Indaco

ali d'acqua -by criBo

 

Ad ogni temporale
a vele aperte
vestiti del colore della pioggia
quando la notte è pallida di luna
una preghiera ci riporta al cielo
dipinti d’oltremare

noi che siamo soltanto
increspature d’acqua
nell’ondalunga che trascina via

ma quando la bufera s’allontana
_il sole ancora_

 

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da M.A.M.

Metti caso che

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vedessero i tuoi occhi

 

sirena - by criBo

le incrinature
i raggi
di quel sasso graffito
toccassero le mani il finto marmo
del mio altare privato
avresti voglia di fuggire o
fare miracoli

ti perdono la prima
fuggirei io stessa da me stessa se
sapessi come.

Oscillo                    gioia d’esistere
                                 o desistere

sono ridotta a fare il verso
cocorita di stanza
scabrosità da calcinacci e duro
rispondere con l’anima traversa
la grancassa           nel paese dei sordi
può terminare il mondo       in un boato
sconfessando memorie
d’ Eliot

in un lago tranquillo
le sirene

 

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tre mie poesie

pubblicate tramite Luciano Nota

ne   “La presenza di Èrato

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da M.A.M.

“ci sono più cose sotto il cielo…”

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Tra casa mia e la giusta direzione

varco 3 - by CriBo

di tanto in tanto arriva qualche lettera
note di percorrenze impersonali
a volte inciampo in fortunose immagini
da oltrepassare simultaneamente
_e con sorpresa mi ritrovo intera _

incontri fuori dall’età ordinaria
un uomoprato
che sa di giochi e valichi sospesi
di tutti i voli rimandati
_intemperanze di riflessi_    il mare
racchiuso nella bocca
infiora voci di sopravvivenza

così lontano da
così vicino che
l’uomo non sa d’essere strada e varco
a me che sto avvistando già il traguardo
_aggiunge la memoria della terra
all’anima fantasma_

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Fitto da poterlo tagliare

ombre sul porfido

                                          

Per la strada passava un silenzio
che pareva persona
quasi l’avessi davanti muta
costante come un’ombra
proiettata soltanto un po’ distante
che poteva avere braccia ovviamente  taciturne
ma danzanti nel procedere
________ sulle commessure di selci
e avanzi d’aria

lo fermai con le mani a croce
interrogai le parti sagomate di scuro
parallele al cuore
non scuoteva nemmeno la polvere
se avessi
fatto attenzione
avrei dovuto apprendere il suo dire
________ disegno sillabato in nerofumo
contenitore di mestizia

a saperlo, il silenzio
poteva essere tenuto buono
serbato per i giorni di schiamazzo
legato sui gradini di casa
perché stesse di guardia
alla parola

agosto 2011
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Dissolvenza

brindisi - by criBo

 

il soffio sul cristallo
evaso dalla bocca per
non emettere grido
ne proferisce il nome  nel bicchiere

a porte chiuse si processa il dire
non quello dei poeti
quello delle cadute a corpo libero
senza una rete a protezione
da stelle acuminate nelle mani
da pleniluni discorsivi _aperti alle maree
come un’impronta d’anima

e nella cassarmonica del cuore
se d’un amore asfittico è destino
farsi respiro intermittente _emettere
una distanza dalle labbra al cielo

la lontananza in cui s’è perso l’uomo

                          

                                 

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da M.A.M.

Considerazioni da chaiselongue 

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Petrarchesca

 quando mi trastullavo con le rime

Ai pie’ doleano i calli, e su la testa
un’emicrania da buttarsi via
così madonna usciva dalla festa
recriminando per la scortesia

giammai si passerebbe da una cesta
com’acqua che declivia, in dislalia
chiedea la dama con la voce mesta
la giusta cura d’un’anestesia

pria di marcire sotto un crisantemo:
visto ch’allor non v’era altra terrena
cura al dolor, nemmeno un monotremo

da farci combaciar la rima amena
(vuolsi così), ché l’attimo supremo
l’ebbe l’ornitorinco sulla scena.

settembre 2012

                          

                             

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Nel sogno mi toglievo gli occhi…

https://i0.wp.com/www.jongleurs.it/images/stories/triangolo2.jpg

*Nel sogno mi toglievo gli occhi (nello stesso sogno mi svegliavo cercandoli a tentoni nel cassetto, mi parevano asciutti. Avevo dimenticato di immergerli nel contenitore delle lacrime). E mi chiedevo: com’è che ancora vedo?*
 

Magari stamattina parto
da questa casa di conferme
un corpo al proprio posto
il resto ancora tiene
– per quanto non si può sapere –
c’è sulla via ferrata uno sbuffare
dai finestrini al circostante
riempie di viaggi l’aria

il convoglio si adegua agli spartiti
decreta note di triangolo
un colpo secco
chiedersi
se nell’orchestrazione abbia importanza
la nota sopra il rigo

ecco
mi sento quel tinnito

                      

                            

*è tutto titolo

marzo 2011

 

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Ad occhi chiusi

criBo nei veli - by criBo

facciamo finta d’essere fuggiti
dalla casa dei padri _anche chi non l’ha avuto_
orfani prigionieri delle pietre e dei muschi
immotivati a trattenere immagini
nell’immanenza delle intercapedini
dove tirare il fiato

scriversi in alfabeti universali
quando l’amore ci vorrebbe _ma niente è sicuro_
e nomifoglie staccarsi dal bianco della carta
restarsene sui bordi ad oscillare
dirsi con voce d’albero il segreto
della sopravvivenza

e può accadere di scoprire un nido
di pensieri distopici _un parco giochi futuribile_
nella restante parte di un colore
che ci tinse le gote e le miserie
appesantì di veglia rimandata: il sonno venne
e fu liberazione

 

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da M.A.M.

Come gardenia di Cristina Bove

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La prima recensione

a “Metà del silenzio”

è di Narda Fattori

che qui ringrazio per aver evidenziato gli aspetti salienti e quelli reconditi
di questa raccolta, e per averne colto l’anima.

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Preghiera, in fondo

mistero gaudì_oso  - by criBo

Me ne basta poco
di tempo
una manciata di giorni
o mesi, o qualche anno che sia
ma concedimi quello che mi resta
in compagnia di veri amici
d’anime sorelle
fa che il mio amore arrivi e sia gradito
che non sia equivocato
e nemmeno tenuto sulle spalle
come peso ingombrante
chiudimi gli occhi alle miserie
che non veda il dolore
dove non è possibile lenire
tienimi chiusa in queste strane stanze
di soliloqui e immagini
raccontami soltanto di poesia
di risate e bambini in allegria
e siederò d’estate
con le amiche fidate nel giardino
tra le rose e le favole
portami ciò che sai che mi fa bene
un abbraccio sincero, anche distante
e
non dimenticare
voglio morire mentre
sono felice

10/07/2009 

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Metà del silenzio

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Mi intervista

per  PiBuk  Giovanni Pirri 

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Tempi di esposizione


Fu soltanto un istante
la sua solitudine dai tempi sbagliati
l’evasione sbiadita, i giochi d’ombra.
E vedevo la ruga approfondirgli la fronte
inerme, senza più corazze.
Un ragazzo lontano gli tremava negli occhi.
Aggrappato alle mani si sporgeva dal petto

Foglia fissata ancora sul suo ramo
lo stelo assottigliato dall’autunno

Colsi il grido taciuto
la maschera ingrigita a separare
il passato e il presente.
E capivo. E capiva.

 

da “ La colpa d’essere poeta

minisilloge per La dimora del tempo sospeso (gennaio 2011)

 

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Dormiveglia

senza paradiso - by crBo

 

non te ne andare
questa non è la fine
___ ripeteva la voce

dormiva? Non sa con precisione
nemmeno se era sveglia
:si domandò chi fosse a modularla
con quell’intensità che rincuorava

memorizzò la frase e la cadenza
il non vissuto e la presenza attenta
alzarsi nel riquadro illuminato
festa dei sensi: la dolcezza umana
dilazionava una tardiva vita

non te ne andare
questa non è la fine
___ripeteva la voce

il nome un microcosmo
racchiuso nel minuscolo diagramma
:il nome fiamma, che s’ingentiliva
all’aria china delle braccia in ombra

mai si svegliò del tutto
né si riaddormentò

 

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Nuovo e Vecchio

 

edito da PiBuk  “Metà del silenzio” il mio primo E-book

  qui la presentazione

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nel blog di M.A.M.

Dell’ignota suadenza e del già detto

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