Scorciatoia per aprile

Al posto della neve il ramo nudo fiordiciliegio gemme tradite dal rossore aria che intiepidisce intorno età di precipizi e di solstizi essere al dunque portami al petto    almeno un suono che insin…

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Evincere dai propri versi

il faro - by criBo

quella stupida figura che
per assecondare la vita
si sta fingendo vecchia

gira e rigira la clessidra
ma qualcosa non quadra
_per enfasi inattesa_
in controluce
il gioco della sabbia è uno sberleffo

come una coppa di pregiato vino
offerta ad un’astemia
_un bicchiere di pioggia dissetava_
e giù nella cantina
annate e annate di peripezie
da decantare

se fosse rovesciata
esisterebbe all’incontrario
dove il termine è inizio
e il cominciare fine

 

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Sei rotelle e una borsa a tracolla

vie di fuga by Cristina Bove

Usa la terza persona _lei lui o…_
anche l’impersonale da dirsi come se
si fosse tutti qui su questa pagina, ma è lei
che spinge il carrellino al supermarket
: al banco delle arance scelgono tutti le migliori
sicché merce di scarto è un’astrazione
acquistano _lei lui gli altri_
prodotti di stagione, ma anche no

prima si passa dalla farmacia
specificando cure singolari
a mali che appartengono al purale
_la tessera conferma le spettanze_

lei lui comprano il pane al tostapane
il detersivo ai piatti
il cloro ai panni sporchi
l’antiruggine a vecchie serrature

si è tutti col fiatone _ il mondo è fatto a scale_
per questo fu comprato il tre più tre
per portare patate e cavolfiori al primo piano
una folla che varca la sua soglia (sua di lei)
e si dispone come sempre intorno
il pavimento sembra un pavimento, ma
è una sabbia mimetica
che ricopre le impronte di ogni sé

 

 

 

 

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Resa dei vinti

aquila bianca - by criBo

La dimora dell’aquila non è
nido da quattro piume e un accenno di letto
nella nebbia a strapiombo.
Se qualcuno la scopre
__l’aquila bianca in una stretta d’ali__
plana in discesa      senza fare un verso.
Guarda levarsi in fiocchi
un profilo di neve: ha tratti luccicanti
apparenze di madre, ma perduta
nella vita che cade
con la leggera blasfemia dei folli
estranei al suolo

I venti hanno diaframmi che resistono
a rostri e percussioni
tamburi tra le scapole del mondo
__vanno così le musiche__
sfiorano santi senza altari
rapaci stanchi di sognare voli
falliti sotto un cielo traditore

 

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Futuro contestuale

inverno - by criBo

 

quando anch’io sarò in grado di optare
tra risposte dovute e spiegazioni
avrò finito l’opera e sarò
poco più d’una arancia
o un dattero di palma se
dovessimo spostarci a sud
comunque non potrò formulare altre domande
_libertà dallo scriversi attraverso_
gli interessi lasciati a maturare
nel cavo delle pietre

essere vivi è un’opportunità facoltativa
lo sanno i corvi e le poiane
ed altri che non dicono
ma covano le uova universali

quando avrò ramazzato i segni tutti
e le decalcomanie bambine
traccerò i miei disegni col compasso
precisi come soli
_le mani avranno raggi nelle dita_
e tutto sarà un punto dilatato
dal centro all’infinito
                            
                                 

 

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S’adattano i fogli alle distanze

fly - by criBo

Aveva comprato biscotti e cartavetro
i primi per un bacio di vaniglia
l’altra per fare scudo a un grembo soffice
Un saluto nell’angolo a sinistra
il fuoco spento
dicerie da perfetti gentiluomini
sgranellare di risa
e tutto quel convoglio controseno
discese e risalite
finché si declinarono dolori
con accenti soavi

fuggì restando chiusa tra le pagine

 

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I corpi non s’incontrano al bar

Se potesse fermarsi ad aspettare
per riprendere a vivere più tardi
saprebbe collocarsi nel momento
che se ne sta in disparte

un lume associa le fotografie
leviga visi d’ombra
_si può vivere d’arte e d’altra vita_
quella che non sarebbe appartenuta
a questi dislivelli orfani al tocco

potrebbe scoppiettare d’arzigogoli
però sempre con garbo culturale
scoprirsi tronco ricoperto d’edera
stormire appena al fiato

febbraio 2013 

 

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due anni fa

Nostralgia

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Es_calation

bandiera di Walter

disegno di Walter Piretti

Temere di temere e tuttavia
osare dove
non si sarebbe mai potuto immaginare
rischiare di smarrirsi per trovarsi
e infine
ridere di sé stessi
appollaiati sulla propria vita
come gli scalatori in cima all’Es

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Dagli antefatti all’ora ics

effetti azzurri by CriBo

                                  

un riassuntivo scritto
segnatempo di favole imbandite
_alla destra del padre un figlio solo_
alla sinistra tutti gli innocenti
caduti sopra i campi di battaglia
dell’amore romantico
malati di viole e gigli rossi
infettati dal virus della felicità
_un espediente per tenerci buoni_
morti morenti e morituri
l’epidemia dilaga e non c’è scampo
la vita esige il suo tributo

siamo tutti perdenti
sotto la falce che recide i giorni
e condannati a vivere di sogni
ad inventarci musici e poeti
per non finire come bruti
o miserandi numi senza olimpo

                    

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Concatenazione

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In memoria di una diciottenne suicida

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Incompiuta

verso una nuova era - by criBo

i contorni
prima d’essere limiti sono cavità madri
poi diventano moire e ci espellono
nel frattempo ci siamo fatti un io palliativo
____________ quiddità variabile
estroflesso inizio di virgola
protratto per questioni di tempo
menti adeguate agli orologi
erano meridiane all’inizio e gli gnomoni
facevano la loro significante ombra
___________in assenza di sole si moriva
a sollevare il mondo basterebbe una leva
a seppellirlo una puleggia rotta
_____________ ecco lo temo
il logorio di cinghia, il flettersi di brane
in questo spazio di rimandi e chiose
assistiti soltanto dal pensiero
a volte no

ottobre 2011

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La notte ha il fiato corto

luogo -by criBo

 

dice:
qualcuno si è seduto sul mio letto
un tocco gelido
dalle sue mani alle mie mani
respirava il mio sonno
aggiunge: sarà questione temporale

_il repentino pianto mi sconfigge_
lui non ha più le forze
per contrastare il freddo
anche l’amore gli è di troppo
se ne sta nel suo bozzolo ovattato
tornato un po’ bambino

avrei da dirgli tante cose ancora
ma ormai ci sente poco
e non posso gridare ad alta voce
ciò che andrebbe soltanto sussurrato.
A gesti gli domando se ha paura
no, mi assicura, ed io
_che non ho il suo coraggio_   mi rifiuto
alla cattiva sorte
non voglio rimboccare le coperte
all’ospite in attesa sulla porta

ma non c’è via di fuga
e mi distraggo
facendo finta che va tutto bene
come nei film americani

 

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I pesci combattenti

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Buttarli via con l’acqua della boccia
con poetico garbo
giusto per terminare il ciclo delle
guerre nella casa di vetro
a colpi di pinnate contrapposte
con buoni pasti e posti per la claque

abboccano alle mezze verità
_l’intera è degli eroi del lunedì_
e le livree policrome sbiadiscono
alle maree dei capoversi
nella moria di verbi inabissati

ma ritornano a galla
resuscitati dalle proprie spoglie
annunciano profeti di battaglie
portati a riva da barche di carta

 

 

 

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ES_presso SÉ

punto e parabola -  by criBo

microscopico
al centro della pietra
un seme di matrioska
l’io che non sa _ma sa_ che tutto intorno
esiste per finire

l‘io generato al buio dell’innocenza
che concepisce il bene e il male
e s’arrovella sulla cose instabili
per inventarsi luoghi d’oltreluce
mentre gli dei spietati
dai cieli delle ipotesi
partoriscono guizzi di fotoni
ignari della luce
terribili e grandiosi
vivi nella fulminea apparizione
e subito eclissati

 

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Suggestione

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yves-klein-salto-nel-vuto

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Terapia estensiva

balaustra sull'irreale - by criBo

Dalle serate ricadenti come
cortine damascate
il dialogare umano messo in scena
mimetizzato da una parte
dall’altra evidenziato
il gesto ricorrente antico e nuovo.
Nemmeno mi facevo seria tanto
da ipotizzare ciò ch’era disgiunto
_le carezze di vetro lungo i fianchi_
tuttavia
al centro zampillava una sorgente
piccola quanto una moneta d’acqua
bastante a naufragare in una goccia

e mi cercava
attratto dal mio bene e dal mio male
mentre speravo quelle due parole
_forse non le pensava_
o forse sì
ma non poteva corteggiare il tempo

Io respiravo lentamente
per non morire pronunciata invano

                                                

                                               

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Dal soffitto

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Maternale

maternità giardino dorato

Certo che il giorno delle ninnenanne
appartiene alle madri ed anche al mare
si cullano le anime dei tanti
resinose le zattere

racconta nella sera che fu ieri
la favola dei porti mai raggiunti
né le braccia accoglienti e il seno e il latte
potevano tradirsi e farsi vele

c’è un viavai di pietrisco
non ancora del tutto massicciata
andare di fuggitive assenze
calzando i propri piedi

le nenie dei notturni incantamenti
quando non hanno sottofondi
quando
la stonatura in gola arresta il pianto
madremia madremia
chi si sofferma a pronunciarmi ancora?
avere un nome
che non sia in disuso
un nomignolo forse
me lo diedi da sola.
Ma cos’è questa voglia di sentirmi
piccola?
mi strania, mi sovverte
è un affronto alla vita che ho vissuto
e che mi ha fatto
questa.

gennaio 2011

 

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