Incontri a margine

lampada riflessa 4 -by criBo

 

L’uomo che s’è affacciato alle pareti
ha un viso d’abat-jour
_scrive di viaggi sulla scrivania_
di sibillini versi
ha un mappamondo bidimensionale
e le finestre
tutte rivolte a sud

la donna si disegna a mano libera
_un albero illustrato cresce in fretta_
e nei frattali a china
se stessa tracimare
lungo le linee di demarcazione
là dove il calendario è senza giorni
dove ci si può amare evanescenti
nelle spirali di parole eccentriche
perdutamente vivi
nei mille ghirigori d’una stanza

 

 

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Politically incorrect

umano con_forme

Chissà perché non mi convince appieno
che siamo responsabili
di tutte le sciagure del pianeta
penso agli scostamenti delle faglie
agli sconquassi sismici, diluvi
spostamenti dell’asse
per non parlare delle malattie
e delle imperfezioni d’ogni sorta

dalla Pangea alla civiltà, la Terra
si scrolla dalle pulci
_uomini o dinosauri è lo stesso_
e noi contiamo meno di un bacillo.

È vero
noi siamo buoni a guerreggiare
a bombardare case
a sterminarci con le nostre mani
_divorati dall’odio, sviati dall’amore_
forse facciamo da trasmettitori
dell’impulso mortale che ci affanna
e non vediamo ch’è per tutti uguale
il rischio e il termine
però le nostre colpe le espiamo
esposti come siamo alle tempeste
anime come antenne sui terrazzi
spazzate via dal vento

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Scalate all’intangibile

kailash - by criBo

Salivano tenendosi per mano
la vetta assai lontana, tra le nuvole
e mai s’avvicinava
sedettero sui bordi della notte
su pietre levigate
a raccontarsi vivi

si temevano i giorni dell’addiaccio

per mille giorni si vegliò la frana
le colombe fuggite troppo in fretta
avvisarono l’aria dei rapaci
_vennero neri a frotte_ tuttavia
trovarono soltanto abiti smessi
e versi scritti sulla roccia nuda

un cielo incontinente
cancellava le impronte

non sapevano d’essere arrivati
al dunque della biodemarcazione
tra le minuzie delle pulsazioni
e l’universo ignoto
_chi andava e chi restava_

Intanto qui
la cenere rivendica fantasmi

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Continuum

Fioriscono le cose e sono buone tutte le stagioni per tingersi di luna nei capelli davanti a noi l‘eterno ha vesti bianche vallate di narcisi in festa e margherite con il sole al centro siamo respi…

Sorgente: Continuum

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Dispacci per Narda- In ricordo dell’amica Narda Fattori

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su Carte sensibili

Dispacci per Narda- In ricordo dell’amica Narda Fattori

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Narda Fattori

  […] Quanta strada ha percorso (percorre e percorrerà, il quesito va coniugato in tutte e tre le forme) la poesia di Narda Fattori, quanti volti, quanti gesti hanno inquadrato il suo obiettivo, co…

Sorgente: Narda Fattori

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ciao Narda

non è un addio, amica mia…
stiamo comunque e ancora insieme

 

Narda Fattori

 

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Degli imperfetti addii

notturno-in-giardino-c

Se ne vanno a metà
rimangono inquietanti nonpresenze
lievi come respiri sulla fronte
intermittenze in veli di penombra
_anche mia madre_
che ho smesso di chiamare
per dignitosa comprensione
ormai che le perdono ogni mancanza
e so quanto sia labile il confine
tra la follia dei santi
e la normalità presunta degli umani.
Altri di mille apparizioni
eludono i ripari della logica
e sono tutti qui _tra suolo e cielo_
interi e separati
interferenze che sparute luci
fanno sembrare un parlottio di stelle

 

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A dirlo

persiane-e-angoli-by-cribo

nella lingua dei soliti risvegli mattutini
quando si potrebbe confondere una voce
con tutte quelle amate e poi dismesse
voci di tutte le finestre aperte
squilli di cellulari
a dirlo
con disegni di senso compiuto
colori emersi in superficie _colori innaturali_
come una sclera al blu di metilene
un giallo acceso di soddisfazione
un verde intriso di malinconia
dirlo fittizio
con visioni riverse dentro un cannocchiale
_piccolo si fa il mondo_
tergiversano simboli
senza una chiara identità s’annega
e non si sa nemmeno in quale mare
a dirlo
ci si assenta alle spalle
stanziali e intorpiditi _il giorno è di passaggio_
e ci si arrende alla facilità di dirsi vivi
mentre le assenze dicono il contrario

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Buon Anno

buon-2017

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Una per mille

la nuova edizione di UNA PER MILLE

cover-def-una-per-mille_cristina-bove_solo-prima

Autore: Cristina Bove

Editore: FusibiliaLibri

Collana: diorama (collana di prosa)

Anno 2016

pp. 176

formato 17×17

ISBN 9788898649365

Prefazione di Franco Romanò

disponibile su fusibilia@gmail.com

spese di spedizione a carico di Fusibilia

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Comics

bluewoman-by-cribo

 

Miei cari e anche no
siamo tutti episodi tra le pagine
d’un romanzo seriale
crittografie più o meno deducibili
a volte chiare che ci sembra il sole
a volte indecifrabili

ci vuole tempo per scoprire che
per leggere una storia
non basta aver appreso un idioma
e che nessuna nota a margine
potrà spiegarci il senso del’esistere
e che nessuna immagine del rebus personale
può rivelarci quello universale

forse siamo soltanto un io pensato
da un dio che ci disegna tra i respiri

 

 

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Puntatori

Desinenze imperfette congetture delle cose intangibili e sornione biforcazioni audaci di radici e di rami ostentazioni di per ricucire il cielo a questa sfera di valori sommari le toppe d’una festa…

Sorgente: Puntatori

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Revelation

firmamento-by-cribo

Le poesie più vere
hanno parole scritte in bianco
bisogna saper leggere gli spazi
udire le cadenze delle rime
nell’esperanto del silenzio
fraseggi percettibilli
a chi lo sguardo dice più del suono
messaggi per sapienti analfabeti
e sognatori

anche di punti in sospensione omessi
di percezioni inesprimibili
contatti di confine in mondi arcani
nel linguaggio dei sensi
_esente da grammatica e sintassi_
nessuna colta acrobazia
può trasmettere in forma letteraria
ciò che soltanto l’anima sa dire

 

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Viaggio

guardando cassiopea

Andiamo nella stessa direzione
prossimi e separati
evanescenti nella galaverna
_chiaroveggenze inascoltate
si perdono nel vuoto_
si conosce il traguardo
ma non s’hanno notizie di quel luogo
:nessuno è mai tornato dall’esilio
a dare indicazioni

si procede indifesi
senza mappe
qualche volta s’incespica nei piedi
a volte _inadeguati alla foschia_
ci sediamo sui margini
a riposare all’ombra dei dolori

e proseguiamo tutti
insieme e soli
verso il mistero e la dimenticanza

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All’ombra di Poussin

_et in Arcadia ego _ si fermano i viventi appoggiati ai pensieri d’inverno per conoscerne il nesso comprese le questioni escatologiche (chi cominciò a guardare nel mistero) e la figura nascos…

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La distanza è una fatamorgana

al-di-qua-delle-nuvole-by-cribo

dove c’eri una volta o forse mai
ci sono coordinate d’aria e fuoco
mari senza la linea d’orizzonte
sensi d’inanità
giorni in cui cedo
all’innocente male che separa
o al bene irragionevole che incalza

dovrei sapermi tramandare
storia fra tante storie
di mezze verità gridate con maiuscole
ma le cadenze ingannano
_sono le mappe d’un paese vuoto_
le parole rimbalzano dai fogli:
non possono spiegare
ciò che davvero ci divide: spazio
per il costante lutto dell’amore

e tuttavia
le stesse confusioni
i voli e le vertigini
le cadute dai trampoli mentali
_stiamo perdendo sogni e amici immaginari_
ci rimangono solo le finestre
i davanzali da riposo
per qualche stanco e sperso
colombo viaggiatore

 

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Un dio di nuvole

spicchi di sole - by criBo

 

con la voce dell’acqua si confessa:
io sono tutto e il suo contrario
pioggia e arsura
stelle di notte e sole quando veglio
transitorio ed eterno
e sono voi
di sabbia che scompare
senza lasciare traccia
e in questo spalancato non finire
vi soffio oltre la vita e le apparenze
_io tutti i nomi e tutto l‘universo_
sono ciò che risiede e non esiste
pieno e vuoto
esattamente come voi
che mi avete creato a vostra immagine
_nel limite assegnato alle parole_
mentre io continuo a credere che voi
siete senza confine
anche quando sparite e senza nome
siete a voi stessi ignoti
presenti ed invisibili
eternamente persi e ritrovati
_io credo in voi che siete in ogni me_

 

 

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In_certezza matematica

 

scintillanza 2 -by criBo

Nell’assordante vacuità dei fatti
zone di termini desueti
insufficienti a un gesto-talismano
l’immagine si compie:
un qualcosa che esista per esistere
senza essere detto

ma nemmeno l’amore lo comprende
_ho smesso senza avere cominciato_
e mi scervello a scrivere
della ciclicità che intrappola
senza ch’io possa regolare l’ora
in cerchi di spirali: il non toccarsi veramente
mai
da qui all’eternità

avevo assunto la disattenzione
come una spiaggia in cui mimetizzare
granelli colorati e soffi d’aria
sopra un pallottoliere
_riderci su se a calcolare abbagli e imprecisioni
è un costruttore di clessidre_
io non mi salvo più con giravolte
per orientarmi nello spazio fisico
incalcolata effimera

 

 

 

 

 

 

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La figura retorica del niente

stalattiti - by criBo

 

A confrontare fatti universali
con le minuzie del pianeta
_gente che va che viene uccide muore_
un io-relitto non ha mai risposte
viene dal punto e non conosce il largo
spiaggiato tra le poche suppellettili
scrive di voli e di attraversamenti
senza capirci un’acca
annota fiori fulmini e tempeste
nel vano della propria inconsistenza
_l‘amore a tener banco_

il mare assente non ha spiegazioni
per trombe d’aria o piccoli naufragi
e quattro muri sono la distanza
tra la follia del rematore
e la ragione d’una chiglia
sopravvissuta ad un tranello d’acqua

 

 

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