Vivere la radura e i suoi connessi

 

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amarsi quando il fiasco perde paglia
amarsi di follicoli perdenti
di bulbi agonizzanti sulla piazza
e la bandana bianca della resa
ma i resistenti fili spettatori
assistono alla fine dei presenti
con la tenacia e la rassegnazione
di chi non ha più trucchi né parrucchi
e nega all’estensione i suoi posticci
con tanto di cappello (dove suole)

imparo dai miei figli ad esser vecchia
a perdonarmi perdite e incostanze
liberazioni borderline tirate a giorno
tragicommedie da una doccia e via
e rapido fuggire dagli specchi
_quella non sono io_

 

 

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Canoni

 

mia-scultura-e-foto-by-cribo1

 

essenzialità da vie diritte
sponde murate da spostare un po’
più in là
per dare un la di musica distorta
gli archi di competenza
le grancasse sbattute sulla testa
i piani senza denti
i clarinetti asmatici
la bacchetta che avvita il tempo a vanvera
_irregolarità da golfo mistico
accolte nei collegi dirimenti_
“le feroci morti, infami ed infamanti”
manganellate ai Cassio della storia

e qui da noi
le solite cantate a mariastrofa
processi ammutinati
_le cause vinte in casa
ex aequo con la colf_
maestri d’aria e di mulini a vento
ratificano prese di bastiglia
ad apprendisti come me
sempre in castigo dietro la lavagna

 

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L’innocenza dell’acqua e altri innocenti

 

L’innocenza dell’acqua e altri innocenti

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È il presente a produrre il passato?

via È il presente a produrre il passato?

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Là fuori

la vague, le vent, le cri - by criBo

 

il mondo accade
e non capisco nulla di reale
io vivo un po’ distratta
stendo veli tra immagini e dolori
ignoro il corpo quando dice vecchio
l’instupidisco di presagi
solitamente in blu
altri colori coprono misfatti
ultimi pezzi aggiunti al mio mosaico
mio per assegnazione  _fa ridere pensarlo_
mio di frodo

tutto succede altrove
io mi succedo

aggrovigliata in tentativi d’arte
_sono la falsariga di un dilemma_
abito l’acqua
e non conosco i fuochi della riva

non amo a sufficienza
certo sono malata
ma ignoro qual è il virus
che mi contagia di malinconia

 

 

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Case di nebbia e superfici ambigue

 

miraggi -  by criBo

 

e tutti i santi giorni c’è un momento
che dici: adesso chiamo
e non lo fai
non perché non hai tempo
no. È solo una mancata prospettiva
un’abulia da fiori secchi
_è grave quest’andarsene dai fuochi
e perdersi nei giochi
programmi alla tivù
carte rimescolate in solitari
bolle dipinte, fattorie e mercati_
sembra di stare insieme e ci si arrocca
l’anima ripiegata nei cassetti

viversi a un passo dalla propria mente
distanziati da sé, dagli altri, dalle voglie nette
al posto degli specchi, paraventi
e in una sospensione altalenante
siedi e non vuoi sapere
il giorno vuoto
_l’attimo passa e puoi dimenticare_
il suolo e il volo

 

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Vediamoci attraverso

 

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senza infiocchettamenti e fiori sparsi
guardiamoci davvero anche se effimeri
altro non si può fare
e se affacciarsi all’essere che siamo
ci vota alla scomparsa
prima documentiamo la bruttezza
_la bellezza è una maschera di Dio_
noi siamo la ferocia dell’io piccolo
dell’io di superficie
giriamo intorno ai corpi che nascondono
il contenuto d’organi e di ossa
_imbellettati dame e cavalieri_
secoli di finzioni e melodrammi
per rifuggire il mostro della logica

documentiamo carnevali e morti
con il furore di chi sa e non dice
con le stesse misure disturbanti
di chi non sa e ritiene di sapere

se ci guardiamo dentro le paure
scopriamo il sabotaggio
_le dottrine che offuscano le menti_
l’equivoco che il bello è un fioreamore
un dono d’arte e un panorama amico
una musicafiltro che irretisce
ed impedisce di capire
che siamo tutti mostri e tutti ciechi

 

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La lavatrice non funziona bene

 

punto e parabola -  by criBo

Stropicciati nell’essere presenti
_sembra che ci si faccia un nodo al cuore_
e che si dica del vissuto un
significarsi utili
naturali o sintetici
la fabbrica produce tutti i capi
privi di marchi con le direttive
_nei cieli alti ignorano chi siamo_
indossatori ed indossati

qui ci si sporca di parole e sangue
e non c’è detersivo sufficiente
per candeggiare le coscienze nere

una strizzata al giorno ci contorce
poi stesi sopra i fili ad asciugare
essiccheremo fino a diventare
polvere d’ossa o cenere nel vento

però non manca qualche buontempone
che consiglia di andarsene in crociera
fare del sesso e non pensarci più
_ magari può accadere un coup-de-foudre_
indovinare stralci di canzoni
intrattenersi con storielle amene
giusto perché fa fico tramontare
dentro una barzelletta
e tutti che
dicono quant’è bella questa vita
se guardi il dito e non vedi la luna
ma non ti accorgi che
mentre tu ridi
è la tua storia ad essere finita

 

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Zannabianca

la gabbianella e il gatto - by criBo

 

era lì
nell’apparente ghiaccio
tra maschere e teatranti
e disse “avanti” a chi
scriveva di flamenchi e déjà-vu
ne vide gli occhi
verdi d’un male calmo
nel gran tergiversare di saccenti

fiera di fatto e fiera del suo nome
aprì la porta all’ospite esitante
e aggiunse una vetrina alle parole

 

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Nictalopia e dintorni

casa nel cielo - by criBo

dalle impronte-ricordi
un fuoritempo, un varco
da cui tenersi ancora distaccati
_mi pareva lontano, è già così vicino_
lascio all’amore alto
ai girasoli e agli uominigiardino-miei tesori
i miei tesori in lettere parlate
i giorni scritti tra le quattro mura
_pure spaziava l’anima dai tetti_
e le irruzioni del celeste tra
fessure aperte al centro del soffitto

s’incrociano di notte, ai simultanei lampi
le fioriture di salnitro
_ figure apparse e subito scomparse_
e s’intraprende un lento
moto di transizione
al proprio insediamento provvisorio

forse sapere quale geografia
non viene mai stampata in un atlante
_i sotterranei luoghi della mente_
amplifica il vedere
in una luce chiara e inesorabile
la condizione umana

 

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Giardino d’estate

Scoppia di sole
sbocciano figli d’uomini e roseti
le bombe in tasca
le corone d’oro
le condanne del tempo
a chi sa di latino anche il dileggio
mi sorprende il leggio
leggo io
che mi rintano nelle mie costanze
e prendo ogni stagione
anzi mi prende.

Nella mia casa che di mio non ha
nemmeno il suo pulviscolo
difatti
resto isolata tra le quattro mura
accoccolata al centro

uno sguardo ogni tanto mi proietta
fuori sul lastricato
e non c’è differenza
tra lo sparpaglio intorno e me
e le foglie
mi differenzio solo nel colore
io sono bianca

 

estate 2011

 

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Idrometre

 

https://plugin-magazine.com/media/cache/upload/Photo/2016/01/21/profimedia-0136934014_biggalleryimage.jpg
facciamoci il piacere
di tralasciare spiegazioni a cavolo
diciamolo
che alla conta dei resi
mancano sempre i furbi latitanti
se ne deduce che
non servono letture a contatori
né sottolineature a evidenziare
bottiglie in altomare
_altomarasma si dovrebbe dire_

sulla spiaggia di cocci e vetri rotti
messaggi al neroseppia
abbandonati sopra la battigia

e noi
che pattiniamo in superficie
come gli insetti d’acqua
_ci riteniamo innocui ed innocenti _
proseguiamo alla larga da chi affonda

 

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In cucina

il mio kintsugi - by criBo

Un vetro piange di vapore
dai rivoli si scorgono i balconi
il resto è nebbia
me stessa immaginaria
al di qua dei battenti

continua qui

 

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La pulizia delle ombre

compete ai mostri
feroci d’innocenza la salvezza
_gli umani si divorano tra loro_
la memoria li esenta dagli orrori
si tramanda la storia degli eroi
l’abbaglio degli artisti
ma sotto capitelli e cattedrali
dietro poemi affreschi e sinfonie
nei luoghi oscuri dei delitti
c’è il brulicare della gente persa

gli uomini stanno in piedi sul confine
intorno il girotondo delle tenebre
insidia i loro sogni di giardini
_ai fiori ci si aggrappa per dormire_
angeli spacciatori d’illusioni
conducono gli ignavi
al paradiso dei vissuti invano

 

 

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Mareggiare

ridono i piedi
_i ciottoli conducono alle spiagge
ultime e vuote_
chiose
senza asterischi e senza caravelle
nessuna voglia di scoprire americhe

attracchi di fortuna
_ciabatte in avaria
sui moti ondosi dello scendiletto_
il lento naufragare del futuro

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il corpo e la mente

il corpo e la mente - by criBo.jpg

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Matrioska

nds15001-2_620x
le piccole bare
per mummie bambine
clonate in formato ridotto
vestite di fiori
le gote amaranto

una serie di casecoperchi
alla fine
un minuscolo cuore di legno

 

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Homo insapiens

 

voli e vele - by criBo

Tutto ciò che non conosco e che
mi fa sommerso
ambiguo nel mio specchio deformante
m’induce all’evasione
da mediazioni soggioganti
anche se credo
di non avere più alcun credo
nella vita dei giorni trasandati
_l’ordine ammala_
sto nel pantano delle proiezioni
bevo l’annichilente diversivo filmico
in ubriachezza seriale

un contagio ipnagogico
mi dispensa dall’essere reattivo
guardo passare
quelli delle carrozze e dei castelli
quelli delle tendopoli e macelli
alla stessa maniera
_il bene e il male insidiano le menti_
e sembrano vincenti i vincitori

ahimé
siamo tutti perdenti

 

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E tramontò per sempre anche la luna

morte luna - by criBo

la voce picchiettava alla finestra
simulando la pioggia
cadevano dal cielo le risposte
ma nessuno sapeva le domande
allora tacque

gente veniva andava scompariva
in attesa di scendere dal mondo

la voce fu zittita
quando una barca capovolse il mare
ed i bambini
perduto il segnalibro della vita
disegnarono un sole di condensa
con il fiato

 

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Sibille in trapassati semplici

 

tempo-tecnica-mista-by-cribo

 

Forse i morti rimangono impigliati
in un tempo crivello a maglie larghe
_ ciottoli scritti a mare di tempesta_
e leggono romanzi nella sabbia
con occhi intrappolati nei granelli

cose da pazzi e da poeti
portare fatti e luoghi sulla faccia
_i mari e monti dentro le clessidre_
sognare d’altri cieli
con tappi negli orecchi
e bende agli occhi

fate matrigne
inzuccherano d’amori e di colori
le pillole di tutte le giornate
_dolori lutti e nuvolaglie nere_
e ridono di noi
di noi che siamo figli della terra
stolidi e ridondanti
nell’insipienza che ci fa cantare
un mondo vivo destinato a morte

 

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