Dell’indeterminato e del profano

 

senza-paradiso-by-crbo

Avviene, il sacro
quando l’umano si dimette
ed ogni concepire
che si tratti di cellule o pensieri
perde significato

Avviene, il sacro
quando non c’è l’adesso
e la parola che contiene l’oltre
non è così che diverrà immortale

Avviene, il sacro
ma non conduce a una celeste casa
a un Dio che non sappiamo

sapessimo di lui, sapremmo anche di noi

 

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Piani e sfere

la bolla - by criBo

ci sono punti che restano sospesi
se le domande restano irrisolte
se la lingua lambisce un suono d’acqua
che scivola sul vetro del mio autunno

se la bellezza affiora dagli specchi
_ed io non credo agli occhi_
distolgo il viso e guardo
in una boccia d’aria
l’ultima me che oscilla capovolta
_fiocca la neve intorno_
ed è già inverno

 

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Visionaria

 

in una stanza tutto l'universo - by criBo

 

Ad occhi chiusi
ho visto il mondo alterno
cascate d’acqua dilagare in cielo
nuvole zampillare dalla terra
e noi abbracciati restavamo insieme
perché la solitudine spaventa

scavalcavamo davanzali
precipitando verso l’alto, illesi
immemori di quando prigionieri
percorrevamo le foreste scalzi
e tuttavia fiammelle di pensiero
bastavano a far luce

ci spogliavamo delle forme note
diventavamo trasparenti e lievi
e ci amavamo ancora, benché sparsi
nelle infinite scie dell’universo

 

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La vague, le vent, le cri

 

la vague, le vent, le cri - by criBo

Onde nel cielo
un grido che ristagna
una figura immobile nel raggio
resiste allo scirocco
donna che sembra salda e inamovibile
_sembra_
mi ha girato le spalle
ed il suo dio
non chiama né mi manda un sms
eppure
ho sempre il cellulare sotto carica

l’ho dipinta di un grigio dignitoso
il nero e il bianco a farle da contorno
quando sarà finita
_mancano solo gli ultimi ritocchi_
la firmerò
con il nome di tutti

 

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L’equivoco del bello e del possibile

 

Prendiamoci la folgore e il boato
andiamo dove il senno si è perduto
dov’è rimasta la follia dei sogni
__vascelli in altocielo navigare
partendo da balconi__
il tempo degli umani in cifre nuvole
battuto dalle piogge siderali

lo sfolgorio del suono
insegna a tralasciare le incombenze
le imposizioni e i fatti
__la mente ha l’insistenza delle incognite__
ma è necessario il vuoto
per ingannare un angelo distratto
e farsi accompagnare oltre l’ignoto

si lasciano certezze transitorie
per l’unica certezza incontestabile:
che di vita si muore

 

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Dopo

sarà la giornata più lunga
sembrerà che ogni vigilia rimossa
ogni fatto incompiuto
abbia la stessa proprietà dell’accaduto
gli accidenti di sempre
meno che impronte sopra il borotalco
e i gesti
quel ravviare i capelli con le dita
l’abbraccio forte che non lascia andare
il disporre le rose dentro un vaso
e l’ascoltare denso, il senso che ogni cosa
ogni volo d’ephemera ogni suono
che fosse pure un lieve pigolio
ogni mela tagliata in quattro parti
fosse la stessa geometria dell’architetto
o un castello di polvere di riso

parole che si stinsero
pronunciate col margine di dubbio
ai propri morti ai vivi ai sordi ai venti
dopo
sarà come necessità conclusa
essere stati muti.

 

dalla raccolta per Luigia Sorrentino
http://poesia.blog.rainews.it/2012/10/opere-inedite-cristina-bove/

 

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Opera

 

teatro-alla-scala

Nel tumulto di suoni la sordina
va scolorando pagine e spartiti
tacciono legni e fiati
in dissonanza

l’orchestra sta lasciando il golfo mistico
riposti gli strumenti
un fantasma di musica appassisce
in dissolvenza

 

 

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Se potessi descrivere una mai

guardando cassiopea

 

Se potessi descrivere una mai
vissuta storia
o un’occasione persa
_al di qua dei dinieghi_
sarei l’immaginario
romanzo senza trama né soggetto
ne deduco pertanto
che raccontarmi è un tentativo estremo
di resistere al vuoto e alla follia
d’un volo inverso

 

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mille e una donna

via dai  giardini dell'eden  wp - by CriBo

sono passate tutte
le bambine del mondo
e dentro me
stanno imparando l’arte d’invecchiare

 

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Nei deserti non crescono fragole

reloj-de-arena1 

 

Il ticchettare insolito

faceva presagire l’inversione

la donna che scriveva poesie

con parole di carta

fu capovolta come una clessidra

e sparpagliata in briciole di vetro

perse la sabbia e il senso della vita

 

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Più o meno come i fiori del tarassaco

 

soffioni  wp - by criBo

Idee che non si sa da dove vengono
scompigliano il cervello
_c’è confusione qui_ dissero gli alberi
piangenti sui ruscelli
quando un pensiero di telepatia
divenne foglia
_vorremmo piedi senza le radici_
il più vecchio dei salici assentì
sapiente dello scorrere dell’acqua
e del suo nonritorno

sulla riva degli occhi le paure
si fingono capelli
_ma le dita non spostano i pensieri_
aspetto il vento
che mi svesta degli abiti d’inverno
e mi conduca ai margini del cielo

 

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Sentirsi polpevoli

 

riflesso-lampada-e-viso-by-cribo

Le dita palpano il cedevole
_sotto s’avverte la struttura ossea_
seguono linee di demarcazione
sulle gambe e le braccia
si tengono distanti dalle costole
indugiano sul viso quasi fosse una maschera
_fortuna si direbbe
se non avessi il senso della resa_

figure si susseguono improvvise
nessuno le ha chiamate
e stanno a guardia delle porte
_esci soltanto quando è notte fatta_

esco sgusciando fuori dalle logiche
fuori dal noi ch’esige altre bellezze
per incontrarmi a tu per tu con me
in questa sottrazione di fattezze

 

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Il vuoto è un falso pieno

stalattiti - by criBo

 

Il vuoto è un falso pieno
circonda negligenze ed abitudini
il grigiore dei numi della polvere
su mobili e scaffali
oggetti in via di sparizione
_libri mangiati vivi da lepisme_

il vuoto è denso di parole in fila
banali e marginali
trattate come fossero reliquie
_l’originalità dei replicanti_
così è fatica la valutazione
il mantenersi attenti
quando l’urgenza di dimenticare
è una folata che trasporta altrove

 

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Il buio conduce alla chiarezza estrema

 

quadro nella stanza - by criBo

Le ombre degli oggetti comuni
s’adattano a distanze mutevoli
contrasti di visioni
_ci sembra di scrutare l’invisibile_
l’opera al nero può virare al bianco
se l’atanor sprigiona altre alchimie

partendo dall’io nucleo
luoghi di noi svanire
perdere lati e spigoli
per diventare illimitati e sferici
in espansione verso l’infinito

 

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Mi ribello alle massime e agli stereotipi

 

La pacatezza che mi fa da guscio e tana
è il mio riparo dai sentenziatori
_ho visto esseri umani prigionieri
di simboli e precetti
vivere come fossero immortali_
ho appreso a non bramare
a ritenere tutti, me compresa
per niente necessari
e ad essere-nonessere
senza gravare troppo sugli amori
senza aspettarmi troppo dagli amori
potrebbe dirsi noncuranza, ma
è la contezza di lasciare liberi
di andare o di restare

 

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Senza destinatario (o forse sì)

nudo - by criBo (2)

 

Fidammo nel reciproco buonsenso
fummo vicini e complici
nel cuore e nella mente
eppure mai distanza fu più grande
di quella che ci univa e separava

ora non puoi sapere
se sto scrivendo propriamente a te
a ben pensarci non è poi importante
che tu lo sappia, né che io lo dica
quindi nessun indizio

penso che se capissi scuoteresti la testa
definiresti assurdo tutto questo
ed a ragione
perciò, mentre tu andavi
restavo in questa galleria di déjà-vu

Persisteranno ombre e barlumi
d’una vicenda strana e inaspettata
che ci fu dato vivere
così

 

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Siamo mistero parte del mistero

galassia - by criBo

c’eravamo
quando la prima terra si dissolse
e Dio prese congedo dagli altari
_erano giorni senza soli e lune
ma duravano secoli_
non potevamo viverli svestiti
eravamo le idee prive di massa
progetti elicoidali
nell’amnios delle sfere

sulla seconda terra dei disordini
ci siamo dati un nome
una figura di rappresentanza
per tutte le occasioni da provare
_sperimentarci singoli e molteplici_
così da non opporre resistenza
ad ogni conseguenza dell’esistere
e imparare a desistere

 

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Melanconia

ECG - by criBo

Se mai dovessi scriverti un distacco
lo farei con il passo della musica
_potresti allora andare senza remore_
io negli spazi liberi
ricomporrei le note del levare
e forse avresti un dire delicato
_come nel dialogare a scena muta_

Se improvvisarsi giovani e provare
a recitare un’opera virtuale
fu l’astrazione d’anni
adesso scriverei dell’imperfetto
che mi tradì quando scambiai la testa
per un mancato battito del cuore

 

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C’era una notte

in cui divenni giovane e bellissima
e avrei voluto non svegliarmi più
poi la mattina mi colpì alle spalle
_l’inverno già batteva alla finestra_
e fu così che corsi via da me
come si può quando si sa che va
fin quando va

letto in mare - by criBo

 

 

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In sovraesposizione

 

che c’era troppa luce
_abbagli sempre all’ordine del giorno_
non si guarisce dalle proprie ombre
con fari spazza nebbia
come non ci si salva dai malanni
pigiando una tastiera
dandosi al bricolage
o alla corsa nei sacchi

tutti che siamo foglie
in un autunno già virante al grigio
ricordiamo le mani e i lumi verdi
le immagini bizzarre d’un riquadro
ch’era la nostra casa
ci accadeva di vivere di voci
che parevano amore __sia ben chiaro_
in due lingue diverse
accomunate nell’inconsistenza
d’una scrittura semplice

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