A dirlo

persiane-e-angoli-by-cribo

nella lingua dei soliti risvegli mattutini
quando si potrebbe confondere una voce
con tutte quelle amate e poi dismesse
voci di tutte le finestre aperte
squilli di cellulari
a dirlo
con disegni di senso compiuto
colori emersi in superficie _colori innaturali_
come una sclera al blu di metilene
un giallo acceso di soddisfazione
un verde intriso di malinconia
dirlo fittizio
con visioni riverse dentro un cannocchiale
_piccolo si fa il mondo_
tergiversano simboli
senza una chiara identità s’annega
e non si sa nemmeno in quale mare
a dirlo
ci si assenta alle spalle
stanziali e intorpiditi _il giorno è di passaggio_
e ci si arrende alla facilità di dirsi vivi
mentre le assenze dicono il contrario

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Buon Anno

buon-2017

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Una per mille

la nuova edizione di UNA PER MILLE

cover-def-una-per-mille_cristina-bove_solo-prima

Autore: Cristina Bove

Editore: FusibiliaLibri

Collana: diorama (collana di prosa)

Anno 2016

pp. 176

formato 17×17

ISBN 9788898649365

Prefazione di Franco Romanò

disponibile su fusibilia@gmail.com

spese di spedizione a carico di Fusibilia

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Comics

bluewoman-by-cribo

 

Miei cari e anche no
siamo tutti episodi tra le pagine
d’un romanzo seriale
crittografie più o meno deducibili
a volte chiare che ci sembra il sole
a volte indecifrabili

ci vuole tempo per scoprire che
per leggere una storia
non basta aver appreso un idioma
e che nessuna nota a margine
potrà spiegarci il senso del’esistere
e che nessuna immagine del rebus personale
può rivelarci quello universale

forse siamo soltanto un io pensato
da un dio che ci disegna tra i respiri

 

 

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Puntatori

Desinenze imperfette congetture delle cose intangibili e sornione biforcazioni audaci di radici e di rami ostentazioni di per ricucire il cielo a questa sfera di valori sommari le toppe d’una festa…

Sorgente: Puntatori

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Revelation

firmamento-by-cribo

Le poesie più vere
hanno parole scritte in bianco
bisogna saper leggere gli spazi
udire le cadenze delle rime
nell’esperanto del silenzio
fraseggi percettibilli
a chi lo sguardo dice più del suono
messaggi per sapienti analfabeti
e sognatori

anche di punti in sospensione omessi
di percezioni inesprimibili
contatti di confine in mondi arcani
nel linguaggio dei sensi
_esente da grammatica e sintassi_
nessuna colta acrobazia
può trasmettere in forma letteraria
ciò che soltanto l’anima sa dire

 

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Viaggio

guardando cassiopea

Andiamo nella stessa direzione
prossimi e separati
evanescenti nella galaverna
_chiaroveggenze inascoltate
si perdono nel vuoto_
si conosce il traguardo
ma non s’hanno notizie di quel luogo
:nessuno è mai tornato dall’esilio
a dare indicazioni

si procede indifesi
senza mappe
qualche volta s’incespica nei piedi
a volte _inadeguati alla foschia_
ci sediamo sui margini
a riposare all’ombra dei dolori

e proseguiamo tutti
insieme e soli
verso il mistero e la dimenticanza

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All’ombra di Poussin

_et in Arcadia ego _ si fermano i viventi appoggiati ai pensieri d’inverno per conoscerne il nesso comprese le questioni escatologiche (chi cominciò a guardare nel mistero) e la figura nascos…

Sorgente: All’ombra di Poussin

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La distanza è una fatamorgana

al-di-qua-delle-nuvole-by-cribo

dove c’eri una volta o forse mai
ci sono coordinate d’aria e fuoco
mari senza la linea d’orizzonte
sensi d’inanità
giorni in cui cedo
all’innocente male che separa
o al bene irragionevole che incalza

dovrei sapermi tramandare
storia fra tante storie
di mezze verità gridate con maiuscole
ma le cadenze ingannano
_sono le mappe d’un paese vuoto_
le parole rimbalzano dai fogli:
non possono spiegare
ciò che davvero ci divide: spazio
per il costante lutto dell’amore

e tuttavia
le stesse confusioni
i voli e le vertigini
le cadute dai trampoli mentali
_stiamo perdendo sogni e amici immaginari_
ci rimangono solo le finestre
i davanzali da riposo
per qualche stanco e sperso
colombo viaggiatore

 

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Un dio di nuvole

spicchi di sole - by criBo

 

con la voce dell’acqua si confessa:
io sono tutto e il suo contrario
pioggia e arsura
stelle di notte e sole quando veglio
transitorio ed eterno
e sono voi
di sabbia che scompare
senza lasciare traccia
e in questo spalancato non finire
vi soffio oltre la vita e le apparenze
_io tutti i nomi e tutto l‘universo_
sono ciò che risiede e non esiste
pieno e vuoto
esattamente come voi
che mi avete creato a vostra immagine
_nel limite assegnato alle parole_
mentre io continuo a credere che voi
siete senza confine
anche quando sparite e senza nome
siete a voi stessi ignoti
presenti ed invisibili
eternamente persi e ritrovati
_io credo in voi che siete in ogni me_

 

 

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In_certezza matematica

 

scintillanza 2 -by criBo

Nell’assordante vacuità dei fatti
zone di termini desueti
insufficienti a un gesto-talismano
l’immagine si compie:
un qualcosa che esista per esistere
senza essere detto

ma nemmeno l’amore lo comprende
_ho smesso senza avere cominciato_
e mi scervello a scrivere
della ciclicità che intrappola
senza ch’io possa regolare l’ora
in cerchi di spirali: il non toccarsi veramente
mai
da qui all’eternità

avevo assunto la disattenzione
come una spiaggia in cui mimetizzare
granelli colorati e soffi d’aria
sopra un pallottoliere
_riderci su se a calcolare abbagli e imprecisioni
è un costruttore di clessidre_
io non mi salvo più con giravolte
per orientarmi nello spazio fisico
incalcolata effimera

 

 

 

 

 

 

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La figura retorica del niente

stalattiti - by criBo

 

A confrontare fatti universali
con le minuzie del pianeta
_gente che va che viene uccide muore_
un io-relitto non ha mai risposte
viene dal punto e non conosce il largo
spiaggiato tra le poche suppellettili
scrive di voli e di attraversamenti
senza capirci un’acca
annota fiori fulmini e tempeste
nel vano della propria inconsistenza
_l‘amore a tener banco_

il mare assente non ha spiegazioni
per trombe d’aria o piccoli naufragi
e quattro muri sono la distanza
tra la follia del rematore
e la ragione d’una chiglia
sopravvissuta ad un tranello d’acqua

 

 

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Le paure

persiane-e-angoli-by-cribo

se ne stanno nei corridoi mancati
nelle svolte che portano agli armadi
a volte in suoni d’oboe
acquattate negli angoli di geometrie incompiute
perfettamente inutili
ma tutte
hanno finalità di sparizione
: le confondo scindendomi da capo
occhiali da deserti
mani in guanti di plastica
due che si fanno quattro se la logica
malgrado datazioni
rapisce con sembianze da sparviero

le paure
nel districarmi mutipla
a loro volta si moltiplicano
in profezie sciamane, alterne supponenze
__segnali se ne vedono__
memorie demenziali fanno il resto

l’appiattimento è un’evasione, e basta
un piccolo rilievo _un minimo spessore_
a trattenere l‘ombra e i suoi presagi

per fuggire
mi fingo solamente tratteggiata

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Dopotutto è solo un modo di svegliarsi

2013-10-12-12-45-01

uno squillo al cervello
_essere che non si può non essere_
sulla comune strada che conduce i vivi
tutti alla stessa meta, nel frattempo
locuzioni graziose
infiorettano strade e veleni corporei
la crudeltà degli uomini in odore di sangue
inferni e voragini
_se ne scrolla il pianeta: gli inermi
sempre i più bastonati_

gli allegri osservatori da terrazze
fatui assertori di bellezza (che pure c’è)
sono come regine: a chi manca del pane
consigliano brioches

io stessa
che me ne sto a dipingere sul retro
mentre nell’atrio si coltiva il pianto
sono una portatrice d’illusioni
una che fa il mestiere di distogliere
sapendo che non basta
distanziarsi da onorificenze e applausi
per ritenersi assolta

 

 

 

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non

questi-non-sono-versi-by-cribo

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Demarcazioni e sAssi

ombre sul porfido

 

la verità s’adatta
alla necessità d’essere accolti
proporzioni adeguate alla richiesta
un buco, un orizzonte
una furtiva piega del presente
_oltre c’è il buio dell’innocenza vera_
la pesantezza della carne piena
il duro esistere

dai giardini dell’eden
tentarono la fuga dai contorni
sbagliarono la porta
_varcarono la soglia d’un garage_
corpomuniti e meledipendenti
macchine senza freni
l’amore idiota come ruota di scorta

racchiusi nel cervello
l’area di Broca e il mondo di Pinocchio
sulla mappa variabile d’intenti
tra raziocinio e dissimulazioni
esseri umani in transito
nel perimetro labile d’un dio
che _se non gioca a dadi_
mescola stelle e falle
arcobaleni e microbi
universi nascosti nella manica

 

 

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Nota barocca

nudo macramè

Volevo scrivere qualcosa di felice
che non avesse il timbro
del verso arrotondato o della fuga
divino Bach concertatore d’aria

nel cavo delle morbide coperte
lontani da battaglie ed invasioni
a leggere poemi. Quando fuori
tritano vite e amori le ferraglie

E come giungeremo fino a sera
nella smemoria in atto
per riscaldarci impropri?

Ci vestiamo di morte
la mangiamo
ce ne copriamo a suon di musica

non può valere molto la poesia
o il fregiare di metope
o il danzare
o qualunque altra forma che c’innalzi
se non sappiamo amare altro respiro
se non sappiamo smettere
d’essere predatori.

2011

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Uno tutti e nessuno, in stati di dissesto

luci a Morena -by criBo

 

Balzare all’ora ics
dal ponte delle sette vite alla via lattea
essere il punto luce dilatato
il senso di faville
nella stasi di mezzo
_in sospensione libera_ sapersi
senza necessità di spiegazioni

ero nel dormiveglia e mi chiamavo
con tutti i nomi dell’umanità
mi rispondevo in ogni lingua, udivo
l’anima della terra farsi voce

Ci s’incontra distanti
camuffati da sagome e profili
nelle condotte a dispersione
e per pudore dire l’essenziale

una fitta improvvisa di ritorno
accuso il colpo e mi divento niente
_se niente è l’io che tenta la sortita_
apro finestre sul rumore: irrompe
il traffico da strada
io m’incammino in un esilio d’ombre.
Attendo alla fermata

 

 

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Prima persona singolare

bluewoman-by-cribo

un io impreciso
nella millanteria di giorni finti allegri
di tragedie soavi e di tempeste
cantastorie
di frottole e canzoni impopolari
_sarebbe meglio che
scribacchiasse ricette di cucina anziché versi!_

un cervello di soli due emisferi
concavità comprese
per inferire il nulla ed il molteplice
un io d’intermittenze irregolari
e un tutti noi che andiamo e sempre andiamo
credendoci compatti e duraturi
ponti sospesi tra un addio e un addio

un io che s’allontana da se stesso
dal lastricato delle sue parole
è una postilla a un documento vuoto
(chissà se l’ho già scritto: il dubbio c’è)
quest’io di me
va registrando stati d’insolvenza

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Inquilini

soggiorno riflesso nel giardino - 4 by Cristina Bove

In uno spazio che chiamano casa
_le camere di carta, senza porte_
vivono ad occhi semichiusi
settemila distanze
tanto per dire un numero
separano gesti e conseguenze
le firme dei contratti

acconsentire a una sfilata d’ombre
vestite d’oltremare  _il blu s’addice_
e tuttavia tra visite passaggi inchieste affitti
gitanti sconosciuti
doppiano sedie arrese all’inazione

stasi obbligata
nei libri soffocati dalla polvere
le parole supine, agonizzanti
tra lepismi e fugaci annotazioni
e tutto ciò che gli uomini hanno scritto
va scomparendo nelle zone ottuse
_nessuna datazione elementare_
nell’atonia totale
il discreto morire sui divani

terapie digitali
alle formiche i resti dello zucchero
lo zampettare sulle tazze d’erba
alle cinque di sera _o de la tarde_
riti anglosassoni
pâtisserie française
e tavolini a un finto boulevard
dal corridoio si passa in fila indiana

alla periferia del letto
s’incontra il mimo delle pantomime
ride e confonde vongole con fragole
il posto delle regole: un gran film
proiettato sui muri delle camere
_c’è comunque il registro delle uscite_
a porte chiuse
si processano pazzi e sognatori
si riduce la vita a un pot-pourri

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