Palcoscenico in disuso

 

teatro - by criBo

 

le farse e le tragedie
nel rovesciarsi della rappresentazione
_il mondo come volontà, spietata_
perduta la ragione
restano impronte di filosofia
sul tavolato

capovolta la scena
tutti gli attori stanno giù in platea
mentre gli spettatori
riversi tra le quinte e sui fondali
presi dal sonno che genera mostri
ricalcano copioni

 

 

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Dall’altro lato della porta

 

oltre la soglia - by criBo

Ancora ci stupiamo
per minuscole storie-scorie
come bambini in corpi troppo vecchi
che nelle macchie vedono profili
e draghi sputafuoco nei tramonti

ce ne stiamo
quasi al di fuori di noi stessi
pareidolie scomposte come nuvole
gravati alle caviglie
dalle catene della consuetudine

siamo muri gremiti di ritratti
senza cornici _arresi allo scompiglio_
assuefatti al dolore
assorti nei ritorni di memoria
eppure attratti dalla vita ancora

 

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Leggende audiovisive

doppio profilo - by criBo

Nelle osterie si raccontava
della signora apparsa a mezzanotte
a bere la sua coppa di vinsanto

recava una speranza malridotta
da consegnare al Dio delle contrade
prima che la distanza separasse
e il fiume oscuro trascinasse via

Campi visivi anomali
strinsero su scenari inconsistenti
la donna atterrò al centro
e decretò la fine d’ogni fine
la vedovanza d’ogni scopo

bastò disattivare la parola
sparì così la bella sconosciuta
mai incontrata

 

 

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Follia dell’ordinario

via Follia dell’ordinario

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Chi è di cena

 

luminosita 1 -by criBo

S’illuminò di senso
l’interruzione obbligatoria
con tutte quante le combinazioni
dei tempi addizionali

_non si finisce la partita
se non ci si assicura del ritorno_
disse il guardiano della vita
e allontanò la nuvola d’ingombro.

Regalavano scorte di sentenze
massime trite e qualche déjàvu
ma la candela non valeva il gioco
il buio nel piatto era un suadente invito
a consumare gli ultimi bocconi
_ma fu concesso fare la scarpetta_

 

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Indecifrabile

ninfea - by criBo

Tutte le ragioni
e nessuna ragione
in mezzo l’io
che non è più questo o quello
buono e cattivo in merito o demerito
un io confuso e nel contempo arreso
al suo mutare. Infine attento
alle propriocezioni, alle derive del sentire
angelo e diavolo in mille sfumature
un io che si contorce nel pensiero
e che per sopravvivere si manca

_cercai la soluzione nello schianto_
mi avrebbe reso libera
e come una meteora innocente
avrei brillato un attimo e poi più

ora che sono tutto il mio vissuto
fluttuo nel mare dell’indefinito
un io che a volte
è quello che non è

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Esondazione

 

inverno - by criBo

quando dubbi e inquietudini
sembravano senza via d’uscita
e un repentino volgere di spalle
di maggiordomi e primedonne
divenne un fiume che allagò il giardino
sprangò porte e finestre della casa

fuori pioveva il buio
passavano giullari e cantastorie
in cerca di ribalte e di platee
più compiacenti
immemori del tempo che cancella
programmi e cartelloni

mentre il fiume cresceva e dilagava
in una sarabanda d’acqua
il giardiniere
restò in attesa che fiorisse l’alba

 

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Docenti e discenti

via Docenti e discenti

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Dell’indeterminato e del profano

 

senza-paradiso-by-crbo

Avviene, il sacro
quando l’umano si dimette
ed ogni concepire
che si tratti di cellule o pensieri
perde significato

Avviene, il sacro
quando non c’è l’adesso
e la parola che contiene l’oltre
non è così che diverrà immortale

Avviene, il sacro
ma non conduce a una celeste casa
a un Dio che non sappiamo

sapessimo di lui, sapremmo anche di noi

 

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Piani e sfere

la bolla - by criBo

ci sono punti che restano sospesi
se le domande restano irrisolte
se la lingua lambisce un suono d’acqua
che scivola sul vetro del mio autunno

se la bellezza affiora dagli specchi
_ed io non credo agli occhi_
distolgo il viso e guardo
in una boccia d’aria
l’ultima me che oscilla capovolta
_fiocca la neve intorno_
ed è già inverno

 

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Visionaria

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

Ad occhi chiusi
ho visto il mondo alterno
cascate d’acqua dilagare in cielo
nuvole zampillare dalla terra
e noi abbracciati restavamo insieme
perché la solitudine spaventa

scavalcavamo davanzali
precipitando verso l’alto, illesi
immemori di quando prigionieri
percorrevamo le foreste scalzi
e tuttavia fiammelle di pensiero
bastavano a far luce

ci spogliavamo delle forme note
diventavamo trasparenti e lievi
e ci amavamo ancora, benché sparsi
nelle infinite scie dell’universo

 

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La vague, le vent, le cri

 

la vague, le vent, le cri - by criBo

Onde nel cielo
un grido che ristagna
una figura immobile nel raggio
resiste allo scirocco
donna che sembra salda e inamovibile
_sembra_
mi ha girato le spalle
ed il suo dio
non chiama né mi manda un sms
eppure
ho sempre il cellulare sotto carica

l’ho dipinta di un grigio dignitoso
il nero e il bianco a farle da contorno
quando sarà finita
_mancano solo gli ultimi ritocchi_
la firmerò
con il nome di tutti

 

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L’equivoco del bello e del possibile

 

Prendiamoci la folgore e il boato
andiamo dove il senno si è perduto
dov’è rimasta la follia dei sogni
__vascelli in altocielo navigare
partendo da balconi__
il tempo degli umani in cifre nuvole
battuto dalle piogge siderali

lo sfolgorio del suono
insegna a tralasciare le incombenze
le imposizioni e i fatti
__la mente ha l’insistenza delle incognite__
ma è necessario il vuoto
per ingannare un angelo distratto
e farsi accompagnare oltre l’ignoto

si lasciano certezze transitorie
per l’unica certezza incontestabile:
che di vita si muore

 

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Dopo

sarà la giornata più lunga
sembrerà che ogni vigilia rimossa
ogni fatto incompiuto
abbia la stessa proprietà dell’accaduto
gli accidenti di sempre
meno che impronte sopra il borotalco
e i gesti
quel ravviare i capelli con le dita
l’abbraccio forte che non lascia andare
il disporre le rose dentro un vaso
e l’ascoltare denso, il senso che ogni cosa
ogni volo d’ephemera ogni suono
che fosse pure un lieve pigolio
ogni mela tagliata in quattro parti
fosse la stessa geometria dell’architetto
o un castello di polvere di riso

parole che si stinsero
pronunciate col margine di dubbio
ai propri morti ai vivi ai sordi ai venti
dopo
sarà come necessità conclusa
essere stati muti.

 

dalla raccolta per Luigia Sorrentino
http://poesia.blog.rainews.it/2012/10/opere-inedite-cristina-bove/

 

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Opera

 

teatro-alla-scala

Nel tumulto di suoni la sordina
va scolorando pagine e spartiti
tacciono legni e fiati
in dissonanza

l’orchestra sta lasciando il golfo mistico
riposti gli strumenti
un fantasma di musica appassisce
in dissolvenza

 

 

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Se potessi descrivere una mai

guardando cassiopea

 

Se potessi descrivere una mai
vissuta storia
o un’occasione persa
_al di qua dei dinieghi_
sarei l’immaginario
romanzo senza trama né soggetto
ne deduco pertanto
che raccontarmi è un tentativo estremo
di resistere al vuoto e alla follia
d’un volo inverso

 

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mille e una donna

via dai  giardini dell'eden  wp - by CriBo

sono passate tutte
le bambine del mondo
e dentro me
stanno imparando l’arte d’invecchiare

 

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Nei deserti non crescono fragole

reloj-de-arena1 

 

Il ticchettare insolito

faceva presagire l’inversione

la donna che scriveva poesie

con parole di carta

fu capovolta come una clessidra

e sparpagliata in briciole di vetro

perse la sabbia e il senso della vita

 

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Più o meno come i fiori del tarassaco

 

soffioni  wp - by criBo

Idee che non si sa da dove vengono
scompigliano il cervello
_c’è confusione qui_ dissero gli alberi
piangenti sui ruscelli
quando un pensiero di telepatia
divenne foglia
_vorremmo piedi senza le radici_
il più vecchio dei salici assentì
sapiente dello scorrere dell’acqua
e del suo nonritorno

sulla riva degli occhi le paure
si fingono capelli
_ma le dita non spostano i pensieri_
aspetto il vento
che mi svesta degli abiti d’inverno
e mi conduca ai margini del cielo

 

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Sentirsi polpevoli

 

riflesso-lampada-e-viso-by-cribo

Le dita palpano il cedevole
_sotto s’avverte la struttura ossea_
seguono linee di demarcazione
sulle gambe e le braccia
si tengono distanti dalle costole
indugiano sul viso quasi fosse una maschera
_fortuna si direbbe
se non avessi il senso della resa_

figure si susseguono improvvise
nessuno le ha chiamate
e stanno a guardia delle porte
_esci soltanto quando è notte fatta_

esco sgusciando fuori dalle logiche
fuori dal noi ch’esige altre bellezze
per incontrarmi a tu per tu con me
in questa sottrazione di fattezze

 

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