Il vuoto è un falso pieno

stalattiti - by criBo

 

Il vuoto è un falso pieno
circonda negligenze ed abitudini
il grigiore dei numi della polvere
su mobili e scaffali
oggetti in via di sparizione
_libri mangiati vivi da lepisme_

il vuoto è denso di parole in fila
banali e marginali
trattate come fossero reliquie
_l’originalità dei replicanti_
così è fatica la valutazione
il mantenersi attenti
quando l’urgenza di dimenticare
è una folata che trasporta altrove

 

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Il buio conduce alla chiarezza estrema

 

quadro nella stanza - by criBo

Le ombre degli oggetti comuni
s’adattano a distanze mutevoli
contrasti di visioni
_ci sembra di scrutare l’invisibile_
l’opera al nero può virare al bianco
se l’atanor sprigiona altre alchimie

partendo dall’io nucleo
luoghi di noi svanire
perdere lati e spigoli
per diventare illimitati e sferici
in espansione verso l’infinito

 

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Mi ribello alle massime e agli stereotipi

 

La pacatezza che mi fa da guscio e tana
è il mio riparo dai sentenziatori
_ho visto esseri umani prigionieri
di simboli e precetti
vivere come fossero immortali_
ho appreso a non bramare
a ritenere tutti, me compresa
per niente necessari
e ad essere-nonessere
senza gravare troppo sugli amori
senza aspettarmi troppo dagli amori
potrebbe dirsi noncuranza, ma
è la contezza di lasciare liberi
di andare o di restare

 

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Senza destinatario (o forse sì)

nudo - by criBo (2)

 

Fidammo nel reciproco buonsenso
fummo vicini e complici
nel cuore e nella mente
eppure mai distanza fu più grande
di quella che ci univa e separava

ora non puoi sapere
se sto scrivendo propriamente a te
a ben pensarci non è poi importante
che tu lo sappia, né che io lo dica
quindi nessun indizio

penso che se capissi scuoteresti la testa
definiresti assurdo tutto questo
ed a ragione
perciò, mentre tu andavi
restavo in questa galleria di déjà-vu

Persisteranno ombre e barlumi
d’una vicenda strana e inaspettata
che ci fu dato vivere
così

 

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Siamo mistero parte del mistero

galassia - by criBo

c’eravamo
quando la prima terra si dissolse
e Dio prese congedo dagli altari
_erano giorni senza soli e lune
ma duravano secoli_
non potevamo viverli svestiti
eravamo le idee prive di massa
progetti elicoidali
nell’amnios delle sfere

sulla seconda terra dei disordini
ci siamo dati un nome
una figura di rappresentanza
per tutte le occasioni da provare
_sperimentarci singoli e molteplici_
così da non opporre resistenza
ad ogni conseguenza dell’esistere
e imparare a desistere

 

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Melanconia

ECG - by criBo

Se mai dovessi scriverti un distacco
lo farei con il passo della musica
_potresti allora andare senza remore_
io negli spazi liberi
ricomporrei le note del levare
e forse avresti un dire delicato
_come nel dialogare a scena muta_

Se improvvisarsi giovani e provare
a recitare un’opera virtuale
fu l’astrazione d’anni
adesso scriverei dell’imperfetto
che mi tradì quando scambiai la testa
per un mancato battito del cuore

 

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C’era una notte

in cui divenni giovane e bellissima
e avrei voluto non svegliarmi più
poi la mattina mi colpì alle spalle
_l’inverno già batteva alla finestra_
e fu così che corsi via da me
come si può quando si sa che va
fin quando va

letto in mare - by criBo

 

 

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In sovraesposizione

 

che c’era troppa luce
_abbagli sempre all’ordine del giorno_
non si guarisce dalle proprie ombre
con fari spazza nebbia
come non ci si salva dai malanni
pigiando una tastiera
dandosi al bricolage
o alla corsa nei sacchi

tutti che siamo foglie
in un autunno già virante al grigio
ricordiamo le mani e i lumi verdi
le immagini bizzarre d’un riquadro
ch’era la nostra casa
ci accadeva di vivere di voci
che parevano amore __sia ben chiaro_
in due lingue diverse
accomunate nell’inconsistenza
d’una scrittura semplice

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Il sabato del viaggio

 

morte luna - by criBo

le strade in cui ci siamo sparpagliati
e tante volte ritrovati e persi
tra vuoti e pieni: misure insufficienti a farci eterni
_l’altrove ha i suoi quadranti da scoprire_
il mito e la domenica a venire
le saghe degli eroi non hanno fine
mentre per noi
ch’è sempre la vigilia di partenza
ci sono avvertimenti sui confini
_non separate il cielo dalla terra_
tanto si arriva tutti a quel traguardo
straccioni o miliardari

e nell’attesa dissertiamo a vuoto
di valori celesti e trascendenti
dimenticando d’essere accerchiati
da tutti i mali dell’umanità
mosche cocchiere in groppa agli ippogrifi
galli e galline
in corsa per olimpi transitori
mentre finisce il mondo

 

 

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Senza gloria

letto in mare - by criBo

Gente che s’alza ogni mattina
e va a timbrare giorni sempre uguali
gente che salva vite in ospedale
o che ci muore

gente che va per mare
pescatori di pesci e di tempeste
gente che annega prima d’arrivare
nella disperazione d’ogni porto
migranti o malfattori

gente che cresce figli in solitudine
che va al mercato all’ora di chiusura
vecchi che vivono di niente
_la pensione sociale è un’irrisione_
gente che si fa in quattro per campare
e quando è giunta l’ora di morire
non può nemmeno dispensare i cari
dalle spese dei propri funerali

gente che si conosce in ogni umano
che libero da culti e religioni affronta il mondo
senza officianti e senza mediatori
ciascuno consapevole ed ignaro
nella follia dei tanti

 

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Che si può dire solo a un muro bianco

 lettere - by criBo
spaziando le parole
adattandole ai margini di pietra
_l’amore è un’ombra bidimensionale_
e mentre fuori il mondo
gravita come sempre
monologhi che sembrano dialoghi
fanno sparire l’interlocutore
_ci si ritrova incorniciati a vuoto
sulla parete d’una moltitudine
a parlare da soli_

 

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Accumulatori seriali

 

i libri colorano la vita wp - by criBo

Siamo già ritornati
da tutte le partenze
e delle case non sappiamo più
se sono i souvenirs
a tenerci in ostaggio
o se noi stessi
ci siamo imprigionati nel tran-tran

siamo romanzi senza lieto fine
accatastati nelle vie di polvere
sgualciti su ipotetici scaffali
insufficientemente vivi
per essere presenti
insufficientemente morti
per essere ammucchiati
tra gli assenti

siamo meta di niente
perduti nel silenzio

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Eremiti sfrattati da conchiglie

 

conchiglia - by criBo

Tane per quando fuori c’è l’inverno
e niente più risulta duraturo
un punto di raccolta per umani
non riciclabili

traslochiamo timbrando cartellini
per lavori di sgombero
paguri senza casa e senza mare
inermi nella sabbia che ci annega

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il mio “Quaderno” nella Biblioteca di RebStein

il mio “Quaderno”

LXX. Settembre 2017

etretatlibraryyq7

Fai clic per accedere a cristina-bove-il-colore-dellattesa.pdf

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Il colore dell’attesa

con gratitudine infinita per Francesco Marotta

Avatar di gemrebsteinla Dimora del Tempo sospeso

forse non basta muoversi di lato
sguardarsi dagli specchi
_i volti nudi e i corpi_
per finire d’inverno
forse si muore solo per provare
come si nasce e si rinasce _vecchi_

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La mietitrice affetta da clemenza senile

 

morte luna - by criBo

 

Ha perso la sua falce nei dintorni
di casa mia, qualunque fosse
ne ha perdute a decine
penso che m’abbia presa a benvolere
se continua a tenere le distanze
dagli annessi e connessi
_le azioni di routine, casse comprese
e cappellini con velette nere_

sembrano diversivi
per guadagnare giorni ai calendari
e forse programmare scorciatoie
di fienagione nottetempo

magari le smarrisce di proposito
per rinnovare quelle arrugginite
e sta aspettando al parco
con una nuova luna, affilatissima

 

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E aveva comprato anche il limone

 

Sta cucinando un polpo
lei
sbucciando l’aglio ha dei pensieri striduli
_versi come ventose che si staccano_
il tappo è una risorsa medioevale
dicono i grandi chef
basta che cuocia a fuoco lento
e fatto raffreddare nel tegame

però non è plausibile
andare a farsi un giro
e ritornare dalle zone aperte
quando è finito il cielo e l’acqua non c’è più
versi defunti in pentola
carbonizzati insieme all’octopus

 

 

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Minuscole avvisaglie d’altre luci

piccolo sole da camera -by criBo

nei prati di lanterne
disseminate tra gli archi di pietra
o per abissi-mare
nottiluche in contrasto permanente
e tu rubi la stella che pensai
fissa nel cielo o infissa nel soffitto
spostandomi di fianco nella stanza
_mi fingevo parete ad acquerello
morta e risorta ad ogni pennellata_

non eri un tu
nemmeno un noi per sbaglio
s’era di sera a tingere finestre
perché l’inganno c’insegnasse il buio
o perlomeno un timido chiarore
quale varco per fughe temporali
_anime allo sbaraglio, ammutolite
scritte e disdette mille e mille volte _

mille che sa d’eterno: una non cifra
che s’espande e s’adatta
all’universo dei concetti astratti
_numero che non termina nei versi
ma s’immortala in infiniti zeri

 

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Una folla seduta sul divano

Sorgente: Una folla seduta sul divano

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1961 – epilogo d’estate

Sorgente: 1961 – epilogo d’estate

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