

iterativa ricorrente ciclica
sono una partitura replicante
_spaccio parole ed esse lo confermano
in ricadute anadiplosiche_
diciamocelo chiaro tra di noi:
scrivo le stesse cose da che sono
in grado di fiatare
e respirare non è forse il massimo
ripetersi di un fatto?
Emmenonomale! Ché se non ci fosse
io stessa non sarei.
Ma dato che ci sono
do per certo
che nell’eterno andare dire e fare
e tutti gli infiniti a coniugare
è bene che ci sia la ridondanza
essendo conseguenza
dell’esserci di spirito e sostanza


spiccioli di foschia
versati nel cappello
un’amnesia di taglio piccolo
un’elemosina di luce
ai vecchi che sbiadiscono
sul precipizio dei ricordi
gli dei stanno minuscoli al confine
senza tasche
ma furono schivati
dai giovani che andarono per primi
e sanno che
da qui all’eternità
c’è solo un fiato a rendere
e andavo ripetendo che i malanni
non sarebbero stati sufficienti
a farmi fuori
e che dovranno farlo a cannonate
per abbattermi
ma non era da prendermi sul serio
potrà bastare un fulmine gentile
: ho le pareti fragili
monumenti
eroi fusi nel bronzo
angeli tratti a forza dalla pietra
figure a guardia della notte
per contrastare la dimenticanza
l’umana inconsistenza
niente è stabile
il mondo cambia mentre lo si guarda
e nella dissolvenza
gli osservatori sono gli osservati
persi nel magma delle cose tremule
a tentare le sorti del possibile
nell’indeterminato
un ultimo respiro ed un vagito
si sta
contemporaneamente vivi e morti
da un verso che si avvinghia sulla carta
parole come artigli
irrompono in risvolti metafisici
_servissero ad un’aquilapoesia!_
e le tragedie
i lutti
il farsi vecchi
lo stare tra la fossa ed il veglione
col solito ottimista che proclama
“andrà tutto benone”
è la classica trappola per tropi
nessuna lingua è adatta a designare
un’anima irrequieta
e ciò che viene scritto è un tranquillante
per vincere il disordine mentale
un espediente per non farci voltare:
facciamo ombre che non ci somigliano
mostri di carta straccia che c’inglobano
sversati sulle pagine
ridotti in coccisillabe

giunge il momento dell’arrocco
e il re della casella matta
sovrano d’un centimetro quadrato
è nell’abbiocco. La regina esiliata
sta nell’esiguità dei panorami
gli occhi hanno smesso di verificare
amori e spazi.
Sta di guardia alla nebbia
: che non invada tutta la scacchiera
una regina smessa
una testa reclina sui pensieri
caduti tutti, e persa.




il cielo è uno scenario multiforme
un tempo senza date
una casa di nuvole e di stelle
di tutti che ci amarono ed amammo
sotto la volta a perdita di vista
orfani tutti: genitori e figli
travolti dal dolore dell’assenza
fingiamo d’esser vivi, nell’attesa
che sia svelato quando come e dove
quel sovrastare avvolga ogni presenza
e che la morte è solo un mutamento
noi che ci sembra nascere e morire
fioriti e compattati in forme note
in vibrazione d’atomi e fotoni
siamo l’occulta luce del mistero
nell’incessante divenire
uomini e Soli

quelli che come me respirano piano
_minimi sorsi d’aria_
il mare piatto in petto
sorvolano detriti di rimpianto
portano in salvo sulle proprie sponde
orme lievi di passi e di conchiglie
affiorano piumaggi scaglie foglie
pagine dilavate e qualche verso
noi che vedemmo affievolirsi i giorni
mentre la mente navigava altrove
stanchi di scandagliare abissi
viviamo le ninfee di superficie
sfioriamo il luccichio della ragione
quel tanto che permetta essere vivi


Desideravo il massimo chiarore
il senso naturale, il nesso originale
ma tutto ciò che penso dico scrivo
ha il marchio del già dato
un minestrone estetico antologico
il rimessaggio d’ogni mente umana
dal paramecio al genio einsteiniano
e nell’affioramento di nozioni
annaspo in nubifragi di parole
_sento gridare il mondo e i suoi dolori_
mi lascio attraversare dalle voci
i volti amati, i vincoli sbiaditi
siamo la sabbia e il mare
la riva del passato continuamente erosa
tutti presenti nella stessa storia
d’un futuro anteriore

È l’ora che si sta
nel defilarsi delle pantomime
in attesa dell’ultimo trasloco
_il camion vuoto_
l’ora che si dissolvono le cose
date e strade
la nebbia cala sul pensiero logico
ci si sorprende immobili
a compensare scampoli di vita
_il soffio è già rumore_
e confidando agevoli evasioni
ci si respira piano


versi in transfert
Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi
letteratura, filosofia, arte e critica globale
A Reader's Blog
sogna la vita, mentre la vivi, intatta. uno sguardo sul mondo, a cominciare da quello vissuto, per continuare con quello vissuto e sognato.
[è necessario che la poesia divenga un sintomo della realtà]
La poesia non ha rimandi . La consapevolezza d'essere poeta è la stessa spontanea parola che Erode. Stermino io stesso il verso.
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