Assorta come sono a decifrare indizi dal sapore d’orzo il blu del fumo attorcigliato al viso ti sparpaglio parole che non senti e tu non timbri quadrati o quarti d’ora a caso passati su tamponi sen…
Sorgente: A pensare d’inverno
Assorta come sono a decifrare indizi dal sapore d’orzo il blu del fumo attorcigliato al viso ti sparpaglio parole che non senti e tu non timbri quadrati o quarti d’ora a caso passati su tamponi sen…
Sorgente: A pensare d’inverno

Ha il corpo, ma è come non l’avesse
quando si porge d’infinite cose
dice: Ti sono
per amarti il pensiero
perché non posso trattenere il fiume
perché non voglio oppormi alle sue rapide
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe risanare
le tue antiche ferite
Non ha il corpo, ma è come se l’avesse
quando s’adatta alle finite cose
dice: Mi sei
tessitore di fiato
perché non puoi sapermi senza vita
perché non vuoi che mi condanni il tempo
e tuttavia ne ignoro le ragioni
però mi piacerebbe che sanassi
le mie antiche ferite
Ti sono, per i giorni d’autunno
in cui nascesti prossima e lontana
e perché so che te ne andrai da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrai restare
Mi sei, per le giornate dell’inverno
in cui nascesti prossimo e lontano
e perché so che me ne andrò da sola
_malgrado questo fiume che ci unisce_
e non potrò restare
Quando non ci sarai
forse saprò che il tempo è vincitore
sulle distanze brevi
e che non sono i corpi a combaciare
Quando non ci sarò
forse saprai che il tempo è convenzione
che la distanza è sogno
e che non sono i corpi a innamorare
cristina
——————————–
Ha il corpo ed è come fosse assente
se si s porge da infinite cose l’essere non sente
dice: io sono
e nel pensiero dice di amare
ma affoga nel fiume del senso
e ripide vie da ancora più antiche ferite
nelle ragioni incomprese non fa ritorno
Non ha il corpo ed è come ne avesse
uno soltanto quando tra loro confronta
le finite cose di cui è fatto
dice: chi crea questo
immenso artificio
chi tesse il mio fiato
chi mi ha costruito in questo incredibile
universo in cui mi addentro solo
dentro uno specchio che non misuro a tempo
perdo il mio passo se solo mi cimento
ignorando le ragioni per cui sono qui
in questo assurdo mondo e soffro
se solo il pensiero lancio
un poco oltre il piede con cui
ancora mi confronto
Tutti i giorni di un solo momento
per tutti gli incantamenti per cui
mi nascesti per l’acqua del tuo ventre
e i fiumi che in me scorri dalle notti del tuo corpo
per la prossimità tra passato e futuro
che insieme sono il mio presente
bruciando la fiamma di un respiro
senza inizio e senza spegnimento
il sole che anch’io ho in corpo
ti sono e tu sei me
senza distanza i nostri universi
sono un solo movimento
Tu mi sei e io ti sono
senza nascere che un attimo in un sogno
senza distanza che la misura di un segno
fatto di notte mentre ancora non avevo intelletto
e tu mi sei fiume e goccia
e io ti sono corrente e acqua
un greto che ci scorre
come su un’ancora l’onda
perché qui noi siamo e saremo
e ancora ci faremo passate
di mano in mano e da impronta ad orma
la medesima sostanza che non cede
e non cade da questa terra comune
che ci è per sempre
madre
Ferni
_________________________________________
*
E si affacciò
col viso dei suoi anni e il cuore adolescente
disse di sé tutto il possibile _era tanto_
sopravvisse
a chi ne raccoglieva solo un gesto.
Mi racconta di sé
dello specchio sformato e riduttore
che ne cancella la parola e che
se fosse almeno grandine d’estate
di biancore
luccicherebbe terre inaridite
Mi racconta di sé
ma non sono abbastanza confortante
lei mi sorride un attimo _si volta_
poi se ne va togliendosi le scarpe
lascia un silenzio lieve sulla porta.
cristina
e fu giorno e fu notte
entrambi sostanza dello stesso corpo
entrambi vicini e tutti e due lontani
in moltiplicazioni di impronte
come forme i suoni che accanto dicono
e ancora si cancellano
lasciando vuoto il tempo di uno spazio
giusto tra due tratti
del medesimo volto.
ferni

Esiste un tempo da memorizzare
un tempo tempio
e mille giorni da dimenticare
edificati sulle sabbie mobili
dalle profondità della mia essenza
ignota e disperata
ho tratto l’incompiuto
le poesie di sconosciute fonti
e tele bianche incorniciate d’aria
esposte in gallerie senza catalogo
i miei dipinti fuori orario
sono un arrivederci da pagare
con infiniti zeri
_gli addii sono forniti dalle pietre
nei cimiteri per galassie estinte_
fantasmi in abito da notte
aspettano all’uscita
visitatori con biglietti scritti
con inchiostro simpatico
su carta di giornale

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)
da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci
un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può
Forse tutti noi che scegliamo di comunicare attraverso blog, social network, ecc., tentiamo di conformarci a un mondo di amicizie ondivaghe, alcune gratificanti, altre meno, e in qualche caso ci tr…
Sorgente: Scrivere o non scrivere

fiorirono papaveri
quando, finiti i gigli, il pianto delle madri
irrigò il prato, e i figli
falcidiati sui campi di battaglia
o sconfitti da malattie incurabili
o seppelliti dalle proprie case
ebbero campi di medaglie rosse
_salivano nei cieli come fossero sogni
così brevi
che non restava il tempo per amarli_
negli abiti riposti
cicatrici nei cuori delle madri
_non le cantano più certe canzoni
di primavere consacrate_
segnalibri tra pagine di vita
lette e rilette mille volte
nel sentore di latte e borotalco.
Le scarpe da ginnastica
fanno finta di camminare ancora
nei cassetti diari e souvenir
ciottoli presi al litorale
un pennarello per segnare in blu
l‘ultimo giorno dell’estate.
Sepolti nella terra
inabissati in mare
sigillati in un vaso di memoria
ci confermano il nulla e quanto fu
il coraggio di esistere
è un timbro alla dogana
le date fanno fede di passaggi
di soste oltreconfine
_le luci si dileguano_ i fantasmi
che furono sue guide
le certezze che giunsero a salvarla
non li ricorda più
c’è solo una campana
che suona con pretese mattutine
in piena notte
_chi suggerisce all’aria ancora vita?_
chi le sottrae gi stipiti di porte
così che per l‘uscita
ha fiori secchi al posto delle chiavi?
le sembra tutto inutile: restare
i desideri al chiodo, anche gli amori
e tutto ciò che chiama
_le lusinghe del tempo gentiluomo_
fissa il silenzio intorno all’abatjour
pensando a un viaggio
senza preavviso

si troverà dispersa in mille voci
spiluccata da penne e da tastiere
di lei resterà un graspo solitario
anonimo
un fantasma di vino
che non avrà disposte su scaffali
bottiglie etichettate
_d’altri nomi battezzano in cantina_
e di piedi son fatti anche i poemi
non solamente le schiacciate d’uva
partita come terra inaridita
_diranno forse pochi intenditori_
era una vigna coltivata a_more
un fiume percorribile
da bere

Sequenze logiche per chi
trova pensieri e azioni indecifrabili
l‘umano che si crede trasgressivo
nel coltivare cavoli sul tetto _e similari_
finisce in questo modo ogni o(a)ggettivazione
il gesto è il susseguirsi degli istanti
si è fissi (morti?) ogni momento
arrestare l’arresto: comunemente ciò
chiamiamo vita: una sintesi grave
un riassumere l‘io nel movimento _falso_
cerco nel fermo-immagine il mio senso
mi gridano le nuvole e le pietre
voci che non capisco, dalla nascita
e che nessuno ha mai sentito dopo
la dipartita
non ci sono da qualche lunedì
_trascorro la domenica in ciabatte_
esco, si fa per dire, un giorno no
e un altro no
i vicini sospettano una casa
dove i fantasmi stendono il bucato
e al mattino preparano il caffè

Dai giardini alle onde
passando per le ante
spolvera segatura dagli armadi
versi per dire e farsi udire
_la logica è un rigore da cassetti_
quando si perde il senso delle squame
i guizzi delle pinne caudali
riattraversano il corpo
come se fosse giovane e perfetto
dimentica di sguardi e di contatti
sarà un deserto coltivato ad acqua
una costiera desalinizzata
così potranno germinare ancora
fiori del mare
forse qualcuno annaffierà i suoi piedi
se come palma centenaria
avrà radici sparse nella sabbia
e nidi nella chioma

Crede che non esista
la stupida figura che si mostra
dentro lo specchio del lavabo
e che _per sentenziare tutto e il suo contrario_
sfugge la superficie che l‘invecchia
ne dovrebbe morire
_se non fosse già morta_ e se
nel ridipingersi lo sguardo
dimentica il colore
va
lasciandole insoluti da lustrare
gocciole scivolate nei confini
di cornici che sembrano dei corpi
_son fibrillanti lame_
dovrebbe almeno ritentare
eroicamente
ma la trattiene un che di decadente
una finzione di racconti e vite
intanto il tempo _giorno dopo giorno_
l’assassina

Spifferati
dalle persiane d’un balcone a sud
_versi per liste_
prima che nelle fosse approdino
e che bandierefazzoletti accusino
chi se ne lascia contagiare _ma
ruba l’idea_
che poi li vedi disegnati e scritti
copincollati in fabbriche di carta
per cure alternative
medici senza scrupoli pre_scrivono
controfirmando le ricett(e)azioni
da medicine doc a farmaci generici
mentre malata di malinconia
qui sto
spargendo virus di parole e
assumo cucchiaiate di scirocco
S’erano aggiunti alla commedia portavano parentesi e puntini civettuoli vedete – interpellavano con gli occhi – possiamo sottacere le parole quelle scritte non quelle pronunciate che re…
Sorgente: Co_gitanti

Si esiste nell’appartenenza
non se ne può prescindere
_il distacco è la fine di sé stessi_
a volte si protraggono le soste
s’improvvisano sbarre di dogana
pur di restare soli per un po’
si guarda altrove
s’ignorano saluti di commiato
e tappetini con il benvenuto
i nomi sulle porte
_un numero infinito di targhette_
che ci si stanca a leggere
tempi d’alfabetismo surrogato
dizionari di suoni e ticchettii
lingua di verbi futili, e mi avvedo
che per sparire non è sufficiente
allontanarmi o chiudere le pagine
_mi servirebbe un palloncino d’elio
e un po’ di dislessia_

-Vedi pareti? Chiede nel dormiveglia
il capomastro delle case a picco
-Vedi la roccia conservare impronte?
è una terra che scorre come sabbia
un mondo errante
nessuno evade ma nessuno resta
nevica sale ovunque e spazza via
le regge e i bassifondi
le maniere gentili e gli abomini
_passa ogni cosa_
fossero scie di stelle o incisioni rupestri
la storia è un’illusione degli umani
però l’inafferrabile
che lo si viva di progetti o sogni
non ha necessità di registrarsi
che lo si scriva o no
che lo si dica o taccia
il pensiero è una traccia d’universo

Una sfilata di calzini bianchi
stesi per camminare senza i piedi
si palleggiava da ragazzi
bucando il tempo nei talloni
e sulla rena porte innalzate
tra le chiglie morte
oggi si muore a piedi nudi
_vengono da lontano_ i figli al petto
pagano il dazio a tutte le bandiere
in terraferma non li asciuga mai
l’onda ferrosa
l’ultima bolla di respiro ai pesci
approdano
corpi di vivi che sembrano morti
_i morti veri li trasporta il mare_
ed è lo stesso azzurro che c’inebria
noi che giochiamo ancora le parole
che sappiamo di zattere dipinte e melopee
a sviolinarci un plenilunio e un bacio
mentre chi sa di sale e di maree

passano in fila a tessere
un domino scolora i punti e gli angoli
si piegano i contorni
si ridisegna ad ombre ciano
il niente delle ombre
_i veli non cadranno mai_
piuttosto voleranno uova di marmo
soli di zafferano, baie di carta blu
dalle caverne al cielo: i ponti delle luci
arcate in cui si scorgono viandanti
sconosciuti a sé stessi, vagamente numeri
abbiamo falci e lame
taglienti come cerchi di compasso
sembrano lune rosse
nei deserti d’Arabia
cadremo insieme
quando un soffio diventerà uragano
e nel precipitare
sapremo il dio delle pedate
il dio delle lusinghe e dei piaceri
lanciati come fossero coriandoli
in questo carnevale ch’è la vita
L’appuntamento è là sull’astro blu di pertinenza spettri d’una variabile infinita ti aspetterò con la pazienza degli umani appresa sul pianeta del dolore nell’aula magna dell’impermanenza e ment…
Sorgente: γ Cassiopeiae
versi in transfert
Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi
letteratura, filosofia, arte e critica globale
A Reader's Blog
sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.
[è necessario che la poesia divenga un sintomo della realtà]
La poesia non ha rimandi . La consapevolezza d'essere poeta è la stessa spontanea parola che Erode. Stermino io stesso il verso.
mariga de sos pensamentus
Impara l'arte e NON metterla da parte.