restare

Mi sei, per le giornate dell’inverno
in cui nascesti prossimo e lontano
e perché so che me ne andrò da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrò restare

Quando non ci sarai
forse saprò che il tempo è vincitore
sulle distanze brevi
e che non sono i corpi a combaciare

Quando non ci sarò
forse saprai che il tempo è convenzione
che la distanza è sogno
e che non sono i corpi a innamorare

                           

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Una per mille

nota di lettura di Anna Maria Curci

 

                                                                                                                                                                                                                                                

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un altro giovedì

mam-blog

 

 

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Mille Auguri a tutti

casa nel cielo - by criBo

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Domenica Luise

legge “Una per mille”

                                                                                                                                                                                           ——————–

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“ci sono più cose sotto il cielo…”

lampada riflessa 4 -by criBo

Da non potersi immaginare
che sulla via dell’ombra
s’accendessero lampade emotive
e disgiunzioni elementali
                   tu volasti nel fuoco
                   l’aria ti fu fatale
                   l’acqua ti spense
                   e nella terra esisti
ti rappresenta forse, questa luna?
Se prende il sopravvento
e tu t’arrendi a stare immobile
al di qua di qualunque eternità
scontabile a giornate
                 ma costante
                 il pensiero di fiamma
                 il cero acceso al dio del qui
                 del non si sa.
Nella mia scena onirica
_sette anni_ mi dicevi, non sono immaginari
solo diversamente veri.
parlavi senza dire una parola
                 e non ero sorpresa
                 che nel sogno
                 tanti toni di voce
                 avesse il cuore

                                                 

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da MAM

http://miglieruolo.wordpress.com/2013/12/19/di-quel-che-non-si-vede-eppure-c’è/

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Lila (il Grande Gioco)

marecielo in una stanza - by criBo

Nuvole sparse in una stanza, e non è il freddo. È un attraversamento lento da parete a parete.
È ferma al centro, abbandonata nell’enorme poltrona che sembra ingoiarla.
Alcuni fogli volteggiano tentando di farsi leggere, le si alternano davanti agli occhi, ma lei non sembra interessata. Conosce tutto quanto c’è scritto, nemmeno ha bisogno di contarli, sa esattamente quanti sono.
Alcuni sembrano sgualciti, altri pudicamente arrotolati.
-È così – pensa – che ci si abitua ai sogni, che ci si sparpaglia in giro per la vita.

Adesso è il mare a sommergere la stanza: volano pesci nell’azzurro.
I fogli nuotano con grazia nell’acqua per adagiarsi sul tappeto che dovrebbe essere zuppo e invece fluttua lieve come un’onda.

Dove sei, ragazzo dell’estate di tanti secoli fa? Non riesco più a vederti, dubito che tu sia mai esistito.
Ondeggia anche il suo cuore mentre è sospesa sopra la poltrona e si fa sempre più d’argento, fino a trasparire, acqua nell’acqua.
Non potrò più amare – dice alla scia del pesceluna che spia dalle persiane – non potrò più sostare lungo me stessa e dirmi corpo. Cosa accade alle cose della terra quando diventano mare?

-Vorrei saperlo anch’io –
Ha una cadenza nota questa voce, evoca sguardi divertiti, movimenti flessuosi, espressioni ridenti con cui il ragazzo tesse, a sua insaputa, una rappresentazione millenaria.
Gli correrebbe incontro, se potesse; ma non può, non ha più gambe, né braccia, nemmeno un volto. Fosse almeno uno stelo controvento!

E così se ne andrà, la lascerà invisibile e sola, e non saprà che il tremolio che lo accarezza e avvolge, è lei.
Se ne andrà forse deluso da tutto quel silenzio, andrà dove si parla con accenti forti, dove si gioca a dadi e a carte per sbarrare le porte alla vecchiaia.
– Resta! – dice il pensiero. Chi mai potrebbe udirlo? È così fioco! Ma a lei sembra d’aver emesso un grido.

Le nuvole si stanno dissolvendo in pioggia, sgocciolano intorno alle finestre: vorrebbe avere un passo, un volo, un fremito.
Si sposta circondata da un nugolo di lettere, avanzi di tastiera, disposte a sagomarla di parole.
Eccola qui, scritta da mano ignota, crittografata in un papiro: lei non c’è più, rimane solamente un soffio d’aria che senza fretta va verso l’uscita.

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Metti caso che

porta sul cielo - by cristina bove
non ci separasse
il bon ton
e dalle teche craniche affiorasse
il pensiero a forma di
nuvola pipa scaldamuscoli il
cucchiaio che nella chiara a neve
deve restare ritto
il paletot cugino del cappotto
e le parole come donne in fila
vestite solamente di sé stesse
far salotto

il “se” che nasce microbo
dilaga
ingloba case strade alberi notti
e ci sorprende avviticchiati
abitatori di sconchiglie
nudi paguri senza casa e
visto che siamo dei disegni in aria
ed ogni chiave un calco all’incontrario
_un vuoto nel suo vuoto_
non c’è nulla da chiudere o da aprire

e se
col documento e la fotografia di sé
fossimo nomi
registrati all’anagrafe del cielo?

                        

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Guido Mura

su

Una per mille

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