
nella lingua dei soliti risvegli mattutini
quando si potrebbe confondere una voce
con tutte quelle amate e poi dismesse
voci di tutte le finestre aperte
squilli di cellulari
a dirlo
con disegni di senso compiuto
colori emersi in superficie _colori innaturali_
come una sclera al blu di metilene
un giallo acceso di soddisfazione
un verde intriso di malinconia
dirlo fittizio
con visioni riverse dentro un cannocchiale
_piccolo si fa il mondo_
tergiversano simboli
senza una chiara identità s’annega
e non si sa nemmeno in quale mare
a dirlo
ci si assenta alle spalle
stanziali e intorpiditi _il giorno è di passaggio_
e ci si arrende alla facilità di dirsi vivi
mentre le assenze dicono il contrario




























