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Via dalle zone morte

Morde con denti aguzzi sul velluto
disquisisce la voce che si allappa
dice ch’è tempo di valutazioni
ex cattedra
fugge il coniglio dal cilindro, va
dove s’incontrano i miracoli
lascia al prestigiatore i suoi cappelli
_un ciuffo d’erba fa la poesia
senza che lo si sappia_
lontano dai teatri si respira
aria di libertà. La maestria non basta
alla platea servile.
_abbasseranno il capo i girasoli_
e intanto quietamente
fioriranno miosotidi e viole
Pubblicato in poesie
Contrassegnato cilindro cappello, denti, erba, ex cattedra, girasoli, miracoli, poesia platea, teatro, velluto, viole
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Madre la terra

e si diventa fiume
dallo sgorgare dalla fonte ctonia
all’esondare, a volte, in libertà illusorie
il greto non trattiene
e il letto finge d’essere un torrente
che scorre nel disordine dei sassi
prima d’abbandonarsi ed ammarare
in un fluire lento
acqua nell’acqua
L’oscuro lato della poesia

si manifesta suo malgrado
a chi conosce l’arte del nondire
nella coltre fumogena dei versi
l’esperto di mimetica
disse: il poeta è un fingitore
sapeva che chi scrive sa occultare
pensiero e sentimenti in testi in maschera
e tuttavia dissemina gli indizi
per essere scoperto dal lettore
che legge anche il nonscritto negli spazi
Nascere di Settembre

nello spostarsi obliquo delle case
in precessione equinoziale
adusi a traslocare
s’mpacchettano cavoli e cicogne
si piegano tovaglie e calendari
dagherrotipi d’ospiti scomparsi
e affacciati alle dodici finestre
in giorni privi di una data certa
s’inventano battesimi di stelle
_nomi scritti in azzurro nella notte_
possiamo grandinare in versi sciolti
piovere in note musicali
attraversare spettri di stagioni
coltivare melangoli e disastri
_vale per tutti, geni o malfattori_
in entropia da memi interattivi
sapersi dislocati nel disordine
di questo carnevale transitorio
_inferno in una bolla di sapone_
Pubblicato in poesie, poesie della confusione
Contrassegnato assenza, bolla di sapone, case, cavoli, cicogne, dagherrotipi, disorfine, entropia, nomi, Ospiti, precessione equinoziale, settembre, stagioni, traslocare, versi sciolti, zodiaco
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La storia ha braccia amiche, qualche volta

Ci si compensa dalle rimozioni
lasciando solamente poche tracce
d’una nottata di sopravvivenza
_la ragazza vestita di pois
nel vuoto d’aria_
quando del buio calato sulle spalle
sfocate ormai le viole calpestate
il buio dolore delle pietre
restano nella mente, per fortuna
solo le lievi impronte del bambù.
Schiarisce nella sua mitologia
leggenda da potersi raccontare
la donna ch’è vissuta oltre se stessa
Pubblicato in poesie
Contrassegnato bambù, buio, donna, leggenda, mitologia, romozioni, sopravvivenza, spalle, tracce, viole.pietre, vuoto d'aria
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Tutto per una mela?

È quasi indifferenza necessaria
l’entusiasmo d’un attimo
finito già mentre si gira un foglio
_esistere ha un suo lato da mannaia_
il corpo esige
è un orologio caricato a pillole
la mente latita
è un luogo in cui s’inerpicano perdite
pullula di fantasmi ed omissioni
_il tempo favorisce l’incostanza_
Vanno via tutti i giorni
spariscono negli infiniti modi in cui si muore
quelli che amammo e quelli che ci amarono
e noi
imputati alla nascita
d’aver offeso un Dio
creatore di virus e altri consimili
della ferocia delle malattie
della degenerazione dei cervelli
noi sottomessi alle calamità
e alle lusinghe del piacere
noi
siamo le vere vittime indifese
condannati dal giudice impietoso
a non sapere il fine né la fine
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono, poesie della confusione
Contrassegnato attimo, calamità, cervelli, corpo, fantasmi, foglio, giorni, giudice, imputati alla nascita, indifferenza, luogo, mannaia, orologio, piacere, tempo, vittime
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Il mondo è una stampella virtuale

Ci aggrappiamo alle cose
come se fossero eterne
c’inquieta
destarci ogni mattina e ritrovarle
sempre più provvisorie
e scolorite
Pubblicato in poesie, poesie da non saper che farsene, poesie dell'abbandono
Contrassegnato cose, eterne, inquietudine, mattina, provvisorie
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Testimonianze in cromatismi autarchici

alla corte dei fatti inattendibili
la pittrice di case e copertine
rende ragioni delle dissolvenze
delle nuvole prese a velatura
degli albatri dipinti nell’argento
_è per sentirmi viva_
il giuramento al giudice di pace
che assume a prova linee di confine
colori presi a prestito dal mare
scomposizioni per similitudini
deposizioni un po’ confuse
a stento sufficienti alla difesa:
un modo come un altro per concludere
_ultime pennellate al suo ritratto_
in camera i giurati
in assenza di prove comprovanti
decidono il rilascio a mano libera
_può finalmente entrare in quel suo quadro_
a chi rimane è comminato il compito
di metterlo in cornice
Pubblicato in poesie
Contrassegnato argento, case, colori, confine, copertine, corte, difesa, dissolvenze, fatti, giudice di pace, mare, nuvole, ritratto, similitudini, velature
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Dell’Indeterminatezza e suoi princìpi

noi che guardiamo il mondo
affascinati dal mistero
e spaventati nello stesso tempo
_il tempo base che ci toglie e mette_
che ci trasforma in apparenza
dal passato al futuro
“quando” è concetto stravagante
e come gatti
nella scatola- terra non sappiamo
se siamo vivi o morti
ma esistiamo
_malgrado il paradosso_
perché l’Osservatore sta vagliando
nei secoli dei secoli la scelta
e nel frattempo
per renderci immortali
ci tiene prigionieri nella scatola
Pubblicato in poesia pseudoalgebrica, poesia umoristica, poesie
Contrassegnato apparenza, gatto, indeterminatezza, mistero, mondo, osservatore, paradosso, prigione, principi, scatola, tempo, terra
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A tu per tu con l’io misconosciuto

Non gli appartengono carte vidimate
ha solo ricordi trafitti da evasioni volute
_i luminari oscurano anziché…_
piccolo e complicato come un atomo
con enormi distanze dal suo nucleo
sa che ne calcano le orme
astutamente
_bastano pochi accorgimenti per_
l’io diseredato non ama interloquire
accetta l’esser stato e poi dimenticato
e la malevolenza dei distributori
di sapienza essiccata
_allori tra di loro_
e si conduce
in assenza di punti e contrappunti
di volta in volta tu
pur sempre io
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Contrassegnato atomo, carte vidimate, contrappunti, evasioni, nucleo, orme, punti, sapienza
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Di soste inusitate e conseguenze

nell’acquitrinomondo
rospi e affini
aspettavano il bacio della donna
per la trasformazione prenceazzurra
ma saltellando da una foglia all’altra
diventavano vecchi nell’attesa
la donna anfibia aveva altro da fare
che trasformare principi in ranocchi
o viceversa
lei respirava fiori nel pantano
si teneva in disparte
il Dio delle promesse e delle mele
aveva smesso di creare gli alberi
si concedeva favole sabbatiche
mentre tentati e tentatori
facevano la stessa brutta fine
_non per menefreghismo, ma
perché proprio così doveva andare_
sennò i fratelli Grimm
invece di narrare di cocchieri
di lupi, di uccellini e fratellini
avrebbero cantato il miserere
servito messa o coltivato rape
visto che andò così
non resta che sperare
_l’ultima dea gestisce sogni a ore
è poliglotta, ha catene d’alberghi in ogni dove
e vive in un motel_
Pubblicato in poesie
Contrassegnato alberi favole, cocchieri, dea, donna, fratelli grimm, mele, motel, poliglotta, principi, ranocchi, rospi, sperare, vecchi
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Quando si vive al margine di sé

l’anima non ha spazi da riempire
e non si adegua
ai tentativi di ridare vita
a un corpo andato
la donna è un intervallo
tra l’inizio di strada e la sua fine
ha smesso di parlare
all’uomo che si è spento nella testa
lontano da ogni suono
intermittente e privo di colori
nel mondo suo daltonico
così la donna prende le distanze
fuggendosi negli occhi
Filogenesi metafisica

insieme d’incostanze: l’io depone
l’uovo del suo sentirsi unico
tra le infinite repliche
nasce l’uomogirino e in una virgola
a sua insaputa è già cambiato il mondo
i tu
i voi
i noi
i loro
principiano giornate sotto il sole
in questa dimensione da pantano
schiude la consistenza
accenna la variabile
si nasce tondi e non si muore quadri
tuttavia
non esistendo stampi nel difforme
oltre le coordinate dei batraci
si può nascere tondi
morire quadri
e non finire mai
da “Una donna di marmo nell’aiuola” (edizioni Campanotto)
Non bastano lanterne a fare luce

Troppa sabbia sotto i ponti
troppo consolidare conti in banca
anziché piloni di cemento
esseri umani da macerie
firmano le condanne
si muore attraversando le città
si muore stando fermi
e vive di domande chi si affaccia
sperando di trovare una risposta
al buio che incombe
EX

Il secolo venturo numero nonsoché
che tutti scriveranno e che nessuno leggerà
immaginarlo non è poi difficile
vediamo un po’: rimasero gli eroi della lettura
_dedicarono ad essi un giorno l’anno_
erano solamente una decina
vecchi e strafatti di letteratura
finché ne sopravvisse uno soltanto
che poi morì di un libro scritto a mano
_un’ overdose d’ipnomorfeina_
intanto che
nel mondo intero si mandava al macero
per sopraggiunti limiti di mensole
in case e librerie
quanto al servizio funebre
fu evento memorabile
la piazza era gremita di scrittori
orfani di quell’ultimo lettore
fu decretato avvenimento storico
ne fecero ritratti e monumenti
_ormai tutti pittori e intagliatori_
ma questa è un’altra storia
di cui si scriverà



