Ohm

senza paradiso - by crBo

l’edera ha un suono tra le foglie
un suono che s’inerpica sui muri
e sul terrazzo d’improvviso appare
una donna scolpita in lapislazzuli
il blu trafitto da scintille d’oro
come fosse intagliata nella notte

ha uno sguardo che luccica
dice che sente sempre quella musica
_danze polovesiane_
e ride con la bocca falceluna
ride di me fantasma stralunata

e come può la pietra essere viva
farsi leggera nuvola?
Evoca un sogno ch’era la mia vita
_non so come lo so_
sono quell’elfo e me, siamo chi pensa
e chi è pensato

la musica è il segreto matematico
che genera dall’atomo al pensiero
il verbo_ dio
che ci pronuncia in ogni nostra forma
e in ogni fantasia dell’universo

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Epistolario minimo

origami casa - by criBo

Scrive
degli anni scivolati come pioggia sui vetri
senza lasciare traccia d’un vissuto
per quanto intermittente
_lei ci metteva il cuore_
ma non rivelerà niente che lui non sappia
come non saprà mai quanto sia valso
assecondare impulsi d’un momento.

Si può passare dal taciuto dire
al fragoroso vuoto del presente.
In fondo, poi, che si sappia e si dica
non è così importante, e quindi lei
nessun indizio lascerà
di questa storia ch’è soltanto sua.
Il vecchio attore ripeterà la scena tante volte
con la solita cera e il riso in tasca.

Lettere come questa
si scrivono ch’è prossimo il traguardo
da chi s’accinge a scendere dal treno
a chi prosegue il viaggio
_lui non s’affaccerà dal finestrino
nemmeno a farle un cenno di saluto_
lei si allontanerà da ombre e luci
se ne starà quieta a progettare
un volo senza scalo      per lontane galassie

 

 

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adesso

allora

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Disposte in cieli bassi

da M.A.M.

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Singolarità temporali

cancelli - by criBo

gli orchestratori delle vie fluviali
eseguono tempeste di sconcerto
canoni inversi in rifrazioni d’acqua
e non si può parlare
ci si muore
sapendosi indifesi per stanchezza

chi si è rinchiuso dentro il corpo
fantasma di se stesso
(dei suoi mali cercati e assecondati)
in questo limbo in cui
non ci si accorge che le sue pretese
sono peggiori delle sue bravate

per l‘ennesima volta
passa in secondo piano la mia morte
ed io non so più stare in questa vita
facendo da custode
a chi ritiene d’essere rinchiuso
mentre mi tiene prigioniera.

 

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Ci sono giorni

ringhiera - by criBo

o c’erano
che le inferriate alle finestre
facevano passare i cacciatori
li sentivi arrivare
sarebbero riusciti a farsi piatti
tanto da scivolare sotto i muri
e venire a svernare nel recinto
della tua vita breve

c’erano i succhiatori accreditati
apprendisti filosofi
aspiranti ladroni
freschi di doccia e profumati
              dove ci sistemiamo
              qui nella stanza dei colori o dove
              si mimetizzano gli affanni
              con le livreee dei servitori?

C’erano cavità da raccontare
inadeguate ai vivi             e per i morti
traversate strategiche
in diafanoscopie dense di cielo

agosto 2012

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Sul cancello

Sul cancello

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Il senso e la ragione

la macchia rossa - by criBo

Il rischio di venire ai ferri corti
in sala eventi
viene addestrato il personale
è conseguenza di una vita a tagli
un sistema-paziente di lampade scialitiche
che ti scompone in luci senza ombre
un numero per nome

se non s’apprende il sonno
si può restare svegli guardandosi dall’alto
un corpo estraneo
che appartiene alle lame agli aghi ai fili
ed alle mani del ricamatore

sei la tua mente fuori tempo
il pensiero sovrano un sole fisso
che ti consegna alla malinconia
di sapersi distante
di constatare d’essere e non essere
contemporaneaMente

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da M.A.M.

https://miglieruolo.wordpress.com/2015/08/13/appelli-elementali-e-megafiori

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Restano solo le cornici

 

galleria di quadri - by criBo

                      
in una galleria d’autoritratti
attraversati da letture oblique
a continua scomparsa
chi s’incammina lungo la sua storia
vede con gli occhi chiusi e guarda indietro
:sembra lo stesso nel passarsi accanto
ma va perdendo tratti ad ogni svolta

impermanenza delle pennellate
un doriangray che invece d’invecchiare
si deframmenta come un quadro astratto

tuttavia non s’arrende il declinante
e nel rimescolare segni e date
accorda ancora tempo al suo restauro
magari basterà solo un capello
per confermarne l’esistenza con
la firma apposta in codice genoma

 

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dalla riva

https://ancorapoesia.wordpress.com/2010/10/15/dalla-riva/

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L’assenza non è il contrario di presenza

oltre la tenda - by criBo

Così come  il nulla,  che non può essere concettualizzato se non in relazione al tutto.
È assente qualcosa o qualcuno di cui si ha contezza e che risulta attualmente inaccessibile alle nostre percezioni psicofisiche. Nel concreto, l’assenza  è asseribile perché è la proiezione mentale di ciò che è pensabile anche se non sperimentabile nell’immanenza. Ma quando avvertiamo il senso di vuoto, quando urge il desiderio di uno stato beatifico, da dove proviene la certezza che questo stato esista?
Quando ipotizziamo una condizione altra da quella immediata sensoriale, a quale stato ci riferiamo? Come possiamo averne l’idea? E perché ne serbiamo una costante nostalgia?

Dal momento che ci riferiamo all’assenza come non presenza, una persona è assente quando potrebbe essere con noi ma non c’è, tuttavia è raggiungibile con altri mezzi, telefono, video, corrispondenza epistolare.
Quando una persona muore si è consapevoli della sua assenza, ma solo come privazione fisica,  perché la sua presenza persiste nella memoria.
Ed è probabilmente dal desiderio di una continuità percettiva  che nascono tutte le congetture di dimensioni metafisiche, di altri stati dell’essere e relative infinità di ipotesi.

Restando sul piano in cui sperimentiamo l’esistenza, possiamo solo dedurre che l’assenza è veramente tale quanto più scarseggia di riferimenti all’oggetto. Mentre l’assenza perfetta è paragonabile al nulla, al vuoto, alla dimenticanza totale.

Nello sperimentare il senso dell’assenza, evochiamo il suo contrario, la presenza.
Questo ci porta paradossalmente a crearne l’idea, il sostituto, l’ombra. Che s’impone facendoci provare il dolore della privazione.
Quindi ci sorprendiamo a pensare con maggiore intensità all’assente, a volte in maniera così struggente da renderci estremamente vulnerabili.
Oppure si tenta di configurarla nell’arte, ed ecco che si dipinge, si compone musica, si scrivono versi, presi dal ricordo.
E allora viene da chiedersi se l’Assenza, infine, non sia la prova della Presenza.

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da M.A.M.

Luogo a recedere di Cristina Bove.

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Protocollo

kailash - by criBo

Passavo tra le mani
_sembravano magnolie_
il bianco era il confine tra le dita
il corpo rintanato in fondo agli occhi
mi registrava ch’ero già finita
mentre parevo appena cominciata

e m’intrattenni per amore, solo
per diventare una carezza e un bacio
sulla fronte dei figli e sulla bocca
del’irreale che vestiva un uomo

la strada andava ed era in viaggio il suolo:
correva sotto il premere dei passi
_a volte mi mostrava denti aguzzi_
ingranaggi serpenti
capelli di medusa nello specchio
ed io guardai

la pietra guadagnava vie traverse
cementava il mio sangue
nella laringe il suono della voce
ebbe l’ultimo accordo
la mia canzone già precipitava
-hai visto- disse il monte dalla vetta
-hai visto come cade giù la sera?-

Ma distolsi lo sguardo
misi il pensiero in stallo
vidi me stessa uscire dalla roccia
e fui soltanto un ruscellare d’acqua

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Di me, di noi

y cassiopeiae

del nostro essere terra e inconsistenza
e nel contempo
l’amore che ci addensa e ci colora
ed è mistero a oltranza
eternità e momento
il punto e l’infinito
il segno e il vuoto
la finitezza e l‘immortalità

ho una visione che mi dà conforto
nell’insostanza del pensiero:
che siamo forme ottenebrate d’ansia
nell’illusione della compattezza
eppure stelle
velate per nascondere a noi stessi
negli abissi dei cuori e delle fosse
lo splendore che non potremmo reggere:
il dio di luce che respira in noi

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mi sono ritrovata

qui

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da M.A.M.

La tempesta non conta i suoi morti.

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Carcere mimetico

ringhiera - by criBo

                               
Apri le mani e stanno lì
nomi tenuti stretti
gocce di temporali temporali
trattenute nei palmi
le luci no
sfuggirono che c’era ancora il rischio
che diventassero lanterne
che sfoggiassero anonimi barlumi
a un tavolo di carte e di carteggi
vecchio stile

pochi _peraltro ben nascosti_
sinonimi da intralcio
nei centri impermanenti di misure
e non saperla mai la verità
per concertare fughe

suonatori di foglie e fili d’erba
grilli in presa diretta
sulla scena di gabbie esistenziali
residenziali
a volte intorno ai letti

bussavano alle sbarre della mente
il prigioniero
_le scorte di pensieri andate a male_
volle tentare la sortita, ma
si scontrò con gli ultimi ciclopi
guardiani della vita

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Origami

origami casa - by criBo

vagabondare intorno ai propri passi
nel guscio della casa
o starsene sospesi
merli e cicogne in carta di sospiri
fatti di piegature e sortilegi
lasciandosi alle spalle
assurdità da paradisi paraventi
e sempre più distare
dai voli che finirono in sordina

svaniscono nel nulla le figure
__non si possono scrivere sul marmo
il fatto il sogno e il numero dei quanti__

si va restando immobili nel corpo
si sta mentre si spazia oltre il sensibile
nell’universo dell’iperesistere

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“La vecchiaia non è roba da femminucce”

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“La vecchiaia non è roba da femminucce”
(Bette Davis)

È come attraversare il proprio mare
senza cartografie senza sestanti
sé stanti al gioco delle vel(n)ature
inclinazioni di fiancate
il sottomondo invaso da teredini
__era una volta liscio ogni pensiero_

i segni fanno il dire
che si rispetti un faro o un’occasione
di qualche scalmanata aria follia
sotto una conca di malsano cielo

ci vuole forza a viversi incrinati
a simulare versi e fioriture
__le differenti strategie da sgombero__
viversi come foto senza sfondo
e tra una sigaretta accesa e l’altra
sparire da sé stessi
a fil di fumo

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