Le paure

persiane-e-angoli-by-cribo

se ne stanno nei corridoi mancati
nelle svolte che portano agli armadi
a volte in suoni d’oboe
acquattate negli angoli di geometrie incompiute
perfettamente inutili
ma tutte
hanno finalità di sparizione
: le confondo scindendomi da capo
occhiali da deserti
mani in guanti di plastica
due che si fanno quattro se la logica
malgrado datazioni
rapisce con sembianze da sparviero

le paure
nel districarmi mutipla
a loro volta si moltiplicano
in profezie sciamane, alterne supponenze
__segnali se ne vedono__
memorie demenziali fanno il resto

l’appiattimento è un’evasione, e basta
un piccolo rilievo _un minimo spessore_
a trattenere l‘ombra e i suoi presagi

per fuggire
mi fingo solamente tratteggiata

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Dopotutto è solo un modo di svegliarsi

2013-10-12-12-45-01

uno squillo al cervello
_essere che non si può non essere_
sulla comune strada che conduce i vivi
tutti alla stessa meta, nel frattempo
locuzioni graziose
infiorettano strade e veleni corporei
la crudeltà degli uomini in odore di sangue
inferni e voragini
_se ne scrolla il pianeta: gli inermi
sempre i più bastonati_

gli allegri osservatori da terrazze
fatui assertori di bellezza (che pure c’è)
sono come regine: a chi manca del pane
consigliano brioches

io stessa
che me ne sto a dipingere sul retro
mentre nell’atrio si coltiva il pianto
sono una portatrice d’illusioni
una che fa il mestiere di distogliere
sapendo che non basta
distanziarsi da onorificenze e applausi
per ritenersi assolta

 

 

 

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non

questi-non-sono-versi-by-cribo

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Demarcazioni e sAssi

ombre sul porfido

 

la verità s’adatta
alla necessità d’essere accolti
proporzioni adeguate alla richiesta
un buco, un orizzonte
una furtiva piega del presente
_oltre c’è il buio dell’innocenza vera_
la pesantezza della carne piena
il duro esistere

dai giardini dell’eden
tentarono la fuga dai contorni
sbagliarono la porta
_varcarono la soglia d’un garage_
corpomuniti e meledipendenti
macchine senza freni
l’amore idiota come ruota di scorta

racchiusi nel cervello
l’area di Broca e il mondo di Pinocchio
sulla mappa variabile d’intenti
tra raziocinio e dissimulazioni
esseri umani in transito
nel perimetro labile d’un dio
che _se non gioca a dadi_
mescola stelle e falle
arcobaleni e microbi
universi nascosti nella manica

 

 

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Nota barocca

nudo macramè

Volevo scrivere qualcosa di felice
che non avesse il timbro
del verso arrotondato o della fuga
divino Bach concertatore d’aria

nel cavo delle morbide coperte
lontani da battaglie ed invasioni
a leggere poemi. Quando fuori
tritano vite e amori le ferraglie

E come giungeremo fino a sera
nella smemoria in atto
per riscaldarci impropri?

Ci vestiamo di morte
la mangiamo
ce ne copriamo a suon di musica

non può valere molto la poesia
o il fregiare di metope
o il danzare
o qualunque altra forma che c’innalzi
se non sappiamo amare altro respiro
se non sappiamo smettere
d’essere predatori.

2011

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Uno tutti e nessuno, in stati di dissesto

luci a Morena -by criBo

 

Balzare all’ora ics
dal ponte delle sette vite alla via lattea
essere il punto luce dilatato
il senso di faville
nella stasi di mezzo
_in sospensione libera_ sapersi
senza necessità di spiegazioni

ero nel dormiveglia e mi chiamavo
con tutti i nomi dell’umanità
mi rispondevo in ogni lingua, udivo
l’anima della terra farsi voce

Ci s’incontra distanti
camuffati da sagome e profili
nelle condotte a dispersione
e per pudore dire l’essenziale

una fitta improvvisa di ritorno
accuso il colpo e mi divento niente
_se niente è l’io che tenta la sortita_
apro finestre sul rumore: irrompe
il traffico da strada
io m’incammino in un esilio d’ombre.
Attendo alla fermata

 

 

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Prima persona singolare

bluewoman-by-cribo

un io impreciso
nella millanteria di giorni finti allegri
di tragedie soavi e di tempeste
cantastorie
di frottole e canzoni impopolari
_sarebbe meglio che
scribacchiasse ricette di cucina anziché versi!_

un cervello di soli due emisferi
concavità comprese
per inferire il nulla ed il molteplice
un io d’intermittenze irregolari
e un tutti noi che andiamo e sempre andiamo
credendoci compatti e duraturi
ponti sospesi tra un addio e un addio

un io che s’allontana da se stesso
dal lastricato delle sue parole
è una postilla a un documento vuoto
(chissà se l’ho già scritto: il dubbio c’è)
quest’io di me
va registrando stati d’insolvenza

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Inquilini

soggiorno riflesso nel giardino - 4 by Cristina Bove

In uno spazio che chiamano casa
_le camere di carta, senza porte_
vivono ad occhi semichiusi
settemila distanze
tanto per dire un numero
separano gesti e conseguenze
le firme dei contratti

acconsentire a una sfilata d’ombre
vestite d’oltremare  _il blu s’addice_
e tuttavia tra visite passaggi inchieste affitti
gitanti sconosciuti
doppiano sedie arrese all’inazione

stasi obbligata
nei libri soffocati dalla polvere
le parole supine, agonizzanti
tra lepismi e fugaci annotazioni
e tutto ciò che gli uomini hanno scritto
va scomparendo nelle zone ottuse
_nessuna datazione elementare_
nell’atonia totale
il discreto morire sui divani

terapie digitali
alle formiche i resti dello zucchero
lo zampettare sulle tazze d’erba
alle cinque di sera _o de la tarde_
riti anglosassoni
pâtisserie française
e tavolini a un finto boulevard
dal corridoio si passa in fila indiana

alla periferia del letto
s’incontra il mimo delle pantomime
ride e confonde vongole con fragole
il posto delle regole: un gran film
proiettato sui muri delle camere
_c’è comunque il registro delle uscite_
a porte chiuse
si processano pazzi e sognatori
si riduce la vita a un pot-pourri

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A pensare d’inverno

Assorta come sono a decifrare indizi dal sapore d’orzo il blu del fumo attorcigliato al viso ti sparpaglio parole che non senti e tu non timbri quadrati o quarti d’ora a caso passati su tamponi sen…

Sorgente: A pensare d’inverno

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Fernanda e Cristina

nudo - by criBo (2)

*

Ha il corpo, ma è come non l’avesse
quando si porge d’infinite cose
dice: Ti sono
per amarti il pensiero
perché non posso trattenere il fiume
perché non voglio oppormi alle sue rapide
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe risanare
le tue antiche ferite
                                
Non ha il corpo, ma è come se l’avesse
quando s’adatta alle finite cose
dice: Mi sei
tessitore di fiato
perché non puoi sapermi senza vita
perché non vuoi che mi condanni il tempo
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe che sanassi
le mie antiche ferite
                                 
Ti sono, per i giorni d’autunno
in cui nascesti prossima e lontana
e perché so che te ne andrai da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrai restare
Mi sei, per le giornate dell’inverno
in cui nascesti prossimo e lontano
e perché so che me ne andrò da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrò restare
                                   
Quando non ci sarai
forse saprò che il tempo è vincitore
sulle distanze brevi
e che non sono i corpi a combaciare
Quando non ci sarò
forse saprai che il tempo è convenzione
che la distanza è sogno
e che non sono i corpi a innamorare
                          

cristina

——————————–

Ha il corpo ed è come fosse assente
se si s porge da infinite cose l’essere non sente
dice: io sono
e nel pensiero dice di amare
ma affoga nel fiume del senso
e ripide vie da ancora più antiche ferite
nelle ragioni incomprese non fa ritorno

Non ha il corpo ed è come ne avesse
uno soltanto quando tra loro confronta
le finite cose di cui è fatto
dice: chi crea questo
immenso artificio
chi tesse il mio fiato
chi mi ha costruito in questo incredibile
universo in cui mi addentro solo
dentro uno specchio che non misuro a tempo
perdo il mio passo se solo mi cimento
ignorando le ragioni per cui sono qui
in questo assurdo mondo e soffro
se solo il pensiero lancio
un poco oltre il piede con cui
ancora mi confronto

Tutti i giorni di un solo momento
per tutti gli incantamenti per cui
mi nascesti per l’acqua del tuo ventre
e i fiumi che in me scorri dalle notti del tuo corpo
per la prossimità tra passato e futuro
che insieme sono il mio presente
bruciando la fiamma di un respiro
senza inizio e senza spegnimento
il sole che anch’io ho in corpo
ti sono e tu sei me
senza distanza i nostri universi
sono un solo movimento
                          
Tu mi sei e io ti sono
senza nascere che un attimo in un sogno
senza distanza che la misura di un segno
fatto di notte mentre ancora non avevo intelletto
e tu mi sei fiume e goccia
e io ti sono corrente e acqua
un greto che ci scorre
come su un’ancora l’onda
perché qui noi siamo e saremo
e ancora ci faremo passate
di mano in mano e da impronta ad orma
la medesima sostanza che non cede
e non cade da questa terra comune
che ci è per sempre
madre

Ferni

_________________________________________

*

E si affacciò
col viso dei suoi anni e il cuore adolescente
disse di sé tutto il possibile _era tanto_
sopravvisse
a chi ne raccoglieva solo un gesto.

Mi racconta di sé
dello specchio sformato e riduttore
che ne cancella la parola e che
se fosse almeno grandine d’estate
di biancore
luccicherebbe terre inaridite

Mi racconta di sé
ma non sono abbastanza confortante
lei mi sorride un attimo _si volta_
poi se ne va togliendosi le scarpe
lascia un silenzio lieve sulla porta.

cristina
                           
                         
                        

e fu giorno e fu notte
entrambi sostanza dello stesso corpo
entrambi vicini e tutti e due lontani
in moltiplicazioni di impronte
come forme i suoni che accanto dicono
e ancora si cancellano
lasciando vuoto il tempo di uno spazio
giusto tra due tratti
del medesimo volto.

ferni

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Amnesie strategiche

metamorfosii-by-cribo

Esiste un tempo da memorizzare
un tempo tempio
e mille giorni da dimenticare
edificati sulle sabbie mobili

dalle profondità della mia essenza
ignota e disperata
ho tratto l’incompiuto
le poesie di sconosciute fonti
e tele bianche incorniciate d’aria
esposte in gallerie senza catalogo
i miei dipinti fuori orario
sono un arrivederci da pagare
con infiniti zeri
_gli addii sono forniti dalle pietre
nei cimiteri per galassie estinte_

fantasmi in abito da notte
aspettano all’uscita
visitatori con biglietti scritti
con inchiostro simpatico
su carta di giornale

 

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Mobili che fingono d’essere importanti

sedia fantasma

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)

da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci

un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può

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Post-it

post-it
                             
appiccicati alle vetrate
agli orologi fissi, alle portiere
sulle cartelle mediche
scriversi per non perdersi nel vuoto
restare in superficie
perché il metallo infisso nelle vertebre
resti dimenticato nel profondo

registrati da suoni e scorrimenti d’acqua
esondazioni di bacini
_minuscole cascate in fiumi carsici_
sballarsi di pensieri
apparecchiando stelle sulle tavole
come fossero luci stroboscopiche
in gipsoteche di musei

sopravvissuti alle angherie del tempo
tracciati a pennarello sulle rocce
_un supplizio per l’aquila affamata:
ne morirà di sfinimento_
noi
stilizzati disegni senza corpo
prometei liberati dalla carta
saremo trasparenti ed invisibili
forse immortali

 

 

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Scrivere o non scrivere

Forse tutti noi che scegliamo di comunicare attraverso blog, social network, ecc., tentiamo di conformarci a un mondo di amicizie ondivaghe, alcune gratificanti, altre meno, e in qualche caso ci tr…

Sorgente: Scrivere o non scrivere

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Le graziose divine elargizioni… La stoltezza degli uomini fa il resto

rosso e grigio - by criBo

                                     

fiorirono papaveri
quando, finiti i gigli, il pianto delle madri
irrigò il prato, e i figli
falcidiati sui campi di battaglia
o sconfitti da malattie incurabili
o seppelliti dalle proprie case
ebbero campi di medaglie rosse
_salivano nei cieli come fossero sogni
così brevi
che non restava il tempo per amarli_

negli abiti riposti
cicatrici nei cuori delle madri
_non le cantano più certe canzoni
di primavere consacrate_
segnalibri tra pagine di vita
lette e rilette mille volte
nel sentore di latte e borotalco.
Le scarpe da ginnastica
fanno finta di camminare ancora
nei cassetti diari e souvenir
ciottoli presi al litorale
un pennarello per segnare in blu
l‘ultimo giorno dell’estate.

Sepolti nella terra
inabissati in mare
sigillati in un vaso di memoria
ci confermano il nulla e quanto fu
il coraggio di esistere

 

 

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Settembre

è un timbro alla dogana
le date fanno fede di passaggi
di soste oltreconfine
_le luci si dileguano_ i fantasmi
che furono sue guide
le certezze che giunsero a salvarla
non li ricorda più

c’è solo una campana
che suona con pretese mattutine
in piena notte
_chi suggerisce all’aria ancora vita?_
chi le sottrae gi stipiti di porte
così che per l‘uscita
ha fiori secchi al posto delle chiavi?

le sembra tutto inutile: restare
i desideri al chiodo, anche gli amori
e tutto ciò che chiama
_le lusinghe del tempo gentiluomo_
fissa il silenzio intorno all’abatjour
pensando a un viaggio
senza preavviso

 

 

 

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Conciosiafossecosaché

donna - by criBo

si troverà dispersa in mille voci
spiluccata da penne e da tastiere
di lei resterà un graspo solitario
anonimo
un fantasma di vino
che non avrà disposte su scaffali
bottiglie etichettate
_d’altri nomi battezzano in cantina_
e di piedi son fatti anche i poemi
non solamente le schiacciate d’uva

partita come terra inaridita
_diranno forse pochi intenditori_
era una vigna coltivata a_more
un fiume percorribile
da bere

 

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la maison des merveilles

castle -by criBo

Sequenze logiche per chi
trova pensieri e azioni indecifrabili
l‘umano che si crede trasgressivo
nel coltivare cavoli sul tetto _e similari_
finisce in questo modo ogni o(a)ggettivazione
il gesto è il susseguirsi degli istanti
si è fissi (morti?) ogni momento
arrestare l’arresto: comunemente ciò
chiamiamo vita: una sintesi grave
un riassumere l‘io nel movimento _falso_

cerco nel fermo-immagine il mio senso
mi gridano le nuvole e le pietre
voci che non capisco, dalla nascita
e che nessuno ha mai sentito dopo
la dipartita

non ci sono da qualche lunedì
_trascorro la domenica in ciabatte_
esco, si fa per dire, un giorno no
e un altro no
i vicini sospettano una casa
dove i fantasmi stendono il bucato
e al mattino preparano il caffè

 

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History channel

Dai giardini alle onde
passando per le ante
spolvera segatura dagli armadi
versi per dire e farsi udire
_la logica è un rigore da cassetti_
quando si perde il senso delle squame
i guizzi delle pinne caudali
riattraversano  il corpo
come se fosse giovane e perfetto

dimentica di sguardi e di contatti
sarà un deserto coltivato ad acqua
una costiera desalinizzata
così potranno germinare ancora
fiori del mare

forse qualcuno annaffierà i suoi piedi
se come palma centenaria
avrà radici sparse nella sabbia
e nidi nella chioma

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Quando ciò che appare nasconde ciò che è

nudo - by criBo (2)

 

Crede che non esista
la stupida figura che si mostra
dentro lo specchio del lavabo
e che _per sentenziare tutto e il suo contrario_
sfugge la superficie che l‘invecchia

ne dovrebbe morire
_se non fosse già morta_ e se
nel ridipingersi lo sguardo
dimentica il colore

va
lasciandole insoluti da lustrare
gocciole scivolate nei confini
di cornici che sembrano dei corpi
_son fibrillanti lame_

dovrebbe almeno ritentare
eroicamente
ma la trattiene un che di decadente
una finzione di racconti e vite
intanto il tempo _giorno dopo giorno_
l’assassina

 

 

 

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